Dawson's Creek - Virtual Season 7

7.09 - Senza via di scampo


PRESIGLA


Cimitero di Capeside

Foglie cadute coprono il terreno ed un gruppo di persone avanza in una precisa direzione. Lentamente circonda una lapide.

(“Somewhere Over The Rainbow” dei Finding Forrester OST comincia in sottofondo)

Jack tiene in braccio Amy, che ha in mano dei fiori. Lentamente si piega su un ginocchio e prendendole la mano, le fa segno di lasciare i fiori sulla tomba. Amy esegue un paio di passi esitanti e lo fa, con un’espressione seria in viso. Poi il suo sguardo torna su Jack, che la prende amorevolmente tra le braccia e le bacia la fronte, sotto gli occhi del resto del gruppo.

Somewhere over the rainbow
Way up high
And the dreams that you dreamed of
Once in a lullaby


Mentre Jackfa un passo indietro per ritornare nel gruppo, Andie ne fa uno avanti per posare dei fiori sulla tomba, che reca questa iscrizione ‘Jennifer Lindley (1984-2008)’. Poi torna al proprio posto, accanto a Pacey, con sorriso tranquillo ma triste. Ricorda la ragazza ribelle che era una volta Jen. La vede così chiaramente. Piccola, capelli biondi spettinati e atteggiamento provocante. E il suo grande, grande cuore. Ricorda la notte che andarono a pattinare con Joey, Jen che corre sulla pista. Ed è così che la rivedrà sempre…giovane e libera.

Somewhere over the rainbow
Blue birds fly
And the dreams that you dreamed of
Dreams really do come true


Pacey è accanto a lei. L’espressione cupa e la mente che sembra distante anni luce. Sta ripensando al giorno in cui sono usciti in barca e sono stati colti dalla tempesta. Ricorda quanto era spaventata e la conversazione che hanno avuto. Ricorda Jen che si sforzava di mostrare coraggio anche se era terrorizzata. Lo era anche lui. Ma si erano aiutati a vicenda a superar la paura, lì seduti in un abbraccio amichevole e confortante. Un lento sorriso appare sulle sue labbra. Jen, sempre quella coraggiosa. Probabilmente l’unica del gruppo che fosse coraggiosa abbastanza per sperimentare tutte le opportunità della vita, buone e cattive, fino alla fine. ‘Ciao Jen’ pensa ‘non ci dimenticare’.

Someday I'll wish upon a star
Wake up where the clouds are far behind me
Where trouble melts like lemon drops
High above the chimney tops that’s where you'll find me


Accanto a lui sta Grams. La sua espressione è forse la più serena. Lei sa che Jen è felice ora e li vede dall’alto. Guarda in su verso il cielo mentre ricorda la risata di Jen, la sua voce dolce. Ricorda il suo comportamento aggressivo all’arrivo a Capeside “Andrò in chiesa quando tu dirai pene”.

Somewhere over the rainbow bluebirds fly
And the dream that you dare to, why, oh why can't I?


Le scappa una risatina ma nessuno se ne accorge, ognuno è perso nei propri ricordi. Poggia una mano sul cuore e guarda di nuovo la tomba con un sorriso indugiante sulle labbra mentre altro ricordo le riempie la mente quando sposta lo sguardo su Jack e Amy: la dolce immagine di sua nipote e della bambina appena nata. La sua espressione accaldata ma raggiante, il suo enorme sorriso mentre le presenta Amy nella stanza d’ospedale con gli occhi pieni di lacrime. ‘Oh mia cara, mi manchi talmente…’ pensa, le lacrime che le spuntano negli occhi.

Well I see trees of green and
Red roses too,
I'll watch them bloom for me and you
And I think to myself
What a wonderful world


Accanto a lei Dawson. Sta in piedi con le mani in tasca. Sembra pensieroso e non si accorge neanche del vento che soffia dolcemente, spostando le foglie, accarezzando la lapide. La sua mente torna a quel giorno, anni prima, quando lui e Jen si dissero addio davanti alla porta di lei. Per qualche motivo, questo ricordo è comparso adesso. “Hai cinque minuti?” aveva chiesto, “Per te? Sempre” aveva sorriso lei. E poi si erano abbracciati. Non può fare a meno di sorridere. Mentre il ricordo di loro due che si lavano i denti di fronte allo specchio lo investe, affonda le mani nelle tasche e sorride più apertamente. Jen. La sua pazza, dolce, svergognata e forte Jen. Il suo sguardo passa ora dalla tomba alle persone che la circondano. Sente che lei è lì con loro e dopo aver percepito la brezza sul viso, all’improvviso è sicuro che ci sia.

The colors of the rainbow so pretty in the sky
Are also on the faces of people passing by
I see friends shaking hands
Saying, "How do you do?"
They're really saying, I...I love you


Joey è al suo fianco, anche lei con le mani in tasca, ma i suoi occhi, diversamente da tutti gli altri, sono pieni di lacrime. Lei sembra sul punto di piangere. I suoi ricordi non sono della Jen adolescente, che lei ha odiato per tanto tempo, ma della giovane donna che è stata sua amica. Si incontravano molto spesso a New York e lei ricorda Jen che la portava dovunque, ridendo e mostrandole la vita a New York, facendole conoscere la città che amava con tutto il cuore. Tutto quello che lei sapeva di New York lo doveva a Jen. Lei era stata probabilmente la sua unica amica a parte Audrey. Considerato come era andata a finire, rimpiangeva che si fossero allontanate tanto negli ultimi anni. Ed ora Jen se n’era andata. Proprio in quel momento, Amy fa un rumore e Joey la guarda. Nota i suoi capelli biondi, così simili a quelli della madre. “Mi piacciono i tuoi capelli. Che colore è?”. Sorride mentre una lacrima le rotola lungo la guancia. E mentre guarda Amy, sa che Jen è lì.

I hear babies cry and I watch them grow,
They'll learn much more
Than we'll know
And I think to myself
What a wonderful world


Jack stringe Amy tra le braccia, continuando a guardare la tomba di Jen. Ma Amy si divincola, a disagio. Vede che sta indicando qualcosa dietro la sua schiena. Si gira e guarda dietro di se, cercando con gli occhi Doug. Probabilmente è lui che Amy vuole raggiungere.

Ma resta pietrificato quando, invece di trovare il suo ragazzo, vede una giovane donna bionda appoggiata ad un albero. Ha un paio di jeans and una morbida blusa che, insieme ai capelli biondi, le donano un aspetto etereo. Sta a braccia conserte e gli sorride. Sente che Amy farfuglia alcune parole e stende il braccio in quella direzione, “Jen?” esala.

Someday I'll wish upon a star,
Wake up where the clouds are far behind me
Where trouble melts like lemon drops
High above the chimney top that's where you'll find me


Ma rapidamente com’è apparsa, la donna scompare. Jack fa un respiro lento e profondo, ancora sbalordito. Vede Doug camminare verso di loro e un lento sorriso gli appare sulle labbra. Guarda Amy, che sta ancora osservando il punto di prima, succhiandosi il pollice. Jack chiude gli occhi e le bacia la testa, continuando a sorridere.

Oh, somewhere over the rainbow way up high
And the dream that you dare to, why, oh why can't I?


TITOLI DI TESTA

Ancora al cimitero…


“Venite?” Pacey comincia ad indietreggiare lentamente, giocando con le chiavi dell’auto, gli occhi fissi su Dawson e Joey, che invece stannoandando nella direzione opposta, addentrandosi nel cimitero. Vede chiaramente che Joey tiene la mano di Dawson dietro la schiena. Andie e Audrey stanno tornando all’auto, sottobraccio. Jack e Doug, fanno dondolare Amy, dirigendosi anche loro verso il parcheggio. Grams li segue silenziosa. Dawson si gira per spiegare ma Pacey ha già capito e Dawson non ha bisogno di dire niente. Pacey alza la mano e sorride, comprendendo “Arrivederci, ragazzi”.

Dawson annuisce e Joey lancia a Pacey uno sguardo di gratitudine. Poi tira Dawson per la mano mentre camminano verso prato del cimitero di Capeside dove sono sepolti Lillian Potter e Mitch Leery.

“Oh, guarda. Fiori” Joey indica la tomba di sua madre. Infatti c’è un mazzo di tulipani appoggiato sulle lettere incise. Joey intuisce che li ha portati Bessie prima di partire per la luna di miele.

“Sembrano i fiori del giardino di Bessie” dice Dawson dolcemente.

“Si” risponde Joey con tenerezza “Viene una volta al mese, almeno. Lo ha fatto per i passati…Dio…quindici anni”.

“Buffo come corre il tempo, vero?” chiede pensieroso Dawson. Ricorda ancora la notte in cui la madre di Joey è morta. Ricorda lo sguardo confuso e ferito sul viso di Joey quando il dottore diede la notizia. Che lei lasciò la stanza praticamente correndo e che lui le andò dietro.

Joey sta fissando la tomba di sua madre, quasi ipnotizzata. “Grazie a Dio esistono le fotografie” lei alza lo sguardo verso Dawson “Altrimenti temo che non sarei capace di ricordare esattamente com’era…mi ricordo soprattutto il suo odore quando mi abbracciava”.

“Com’era?” Dawson la fissa. Riesce a vedere qualcosa di Lillian nei lineamenti di Joey. Anche se aveva solo tredici anni alla morte di lei, ha anche lui delle fotografie ed un reale, seppur sbiadito, ricordo della madre di Joey. Ed anche se era Bessie che le somigliava di più, Joey aveva qualcosa di sua madre.

“Qualcosa di…terrestre. Sai che tua madre odora di profumo muschiato…tipo Opium? Mia madre odorava di…natura, come i panni puliti o qualcosa del genere”.

Dawson sorride alla sua descrizione. E poi dice “Ti ha mai detto nessuno che hai gli zigomi di tua madre?”

Joey è sorpresa dall’osservazione di Dawson ma è felice che lui ricordi, e si vede. Il suo viso splende e i suoi occhi si accendono. “Davvero?”

“Si. E i suoi capelli”. Lui si sporge, gentilmente, con attenzione, sfiora con la mano i suoi capelli, mollemente raccolti all’indietro. Alcune ciocche sfuggono e le ricadono attorno al viso e per un momento lei è prigioniera del suo sguardo.

“Ti dispiace se…parlo per un momento con mamma da sola?” chiede poi Joey, timidamente. Sa che non dovrebbe, ma si sente buffa a parlare ad una tomba davanti a qualcuno anche se questo qualcuno è Dawson.

“Affatto” Dawson le regala un sorriso e si allontana da lei, facendo un passo di lato e andando verso un grande acero. Ci sono altre tombe sotto l’albero, precedenti al 1809. La morte è lo circonda. Dawson è contemporaneamente assorto nei propri pensieri e commosso dal suono dolce della voce di Joey che parla con sua madre. Si volta a guardarla e vede che si inginocchia e mette delle zinnie accanto ai tulipani, gesticolando mentre parla. Si chiede che cosa sta dicendo, ma non vuole origliare. Così si appoggia all’albero, le mani in tasca, limitandosi a guardarla. Gli piace vedere il suo viso così animato e insieme malinconico.

“I tuoi preferiti” dice lei mentre appoggia con cura i fiori al suolo. Poi si guarda attorno “Oggi è una giornata così bella” dice, con soddisfazione, prima di dire quello che vuole davvero. “Papà è tornato, sai? E penso che stavolta sia per davvero. Io voglio credere che lo sia per lo meno” continua.

“Vivo ancora a New York mamma, la amo” sorride dolcemente “Il mio lavoro è grandioso, anche se comincio a sentire il bisogno di fare altro. Voglio tornare ad alcune cose che mi piacevano. O forse cercare qualcosa di nuovo. Non lo so. Non ho ancora trovato quello che sto cercando, credo. Lo saprò quando accadrà. È così che funziona sempre, vero? E qualche volta, tu ti accorgi che è stato sempre lì, proprio di fronte a te”. Fa un’altra pausa “Mi manchi e ho tanto bisogno di te, mamma. Mi chiedo spesso ultimamente quanto diversa sarebbe stata la mia vita se tu non fossi morta. Sarei stata il disastro che sono? Il disastro che ero?”. Si guarda attorno mentre soppesa i propri pensieri.

“Bessie è una sorella fantastica ma ho davvero bisogno dei tuoi consigli, soprattutto in questa follia che la gente chiama amore. Perché continuo a combinare disastri e ferire le persone nel mentre…e sono così stanca di farlo”. Si ferma per un momento, lo sguardo ora fisso sulla lapide di fronte a lei “E le tue parole continuano a perseguitarmi, mamma. Tieni le persone della tua infanzia vicine a te, nessuno altro ti amerà come loro”. Guarda dietro di se Dawson, che la sta osservando pensieroso “Ed è vero. Grazie” sussurra infine, la voce carica di emozione.

Dopo qualche momento, Joey si solleva, strofinandosi le ginocchia. Si bacia le dita e le appoggia per un attimo sulla lapide. Si gira e respira profondamente, prima di sorridere apertamente a Dawson e tendergli il braccio “Andiamo”. Ricambiando il sorriso, si prendono sottobraccio e si dirigono verso la tomba di Mitch.

Centro di Capeside, The Icehouse

Mike Potter sta di fronte all’edificio che è stato proprietà della sua famiglia anni prima. L’edificio che ha quasi dato alle fiamme. Sembra tanto tempo fa, e appena ieri allo stesso tempo. Camminando verso l’ingresso, toglie la mani dalle tasche della giacca e spinge la porta. Il posto è pieno di gente che beve un ultimo drink con gli amici prima di andare a casa per il pranzo del Ringraziamento. Individua Pacey dietro al bar, che parla con un giovane, gesticolando come a dare delle istruzioni. Probabilmente è appena arrivato visto che ha ancora il cappotto. Mike cammina verso di lui ed è allora che Pacey si accorge del suo arrivo.

“Okay, Lance, è tutto” dice, dando una pacca sulla spalla del cameriere. “Parleremo ancora più tardi” e con ciò, e con un cenno a Mike, Lance se ne va.

Pacey si toglie il cappotto uscendo da dietro al bar. Stringe la mano di Mike “Beh, benvenuto, Mike. È pronto per il tour completo?” chiede allegramente, lasciando la giacca sul bancone.

“Certo, fai strada” risponde Mike, sorridendogli.

“Beh, questa è la sala da pranzo principale, come può vedere” spiega Pacey strofinandosi le mani e camminando accanto a Mike. “Come sa, abbiamo anche spazio all’aperto e lo usiamo tempo permettendo. Beh, lo facevamo almeno. Stiamo ancora aspettando il permesso per ristrutturarlo” tossicchia, sapendo perfettamente perché non hanno ancora il maledetto permesso.

“Ora la cucina”.

Mike lo segue, guardandosi attorno nel ristorante. Incontra alcuni sguardi curiosi ma si limita a fare un cenno della testa nella loro direzione. Alcune persone distolgono lo sguardo. La maggior parte rispondono al saluto. Mike sa di essere osservato. Il detenuto tornato in città, finalmente uscito dal suo volontario isolamento. Raddrizza le spalle però e decide di non lasciarsi infastidire. Ci vorrà del tempo perché la gente dimentichi chi era una volta. Se mai lo faranno. Ma sapeva tutto questo prima di tornare.

“Allora…” sta dicendo Pacey mentre tiene aperta la porta della cucina “Questa è la cucina. L’ho ricostruita e ho aggiunto le attrezzature più aggiornate. È il mio orgoglio. Mi piace passarci il tempo”. Pacey si guarda attorno con un sorriso soddisfatto.

“Essendo io stesso un cuoco, penso che sia importante avere le attrezzature giuste, quindi possiamo offrire il miglior cibo qui in città. Insieme al ristorante di Gale, certo”.

“Si, volevo parlare proprio di questo. Com’è la concorrenza?”

“Beh, questa è una piccola città e la gente qui è abitudinaria. Non è stato molto difficile riconquistarli. Sembra che abbiano sentito la mancanza dell’Icehouse, la amassero o meno un tempo. Così sono tornati, anche se solo per curiosità. Adesso abbiamo molti clienti abituali. Inoltre, questo è il luogo d’incontro per tutti quelli che vedono lo show di Dawson e amano vedere la loro città in TV”.

Mike ridacchia “Si, i manifesti appesi dappertutto devono avere qualcosa a che fare con la cosa”.

“E’ stata un’idea di Joey. Allora… è più o meno tutto” Pacey sorride apertamente mentre finiscono il loro giro e vanno verso l’ufficio di Pacey sul retro “Eccetto…beh, certo c’è qualcosa che deve sapere prima di prendere una decisione”. Tossicchia

“Stiamo avendo alcuni problemi perché…ho rovinato tutto” sbotta “Ho avuto una storia con una donna sposata e suo marito, ovviamente, non ne è stato felice quando l’ha scoperto. Quindi da allora, sta creando dei problemi con gli affari e i permessi visto che, con mia somma costernazione, sembra avere molte conoscenze in città. Quindi…”

Mike scuote la testa e guarda Pacey, che sembra aspettare la sua risposta.

“Senti Pacey, io non ho il diritto di giudicarti. E questo non cambierà l’opinione che ho su questo posto. Sarò onesto. Fin da quando me lo hai chiesto la settimana scorsa, ci ho pensato parecchio. E dopo quello che ho visto adesso, voglio davvero accettare la tua offerta. A proposito di quel tipo, non preoccuparti. So come trattare questo tipo di persone. Senza creare ulteriori problemi naturalmente” aggiunge rapidamente, alzando la mano quando vede Pacey alzare le sopracciglia con una certa preoccupazione.

“Okay, allora. Quindi…”

“Quindi…Pacey Witter, hai trovato il tuo uomo”.

Sul viso di Pacey spunta un gran sorriso mentre si stringono la mano.

Di nuovo al cimitero di Capeside…

Dawson sta camminando con le mani in tasca, fissando senza espressione quello che appare più vicino ad ogni passo.

“Non diventa mai più facile, vero?” chiede a Joey. Lei incontra il suo sguardo e gli strofina il braccio. È la prima volta che va alla tomba di suo padre con lui. Può identificarsi con il suo dolore. Proprio come ha fatto lui quando l’ha accompagnata tanti anni prima alla tomba di sua madre.

“No, non lo diventa mai” mormora dolcemente. Dawson annuisce.

“Cioè, ci sono giorni in cui tu sei semplicemente arrabbiato per la loro assenza. Arrabbiato che ti abbiano lasciato e arrabbiato perché li rivuoi indietro. Anche se sai che è impossibile perché se ne sono andati per sempre. Ma allo stesso tempo, altri giorni li puoi sentire accanto a te e sei felice. Ha senso questo?” chiede guardandola.

Joey gli rivolge un sorriso triste e gli prende una mano “Più di quello che credi”.

Per un momento, i loro sguardi sono legati, attingendo conforto l’uno dall’altro. Girandosi, Dawson comincia lentamente ad allontanarsi sotto lo sguardo di Joey. Le loro mani ancora allacciate mentre lui indietreggia, le dita che si toccano fino all’ultimo mentre gli occhi di Joey lo seguono. Dawson si avvicina lentamente alla tomba di suo padre e fa un respiro profondo, con gli occhi chiusi, preparandosi all’inevitabile dolore e alla tristezza.

Dopo un attimo, apre gli occhi e guarda in alto. Sorride, raccogliendo i pensieri. “Ciao, papà. Buon Ringraziamento. Sono sicuro che una parte di te sorvola la casa, attorno a noi, desiderando solo di poter sedere e guardare la partita in televisione o di riuscire a sottrarre il trincia carne a me o a mamma. Perché tu lo sappia, nessuno di noi ti ha dimenticato e non sei stato rimpiazzato”.

C’è una breve pausa mentre cerca di tradurre in parole i suoi pensieri.

“E’ strano. Questa non è il primo Giorno del Ringraziamento o imminente festività senza di te ma non sembra affatto più facile. Fortunatamente, ho mamma e Lily e …gli amici” mentre lo dice, guarda dolcemente dietro di se Joey che lo osserva, a braccia conserte, lanciandogli un sorriso di conforto come se stesse inviandogli il proprio sostegno e conforto a distanza.

“Così. le cose vanno davvero bene” dice con incertezza, perdendo il filo dei propri pensieri per un attimo, chiudendo gli occhi per riguadagnare la compostezza. Continuando a sentire lo sguardo di Joey su di se, li apre e ricomincia, con un altro sorriso nervoso.

“Il lavoro va bene. Mi sto prendendo una pausa da L.A. e dallo show e lavorando davvero ad un film con Spielberg a New York. Sta andando davvero bene finora, anche se mi sembra ancora un sogno. Una fantasia da cui potrei svegliarmi in ogni momento. La mia vita sembra essere proprio…perfetta così com’è. Sai…ho pensato a te quando ho ricevuto la proposta. Ho desiderato di poterti chiamare e dirti che potevo finalmente vivere la fantasia di una vita ma sapevo che tu sapevi. Eri lì con me, a infondermi fiducia, a dirmi quanto eri orgoglioso di me”, sorride mentre lo dice “La vita a New York è diversa…ringrazio Dio che Joey sia lì per aiutarmi nell’aggiustamento. Sin da quando Jen è morta…è stato meraviglioso ricongiungermi con lei. È stata talmente grandiosa…sono davvero fortunato”.

“Sento di essere di nuovo ad un punto di svolta, papà. La mia vita è stata così monotona per tanto tempo, solo lavorare allo show e svilupparlo. E adesso è come se si fosse aperto un capitolo interamente nuovo. Ora sto lavorando a New York, di nuovo nel cinema, e con l’idolo della mia infanzia. Mi sento nervoso all’idea di quello che succederà dopo e mi chiedo se potrò tornare alla mia vita di prima. Non che fosse brutta…ma questo è un argomento per un altro giorno. C’è un altro vantaggio ad essere di nuovo sulla costa orientale. Posso venire a trovarti più spesso, se non ti dispiace”. Si ferma, assaporando fino in fondo il momento.

“Dovrei andare. Joey ed io dobbiamo ritornare. Buon Ringraziamento, papà. Mi manchi e ti amo…anche se sono sicuro che lo sai questo”. Con un sospiro e un sorriso, Dawson tocca affettuosamente la lapide, dice un altro addio personale prima di girarsi e camminare verso Joey.

Lei gli porge la mano e prendendola lui li appoggia contro di lei. È felice che lei sia lì con lui, facendo quello che lui non le ha permesso di fare quando suo padre è morto: sostenerlo e confortarlo. Lei gli stringe la mano ed escono dal cimitero…entrambi in pace.

La casa dei Leery

L’ora di pranzo si sta avvicinando ed è evidente nella cucina dei Leery.

“Puoi dare un’occhiata alla torta?” Gale chiede a Dawson, scansandosi i capelli dal viso accaldato. È ovviamente un po’ stressata. Vuole solo che tutto sia perfetto.

“Certo” risponde Dawson, nascondendo un sorriso.

“Okay, il tacchino è nel forno” Gale indica il forno “Le torte si stanno scongelando, le bevande sono nel frigorifero e la tavola è preparata fuori. Non farà troppo freddo, vero?” chiede ansiosamente a Dawson.

Lui risponde mentre apre il forno per controllare la torta di zucca che sta ancora cocendo “Andrà bene. Hanno tutti la giacca e c’è il sole” indica. Sorride e poggia le mani sulle spalle di sua madre, con calma “Andrà bene, mamma”.

“Lo so. Lo so” Gale dà affettuosamente dei buffetti sul viso di Dawson “Sono così contenta che tu sia qui. Mi è mancata la tua compagnia” aggiunge, togliendosi il grembiule e mettendolo da parte “E anche i Potter stanno arrivando giusto?”

“Si. Ho chiesto a Joey di invitare Mike e Alex. Bessie e Bodie sono ancora in luna di miele. E non dimenticare Audrey” ricorda Dawson a Gale, appoggiandosi con disinvoltura al bancone e incrociando le braccia sul petto.

“Non sarà un Ringraziamento noioso no?”. Gale sta per chiedere qualcos’altro quando Lily corre in cucina, il viso e le ginocchia sporchi. Stava giocando con Alex che entra in cucina subito dietro di lei.

“Guardati” tira la coda di cavallo bionda di sua sorella scherzosamente “Ti stavi rotolando nel fango?”

Lily grugnisce come un maiale, facendo ridere Gale e Dawson alza gli occhi al cielo.

“Abbiamo fame!” annuncia Lily, riferendosi ovviamente a se e Alex. Prova a dare un’occhiata a quello che sua madre sta cucinando.

“Dovrai aspettare” ribatte Dawson, scompigliandole i capelli. Lily mette il broncio e capendo che non otterrà nessun assaggio trascina Alex fuori dalla cucina.

“E’ terribile” sospira Gale affettuosamente.

“Allora…mamma…” Dawson versa per se e sua madre una tazza di caffè caldo. Gale la prende grata “Come va?”

“Intendi…nel complesso?” ride Gale, come se la domanda fosse ridicola.

“Si…la vita matrimoniale, vivere ancora a Capeside, il tuo lavoro, avere me come figlio…” aggiunge Dawson facendo l’occhiolino.

“Sull’ultima cosa a volte non sono tanto sicura” lo prende in giro Gale “Ma no, amo la vita matrimoniale. È…è piacevole” ammette “avere qualcuno attorno, sai?”

“Lo so” dice Dawson piano.

“Voglio dire…” Gale abbassa la voce “nessuno prenderà mai il posto di tuo padre. Ma io penso che mio marito sia un uomo meraviglioso. E lo amo veramente”

“Certo che lo ami. Non potrebbe essere altrimenti visto che lo hai sposato” e c’è qualcosa nei suoi occhi che Gale non riesce a descrivere o decifrare del tutto. Ma il momento passa mentre Dawson riprende a parlare.

“Lui è…” Dawson cerca la parola giusta “Ha certi attributi…”

“Oh fermati!” Gale colpisce scherzosamente suo figlio con uno strofinaccio “E’ meraviglioso anche il mio lavoro” continua. Dawson alza la testa, interessato “Adoro gestire il ristorante. Mi da l’energia, la forza e la vitalità che avrei altrimenti perso” Gale sorride e incomincia a rimettere alcuni ingredienti in frigorifero.

“E’ grandioso, mamma” dice Dawson sinceramente.

“C’è qualcosa che continua a disturbarmi, però. Disturbarmi non è esatto, ma qualcosa rende la mia vita come…sfasata”

“Che vuoi dire?” chiede Dawson curioso.

“Se solo lo sapessi, tesoro. Sarai informato appena avverrà la scoperta” scherza e Dawson le sorride, anche se sembra leggermente preoccupato dal suo commento.

“Allora, che mi dici di te?” Gale cambia argomento, non volendo che Dawson si preoccupi per lei “Sono eccitata che tu sia a New York. Che te ne pare?” chiede.

“Lo amo” dice semplicemente “Amo la città. Amo essere vicino a casa. Amo il progetto, amo lavorare con Samantha e tutta la troupe che sto raccogliendo. E amo essere così vicino a J… agli amici” si riprende immediatamente.

“Ah!” Gale ha colto il suo passo falso e un sorriso vittorioso le illumina il viso “Allora…tu e Joey?” intavola il discorso.

“Joey ed io siamo…” comincia Dawson, e poi si ferma, e pensa. Non è sicuro dopo quel quasi bacio alle nozze di Bessie e Bodie. Non è successo, ma…quasi. Questo fa qualche differenza? Si sono già trovati altre volte nello stessa situazione e questo non ha mai cambiato quello che sono, no?

“Solo amici?” Gale finisce la frase al posto suo.

“Si” dice con decisione Dawson “No” aggiunge rapidamente “Siamo più di questo, ma non quello che tu pensi che siamo. Lo abbiamo finalmente capito e siamo felici di come stanno le cose”. Si arrende. È semplicemente impossibile per lui tradurre in parole quello che sono lui e Joey.

“Giusto” Gale non è convinta.

“Mamma…” la mette in guardia.

“Lo so, lo so, mi dispiace…tu odi quando io mi intrometto. Lo faccio solo un po’, comunque. Ma lascia che ti dica questo: ho visto le scintille fra voi al matrimonio, vere scintille” lei sottolinea ‘scintille’ e gli punta contro lo strofinaccio.

“Le scintille non sono abbastanza per sostenere una relazione, mamma” dice Dawson in tono di sincera constatazione. Lo sa bene. Natasha, Natalie, Rebecca…perfino Samantha, gli vengono in mente.

“Oh, non essere sciocco. Certo che non lo sono. Voi due avete molto più di questo. Ma sono importanti anche le scintille, sai. E io le ho viste”.

“Okay, me ne vado, ora” Dawson indietreggia uscendo dalla cucina, un sopracciglio sollevato.

Gale alza gli occhi al cielo e borbotta “Ho visto le scintille, si. Che tu lo ammetta o no…”

“Stai parlando da sola?” il marito di Gale entra in cucina con una borsa della spesa.

“No” Gale sorride allegramente mentre gli dà un rapido bacio sulle labbra, sorridendo. Poi lo osserva mettere le provviste negli scaffali e aggrotta la fronte pensierosa.

Giardino della casa dei Leery

Il camioncino dei Potter si ferma accanto alla casa. Joey e Mike escono, senza fretta, raccogliendo le loro cose, mentre Alex corre loro incontro dal retro della casa, seguito a ruota da Lily.

“Nonno!” dice, prendono una borsa dalle sue mani dopo averlo abbracciato. Joey li osserva e una parte di lei vorrebbe poter avere con suo padre questo tipo di rapporto spensierato. Per Alex è una cosa semplice riavere il nonno nella propria vita. Per lei è ancora una situazione delicata. Anche se sta provando ad aprirsi con lui nonostante i rischi.

“Andiamo, nonno, zia Joey!” chiama da lontano, sgridandoli scherzosamente perché si sbrighino, guardandoli al di sopra della borsa che regge mentre Lily sta cercando di trascinarlo dentro casa. Con una risata, Mike gli fa un cenno di saluto e Alex sparisce in casa mentre Joey e Mike lo seguono lentamente.

“Allora come vanno le cose fra te e Pacey? Vi ho visto parlare al matrimonio di tua sorella” chiede Mike, lanciando un’occhiata in tralice a sua figlia, che è stata un po’ silenziosa da quando è ritornata con Dawson da New York un paio di giorni prima.

“Non gli ho più parlato da allora ma lo sapevi già questo” ride, rivolgendogli il suo tipico mezzo sorriso e chiedendosi perché ha questo subitaneo interesse nei confronti di Pacey quando il suo abituale ritornello è “Dawson qui e Dawson là”.

“Giusto. Quindi non hai nessuna novità? Prima di partire, Bessie ha detto che da un po’ di tempo tu sei piuttosto abbottonata, tranne che sul tuo lavoro” dice Mike, cercando nuovamente di intavolare e portare avanti una vera conversazione con lei. Le cose sono migliorate tra loro, ma lui continua a ricevere la maggior parte delle sue informazioni su Joey da Bessie. E da quando è tornata a New York il giorno dopo le nozze, non hanno avuto davvero molto tempo per mettersi in pari, a dispetto delle buone intenzioni.

“Nessuna direi. Sai della promozione e della festa” dice Joey, chiaramente un po’ turbata ma cercando di andargli incontro a mezza strada. “Le cose sono state abbastanza monotone a parte questo”

“A volte sembra che la vita si riduca al lavoro, giusto? E che ogni giorno sia esattamente uguale al precedente” chiede Mike, mentre salgono i pochi gradini che conducono al portico d’ingresso dei Leery.

“Si, qualcosa del genere” risponde Joey, pensierosa, e Mike intravede una tristezza nascosta.

“Joey” dice, mettendole una mano sul braccio “Tesoro, io sono qui. Se hai bisogno di parlare, se hai bisogno di qualcuno con cui parlare che non sia la tua terapista”. Joey sorride “Sono qui. Dammi soltanto una possibilità e ti prometto che ascolterò. So di non essere Bessie e tantomeno tua madre, e che, ad essere onesti, i miei consigli possono non essere dei migliori. Ma so ascoltare, davvero” dice, gli occhi fissi nei suoi.

Gli occhi di Joey diventano velati e lei capisce che è sincero.

“Grazie papà” dice, abbracciandolo per un secondo. Mike è preso alla sprovvista alle prime, ma sorride apertamente e assapora il momento, che è involontariamente interrotto da Dawson che arriva nel portico.

“Scusate. Non volevo intromettermi” si scusa, vedendo che si stanno abbracciando.

“No, va bene. Devo assicurarmi che tua madre abbia tutto sotto controllo in cucina” replica Mike, ancora un po’ stordito dalla manifestazione di affetto di Joey. Li lascia soli ed entra in casa.

“Va bene Dawson, davvero” ride Joey, notando che Dawson ha ancora un’espressione dispiaciuta. Dandogli un colpetto scherzoso, entra in casa e Dawson si rilassa, entrando dietro di lei. Prendendole il cappotto, cosa che gli procura un sorriso grato di lei, le fa strada nel silenzioso soggiorno.

“Allora…Buon Ringraziamento” scherza Dawson, attirandola in un lungo abbraccio.

“Anche a te” sbuffa Joey, stringendolo forte “Spero che tu ti renda conto che cominceranno ufficialmente a suonare le canzoni di Natale subito dopo pranzo. Ci spediranno direttamente nel bel mezzo del Natale, per il quale io non sono affatto preparata, nonostante il nostro debole tentativo della scorsa settimana di acquistare dei regali”

“Neanche io a dire il vero. Si spera che almeno quest’anno io finisca di comprarli prima della vigilia e mi risparmi i prezzi terrificanti dello shopping dell’ultimo minuto” ride Dawson, guidandola perché si sieda accanto a lui sul divano.

“A New York devi cominciare più o meno…domani. La folla, le code, un incubo” sospira Joey drammaticamente, gesticolando, facendolo ridere “Non sto scherzando”.

“Beh, se è così, forse dobbiamo prenderci una giornata intera per tutto. Tu ed io da Saks, FAO Schwartz, Bloomingdale’s…fai tu un nome” dice Dawson, chiedendosi se sta scherzando a proposito delle file e della folla.

“Wow, sei proprio uno snob!” scherza lei.

“O possiamo andare da K-Mart o qualcosa del genere. Al diavolo la classe!” ribatte lui.

“No, va bene. Di K-Mart ne ho avuto abbastanza per una vita intera. Bloomingdale andrà meglio” ride lei “Ti sei procurato un appuntamento, Mr. Leery” poi i suoi occhi si illuminano “O possiamo fare un po’ di spese, cena e notte del cinema venerdì e poi andare in giro presto sabato per concludere” suggerisce.

“Ouch! Quando si dice dare una scossa alla nostra consueta routine del fine settimana” Dawson finge di boccheggiare “Non so se posso rompere questa nostra antica tradizione”.

“Questo è un momento speciale dell’anno, Dawson, e dovremmo essere disponibili per aiutarci a vicenda ad uscire indenni dall’orrore delle spese natalizie” dice dandogli una spintarella “E se sei fortunato, potrei anche aiutarti ad incartare i regali!”

“Oh no! Non altro tempo da passare insieme!” geme Dawson, guadagnandosi un’altra spinta.

“Lo ami” scatta scherzosamente.

“Si…si, lo amo” sorride lui, abbracciandola di nuovo. Posando la testa sulla sua spalla, lo guarda con un sorrisone e restano così per un po’, facendo progetti per dopo il loro ritorno in città.

Casa dei Witter

Grams, Jack e la signora Witter stanno sistemando i piatti sulla grande tavola del soggiorno. Andie arriva dalla cucina con le bevande, mentre il signor Witter gironzola senza sapere cosa fare. Ogni tanto, fissa Jack. È il primo incontro ufficiale dei Witter con Jack e Doug come coppia e lui non sa davvero come comportarsi. Pacey sta osservando da lontano mentre tiene Amy occupata in modo che gli altri possano svolgere i loro compiti.

“Penso che il blu vada…qui” dice mentre Amy gli offre un piccolo cubo che non sa come inserire.

La sua attenzione ritorna alle attività in corso attorno a lui e questa volta vede Jack e suo padre sfiorare lo scontro nel tentativo di sistemare i tovaglioli. Suo padre indietreggia come se si fosse scottato e Jack si accorge chiaramente di quanto è a disagio. Si scusa stoicamente e il padre di Pacey si limita ad annuire dirigendosi nella direzione opposta. Grams, che si è anche lei resa conto di quello che è successo, osserva preoccupata e i suoi occhi vagano dal signor Witter a Jack. Poi sospira piano e ritorna in cucina per aiutare Andie e la signora Witter con il cibo.

“Che scenetta eh?” dice piano Doug. Trasalendo, Pacey si accorge che suo fratello è accanto a lui. Amy immediatamente gli porge un triangolo rosso che Doug sistema al posto giusto.

“Ciao, Dougie” dice mentre suo fratello si siede sul pavimento con loro due “Si, anche un cieco vedrebbe che la situazione è leggermente…tesa da queste parti”. Pacey indica con il mento il tavolo dove Jack e il signor Witter sono rimasti da soli. Stanno semplicemente in piedi, in un silenzio imbarazzato, aspettando il ritorno delle donne.

“Sai una cosa? Di solito ero io che stavo proprio dove sei tu, a guardare te e papà ficcarvi in queste imbarazzanti situazioni in cui si riesce a mala pena a condurre una conversazione civile. E devo dire che a volte me le sono perfino godute”. Pacey lo guarda sorpreso dalla sua confessione ma gli occhi di Doug sono fissi sul tavolo, dove adesso sembra che Jack stia provando a fare due chiacchiere “Ma non sono affatto divertenti. E adesso finalmente so che cosa devi aver provato. Ora sei tu quello con una carriera, quello che progredisce nella vita e che papà accetta e io la pecora nera della famiglia. E non mi importerebbe se fossi solo io e non anche Jack ad essere trattato in questo modo”.

“Si. È difficile anche per lui” dice Pacey, comprensivo. Nonostante tutti i suoi passati problemi con Doug e le spietate battute sulla sua sessualità prima e perfino dopo la sua aperta dichiarazione di omosessualità non gli ha mai augurato nessun male.

“E’ distrutto” dice Doug, riferendosi a Jack “Perché è semplicemente impossibile che io ci sia ogni volta che ha bisogno di me…con Amy e ora in questa situazione. Ha sempre avuto paura di non inserirsi e papà non è di aiuto, lasciamelo dire. E io ho…ho paura che si arriverà al punto di rottura” finisce lui, mentre Amy si appoggia a lui masticando uno dei pezzi del gioco che Doug le sfila gentilmente dalla bocca, con sua somma frustrazione.

“Che vuoi dire?” indaga Pacey.

“Si sta allontanando da me. Ogni giorno di più. Ho cercato di non reagire in modo eccessivo, fingendo che non stia accadendo e comportandomi con lui come di consueto. Ma non funziona. So che c’è qualcosa che non va ma non so cos’altro posso fare se lui non si confida con me”.

“E’ una caratteristica genetica dei fratelli Witter…sorvolare sui propri problemi” scherza Pacey “Beh, fratello, l’unico straccio di consiglio che ti posso dare è lo stesso che mi hai dato tu qualche tempo fa. Parla con lui. Digli come ti senti”. Doug gli sorride riconoscendo le proprie parole “Spero solo che si risolva in modo migliore che nel mio caso” ride Pacey.

Proprio allora, la signora Witter, Andie e Grams escono dalla cucina con le mani piene di cibo.

“Ok, il pranzo è pronto!” dice la signora Witter, cercando di sembrare allegro e lanciando un’occhiata alla tavola, dove aspettano suo marito e Jack.

“Bene, è ora di mangiare” dice Pacey, sollevando Amy “E fidati Doug, costi quel che costi, la cosa migliore è parlare con lui” dice mentre si allontana con Amy in braccio.

Doug medita sulle sue parole e poi si alza e si unisce alla famiglia a tavola.

La cucina dei Leery

La cucina è un disastro: il tavolo è ricoperto di tovaglioli e forchette e coltelli sporchi sono sparsi ovunque.

“Stupido uccello! Quanto tempo può mai impiegare un tacchino per cuocersi?” dice Gale, seccata, sbattendo lo sportello del forno e tirando i guanti sul bancone.

“E tutto a posto, tesoro. Possiamo aspettare ancora un po’. Te lo prometto, nessuno divorerà nessun altro in soggiorno per il momento” scherza John, ma Gale rimane seccata.

“Lo sapevo che era troppo grande!” quindi prende una decisione e sospira, appoggiandosi contro il frigorifero, preoccupata che il Ringraziamento non vada come lei ha progettato dopo tutto. John le si avvicina e la avviluppa in un abbraccio. Lei sorride contro il suo petto mentre suona il campanello.

“E’ la porta” dice lei “Vado a vedere chi è. E nel frattempo tu tieni d’occhio quello stupido tacchino”.

Si asciuga le mani sul grembiule ed esce dalla cucina, sentendo alle sue spalle John dire, in tono di derisione “Sissignore”. Sorride e scuote la testa, aprendo la porta.

“Signora Leery! Salve!” una spumeggiante, bionda Audrey è in piedi di fronte a Gale. Indossa un appropriato cappotto rosso e regge un vassoio in mano. “Mi dispiace di essere in ritardo, sono appena arrivata da New York. E sarò sobria stasera, signora Leery quindi non deve preoccuparsi che guidi attraverso nessun muro…”

“Audrey, entra” dice Gale di buon grado, ridendo e dandole colpetti rassicurante sulla schiena “Tutti abbiamo i nostri…momenti, tesoro. Non preoccuparti per questo”.

“Io ne ho avuti diversi, a dir la verità” dice Audrey onestamente, scrollandosi il cappotto di dosso “Ora, dov’è il suo affascinante figliolo?”

“Da qualche parte della casa, provocando confusione emotiva sono sicura” risponde facendo strada in corridoio e prendendole il vassoio “Ci sono anche Joey e suo padre”.

“Ottimo! Comunque, è una torta al cioccolato” dice, indicando il vassoio che regge Gale “Non l’ho fatta io, però. Sarebbe stata una catastrofe” ride e Gale si unisce a lei. La sua energia e il suo entusiasmo sono contagiosi. “Viene da quella meravigliosa pasticceria sulla 7th Avenue e…”

Il marito di Gale si affaccia nell’ingresso, incuriosito dalle risate che filtrano in cucina.

“Salve!” dice, notando la giovane donna bionda nel corridoio.

“Oh…questa è Audrey” la presenta Gale “Era al matrimonio di Bessie, ma non credo che voi due abbiate avuto modo di parlare. Audrey, questo è mio marito, John. Audrey era compagna di stanza di Joey al college. E la star di uno dei film di Dawson”.

“Ciao! Si quella ero io. Grazie per avermi invitato a pranzo” Audrey stringe la mano di lui con grazia prima di incedere davanti a loro verso il soggiorno. Si scontra con Lily e di conseguenza anche Alex lo fa, visto che la seguiva. “Oh, attenti voi duei. Come state ragazzi?” chiede allegramente e Lily ed Alex la guardando dal basso dubbiosi. L’hanno vista al matrimonio, e lei sembra…un po’ pazza. Non voleva che il povero Pacey smettesse di danzare.

“Non è lei quella che…” John si china e comincia a dire all’orecchio di sua moglie, e Gale lo interrompe senza girarsi “Uh-hu”
Afferra il cappotto di Audrey “Prenderò le sue chiavi. Tu tienila lontana da Pacey…oh, aspetta, grazie a dio lui non è qui. Ma dobbiamo tenerla lontana dall’alcool, solo per precauzione”

Gale appende il cappotto al gancio mentre si affretta a tornare in cucina e sente Audrey salutare rumorosamente Dawson e Joey nel soggiorno. John la segue in cucina con un’espressione divertita.

Ancora casa Witter

Al tavolo da pranzo dei Witter, siedono tutti in un silenzio imbarazzato. Ognuno esclusivamente concentrato sul proprio piatto, nella speranza che qualcuno dica qualcosa che spezzi il silenzio palpabile che riempie la stanza. Amy ridacchia occasionalmente ma tutti lanciano sguardi in tralice agli altri, sperando che qualcuno parli.

“E’ davvero ottimo, signora Witter. Il tacchino è delizioso” dice alla fine Andie. Tutti alzano gli occhi e si guardano e poi lentamente ritornano al proprio cibo.

“Grazie Andie. È molto gentile da parte tua” sorride la signora Witter, ringraziandola silenziosamente con gli occhi. Andie incrocia lo sguardo di Pacey e lui le sorride, ringraziandola a sua volta. Lei ricambia il sorriso. Il silenzio sembra sempre più pesante. Alla fine, proprio mentre Pacey sta per dire qualcosa, si sente bussare alla porta e tutti smettono di mangiare. Dopo un momento, la porta si apre e tutti si girano per vedere chi c’è.

“Buon Ringraziamento a tutti!” grida Gretchen, sorridendo di cuore “Che è successo? Che mi sono persa?”. Infine si accorge della tensione nella stanza e il suo sorriso si spegne.

“Niente, Gretch. Ma se ti conosco, il party decollerà ora” dice Pacey, saltando dalla sedia e abbracciandola strettamente, pieno di gratitudine per il suo arrivo e perché ha spezzato il momento di tensione.

Doug segue l’iniziativa del fratello immediatamente.

“Ehi tu, fratellino. Non la monopolizzare” ride e scansa Pacey da Gretchen per abbracciarla a sua volte, grato che li abbia raggiunti “Questo è una sorpresa di sicuro”.

“Buona, spero” dice lei con un sorriso sornione, aspettando la reazione di Doug “Allora dov’è il l’uomo dei miracoli?”

“Uomo dei miracoli?” chiede Pacey, leggermente confuso.

“Si. L’uomo che ha convinto Doug a dichiararsi apertamente e lo ha costretto ad accettare la sua identità sessuale, qualcosa che Pacey ed io abbiamo tentato per anni potrei aggiungere” ride Gretchen, togliendosi il cappotto e dando una spinta scherzosa a Doug. Ridono tutti e tre e Gretchen fissa oltre le spalle di Doug, vedendo Jack che osserva a distanza.

Jack, che la guardava a sua volta, le sorride. Non si sono conosciuti abbastanza nell’anno che lei ha passato a Capeside, ma hanno parlato al telefono un paio di volte e a lui piace davvero la sorella maggiore di Doug. Accorgendosi che lo sta guardando e gli chiede silenziosamente di unirsi a loro, lo fa.

“Jack!” esclama, mentre lo abbraccia forte.

“Ciao Gretchen. È molto bello vederti! Sono passati anni, vero?”.

“Il tempo vola! Ma tu stai bene. State bene entrambi” dice lei mentre fissa Jack e poi suo fratello e poi ancora Jack, lanciando uno sguardo di approvazione a entrambi. Pacey ride mentre prende il cappotto di Gretchen e lo tira poco cerimoniosamente su una sedia.

“Beh, Jack, c’è solo una cosa che posso dirti” dice lei, dandogli dei colpetti sulla schiena “Facciamo due veramente. Benvenuto nella famiglia e buona fortuna. Potresti averne bisogno”.

“Fidati Gretchen, l’avevo già capito” ride Jack, alquanto amaramente, continuando comunque a ridere.

“Allora, Jack, ora che mio fratello è ufficialmente omosessuale è ancora stitico e nevrotico com’era quando era eterosessuale?” chiede avvicinando Jack a se e mettendogli un braccio attorno “Puoi dirmelo, da donna eterosessuale a uomo gay”.

“Ho paura che lo sia, ma ci sto lavorando…temo che ci vorrà un certo tempo, però, per correggere alcune delle sue tendenze ‘eterosessuali’” ride, lanciando uno sguardo scherzoso a Doug mentre Pacey scoppia di nuovo a ridere.

“Quindi non hai problemi su questo?” chiede Doug nervosamente, quasi spaventato da quello che lei potrebbe dire.

“Diavolo no! È favoloso e non potrei essere più felice, per entrambi i miei fratelli” dice Gretchen, dando un pugno sul fianco a Pacey.

“Gente, avete intenzione di tornare a tavola prima che il pranzo sia finito?” chiama il signor Witter dalla sua sedia mentre la signora Witter aggiunge un posto per Gretchen. Andie e Grams le sorridono, dandole un benvenuto silenzioso, lasciando i saluti ad un momento più adatto. Gretchen sospira.

“Dolce come sempre” sospira.

“Indovinato” replica Pacey.

“Ok, andiamo allora” e prende sottobraccio Jack “Allora Jack, mi serve qualche soffiata per riarredare il mio soggiorno. Ho guardato Queer Eye ma penso che manchi sempre qualcosa. Vieni con me” gli sussurra lei in tono di cospirazione mentre vanno verso il tavolo.

“Stai scherzando?” geme Jack, incredulo all’idea che Grectchen possa perfino prendere in considerazione l’idea che solo perché gay, sia capace di aiutarla a riarredare una qualsiasi cosa. Gretchen ride.

“Grazie a dio, lei l’ha presa bene” dice Pacey, esalando un profondo sospiro di sollievo.

“A chi lo dici” ride Doug, mettendogli un braccio attorno alle spalle e riconducendolo dagli altri.

Casa Leery

Il signor Potter e Dawson stanno chiacchierando animatamente in un angolo quando entra Joey. Sarebbe meglio dire si precipita dentro. Un fermaglio trattiene metà dei suoi capelli in cima alla testa. Porta un rossetto di un rosso brillante e si vede che qualcuno è impazzito con un eyeliner in mano. Si nasconde dietro la schiena di suo padre con divertimento dei due uomini.

“Joey, che stai facendo?” chiede Mike mentre Dawson ride, sapendo benissimo che cosa fa. Mentre loro due parlavano ha visto Audrey e Lily trascinare fuori Joey, con la scusa di un po’ di divertimento tra ragazze.

“Tu che dici?” ribatte lei, facendo capolino sopra le sue spalle “Mi sto nascondendo dalla “Scuola di bellezza Audrey e Lily” dice indicando le due che, come in attesa della battuta, entrano nella stanza. Lily ha le mani sui fianchi e Audrey un sorriso malizioso sulle labbra. Joey può soltanto gemere. Non succede spesso che abbia l’occasione di passare del tempo con la famiglia e gli amici, dal momento che la sua vita gira soprattutto attorno al lavoro. Il divertimento è al secondo posto.

Subito dopo, Lily scorge Joey e la indica ad Audrey, che dice qualcosa che fa ridere la bambina. In sincrono le due ragazze camminano verso il nascondiglio di Joey.

“Oh, no!” ride Joey.

“Joey, non avevo ancora finito!” dice Lily, agitando il dito davanti a lei.

“Lily, dalle tregua” la rimprovera dolcemente Dawson.

Lily lo guarda e sospira “Oh, bene. Tu sei il prossimo allora” dice, prendendo la mano di Mike.

“Cosa?” esclama lui, un’espressione d’orrore stampata in faccia. Joey ride e gli dà una pacca sulla schiena, contenta di essere libera.

“Buona fortuna la fuori, papà” dice mentre Audrey e Lily lo trascinano verso la stanza di quest’ultima.

“Devo fermarla?” chiede Dawson preoccupato.

“Noo” risponde Joey divertita “Si divertirà da morire” ride e tira via la clip dai propri capelli.

“Sei tremenda” dice Dawson, sorridendole con uno scintillio negli occhi. Joey ride ancora e scrolla le spalle.

“Comunque, vado a togliermi tutto” dice, indicando il trucco “Torno subito”. Si dirige verso il bagno. Dopo un po’, Dawson la segue. Lei se ne accorge mentre sale le scale e guarda dietro di se.

“Ti stai nascondendo anche tu, per precauzione?” ride.

“Qualcosa del genere” conferma lui, sorridendole mentre raggiungono il bagno. Dawson si appoggia alla porta mentre Joey cerca il latte detergente che sicuramente Gale ha messo da qualche parte, per struccarsi.

“Sai una cosa?” chiede lei aprendo e chiudendo vari sportelli. “Quando era una bambina le ho detto: Non lasciare che ti vestano di rosa, e che ti facciano fare tutte quelle cose da ragazza”. Finalmente trova la crema “Ma mi ha dato retta? No, ovviamente no!” esclama, muovendo le mani e guardando Dawson che ride “Qualche ora con Audrey e tutto quello che le ho insegnato, dimenticato. E questo è il motivo per cui mi sono rifiutata di comprarle qualsiasi cosa di lontanamente femminile quando siamo andati a fare spese la settimana scorsa”

“Capisco. Brillante decisione devo dire” Dawson continua a ridere mentre guarda Joey applicare il latte detergente come una vera esperta “E la stessa cosa vale per Amy, immagino. È per questo che hai quasi atterrato quel ragazzo che stava tra noi e il reparto libri per bambini, vero?” chiede divertito, ricordando l’episodio e l’espressione sbalordita del ragazzo. È stato difficilissimo per lui non scoppiare a ridere in quel momento.

Joey tenta di apparire l’innocenza in persona “Io, atterrare qualcuno?” Dawson le lancia un’occhiata “Okay, okay! Era l’ultimo libro di M.Williams e lei è uno dei migliori scrittori per bambini. Dovevo proprio averlo” spiega. Dawson ridacchia e Joey fa altrettanto “Capisci? È questo che può fare New York ad una ragazza dolce come me” dice, sbattendo ironicamente le palpebre.

“Oh, ti prego!” esclama Dawson “Mi ricordo ancora quella volta che hai colpito quel tipo al liceo con il vassoio della mensa. Per non dire dello spaventoso amante di quella ragazza alla mia festa di Venerdì 13. lo hai quasi colpito a morte con la padella. Non puoi dare la colpa a New York” dice, sollevando le sopracciglia ed entrando nel bagno mentre lei si lava il viso.
Lei ride sotto i baffi “Beh, se lo meritavano, no?” dice mentre chiude l’acqua e si allunga per prendere l’asciugamano ed asciugarsi il viso. Dawson glielo porge e senza pensarci, mentre lei se lo passa sul viso, con l’angolo della tovaglia le asciuga scherzosamente la punta del naso, sorridendole. Il sorriso di Joey svanisce mentre lei lo fissa negli occhi e prima che lui capisca quello che sta succedendo, lei lo sta baciando.

Casa Witter. Dopo il pranzo

Andie si sta preparando una tazza di cioccolata calda quando vede il signor Witter seduto in poltrona nella stanza della televisione, che beve una birra, e sembra leggermente a disagio. Il suo istinto compassionevole ricompare e lei va verso di lui e, sorridendo incerta, si siede. Lui la guarda e sorride appena, spostandosi sulla poltrona. Fin da quando ha avuto quella conversazione telefonica con la ragazza tanti anni prima, è stato sempre preso da Andie McPhee. Non ha mai capito perché lei e quel ribelle di suo figlio non sono riusciti a stare insieme. Non gli sono mai piaciute davvero nessuna delle altre ragazze di Pacey. ovvero, le pochissime che ha conosciuto. Neanche quella bruna del liceo.

“E’ stato un ottimo pranzo” cinguetta Andie, sorseggiando la cioccolata “Sua moglie è una cuoca eccellente”.

“Si” conviene il signor Witter “Credo che sia da lei che Pacey ha ereditata la sua abilità”.

“E siamo stati tutti bene. È grandioso rivedere Gretchen. Lei ha una famiglia meravigliosa” dice con calore Andie.

Il signor Witter sorride di nuovo, questo volta in modo genuino “Grazie, Andie”.

“Ma” Andie piega la testa da un lato, studiandolo “Capisco che lei non è esattamente…a suo agio davanti alla situazione di suo figlio e di mio fratello”.

Lui la guarda, sorpreso che lei affronti l’argomento così apertamente. Poi si ricorda che non ha più davanti una quindicenne. “Questo per usare un eufemismo” sbuffa.

“So che le può sembrare alquanto strano ma si tratta della felicità di suo figlio” sussurra Andie e sta per continuare ma il signor Witter la interrompe.

“Credi di conoscere qualcuno. Pensi che tuo figlio sia questo…perfetto esemplare di modello maschile e all’improvviso lui ti dice che è gay. Che ci ha mentito per tutto il tempo” dice il signor Witter, chiudendo gli occhi per un attimo. Andie è piacevolmente sorpresa da questo sfogo. Il signor Witter è umano dopo tutto.

“Mi ricordo quando ho scoperto che Jack era gay” dice Andie, appoggiandosi alla poltrona e sospirando al ricordo “Ero scioccata. E devo dire che non sono affatto fiera della mia reazione iniziale. L’ho semplicemente respinto. Volevo che se ne dimenticasse. Come se fosse possibile, no? Tutto quello a cui riuscivo a pensare era che effetto questo avrebbe avuto sulla mia vita. Mi stavo preoccupando della mia vita invece che della sua, senza rendermi conto che per lui era mille volte più difficile che per me. Avevo anche tanti di quegli interrogativi che mi ronzavano continuamente in testa. Il fatto che fosse gay significava che sarebbe stato diverso? Che sarebbe cambiato?” Andie scuote la testa “Ma lui non è cambiato. Lui era…lui è…Jack McPhee. Leale, gentile, intelligente, forte, con una predilezione per i ragazzi” aggiunge con una risatina “Ma sempre lo stesso ragazzo. Sempre mio fratello”.

Il signor Witter fissa la sua birra.

“Penso che quelli che hanno il ruolo più difficile in tutta questa storia sono Doug e Jack. Perché uscire allo scoperto e dire a tutti che si è gay, che si è “diversi” deve essere una delle cose più difficili” conclude dolcemente. Non vuole fare la predica. Sta dicendo quello che ha nel cuore.

Infine il signor Witter alza gli occhi dalla birra e la fissa, pensieroso, affettuosamente. Andie si rende conto che ha gli stessi occhi di Pacey.

“Sai…ti ricordi come abbiamo parlato…quando tu e Pacey eravate…bene” lui esita “Quando avevi più o meno quindici anni?”

“Mi ricordo” dice Andie dolcemente.

“Beh, mi sei piaciuta allora. Potrei dirti che eri una di classe. Facevi bene al mio ragazzo. Tu gli fai bene” aggiunge timidamente. Questo è un lato del pomposo signor Witter a cui Andie non è avvezza. Ridacchia e scrolla via la sua allusione con un gesto. Qualunque sia.

“Sono solo sorpresa che lei ricordi quella conversazione telefonica. Immagino che Pacey abbia ereditato la sua incredibile memoria da lei” il signor Witter sorride con gentilezza “So che Doug è adatto a Jack e so anche che mio fratello è adatto a Doug” dice speranzosa.

Il signor Witter si riappoggia all’indietro, beve una sorsata di birra e scrolla leggermente le spalle “Vedremo”. Andie sa che avrà bisogno di tempo per abituarsi. Ed è normale.

Di nuovo nel bagno di casa Leery

Mentre le mani di Joey racchiudono il viso di Dawson, il bacio diventa più profondo e lei si rende conto che lui lo ricambia. Il suo cuore batte selvaggiamente e all’improvviso le si accende la lampadina. Dawson sta ricambiando il suo bacio perché “lei” lo sta baciando. Con un sobbalzo, interrompe il bacio e i due si fissano senza fiato.

Dawson la guarda, con le labbra gonfie e un’espressione incredula. Sta per dire qualcosa ma i sentimenti di Joey scorrono dentro di lei come un turbine fuori controllo. In quel momento non è in grado di ragionare. Quindi posa un dito sulle sue labbra e lo guarda supplichevole. Si fissano per momento ancora prima che lei si giri ed esca velocemente dal bagno, finendo praticamente addosso ad Audrey.

“Ehi, Coniglietto! Vi stavo cercando. Il pranzo è…” ma ammutolisce vedendo che Joey non si è neanche fermata a parlarle. Curiosa, entra nel bagno e non si accorge che Joey è appoggiata al muro lungo le scale, gli occhi chiusi e la mano sul petto, che si alza e abbassa freneticamente.

Dawson è ancora nel bagno, appoggiato al lavandino, e fissa un punto lontano nello spazio, pensando a tutto e niente. Audrey entra nel bagno e si appoggia al lavandino accanto a lui. Incrocia le braccia sul petto e solleva un sopracciglio. Dawson emette un lungo sospiro e si passa una mano fra i capelli, il cuore che gli batte ancora nelle tempie.

“Allora…ti chiederei quello che ti passa per la mente Dawson, ma considerato il modo in cui Joey è scappata da qui e sapendo quello che so di voi due, penso di saperlo già” dice Audrey, dandogli una spinta. Lui fa un cenno del capo e poi si gira a guardarla.

“Voi donne siete maestre nel confondere le idee, Audrey” sospira, vedendo lo sguardo di finto shock dei suoi occhi.

“Ehi! Non tutte siamo confuse come la donna a cui ti stai riferendo” esclama Audrey “Io amo Joey. Lo sai questo. Lei è grandiosa ed una delle mie amiche più intime, ma la ragazza ha dei problemi”.

“Ma no? Stai scherzando? Non Joey!” Dawson rimane a bocca aperta, fingendo sorpresa.

“Si Joey” ride Audrey. Dawson riesce ad emettere una risata di gola “La conosciamo e amiamo entrambi ma lei ci confonde e ci sorprende continuamente” dice Audrey, per un attimo profondamente immersa nei propri pensieri.

“Sembra che siamo condannati a rifare sempre le stesse scelte finché le cose non andranno a posto una volta per tutte. Ma ogni scelta ha delle conseguenze e sto cominciando a pensare che forse seguire il proprio cuore non è sempre la migliore” dice Dawson, ripensando al bacio che si sono appena dati. Anche se è stata Joey a cominciare, non è stato affatto difficile per lui ricambiare il bacio. È stato troppo facile invece. E lui ha sentito qualcosa. Qualcosa che non si aspettava e che probabilmente ci sarebbe sempre stata.

“Andiamo, Dawson. Sai che non è vero. Tu, come tutti non puoi cambiare quello che senti. Dovrai seguire sempre il tuo cuore” lo consola Audrey, sapendo che è confuso.

“Ma non si va in cerca di un cuore spezzato se si continua a tornare indietro, sapendo che quasi certamente si verrà feriti per aver agito o fatto qualcosa a proposito di questi sentimenti?” chiede Dawson onestamente, domandandosi quale sarà la sua risposta. Audrey ci pensa su prima di parlare, sapendo che la sua risposta avrà per lui delle gravi conseguenze.

“No. Perché forse questa volta, o la prossima o qualsiasi volta sia quella giusta, le cose saranno diverse. Finché non c’è più niente da cui tornare. Allora si, sarebbe stupido. Ma non penso che sia questo il caso. Lo è?” Audrey sorride, vedendo la sua espressione addolcirsi mentre pensa alla sua risposta e sente una voce che proviene dal passato.

“Quante altre volte continuerai a tornare?”

“Finché non ci sarà niente da cui tornare”.

E tra lui e Joey…ci sarà sempre qualcosa da cui tornare.

“Tu ed io…per sempre”

I suoi pensieri sono interrotti da Audrey “Sai una cosa, Dawson? Io non credo nelle ultime occasioni. Credo che per alcuni ci sono luoghi, conversazioni…possibilità che non si presentano una sola volta, ma ricompiano senza fine, finché non lo fanno nel modo giusto. Credo che le cose che devono trovarti…ti trovano. E tu non vuoi rinunciare a questa chance, costi quel che costi, giusto?”

Dawson sospira, ma poi la guarda “Grazie” dice alla fine.

“Sei mio amico anche tu, Dawson. Costi quel che costi. E non sarei stata tua amica se non avessi detto questo”. Fa un profondo respiro “Amo Joey, davvero. Ma fai attenzione. Perché nonostante tutto quello che ti ho detto, non voglio vederti ferito” dice Audrey dolcemente, strofinandogli la schiena “E se lei ti ferisce, la prenderò a calci nel sedere” aggiunge, in finto tono minaccioso. Dawson ridacchia.

“Lo apprezzo, Audrey. Vorrei solo che qualche volta le cose fossero più semplici perché non sono sicuro di poterlo fare ancora” mormora.

“Ehi! Chi lo dice che le cose non saranno semplici alla fine?” esclama Audrey “E inoltre, se le cose fossero sempre semplici, non varrebbero la candela”.

“E’ quello che ho sentito in giro. Bene, non so tu ma io sono affamato” Dawson sorride mentre annusa il buon odore di cibo che emana dalla cucina.

“Anch’io. Sono venuta fino a qui per venirvi a prendere. Quindi…ti dispiace scortare una ragazza a pranzo?” chiede maliziosa, offrendogli il braccio. Con un cenno amichevole, lui la prende sottobraccio, facendo strada verso la sala da pranzo.

Di nuovo nella casa dei Witter

Ancora seduta sul divano, Andie ha finito la cioccolata. Posa la tazza sul tavolino accanto a se e si rilassa, incrociando le braccia. Sta riflettendo sulla situazione. Il suo bel viso è illuminato e addolcito dalla speranza e dall’ottimismo.

“Stai esercitando la tua magia, McPhee?” Pacey è in piedi sopra di lei, e la guarda dall’alto con apprezzamento.

Andie si limita a sorridere allusivamente “Forse”.

Pacey si lascia cadere pesantemente accanto a lei, allungando le gambe e lasciando sporgere lo stomaco, un’eredità del pasto abbondante.

“Sembra che tu abbia questo tocco magico quando si tratta degli uomini Witter” Pacey indica con un cenno della testa suo padre, che si sta servendo il dolce “Vi ho visto avere una chiacchierata a cuore…”

Andie ride “Credo che si potrebbe chiamare tale”. Spinge leggermente la gamba di lui “Avrai preso almeno cinque chili fin dalla prima portata” scherza. Lui geme e si appoggia a lei, pesantemente. Lei cerca per gioco di spingerlo via ma finiscono per appoggiarsi l’uno all’altro in qualche modo.

Dopo una pausa lui dice “Mio padre è un tale idiota a volte. È così…imprevedibile” Andie si limita ad ascoltare “Sembra sempre che si arrivi ad una tregua…a comprenderci. E poi boom, è andata. Non dura mai”. Batte le mani sulle ginocchia per enfasi.

“E’ solo confuso, credo” dice Andie sollecita. Toglie alcuni pelucchi della sua camicia e alliscia la sua giacca. Pacey la guarda divertito.

Girano entrambi la testa a guardare il signor Witter che si avvicina a Doug. Sta sorridendo anche se ovviamente è un sorriso esitante. Doug si sgranchisce il collo, nervosamente. Il signor Witter incomincia a parlare della festa chiassosa che Doug e il suo collega hanno interrotto la settimana prima. E del buon lavoro che hanno fatto. “Quei dannati ragazzini si meritavano di essere gettati in prigione”. Doug annuisce, e un sorriso comincia a formarsi sul suo viso. È leggermente imbarazzato, ma il signor Witter ci sta davvero provando.

“Wow. Sta sul serio parlando con suo figlio poliziotto omosessuale” dice Pacey sarcastico.

“Sii paziente” dice Andie, dandogli una leggera stoccata sul petto “Dagli tempo. Ci sta provando. Tu sei sempre stato così in pace col fatto che Jack fosse gay, anche quando io non lo ero, ti ricordi?” Pacey annuisce in silenzio. “E tu eri a tuo agio…e scherzavi con Doug” dice lanciandogli uno sguardo e trovandosi davanti un sogghigno “Ma tuo padre viene da un’altra era”.

“Forse” dice burbero. Indirizza un altro sguardo curioso verso il padre e il fratello, e poi torna a guardare Andie “Quindi, tu pensi che arriveranno a comprendersi prima o poi?”

“Beh, lo spero. Che tristezza se non accadesse no?” chiede fissandoli pensierosa. Pacey le sorride.

“Che c’è?” chiede lei, ridendo e accorgendosi che la fissa.

“Niente. Solo che…” si tira su per guardarla meglio negli occhi. Andie ricambia lo sguardo sospettosa,, chiedendosi che cosa sta per dire “Tu sei li dentro da qualche parte vero’” chiede lui, come se stesse cercando qualcosa proprio dentro i suoi occhi, per gioco.

“Cosa?” Andie ride apertamente stavolta, come se fosse diventato pazzo.

“Tu. La Andie che si aspettava sempre il meglio dalle persone e non abbandonava mai la lotta per rendere qualcuno migliore”.
Andie scuote la testa con un sorriso imbarazzato.

“Stupido” dice sorridendogli. Pacey le sorride apertamente in risposta.

“Si, lei è ancora lì da qualche parte” dice. E per un momento si fissano semplicemente.

“Dai, andiamo a prenderci un pezzetto di dolce” dice lui, alzandosi e offrendole la mano, che lei prende con piace e con un sorriso.

Più tardi dai Leery…

Dawson è in piedi nel portico, immerso nello scenario che ha davanti e sorseggia una tazza di caffè. La sua mente vaga, così lui fa una serie di respiri profondi nella speranza di scacciare le domande e riuscire a godersi i momenti con la sua famiglia e i suoi amici. Amici con i quali si è scambiato sguardi attraverso il tavolo durante tutto l’intero pranzo. Sguardi comprensivi e divertiti da Audrey, sguardi imbarazzati da Joey.

Sospira ed è così perso nei propri pensieri che non sente neanche Mike che esce sul portico e chiude silenziosamente la porta. Mike si unisce a lui, godendosi la stessa vista che ha catturato l’attenzione di Dawson.

“Beh, che ne pensi Dawson? Io penso di essere pronto per il debutto newyorkese” ride guardando dietro di se il proprio riflesso, ridendo alle mollette e ai che gli vanno da tutte le parti. È stato catturato di nuovo finché Alex non ha cominciato a lamentarsi di aver già perso tutto il divertimento la prima volta.

“Joey aveva ragione a nascondersi da loro e ti consiglio di fare lo stesso…il tuo destino è segnato” scherza Mike mentre si gira di nuovo verso di lui, notando che Dawson gli sorride comprensivo, ma la sua attenzione è chiaramente altrove.

“Beh, Mike, io penso che lei sia dannatamente bello ma non sono sicuro che quel rossetto sia del colore giusto” Dawson lancia la battuta seccamente.

“Ah! Mio nipote lo ha detto mentre Lily lo metteva” Dawson si limita a sorridergli.

Per un momento i due restano in piedi in un piacevole silenzio.

“Sai, Dawson, mi ricordo di averti detto alcuni anni fa, durante quella terribile e disastrosa cena di Natale in questa casa, quanto fossi orgoglioso che tu fossi l’assistente regista di quel film. E voglio che tu sappia che io sono ancora orgoglioso di te e di quello che sei diventato” dice Mike sinceramente, cercando di alleggerire l’atmosfera, dato che Dawson sembra preoccupato per qualcosa. Sa anche che Dawson è una presenza importante nella vita di sua figlia e vuole assicurarsi che sia tutto a posto.

“Grazie, Mike, ma è solo un telefilm. Solo angoscia adolescenziale e melodramma che fortuitamente piace ad alcune persone” sospira Dawson, scrollando le spalle, non volendo discutere del fatto che è il suo cuore che scopre ogni settimana davanti al mondo.

“Dawson, non chiamerei proprio uno dei più illuminanti e autorevoli spaccati della vita degli adolescenti contemporanei qualcosa che piace ad alcune persone” ride Mike.

“Beh, non è esattamente quello che sognavo anni fa, ma in parte è stato terapeutico. Sa, rivivere alcuni degli anni più formativi della mia vita” dice Dawson onestamente.

“Credici o no, Dawson, tu hai fatto molto. Forse non è esattamente come pensavi che sarebbe stato ma è qualcosa. Qualcosa di importante” gli assicura Mike, con una stretta sulle spalle “E so che qualcuno in particolare, oltre tua madre, è molto orgoglioso di te”

“Ah, si! La ragazza del ruscello” sospira, facendo un respiro profondo, intuendo dove va a parare la conversazione.

“Parlami di lei Dawson. Parlami di mia figlia, perché voglio dare fare le cose nel modo giusto stavolta. E so che se qualcuno mi può aiutare, quello sei tu.” dice Mike, provocando uno sguardo di sorpresa da parte di Dawson “Lei ti ammira. Tu sei perfetto per lei. Si fida di te. Se tu le dicessi che può volare, lei probabilmente ci crederebbe”.

Dawson riflette sulle parole di Mike e il suo cuore comincia a battere irregolarmente nel suo petto. È vero? È davvero tutte queste cose per lei? Sa che lo è. Perché lei è tutto questo per lui.

“Ha guardato il mio show, giusto?”

Mike annuisce.

“Allora mi dica una cosa. C’è stato questo momento, forse uno dei più difficili della mia vita. Ho dovuto dire alla mia ragazza che suo padre stava di nuovo spacciando droga e che doveva denunciarlo alla polizia. In che modo crede che dovrei raccontarlo?” dice, guardandolo seriamente.

“Nel modo in cui è successo. Hai fatto la cosa giusta. Mi dispiace solo che Joey non l’abbia pensata così”.

Dawson annuisce con gravità alla risposta “Non so se ho il diritto di chiedere una cosa simile, ma…questa volta fa sul serio, Mike? Perché lei ha il potere di distruggerla. Se riesce ad aprirsi nei suoi confronti solo per uscirne ancora una volta con il cuore spezzato…avrà bisogno di molto di più di un terapista per superarlo” confessa Dawson e non riesce a nascondere la velata minaccia che l’istinto di proteggerla gli detta.

Ma Mike regge il suo sguardo con fermezza “Sto solo aspettando che il tempo provi a tutti che sono qui per restare. Non lascerò di nuovo la famiglia”.

I due si scambiano un ultimo intenso sguardo prima che Dawson cominci a parlare.

“Lei è una gran persona, una lavoratrice indefessa, e un redattore di grande talento. Ha lavorato sodo per arrivare dov’è ora. Ha alcuni difetti badi, ma le virtù li compensano abbondantemente. Nessuno di noi è perfetto, giusto? A volte, sento come se avessimo una mente unica” Dawson ride appena “e di sicuro dividiamo un’anima sola. Pensiamo allo stesso modo, ci comportiamo allo stesso modo e sappiamo quello che l’altro sta pensando o facendo prima che lo sappia lui stesso. Il che è strano perché ci siamo a mala pena visti negli ultimi cinque anni. Ma dopo pochi mesi passati assieme…è come se non ci fosse mai stato alcun distacco. È stato così facile riconnettermi con lei. Perché noi avremo sempre questo tipo di…connessione. Un legame che niente e nessuno potrà mai spezzare. Neanche noi stessi, nonostante tutti i nostri sbagli e tutto il dolore che ci siamo procurati a vicenda” si interrompe un momento “Anche se lei è la persona che mi ha ferito di più, è anche la sola persona che potrà mai aiutarmi a guarire le mie ferite. Lei è come il mio yin. Posso vivere senza di lei ma senza di lei la mia non è una gran vita. Lei è ancora l’onesta, caparbia e leale ragazza che era al nostro primo incontro. E vedo ancora quella ragazza dentro di lei, che lotta per emergere. Vedo la sua anima e quello che vuole essere”.

“Ma poi ci sono le volte in cui la guarda e mi chiedo se la capisco davvero. Non vuole parlarmi. È piena di esitazioni e di paure che condizionano ancora la sua vita e la bloccano. E non sempre riesco a raggiungerla…ma la ascolto. Anche dopo tutti questi anni, la vedo e lei è sempre la mia migliore amica, la mia anima gemella, la mia ispirazione, il mio…”

“Tutto?”

Dawson lo guarda, sentendosi come se fosse tornato indietro nel tempo. Il signor Potter ride leggermente e annuisce.

“Beh, Dawson, non posso offrirti molti consigli su mia figlia perché lei confonde e disorienta perfino me. Ma posso dirti questo…Joey somiglia molto a sua madre” il signor Potter dice piano, ricordando Lillian per un momento “Un momento la ami e quello successivo vorresti tirarle il collo per quanto è dannatamente frustrante. Ma somiglia molto anche a me, temo. Quando si arrabbia o quando gioca a nascondino con i propri sentimenti. O anche quando dice cose in cui non crede per ferire prima di essere ferita, a volte senza neanche essere cosciente di farlo…e credimi, dopo lo rimpiange. So che io l’ho fatto ogni volta che ho lasciato che le mie emozioni prendessero il sopravvento, come fa sempre lei. Quindi, quando nei momenti esasperanti e confusi…quando si allontana…non lasciare che lo faccia. Credo che siano quelli in cui la sua anima grida di più”. È lui adesso a guardare davanti a se con gli occhi fissi su un punto oltre il fiume “Può combatterti, Dawson, ma non lasciare che questo ti fermi…non come ho fatto io. Può volerci del tempo, ma non perdere la tua ispirazione. Niente con cui tu possa provare a rimpiazzarla sarà mai lo stesso e tu meriti più di questo”.

Dawson sospira, annuendo.

“Donne” comincia Mike, con un leggero sogghigno “Non si può vivere con loro…”

“Né senza di loro” finisce Dawson, sogghignando a sua volta. I due uomini si guardano e annuiscono prima di scoppiare a ridere.

Casa dei Witter

Alla fine, tutti sembrano impegnati in qualche tipo di conversazione nel soggiorno. Grams tiene Amy sulle ginocchia. Andie e Pacey sono seduti accanto a lei. I Witter sono seduti di fronte a loro con Gretchen fra i suoi genitori. Jack è in piedi in un angolo, li guarda, quando qualcuno gli si avvicina da dietro.

“Ciao” dice Doug. Jack si gira verso di lui, le mani in tasca.

“Ciao” risponde.

Per un attimo non servono ulteriori parole e si sorridono. Il sorriso di Jack è triste e anche quello di Doug. Doug si schiarisce la gola e comincia a parlare.

“Senti, Jack. Forse questo non è il momento migliore, ma c’è qualcosa che devo dirti. Dobbiamo proprio parlare” dice, aspettando la reazione di Jack, ma lui si limita ad annuire. Doug annuisce a sua volta, all’improvviso non sapendo da dove cominciare.

“Okay, lascia che cominci con una domanda. Mi ami ancora?”

Jack è sorpreso, ma annuisce in risposta.

“Bene, se è così, perché ci stiamo allontanando? E non dirmi che non è vero, perché lo è” dice Doug, avvicinandosi a lui. Jack sospira “E non riesco, per quanto ci provi, a capirne il motivo. Mi sento impotente. E credimi, non è una sensazione piacevole”.

“Non sei tu, Doug. Sono io. Sto subendo una grande pressione in questo momento. Sono preoccupato per il mio lavoro perché non riesco neanche a concentrarmi. Tutti i miei pensieri riguardano Amy e quello che posso fare per tenerla. Sono enormemente preoccupato per lei. Sono preoccupato per quello che ne sarà di Grams se la perdiamo. Ho la sensazione che questa bambina sia tutto quello che la trattiene qui. Sono preoccupato anche per noi. So quello di cui stai parlando. Ho sentito anch’io la distanza”

Guarda Doug con una espressione triste “So che ti sto chiedendo l’impossibile ma non posso farci niente. Sono diventato una persona appiccicosa che ti vuole costantemente accanto. E fidati, non mi piace esserlo. E mi dispiace se ti sto dando dei problemi”

“Jack, non voglio delle scuse, voglio sapere quello che posso fare. Dimmi di cosa hai bisogno…”

“Non puoi fare niente, Doug” afferma Jack decisamente “Non si tratta di te. Non hai ascoltato? Sono io. Io e il modo in cui sta andando la mia vita ora, e…questo” indica con la mano il gruppo di persone raccolte nel soggiorno attorno al tavolo “La posizione in cui ti ho messo venendo qui stasera. Il modo in cui tuo padre mi ha guardato tutta la sera – come se avessi commesso un crimine o qualcosa del genere. E io semplicemente non sono in grado di reggere questo adesso. Se non avessi avuto nessun altra preoccupazione ora, avrei potuto lottare contro di lui. Avrei provato a parlargli e dirgli che siamo quello che siamo e non importa cosa pensa lui. Ma non posso, ora” dice Jack, chiudendo gli occhi e strofinandoseli con le dita.

“Che significa non puoi? Non devi lottare. Al diavolo mio padre!” dice Doug con ardore, avvicinando il viso a quello di Jack perché nessuno senta “Questo riguarda te e me. Non ho bisogno dell’approvazione di nessuno per stare con te”.

“Lo so, ma non voglio che tu perda la tua famiglia per colpa mia. Forse…forse è solo troppo presto”

E con ciò esce dalla stanza, lasciando un Doug veramente confuso. Cosa è successo? Si sente ancora più confuso di quanto non fosse prima.

Portico dei Leery

Dawson esce sul portico dalla porta d’ingresso. Joey è seduta su un divanetto, lo sguardo perso in lontananza. Lui tossisce nervosamente, poi affonda le mani nelle tasche e si unisce a lei sul divanetto. Joey lo guarda l’espressione parte ansiosa parte speranzosa. Stava appunto cercando di raccogliere il coraggio per entrare e parlare con lui. Sembra che Dawson lo abbia già trovato.

(“Stranded” dei Plumb comincia in sottofondo)

“Dobbiamo parlare” dice Dawson serio.

“Si, penso che dobbiamo…” lei sta per dire qualcosa, ma Dawson la interrompe, velocemente. Deve dirlo, prima che lei dica altro o prima di dire lui qualcosa che potrebbe rimpiangere.

You know it breaks my heart
To see you standing in the dark
Alone waiting there for me to come back
I'm too afraid to show


“Okay, ci siamo baciati nel bagno. Ed è stato un bacio piacevole. Ma, il fatto è che tu stavi…cioè, so perché ci siamo baciati” aggiunge in fretta, sperando che il suo cuore non scoppi.

Joey aspetta, dubbiosa “Lo sai?” incrocia le braccia.

“Si” conferma lui.

“Illuminami” alza e abbassa le sopracciglia come a sfidarlo. Dawson fa un profondo respiro.

If it's coming over you
Like it's coming over me
I'm crashing like a tidal wave
That drags me out to sea


“Ti senti ancora vulnerabile, sconvolta, e tutto quello che ci si sente dopo una rottura di questa gravità…forse hai bevuto un pò troppo eggnog e, noi ci siamo lasciati trasportare dal momento. Voglio dire, so che non intendevi baciarmi. È semplicemente…successo. Ma non devi darmi nessuna spiegazione o niente del genere, perché già lo so”.

“Lo sai?” chiede, non sapendo ancora come interpretare le sue parole.

I want to be with you
If you want to be with me
Crashing like a tidal wave
I don't want to be
Stranded
So baby come back to me {Stranded}

“Voglio dire, siamo così vicini. Più che vicini” continua a parlare “E’ normale se ogni tanto oltrepassiamo i limiti” ridacchia “E’ quello che facciamo sempre, vero? Per quanto tempo abbiamo giocato a questo gioco? Anni. Per quanto io riesca a ricordare, comunque. Quindi credo che ci vorrà un certo tempo per abituarsi a questo. Ad essere “solo amici” come ora”. Le lancia uno guardo quasi ansioso, proprio come quello di lei quando lui è uscito sul portico.

I can only take so much
These tears are turning me to rust
I know you're waiting there for me to come back
I'm too afraid to show


Lei soppesa le sue parole per un momento. Vorrebbe arrampicarsi nella sua stanza, chiudere le tende e deporre il proprio cuore ai suoi piedi. Parlare con il suo migliore amico di quanto sia confusa, di tutte le domande, i dubbi, i…sogni. Si sente come quella ragazza in punizione nella biblioteca della scuola che aveva tutte quelle emozioni dentro e non sapeva come confidarle all’unica persona che le monopolizzava nonostante lo volesse con tutte le sue forze.

I miss you
I miss you
Without you
I'm stranded


Ma le basta un solo sguardo ai suoi occhi per capire che non è pronto ad affrontare di nuovo tutto questo. E forse non lo è neanche lei. Forse dirgli tutto segnerebbe l’inizio di un nuovo allontamento. Sa quello che succede ogni volta che i loro sentimenti vengono allo scoperto e uno di loro non è in grado di sopportarne l’intensità… si allontanano. E se c’è una cosa che non è in grado di sopportare in questo momento, è l’idea di Dawson che si allontana da lei.

I love you
So come back
I'm not afraid to show


“Certo, hai ragione” concorda forse un po’ troppo energicamente, annuendo, sorridendogli e mordendosi le labbra in un sorriso teso. Anche Dawson annuisce.

“Si, lo spero…” lui si rilassa appoggiandosi alla poltrona ed emetteun sospiro di sollievo.

I love you
So come back
I'm not afraid to show

Joey però rimane rigida, le mani in grembo e le ginocchia unite, come se non sopportasse il suo contatto in quel momento, per paura di quello che potrebbe succedere.

You want to be with me
Crashing like a tidal wave
I don't want to be
Stranded

“Allora” dice Dawson mentre inclina la testa verso Joey “Che cosa mi regalerai per Natale?” chiede allegro, tornando su un terreno neutrale, contento di aver risolto la situazione.

“Scordatelo. Non te lo dico. Dovrai aspettare poche settimane” risponde Joey a disagio.

“Awww” si lamenta Dawson.

“E in ogni caso, ho delle idee ma non ho ancora deciso. Inoltre, sai che sono stato davvero troppo occupato la scorsa settimana” sospira lei, azzardando di nuovo uno sguardo verso di lui.

“Si, lo so. E posso capirti senz’altro” dice Dawson, annuendo. Sorride malizioso, e le punta il dito contro “Anche se io so perfettamente quello che ti comprerò. E non te lo dico. A meno che…possiamo fare un patto” dice sollevando il mento “Se tu lo dici a me, io lo…”

“No” Joey lo interrompe bruscamente.

(L’ultima parte di “Stranded” comincia in sottofondo)

“D’accordo. Ti terrò d’occhio quando andremo a fare spese e lo scoprirò. Siamo sempre d’accordo sul fare spese insieme la settimana prossima, giusto?” chiede lui speranzoso.

Joey annuisce e gli sorride “Non posso proprio lasciare che tu te la cavi tanto facilmente!”

“Bene allora” lui le sorride e balza in piedi. Sente il bisogno di toccarla e allunga le mani verso di lei, come a sfiorarle il viso, il collo o le orecchie. Ma non lo fa, e la sua mano rimane sollevata in aria, vicinissima al collo di lei. Non la tocca, maJoey ha un brivido e abbassa velocemente lo sguardo sulle ginocchia.

It's coming over you {Stranded}
It's coming over you {Stranded}
It's coming over you {Stranded}


“Ci vediamo dentro” dice Dawson dolcemente e poi torna verso la casa. L’espressione di Joey tradisce tutto quello che prova. È sollevata che lui non veda le emozioni scritte chiaramente sul proprio viso. Esausta per le sensazioni intense, abbassa la testa tra le mani.

So baby come back to me {Stranded}
So baby come back to me {Stranded}

Dawson gira l’angolo e si ferma contro il muro, ripensando a quello che le ha detto e chiedendosi quanto sia stato sincero. Chiude gli occhi e appoggia la testa al muro.

Coming over you
Coming over me

Ancora seduta nel portico, Joey lancia un’occhiata nella direzione in cui è sparito Dawson

So baby come back to me
So baby come back to me

Casa dei Witter

Gretchen tiene Amy in braccio, solleticandole il fianco e baciandole le guance, mentre entra nel soggiorno dei Witter. I piatti sono finalmente lavati. Si ferma per un attimo e osserva la scena davanti a lei, sorridendo fra se. Ci sono Doug e suo padre, seduti accanto. Chiacchierano, cercano di superare il disagio e l’imbarazzo precedenti. Se la cavano meglio di un’ora prima, pensa.

Guardando di lato, nota Jack, Grams e la signora Witter che parlano, scorrendo un vecchio album di foto, di sicuro perché poi Jack possa mettere in imbarazzo Doug. Comunque il sorriso di Jack sembra triste e quando lo coglie a lanciare occhiate a Doug, si chiede che sta succedendo.

Li osserva per un momento, e poi sposta ancora lo sguardo e vede Pacey ed Andie seduti su un divanetto. Chiacchierano e ridono come vecchi amici. Meditando su chi raggiungere, Gretchen coglie lo sguardo di Pacey che le chiede silenziosamente di unirsi a loro, e scosta una sedia per lei. Per un attimo tutta la famiglia Witter è insieme e senza litigare o discutere su qualcosa. E succede raramente.

“Ecco, Gretchen. Scarica il peso e unisciti “Passa la bambina”” ride Pacey, facendo una buffa smorfia ad Amy che gorgoglia felice.

“Oh, è il mio turno” ridacchia Andie, prendendo Amy e ignorando Pacey che ha steso le braccia contemporaneamente.

“Sei stato con lei tutto la sera. Quindi adesso tocca a me” dice, meritandosi un’occhiataccia, che graziosamente ignora, da parte di Pacey,. Fa saltare un po’ Amy in grembo “Sei una bambina talmente bella, vero?” commenta. Amy continua a ridacchiare e tocca il viso di Andie.

“Stai attenta Andie! Pensa a quanto la principessina ha mangiato a cena. Immagina che cosa potrebbe finire su quel tuo maglione di cashmere” ride Pacey, notando che Andie si ferma di botto e ride appena.

“Bene allora penso che debba assicurarmi che non succeda” dice Andie dolcemente, sollevando le sopracciglia e tenendo Amy ferma fra le braccia prima di tornare velocemente in cucina per prendere un tovagliolo.

“Lei mi piace. Anche se i ricordi che ho non sono buoni. Sai, la faccenda dell’estasi” dice Gretchen, osservando l’espressione di Pacey. Lui geme.

“Dio, che notte spaventosa. Mi ha messo una paura del diavolo e mi ha fatto sentire…colpevole” dice, con uno squardo pensieroso.

“E perché?” indaga Gretchen.

“Non lo so. Perché stavo con Joey. Perché era sola” dice agitando una mano in aria, senza sapere proprio come spiegarsi.

“Ripensandoci ora, so che ha preso la decisione giusta quando ha deciso di partire”. C’è una pausa mentre ci riflette su “E si, credo che sotto alcuni aspetti sia ancora la stessa vecchia Andie. Ma in altri, sembra molto cambiata. Ma non l’abbiamo fatto tutti?” sospira Pacey, cogliendo lo sguardo di sua sorella. “Allora, sorella maggiore, non dirai al tuo fratello preferito perché sei qui? O devo fare il gioco delle 20 domande?”

“Sono le vacanze di Natale, Pacey. E questo gruppo di disadattati, bene o male, è la nostra famiglia. E le due cose, vanno più o meno insieme” dice Gretchen con una mezza bugia.

“Davvero? Se è così, è meraviglioso Gretch. Ma pensavo che potrebbe avere a che fare con una telefonata che ho ricevuto mentre ero a New York non molto tempo fa” indaga Pacey, osservando attentamente il suo viso per capire se ha colpito nel segno.

“Beh, in parte hai ragione, fratellino. Ma è Natale e non ho davvero voglia di affrontare la questione adesso, se non ti dispiace” dice Gretchen piano, guardando attorno a se per assicurarsi che nessuno li abbia sentiti.

“Okay, non insisterò ma voglio che tu sappia che terrò per me quello che mi dirai. Non correrò da mamma, papà o Doug per spifferare i tuoi segreti” sussurra Pacey, vedendola annuire.

“Voglio solo un po’ di pace. Solo per adesso” sospira Gretchen

“Di sicuro hai scelto il posto sbagliato se è questo che volevi” ride Pacey, appoggiandosi indietro sulla poltrona “Senti, sei tanto fortunata da essere circondata da una delle famiglie più folli che io conosca. Quindi se stessi cercando la pace della mente, io andrei da qualche altra parte”.

“Beh, mi hanno visto e ho mangiato con loro quindi che credo che fuggire non sia una delle opzioni disponibili” dice Gretchen, cercando di non ridere.

“Vero, vero. Adesso sei tra gli intimi dei Witter. Scappa appena puoi!” scherza Pacey, godendosi il suono della risata di sua sorella.

“Parlando di faccende personale, come stai fratellino? Come si sta senza una certa ragazza bruna?” Gretchen chiede esitante, non volendo rovinare la tranquillità dell’atmosfera.

“Ah, benissimo. Bene, veramente…professionalmente parlando” ammette Pacey “Il lavoro è buono, impegnativo ed eccitante. Ho appena offerto un posto a Mike Potter a dire il vero”

“Sul serio? Qualche scopo nascosto in questa mossa?” chiede Gretchen, sollevando un sopracciglio.

“No, solo affari…beh, quasi” ammette “Non ha niente a che fare con Joey e con il tentativo di riconquistarla. Si tratta solo di tendere la mano a qualcuno che farà buon uso di una tregua e merita una chance”.

“Beh, questo è davvero nobile da parte tua Pacey” dice Gretchen con affetto, battendogli la spalla.

“Si, bene, faccio cose carine una volta ogni tanto” lui sorride, osservando sua sorella roteare gli occhi.

“Il tipico Pacey” sospira lei, assorbendo la tranquilla visione davanti a se “Questo è quasi piacevole, però, vero?” chiede.

“Si, per una volta, lo è davvero. Niente liti, grida o gente incazzata. Credo che potrei abituarmici!” esclama Pacey con un sorriso soddisfatto.

“Anch’io” sussurra Gretchen, guardando Pacey che ha steso la mano che lei accetta. Restano seduti insieme, godendosi la tranquilla atmosfera familiare.

Montaggio di diverse immagini…

E così…un altro caotico, privo di eventi (ma non noioso) Ringraziamento finisce.

(“I Don’t Know Why” di Norah Jones comincia in sottofondo)

Grams sta ringraziando la signora Witter per l’invito mentre Andie bacia il signor Witter sulla guancia. Lui sorride, stupito. Pacey ride e la avviluppa in un abbraccio da orso, sorridendo apertamente. Andie ha la stessa identica espressione.
Jack e Doug lasciano la casa, camminando insieme vicini, ma in silenzio. All’improvviso si girano come se avessero sentito qualcuno chiamarli. Gretchen li circonda entrambi con le braccia da dietro e sorride loro mentre camminano verso l’auto. Pacey and Andie se ne vanno sottobraccio a Grams che tiene in braccio una Amy mezza addormentata contro il suo petto.

I waited 'til I saw the sun
I don't know why I didn't come
I left you by the house of fun
I don't know why I didn't come
I don't know why I didn't come

Dai Leery, Audrey è la prima ad uscire, liberando i capelli dalla sciarpa e poi camminando verso la propria auto. Gale la chiama e lei si gira, acchiappando le chiavi della macchina che Gale le tira. Scrolla le spalle e John ride.
Lily la saluta con la mano entusiasta dalla porta e guarda in su adorante suo fratello, che le sorride e le mette per un attimo una mano sulla testa.

Alex e Mike camminano verso il camioncino di Mike, ma non prima che lui ringrazi Gale con un buffetto sulla guancia e stringa la mano di John. Alex saluta timidamente con la mano. Joey abbraccia Gale, Lily e perfino John brevemente e poi sorride velocemente a Dawson prima di alzarsi in punta di piedi e dargli un bacio sulla guancia. Mentre si allontana, si guardano e un lento sorriso appare sui loro visi.

When I saw the break of day
I wished that I could fly away
Instead of kneeling in the sand
Catching teardrops in my hand

Mentre Joey cammina verso l’auto, la porta d’ingresso si chiude per riparare la famiglia dal vento freddo. Joey guarda la casa dietro di se prima di entrare nel camioncino. Ha l’espressione di chi aspetta che qualcosa, o qualcuno, esca, per dirle…cosa? Niente. Si passa un braccio attorno alla vita ed apre lo sportello del camioncino, scivolando dentro accanto ad Alex, soffiandosi le mani. Il tempo è cambiato all’improvviso durante la serata, ed ora fa abbastanza freddo.

My heart is drenched in wine
But you'll be on my mind
Forever

In quell preciso momento, Dawson spalanca la porta, un’espressione praticamente identica a quella di Joey. Anche lui vuole dire qualcosa. Ma cosa? Lei è gia nel camioncino e Mike ha già acceso il motore. Il momento è passato. Dawson lentamente chiude la porta.

Joey appoggia la fronte al finestrino. Sempre in fuga. Sempre incompleta. Pensava che la loro tumultuosa storia fosse finita quel giorno sul tavolo da picnic. Ma ora, meno di un anno dopo, sente che tutto sta ricominciando daccapo.

Mike le batte sulla spalla gentilmente e lei lo guarda, sorridendo appena. È tempo di tornare a casa. È tempo di tornare a New York, al suo lavoro. Perché possa dimenticare, anche se solo per un giorno, l’intera, confusa situazione. Certo, solo finché non lo vedrà di nuovo.

Out across the endless sea
I would die in ecstasy
But I'll be a bag of bones
Driving down the road alone

Il camioncino dei Potter torna sulla strada e Mike guida. Dawson è in piedi davanti alla finestra della sua vecchia camera e li osserva andare via. Fissando il cielo, vede la neve che comincia a cadere dolcemente “Bisogna esprimere un desiderio alla prima neve” ricorda piano al proprio riflesso. La scena si allarga ad abbracciare la casa dei Leery, proprio mentre il primo fiocco cade sul prato.

My heart is drenched in wine
But you'll be on my mind
Forever
Something has to make you run
I don't know why I didn't come
I feel as empty as a drum

Joey si gira sul sedile per un ultimo sguardo alla casa dei Leery. Il viso è privo di espressione ma c’è qualcosa nei suoi occhi. Un rimpianto, un pensiero non espresso…parole non dette. Proprio allora, sguardo in alto il cielo e si accorge che nevica. Un sorriso triste fa capolino. La prima neve. Osserva due fiocchi approdare fianco a fianco sul finestrino…insieme. Sempre insieme

I don't know why I didn't come
I don't know why I didn't come
I don't know why I didn't come

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