Dawson's Creek - Virtual Season 7

7.07
Lose Your Way

PRESIGLA

Un caffè a New York

Dawson e Joey sono seduti fuori dal locale, e stanno bevendo un caffè. Si guardano ogni tanto con tenerezza mentre ascoltano i discorsi l’uno dell’altro e ridono insieme, parlando dei loro ricordi d’infanzia.

“I nostri balli del liceo sono stati i peggiori della storia” dice Dawson a Joey mentre ricordano gli anni della scuola.

“Si, sfortunatamente si. Credo che le cose stiano così. I balli scolastici sono disgustosi” dice Joey, ridendo insieme a lui.

“Lo sono davvero, ma li abbiamo superati. Non ce la siamo mai cavata bene nelle cerimonie scolastiche vero?” risponde Dawson.

“No, ma abbiamo fatto un buon lavoro per compensare i momenti brutti, non ti pare?” gli chiede pensierosa lei. Ha così tanti bei ricordi…
“Si, ci sono stati molti momenti belli. Come le nostre notti del cinema…” Dawson comincia a dire.

“E i nostri appuntamenti…” continua Joey

“I nostri film…”

“Le nostre riconciliazioni…”

“Ma le nostre liti…”

“Si, e una parte di quelle liti era soprattutto per colpa mia. Ho rovinato tutto fra noi, vero?” chiede pensierosa.

“E’ tutto a posto Joey. Non ho niente contro di te” scherza Dawson, all’inizio senza prendere sul serio il suo commento. Poi capisce dal suo sguardo che è seria. “Joey, non eri solo tu, io ho una buona parte di colpa. E ora che parliamo, come siamo riusciti a rovinare tutto così tante volte?” chiede, serio solo a metà.

“Non ne sono sicura, ma ci siamo riusciti. Semplicemente non abbiamo trovato una soluzione” scrolla le spalle “Però finiamo sempre per tornare l’uno dall’altro” dice, ammettendo l’ovvia verità “Come amici” aggiunge rapidamente mentre Dawson alza interrogativamente le sopracciglia.

(la sigla comincia in sottofondo)

“Si, l’abbiamo fatto. E lo facciamo ancora” dice piano Dawson mentre Joey sorride. Non sa bene perché ha sentito il bisogno di aggiungere quella cosa degli amici.

“Oh mio dio! Che ora è?” chiede Joey bruscamente mentre controlla l’orologio.

“E’ l’una e mezza” risponde Dawson.

“Ho completamente perso il senso del tempo! Devo andare. Parleremo più tardi, promesso. Devi ancora parlarmi delle locations che hai appena trovato. Ciao” dice alzandosi in piedi, mettendosi la borsa a tracolla, camminando verso l’entrata e uscendo dalla porta.

Dawson rimane, chiedendosi dove sta andando tanto di corsa, visto che non è la prima volta che lo fa. Ha la sensazione che stia succedendo qualcosa. Qualcosa che lei non gli dice e lo questo lo fa sentire…agitato. Preoccupato.
Sospira e lascia una banconota sul tavolo, prima di alzarsi e andarsene.

TITOLI DI TESTA

Da qualche parte a New York…

Joey è seduta in un ufficio di fronte a qualcuno. Lancia un’occhiata ad una preziosa incisione appesa nella stanza, cercando di riflettere su cosa vuole dire esattamente. Per un breve istante, sente un forteddesiderio di disegnare qualcosa, qualsiasi cosa.
La sua attenzione continua a concentrarsi sui muri, che sono dipinti in una chiara tonalità Borgogna. Il suo viso è piuttosto tetro mentre fa scivolare gli occhi di lato e guarda leggermente in basso, profondamente immersa nei propri pensieri.

“Joey, stavi dicendo…” dice la voce davanti a lei, strappandola dai propri pensieri.

Sposta la testa che fissava intensamente l’incisione “Dove ero rimasta?” chiede chinandosi per prendere il bicchiere d’acqua sul tavolo di fronte a sé.

“Mi stavi dicendo che stavi facendo le pulizie” dice la voce e Joey annuisce.

“Giusto, stavo facendo le pulizie. Beh, erano piuttosto le pulizie di Pasqua. Sai, non quando ci si libera di alcune cose ma quando si cerca qualcosa in particolare?”

La persona seduta davanti a lei annuisce “Vai avanti”

“Poco prima stavo guardando ‘The Creek’ e beh, c’era quella particolare scena e ne parlavo con Pacey. Gli ho detto del libro che la madre di Dawson mi aveva dato e credo che volessi soltanto andare a cercare quel libro, in memoria dei vecchi tempi o qualcosa del genere”

“Allora trovare il libro significa fare le pulizie di Pasqua?” indaga la persona seduta.

“Beh, per me si. Io non conservo le cose. In altre parole non sono un’amante delle scatole. Ho dovuto scavare per trovare il libro ma ho trovato qualcos’altro…qualcosa che non mi aspettavo”

“Che cosa hai trovato?”

Joey cerca nella borsa e tira fuori la lettera che cercava. “Ecco quello che ho trovato”. Si sporge attraverso il tavolo e la porge alla persona che però alza la mano.

“Penso che tu debba tenerla. Potrebbe essere importante per te conservarla. Ti piacerebbe leggermela?”

“Questa lettera è stata scritta da Eddie, un mio ragazzo precedente, di quando ero al college”

Si schiarisce la voce e comincia a leggere, sottolineando con il tono della voce alcune parole:

“…Forse la gente non cambia. Forse siamo destinati a ripetere gli stessi errori ancora e ancora non importa quanto duramente proviamo…”

Quando ha finito di leggere, Joey piega la lettera e la rimette dentro la borsa.

“Questo è molto interessante, Joey. La mia domanda è: pensi di essere tu quella persona…quella che è destinata a ripetere sempre gli stessi sbagli?” Joey distoglie gli occhi dalla persona di fronte a sè. “Joey?”. Infine smette di tergiversare e fissa quella persona quasi attraversandola con lo sguardo, profondamente immersa nei propri pensieri. Dopo un attimo, annuisce leggermente, una espressione di dolore sul viso.

“Penso di esserlo” dice piano, così piano che la sua voce sembra rivolta ai libri sugli scaffali.

Soggiorno di Jack a Capeside.

“Amy? Riesci a dire papà?” chiede Jack, guardando a fondo negli occhi della sua bambina “Papà, P-A-P-A’. Andiamo, dolcezza, so che vuoi dirlo” Sta per suggerirle un’altra parola quando il telefono squilla, interrompendo il momento.

“Pronto?” dice, sollevando in braccio Amy, tenendo fermo il telefono con la spalla.

“Jack!” Dawson esclama nel microfono, felice di sentire la voce del suo amico.

“Dawson! Che succede?” chiede Jack, baciando Amy sulla guancia e facendola saltare fra le braccia.

“Beh, ho chiamato solo per salutare e sentire quella tua adorabile piccoletta” dice Dawson, sentendo in sottofondo i suoni che emette Amy.

“Beh, aspetta un secondo allora. Amy, è il tuo ragazzo” Jack ride, e mette il telefono vicino all’orecchio della sua bambina.

“Ciao Amy, come stai? Stai facendo la brava?” Dawson sta quasi tubando al telefono, aspettando ansiosamente di sentirla gorgogliare o fare un qualsiasi rumore. Dopo qualche secondo di silenzio che sembra durare minuti, Jack la solletica e lei ridacchia nel microfono. “Oh, vedo che il mio fascino funziona ancora con le signore! Non vedo l’ora di venire a trovare te e tuo padre, Amy. Forse potremo andare al lago o in spiaggia insieme. Che ne pensi?”

Amy mette la manina sul telefono e comincia a succhiarlo, ridacchiando ancora quando Jack la solletica.

“Okay, Amy, penso che tu sia stata abbastanza con un uomo più vecchio per adesso. Fai attenzione comunque. Lui continua ad aggirarsi qui intorno” dice Jack, sussurrando l’ultima frase. Dawson urla protestando ed Amy ride più forte.

“Io non mi aggiro” dice Dawson, ridendo al commento di Jack.

“Come vuoi. E a proposito di esercitare fascino con le signore, come sta Joey?” chiede Jack con un sorriso più o meno malizioso.

“Che vuoi dire? Joey ed io siamo solo amici. È così che abbiamo deciso che fosse e così è. Non sto esercitando il mio fascino su di lei” dice Dawson, sapendo dove vuole arrivare Jack.

Joey non può fare a meno di sorridere alla veemenza di Dawson “Sai quello che intendo Dawson, tu e Joey insieme nella stessa città finalmente. Ed entrambi single. Andiamo, amico, non dirmi che non hai almeno pensato…alle possibilità!” Jack ribatte, mettendo Amy sul pavimento.

“Sai una cosa Jack? Questa mi ricorda una certa conversazione che abbiamo avuto prima che io partissi per la USC tanti anni fa” dice, chiedendosi se anche Jack la rammenta.

“Beh, forse perché c’era una certa saggezza in quello che dicevo. Forse se tu mi avessi ascoltato allora…” dice Jack, lasciando la frase incompleta.

“Senti, non ha funzionato allora e non funzionerà ora, okay? Quindi ti prego, possiamo cambiare argomento?” Dawson rimane zitto per un momento e poi sospira “E lei ha appena rotto con Pacey, Jack. È vulnerabile e sta ancora combattendo che le solite conseguenze delle rotture”

“Quindi ci hai pensato. Non ti dispiacerebbe tornare con lei, vero? Sii onesto” chiede, serio.

“Io SONO con lei Jack. Anche quando eravamo separati, io ero con lei. E ora siamo due amici che vivono nella stessa città. Ci vediamo quasi tutti i giorni…”

“Oh, ti prego risparmiami. Il fatto è che stai passando tutto questo tempo insieme a lei e tu ed io sappiamo entrambi che niente tra voi due è semplice come fra due che sono ‘solo amici’”. Jack sa di avere ragione. Sin da quando li ha conosciuti, Dawson e Joey non sono mai riusciti a rimanere single e platonici molto a lungo. A meno che non fossero ai lati opposti del paese. O non si parlassero dopo l’ultimo tentativo fallito di tornare insieme. Ricorda ancora il disastro del diciannovesimo compleanno di Joey al college.

“Beh, le cose sono diverse adesso e questo è tutto. Inoltre, io non voglio essere una riserva…non che questo sia un problema perché noi siamo solo amici, assolutamente niente di più” afferma, cercando di mettere le cose in chiaro e sperando di cambiare argomento presto.

“Si, va bene amico. Chi stai cercando di convincere? Me o te stesso?” chiede Jack affettando innocenza. “Ti conosco e conosco Joey. E conosco la vostra lunga storia” Aspetta che Dawson dica qualcosa, ma lui non lo fa. “Dawson, potrebbe essere questa davvero, l’occasione per voi due di stare insieme senza che niente si frapponga sulla vostra strada”

“Okay, per essere qualcuno che conosce tutto del nostro passato, dimentichi che non c’è mai stata una volta in cui Joey e io non abbiamo avuto qualcosa che si mettesse sulla nostra strada” sospira Dawson “Gli eroi del tempismo sbagliato, ti ricordi? Questi siamo noi”

“Questo è il passato amico mio. Come hai detto tu stesso, le cose sono diverse ora, Dawson. Tu sei una persona diversa ed anche lei” sollecita Jack “Non siete separati da 3.000 miglia e non dipendete dalle telefonate per rimanere in contatto. Siete nella stessa città per la miseria! Puoi vederla ogni volta che vuoi. Non c’è niente sulla tua strada a parte la tua testardaggine”

“E perché stiamo parlando di questo, comunque? Io ho chiamato soltanto per sapere di Amy” dice Dawson, desiderando che Jack semplicemente lasci cadere l’argomento. Si strofina la fronte, lasciando che le sue parole penetrino a fondo, ma anche pregando in silenzio che lasci perdere. Proprio in quel momento qualcuno lo chiama sull’altra linea.

“Ah, ascolta Jack ho un’altra chiamata. Chiamerò te ed Amy più tardi. Saluta Grams e Doug da parte mia” Dawson dice rapidamente, sollevato che la conversazione non si prolunghi ulteriormente.

“Okay Dawson” dice Jack, chiedendosi se deve aggiungere qualcos’altro. Decide di farlo “Guarda, so di non andare per il sottile ma non chiuderti alle possibilità. Non mettere ancora la parola fine su te e Joey”

“Okay, Jack. Ciao” dice, mettendo giù il telefono. Jack fa lo stesso ma non può non sorridere, accorgendosi che Amy lo guarda.

“Beh, tesoro, credo che abbiamo dato allo zio Dawson qualcosa a cui pensare” tuba, sollevando Amy e baciandole la testa. “Promettimi solo che non renderai le cose così complicate quando sarai più grande. Penso di averne avuto abbastanza per almeno due vite intere”.

Un caffè a New York

Un pittoresco e piccolo caffè di New York. Joey ed Audrey sono sedute ad tavolo parlando e mettendosi in pari con le notizie personali. Audrey è chiassosa più che mai e Joey si sente molto meglio di prima.

“Audrey, so che vuoi andare…ci saranno sicuramente dei ragazzi carini lì” dice Joey tirando fuori un paio di cubetti di ghiaccio dal proprio bicchiere d’acqua e mettendo nel caffè caldo. Poi guarda verso di lei cercando di obbligarla a venire alla propria festa.

“Joey, non posso. Ho tutte queste persone con cui ho fatto programmi e semplicemente non posso cancellarli. Sai che sono felicissima che tu abbia avuto una promozione ma tu lavori in una casa editrice dove probabilmente sono tutti uomini di mezza età con le cinture sotto la vita a mostrare i rotoli di pancia” Joey a momenti si strozza sentendo il commento di Audrey.

“Hai visto Ethan l’altra sera, vero? Lui lavora con me” dice, sorridendo.

“E’ l’eccezione alla regola” Audrey mescola il proprio caffè.

“Non vuoi esserci per salvarmi da tutti loro? Quando ti vedranno…beh…” Joey sa che Audrey è come una calamita quando si tratta di uomini, si affollano attorno a lei.

“Andrai con Dawson. L’ultima volta che ho contato il risultato è tre e io non voglio fare il terzo incomodo. Non vuoi andare sola con lui?”

“Audrey” Joey cerca di sembrare sorpresa ma stava pensando praticamente la stessa cosa anche se non era necessario che Audrey lo sapesse.

Dopo il suo incontro precedente, dopo essere stata costretta a leggere la lettera di Eddie a voce alta e a pensare a certe cose, lei vuole proprio passare un po’ di tempo da sola con Dawson. Tempo da soli per capire alcune cose…qualunque siano queste cose. Anche se sospetta che se guardasse abbastanza a fondo dentro di sé, lo saprebbe.

Tutti questi pensieri le attraversano la mente mentre Audrey la guarda attentamente. Anche se sono passati anni da quando loro hanno trascorso dei momenti significativi insieme, ci sono certe cose che non cambiano. Persone, luoghi e circostanze cambiano. Ma altre cose no. ‘L’intera saga di Dawson e Joey è di quelle che non cambieranno mai’ pensa Audrey.

“Come se tu non avessi pensato a quello che potrebbe succedere a fine serata. E con me tra i piedi, semplicemente non è la scena giusta” Audrey le fa l’occhiolino.

“Audrey” risponde Joey fissandola.

“Non dire ‘Audrey’ e non farmi quello sguardo innocente come se non avessi il minimo indizio su quello che sto dicendo” Audrey sorride apertamente mentre scivola sulla sedia, appoggiandosi appena al tavolo.

“Non è affatto così” Joey cerca di suonare convincente ma si chiede chi, sta cercando di convincere. Sé stessa? E…funziona?

“Soffri di allucinazioni? Vi ho visti in cima all’Empire State Building. Gli sguardi, le mani intrecciate…ti prego” scuote la testa, ricordando di averli osservati con l’angolo dell’occhio mentre controllava Alex e Lily.

“Hai visto due amici” afferma Joey recisamente con tono testardo.

“Joey, Joey, Joey. La mia amica preferita ma ignara” Audrey scuote la testa di nuovo e sospira.

“Oh, no, non lo sono. Sto solo…aspettando” gli occhi di Joey scivolano in basso e poi si alzano di nuovo. La sua mente comincia a ripercorrere le scene dei giorni precedenti. Scene di loro due a New York, che camminano insieme, ridono insieme e passano del tempo insieme. Sente che è giusto. Sente…molto più di questo. Ma è solo…troppo presto.

“Aspettando? Aspettando cosa?” indaga Audrey.

“Non sono sicura. Solo…” prova a dire, cominciando a sentirsi confusa e stordita ed esausta e desiderando che Audrey lasci semplicemente perdere.

“Puoi dirlo. Sono qui Joey. Sono qui per ascoltare…” dice Audrey cercando di invogliarla ad ammettere qualcosa…qualsiasi cosa riguardi Dawson e l’ultimo round della saga “vorranno/non vorranno?”. Semplicemente non riesce a credere che non stia succedendo niente tra loro. Sarebbe la prima volta.

“Non importa” dice Joey, sorseggiando la sua bevanda, mentre Audrey la guarda sospettosa, chiedendosi cosa sta nascondendo.

Casa di Jack e Grams a Capeside

Jack si sta preparando per uscire, girando per la cucina mentre Grams rimane in piedi vicino a lui, tenendo Amy in braccio. Jack ha lezione al liceo di Capeside e uscirà tra pochi minuti.

“Che cosa insegnerai oggi, Jack?” chiede Grams. Le piace sentirlo parlare delle sue lezioni. Il suo viso si illumina sempre quando lo fa.

“Parlerò dei diversi elementi delle storie brevi. Di come ogni personaggio ha le sue sfaccettature e dei significati nascosti in letteratura. Questo aiuterà i ragazzini a scrivere le loro storie brevi la prossima settimana” spiega Jack con un gran sorriso accolto con uno di egual misura da Grams.

“Capisco. I ragazzi stanno accogliendo bene il materiale di lettura che gli hai assegnato?” chiede, ricordando la volta in cui Jack ha accennato che uno degli studenti stava avendo problemi a leggere a voce alta in classe una certa poesia. Trattava di un argomento molto personale e quando era venuto il suo turno aveva rifiutato di farlo di fronte ai suoi compagni.

“Si, non ci sono stati problemi ultimamente. Penso che si siano abituati alle diverse storie che condivido con loro” risponde Jack.

“E’ una buona cosa. Spero che le tue classi continuino ad andare bene, Jack” dice Grams, dandogli dei colpetti sulle spalle.

“Anch’io Grams. Quest’anno sta andando molto bene. Spero che Amy possa beneficiare della buona istruzione che ho avuto io quando ero più giovane…a parte i cattivi insegnanti, ovviamente” dice Jack, guardando amorevolmente Amy che gli sorride. Il suo sorriso è proprio come quello di Jen ed è così bello da vedere. Gli ricorda la sua migliore amica ogni volta che lo vede.

“Bene, sembra che la scorsa settimana nessuno abbia chiamato e fatto domande su Amy” commenta Grams.

“Si, è un buon segno. Le cose tendono a migliorare” dice Jack speranzoso. È vero. Le cose erano andate piuttosto lisce la settimana precedente e cominciava a sentirsi fiducioso sul futuro. Il futuro di tutti loro come famiglia.

“Devo andare a scuola. Comportati bene, mio piccolo angelo” dice solleticando il piede di Amy mentre si dirige verso la porta della cucina. Amy ride e sorride a Jack nel frattempo.
“Buona giornata Grams, e fai attenzione ad Amy” dice Jack mentre esce dalla porta.

“Certo che lo farò, Jack. Non dimenticare il tuo ombrello. Sembra che stia per piovere” risponde Grams, facendo saltare Amy che tiene in braccio. La bambina ridacchia.

Jack fa quelle che gli è stato detto. Prende l’ombrello appoggiato vicino alla porta e se ne va con un sorriso.

Ufficio di Joey alla casa editrice. New York

Joey è seduta alla scrivania cercando di dare a vedere che sta lavorando a qualcosa di importante, mentre fa una telefonata. “Ehi” dice alla risposta.

“Joey?” chiede Dawson esitante.

“Pensi che qualcun altro ti potrebbe chiamare come un nevrotico per la seconda volta?” dice Joey scherzosamente, continuando ancora a sembrare impegnata in una chiamata importante. Cosa tecnicamente vera comunque.

“Beh, stai chiamando dal lavoro. È l’unico dei tuoi numeri che non ho nella memoria del cellulare, quindi non ho riconosciuto il numero quando è comparso” dice con un sorriso.

“Oh. Allora, sei sempre intenzionato a venire stasera, giusto? Io, tu al party di promozione?” chiede Joey esitante, trattenendo il fiato e sperando che la risposta sia ancora si e che non ci sia nessun imprevisto.

“Jo, questa è la seconda volta che mi chiami oggi per avere la conferma che verrò e la quarta questa settimana. E ogni volta ti ho detto che ci sarò. Penso che sia un fatto ormai accertato che sarò la tua scorta” dice Dawson con una risata.

“So che sono troppo ansiosa ma è davvero, davvero importante per me che tu ci sia. Soprattutto visto che siamo nella stessa città ora e tu sei a portata di tassì” risponde ancora leggermente esasperata “Significherebbe tutto per me averti qui e voglio essere certa che non te ne dimentichi”

“Jo, rilassati” dice Dawson con fermezza “ E’ scritto sul mio palmare, sul mio calendario al lavoro e ho anche sei email promemoria”

“Quindi sai come devi vestirti allora?” domanda in pieno panico.

“Si. Jeans e maglietta aderente” dice con sicurezza, aspettandosi la sua risata.

“Non è divertente Dawson” risponde esasperata.

“Oh, dai. Ti sto solo stuzzicando. Rilassati. Perché sei così in ansia? Non è la prima volta che vado ad un cocktail party. Cosa pensavi che facessi a L.A.?” chiede, domandandosi ancora una volta che succede. La sta prendendo davvero in modo esageratamente drammatico.

Joey sospira dall’altra parte del telefono “Hai ragione. È solo che…non importa”

“Okay, semplicemente rilassati, Jo. Ti prometto che sarà una serata memorabile” lei sorride in risposta al sorriso che sente nella sua voce “Ti verrò a prendere a casa. Assicurati di essere pronta in tempo perché è di cattivo gusto arrivare in ritardo alla propria festa” ride Dawson.

“Mi verrai a prendere?” chiede Joey, alzando le sopracciglia e appoggiandosi alla sedia, il sorriso ormai diventato un grande sorriso “E’ un appuntamento Dawson Leery? Stai per portarmi una margherita e offrirmi di cominciare con qualcosa di semplice, come…tenerci per mano?” chiede, arrotolando il filo del telefono al dito, un dolce sorriso sulle labbra mentre ricorda quel momento, così tanti anni prima.

Dawson emette una risata di gola dall’altra parte della linea.

“No, non è un appuntamento. Perché se lo fosse, non andremmo ad un party di lavoro” dice Dawson, domandandosi mentre lo dice che se non è andato troppo oltre. È solo un amichevole e innocuo flirtare…ma sempre flirtare. ‘Mannaggia a te, Jack’ pensa.

“Maledizione. Mi preparavo a farmi bella per te” ride, arrossendo leggermente, il cuore che batte forte chissà perché. Le è mancato, sentirsi così libera, così a proprio agio, flirtando con Dawson come erano abituati a fare.

“Ma tu semplicemente non potevi andare via, vero? Tu dovevi vedermi”

“Modestia, modestia. Ti faccio sapere che ho infilato un dollaro in quel jukebox più di tre ore fa. Non me ne andrò finché non avrò sentito la mia canzone” ha detto quella notte, la notte prima del suo diciannovesimo compleanno.

E proprio quella stessa notte, più tardi, loro hanno...beh, loro hanno…

“Beh, sarà per un’altra volta” dice Dawson, ridendo e facendola uscire dall’inaspettato ricordo.

“Allora, come sta andando la sua giornata, Mr. Leery?” chiede, sentendosi leggermente accaldata e ansiosa di cambiare argomento.

“Bene, le cose stanno andando molto lisce. Sto parlando con le persone che mi servono e il progetto progredisce per quanto possibile adesso mentre cerco di entrare in confidenza con una città del tutto nuova” dice lui, l’eccitazione nella voce.

“Ottimo. Sono molto contenta di sentirlo, Dawson. Non che avessi il minimo dubbio che le cose potessero andare storte” dice Joey maliziosamente.

“Grazie. Penso che aiuti avere il mio gruppo personale di sostenitori a portata di metropolitana o di tassì” dice Dawson con un sorriso.
“Dovrebbe” ridacchia Joey, lasciando cadere una pausa di silenzio “Okay, dovrei andare e tornare al lavoro. Credo che sappiano che sto facendo un’altra chiamata personale”

“Okay, ci vediamo più tardi. Ricordati di essere puntuale. E prendi un ombrello. Ora ha smesso ma si prevede pioggia più tardi” dice Dawson con decisione, accertandosi che lei lo ricordi.

“Capito. A stasera” risponde lei, lasciando protrarsi un’altra pausa.

“Ciao, Jo” dice lui piano.

“Ciao” sussurra lei, agganciando il telefono. Poi fissa il vuoto per un attimo e sorride. Non vede l’ora che arrivi il pomeriggio. Potrebbe essere una delle serate più importanti della sua vita ed è felice che Dawson la divida con lei.

Casa di Jack. Capeside.

Mentre prepara la cena in cucina, Grams si accorge che ha cominciato a piovere. Asciugandosi le mani, va a controllare Amy per essere sicura che sia comoda e al caldo. E che stia ancora dormendo.

Fischietta mentre entra nella stanza di Amy, vedendo la bambina che la fissa senza espressione. Il suo viso si accende vedendola sveglia, sorride e muove la sua culla per solleticarle la guancia. Quando posa le dita sulle sue guance, sente che Amy è calda, più calda del normale. Il suo sorriso si spegne mentre le posa il palmo sulla fronte, accorgendosi che la bambina brucia.

“Amy, tesoro, scotti” dice, mettendole l’altra mano sulla fronte per essere certa che non si tratti d’immaginazione. Ce la lascia per un minuto. Amy è davvero calda. Grams si concentra a fondo cercando di ricordare se Amy lo fosse prima del sonnellino. Incapace di ricordare esamina la stanza, chiedendosi cosa possa averle fatto venire una febbre così alta. Si ferma di botto e rimane a bocca spalancata quando si accorge che la finestra della camera è aperta. Le tende ondeggiano leggermente con la brezza, il freddo filtra nella stanza.

Grams chiude la finestra e torna alla culla, sollevando Amy e stringendola. Mentre si precipita in bagno, la bambina comincia a lamentarsi appena.

“E’ tutto a posto, angelo, vediamo se riusciamo a trovare qualcosa che ti faccia stare meglio” dice in modo rasserenante, aprendo l’armadietto delle medicine per cercare. Mentre le da una medicina mette un guanto di spugna sotto l’acqua fredda e lo appoggia gentilmente sulla fronte di Amy, cantando sottovoce e cullandola, sperando che la febbre si abbassi o sparisca.

Mentre i lamenti di Amy si calmano, Grams controlla di nuovo la sua fronte, pregando che sia meno calda. Ma non è così. Con un profondo sospiro, Grams torna all’armadietto delle medicine, cercando freneticamente qualcos’altro da darle. Notando un asciugamano sul muro, lo afferra e lo avvolge strettamente attorno ad Amy per far abbassare la febbre e di fermare i suoi brividi. La bambina ricomincia a piangere e Grams continua ad aspettare che la medicina faccia effetto, mentre le canta degli inni, cercando di calmarla. Mezz’ora dopo, niente ha sta funzionando e Grams si accorge che Amy è ancora più calda di prima e che è peggiorata.

“Okay, mia cara, andiamo a chiamare papà e vediamo se riesce a farti stare meglio” dice, baciandole la fronte e andando di sotto per chiamare Jack, sperando che non ci sia niente di davvero grave.

Salone “West Wing” al Plaza di New York

Arrivando al cocktail party, Dawson e Joey lasciano cappotti e ombrelli al valletto che è sulla porta per occuparsi degli ospiti. Si prendono a braccetto e Dawson sorride tranquillo a Joey, che sembra un po’ nervosa. Ma il suo sorriso diventa più sicuro dopo aver incrociato lo sguardo di lui. Dawson lo sente e ripensa alla Joey dei tempi andati, la ragazza che aveva creduto di rimanere per sempre intrappolata a Capeside. Mentre lei guarda di fronte a sé con determinazione, lui le lancia un’occhiata rapidissima per cogliere quel momento e non può fare a meno di essere molto orgoglioso.

Girano l’angolo insieme e lentamente le persone si accorgono che Joey Potter è in piedi sulla porta e cominciano ad applaudirla. Dawson le stringe la mano e Joey gli sorride accorgendosi che le ha lasciato andare il braccio. Si allontana appena da lui mentre lui la guarda, il cuore gonfio di gioia alla possibilità di passare questo momento con la sua migliore amica e una delle persone che significano di più per lui.

“Congratulazioni Joey” dice una giovane donna porgendole la mano da stringere. Una cameriera si avvicina a loro offrendo da bere a tutti.

“Grazie Caroline” Joey le stringe la mano guardandola negli occhi e trattenendo il suo sguardo con un sorriso mentre prende un drink dal vassoio.

“Hanno fatto una magnifica scelta” le dice un uomo di mezza età, stringendole la mano e coprendola con l’altra.

“Apprezzo che tu lo dica, Stan” Joey sorride di nuovo, guardando appena dietro le spalle di Stan verso Dawson, che ha gli occhi incollati su di lei. Sorridendo orgogliosamente, lui alza il proprio bicchiere di champagne verso di lei. Joey sorride e risponde al brindisi.
Continua a stringere altre mani e si inoltra nella folla. Dawson si gira, guardandosi attorno. È la prima volta che presenzia ad un evento sociale del lavoro di lei. È curioso di vedere quanto possa essere diverso da quelli a cui interviene normalmente. Non molto, scommette.

“Ehi, Dawson” si scuote dai suoi pensieri vedendo Ethan in piedi davanti a sé.

“Ehi, eccoti” sente una voce dire mentre qualcuno arriva dietro di lui.

Alza le sopracciglia sorpreso “Sam?” s’impappina appena “Che stai facendo qui?”

“Beh, Dawson, mi ha invitato Ethan” Samantha sorride ad Ethan e poi guarda Dawson, che appare ancora sorpreso.

“Oh…grandioso” Dawson sorride e trattiene una risatina. Samantha lo guarda minacciosa ad occhi socchiusi prima di girarsi a sorridere ad Ethan. Ethan ricambia il sorriso e prende due bicchiere da una cameriera che passa accanto a loro. Ne porge una a Samantha e tiene l’altro per sé.

“Grazie” dice lei, sorridendo allegramente.

“Ai nuovi amici” dice Ethan, sollevando il bicchiere.

“Ai nuovi amici” ripetono Dawson e Samantha.

“A proposito” dice Samantha dopo aver bevuto un sorso “Dov’è andata Joey?” si alza in punta di piedi cercando di vederla.

Ethan si gira, partecipando alla ricerca “Qualcuno mi cercava?” Joey sorprende Dawson insinuandosi dietro di lui e infilando il braccio sotto il suo. Appoggia la testa alla sua spalla per un momento. Sembra molto contenta, i suoi occhi sono luminosi e ha un largo sorriso.

“Allora eccoti” dice Ethan, facendo un passo avanti e baciandola leggermente sulla guancia “Congratulazioni. Te lo meriti davvero”

“Grazie” Joey è raggiante, eccitata e felice.

“So che ci conosciamo appena ma da quello che ho visto e, sapendo quanto sei speciale per quest’uomo qui, sono sicura che lo meriti davvero. Sono felice per te anch’io”

Le due donne si abbracciano brevemente prima di allontanarsi e Joey torna accanto a Dawson, infilando di nuovo il braccio sotto il suo e appoggiandosi a lui. Il senso di giustezza è di nuovo lì. Come se quello fosse…il suo posto.

“Non credo di averti già fatto le congratulazioni” dice Dawson, sorridendole.

Joey solleva la testa dalla sua spalla e lo guarda dritto negli occhi. Lui pensa alla ragazza che usava imbarazzarsi quando qualcuno le faceva un complimento. Ma non più. Joey Potter è cresciuta una volta per tutte.

Dawson si china piuttosto rapidamente, posandole sulla guancia un lungo bacio. Lei chiude gli occhi e sospira piano, godendosi il breve contatto. Si scambiano uno sguardo, poi lei si guarda intorno.

“Sono spiacente ma ci sono altre persone che devo salutare” spiega a Samantha ed Ethan, che annuiscono.
“Certo, fa pure”

Joey sorride loro e poi si gira di nuovo verso Dawson “Ti va di venire con me?” i loro occhi si incontrano di nuovo.
“Fammi strada” dice lui. Joey sorride e loro si allontanano.

Sam ed Ethan guardano entrambi Dawson e Joey mentre spariscono nella folla, poi si scambiano occhiate d’intesa.

Pronto soccorso dell’ospedale. Capeside.

L’ambulanza accosta l’ingresso del Pronto soccorso. Jack è seduto dietro, tiene Amy contro il petto e controlla ogni pochi secondi che respiri. Un’infermiera apre velocemente la porta posteriore e poi un ombrello. Piove a dirotto ora. Jack esce, cullando Amy. Sente il suo rantolo ogni volta che prende fiato. È come ritornare agli ultimi giorni di vita di Jen quando controllava il suo respiro. Strizza gli occhi e inghiotte prima di cominciare a camminare, accompagnato dagli infermieri. Mentre entrano nel pronto soccorso, Grams gli mette una mano sulla spalla e si scambiano uno sguardo preoccupato.

Jack osserva l’infermiera portare Amy dentro.

“Signore?” Jack guarda alla propria sinistra e vede una donna che cammina verso di loro. Le va velocemente incontro “Mi servono i dati della sua assicurazione e tutte le informazioni su sua figlia” Jack la fissa, in quel preciso momento incapace di pensare.

“Ummms…” comincia a tirare fuori il portafoglio con mani tremanti.

Lo fa cadere sul pavimento e si china a raccoglierlo “Ecco, lascia che ti aiuti” Grams si piega e recupera il portafoglio di Jack.

Jack tira fuori il suo tesserino assicurativo “Ecco” dice porgendolo alla donna dietro il vetro.

“Torno subito” la donna si allontana.

Jack si copre la bocca con una mano “E se…” mormora, cercando di cacciare indietro le lacrime che minacciano di riempirgli gli occhi. Non è mai stato così spaventato in tutta la propria vita. Neanche quando ha dovuto affrontare suo padre a proposito della sua sessualità.

“Jack, se c’è una cosa che sappiamo di Amy, è che c’è molto di Jen in lei…è una che sopravvive, non c’è dubbio su questo” Grams lentamente conduce Jack verso l’area di attesa del pronto soccorso.

Lui si prende la testa fra le mani, consumato dal pensiero di non avere più Amy con sé. Alza la testa.

“Hai chiamato Doug?”

“No, non ancora” dice Grams proprio mentre il dottore esce dall’interno del pronto soccorso.

“Sua figlia è molto malata” guarda Jack e poi Grams “Stiamo provando a…beh, stiamo lavorando su di lei” dice in tono piatto e poi si gira mentre cammina di nuovo attraverso la porta.

“Oh Jack, e se…” Grams non riesce più a trattenere le lacrime mentre afferra la sedia più vicina in cerca di appoggio. Jack la sostiene mentre lei prova a sedersi.

Poi se ne va per un attimo “C’è un telefono pubblico?” chiede alla signora dietro il vetro. Lei gli fa segno di fare il giro e gli porge il telefono.

Jack chiama Doug e lo aggiorna su quello che sta succedendo. “Sarò lì tra poco” dice Doug prima di attaccare. Jack ringrazia la donna dietro il bancone.

Qualche momento dopo, Grams e Jack si stanno stringendo l’un l’altro mentre Doug attraversa velocemente l’ingresso del pronto soccorso. Grams e Jack si alzano e Doug li raggiunge, avvolgendoli entrambi in un abbraccio.

Cocktail party a New York

Samantha, Ethan, Dawson e Joey sono seduto ad un tavolo, chiacchierando senza sosta e godendosi l’atmosfera. Joey pensa di avere salutato fino all’ultimo dei presenti e si sta finalmente godendo la festa. Ha sentito un nodo allo stomaco tutta la sera.

“Allora, Joey, hai sempre voluto fare il redattore?” chiede Samantha.

“No, da adolescente mi piaceva disegnare. Ho seguito delle lezioni per principianti e ho disegnato alcuni ritratti per un po’. Mi piaceva davvero ma ora è piuttosto un hobby che altro. Mi è sempre piaciuto anche scrivere, ma è stato al college che è diventata quasi un’ossessione. Sono sempre stata brava a correggere i miei scritti così questo lavoro sembrava adatto a me” risponde Joey.

“Sul serio? Anche io facevo degli schizzi al liceo. Mi piacevano perché potevo esprimere me stessa disegnando. Poi ho cominciato a scrivere storie e così ho scelto di essere una sceneggiatrice. Amo la narrativa ma non riesco a immaginarmi scriverla. Preferisco il formato della sceneggiatura. Una cosa che mi piacerebbe fare un giorno è adattare un romanzo per il grande schermo” spiega Samantha.
“Si, potrebbe essere interessante” dice Dawson “Anche se di solito un libro perde parte del suo potenziale quando viene trasferito sullo schermo”

“Vero” interviene Ethan “Ci sono tante cose, tanti piccoli dettagli in un libro che non si possono semplicemente tradurre in un film. Tutte le volte che ho letto il libro prima di vedere il film, sono rimasto sempre deluso”

“Ma è questa la sfida nell’adattamento cinematografico di un libro” dice Samantha con passione.

“Beh, so che tu sei molto brava nel tuo lavoro da quello che mi ha detto Dawson. Lo show è meraviglioso e l’ho detto a Dawson fino alla nausea” dice Joey, gettando un’occhiata a Dawson e offrendogli il suo caratteristico sorriso “Quindi sono sicura che tu puoi farcela”

“Aw, è dolce da parte tua. Grazie” risponde Samantha con un sorriso sincero.
“Nessun problema. Allora, ti piace New York fino ad ora?” chiede Joey.

“E’ del tutto nuovo per me, ma eccitante. Ci sono tante cose che voglio esplorare. E intendo non per lavoro. Sono stata qui e là aiutando Dawson. Voglio rivedere tutto e avere tempo per scoprire tutto” risponde Samantha.

“Si, so cosa vuoi dire. È come nei viaggi di lavoro, non c’è tempo per nient’altro. Visto che conosco bene la città, possiamo fare un giro insieme e vedere il panorama. Che ne pensi?” propone Joey, gettando uno sguardo al resto del gruppo per vedere se sono d’accordo. Dawson le sorride e annuisce.

“Penso che sarebbe grandioso. Desideravo proprio la città con qualcuno che ne conosce tutti i segreti” risponde.

“Si, scommetto che il talento di Joey come guida è incredibile” scherza Ethan e Dawson ride, ma si ferma quando Joey gli lancia un’occhiata.

“Ehi, sono una buona guida. So come muovermi” dice Joey, a propria difesa.

“Come no, sicuro” Ethan continua a scherzare. Joey gli lancia una breve occhiata “Sto scherzando” aggiunge alla fine mentre Joey continua a fissarlo. Dawson decide di mettere fine alla cosa prima che Joey gli stacchi la testa o qualcosa del genere.

“Samantha, è brava come guida, te lo assicuro” dice a sua difesa.

“Grazie” risponde Joey, annuendo solennemente e poi i quattro scoppiano a ridere.

“Okay, scambiamoci i numeri di telefono così potrai chiamarmi per fissare ora e luogo” dice Joey a Samantha. Mentre lo fanno, Joey sente un dolore allo stomaco. È lo stesso che ha sentito tutta la sera. Pensava fosse soltanto nervosismo. Sembra di no. Mentre il resto del gruppo continua a parlare, lei prova ad aspettare per vedere se va via, ma non lo fa.

Ethan dice qualcosa che li fa ridere e Dawson, quando sente che non ride anche lei, la guarda. Si accorge subito che è diventata leggermente pallida.

“Joey, ti senti bene?”

Samantha ed Ethan sentono la domanda e la conversazione si interrompe mentre i tre guardano Joey preoccupati.

“Non proprio. Non mi sento tanto bene” dice piano a Dawson.

In un attimo Dawson è preoccupato per lei “Posso fare qualcosa? Vuoi andare a casa?”

“Sono sicura che non è niente. Probabilmente è solo un mal di testa, o qualcosa che ho mangiato. Mi sono sentita male tutta la sera più o meno comunque” dice con un sospiro.

“Dovresti stenderti” dice lui, mettendole una mano sulla fronte per vedere se è più calda del normale. Sembra di no, ma è sempre troppo pallida “Lascia che ti porti a casa, okay?” dice Dawson.

Joey annuisce e si alzano. Ethan e Samantha fanno lo stesso.

“Ci dispiace” Dawson si scusa con Ethan e Samantha.

“Va bene. Nessun problema” dice Ethan e Samantha annuisce.

“Sei sicura di stare bene?” Samantha le chiede, mettendole una mano sul braccio per un momento.

Joey le sorride “Si, starò bene. Grazie comunque” risponde, sorridendo debolmente ai due mentre il dolore cresce.

“Prego. Guarisci” risponde Samantha “Prenditi cura di te stessa”

“Mi assicurerò che lo faccia” risponde Dawson mentre salutano. Sul punto di uscire, si imbattono nel capo di Joey, Nina, che ha organizzato l’evento.

“Vado a prendere i nostri cappotti mentre parli con lei, va bene?” chiede Dawson e Joey annuisce.

“Joey, eccoti! Ti stai godendo la tua festa?” chiede in modo amichevole.

“E’ una festa meravigliosa. Grazie mille. Sono spiacente ma devo andarmene presto. Non mi sento bene” si scusa con il proprio capo, che, proprio come tutti gli altri, sembra preoccupata per lei.

“Mi dispiace sentirlo. È normale con tutto questo stress. Spero che tu stia meglio, Joey. Voglio vederti al lavoro lunedì. Sei una parte importante della squadra. Ora più che mai” dice Nina, mettendole una mano sulle spalle.

“Grazie, Nina. Ci sarò, nessun problema. Sono certa che domani sarà tutto passato” dice Joey.

“Prego. Guarisci, Joey”

Dopo aver salutato un paio di altre persone, Joey va incontro a Dawson nell’atrio. Ha in mano i loro cappotti e la sta aspettando. Dawson e Joey lasciano l’hotel. Dawson la conduce fuori dalla porta, tenendole sempre un braccio attorno. La testa di Joey è sulle sue spalle. Il portiere chiama loro un tassì e mentre camminano verso l’auto, Dawson tiene sollevato il proprio cappotto sopra le loro teste, proteggendoli dalla pioggia a dirotto.

Ristorante “Rinascimento”. New Orleans.

Pacey e Brecher stanno parlando ad un tavolo del ristorante di Brecher. Il ristorante è, come sempre, molto elegante. Illuminazione gradevole, fragrante odore di pane caldo, carne e zuppe. I clienti sembrano gustare davvero quello che mangiano e l’atmosfera è buona.

“Congratulazioni, Pacey! Hai fatto un lavoro eccellente!” Brecher esclama mentre parla con Pacey, guardandosi intorno soddisfatto.

“Grazie, amico” risponde Pacey sorridendo orgoglioso e guardandosi attorno anche lui. È vero. Ha fatto un gran lavoro nel poco tempo dall’arrivo e lo sa. All’inizio pensava di non farcela invece poteva…e l’ha fatto. Si è sentito bene come in questo momento davvero poche volte nella propria vita, circondato dal proprio successo.

“Prego. Ho sempre saputo che eri fatto per gestire un ristorante, ragazzo, fin dal primo momento che ti ho visto lavorare a Boston. Avevi talento. Avrai ancora più successo ora. Non più guadagni da piccola città. Sei nel giro grosso ora” si vanta con Pacey.

“Lo apprezzo. Non potrò mai ringraziarti abbastanza per questo lavoro” risponde, dicendo la verità.

“Nessun problema. Piacere mio. Allora…che ne dici di andare a festeggiare?” gli chiede Brecher a voce bassa mentre gli fa l’occhiolino “Una notte fuori in città. Andremo a vedere la selvaggia New Orleans di notte e lascia che te lo dica: la amerai. Le donne sono incredibili là fuori e penso che sia quello che ti serve adesso” Brecher lo guarda e Pacey geme leggermente.

“In ogni modo, com’è la tua vita amorosa ultimamente?” chiede, divertito dalla risposta di Pacey.

“Hmmm…” Pacey comincia “E’ stata una strada in salita ultimamente”

“Davvero? Parlamene. Che sta succedendo?” chiede, con un mezzo sorriso. Pacey non è sicuro di potersi fidare di lui ma chi altro rimane?

“Beh, ho appena rotto con la ragazza che è stata la mia ossessione per anni. La rottura è stata consensuale ma non è quello che pensavo sarebbe accaduto quando siamo tornati insieme pochi mesi fa”. Scrolla le spalle “E anche se so che è stato per il meglio, è ancora…un altro dei fallimenti della mia vita, credo” Pacey risponde, sentendosi di sicuro a un po’ a disagio a parlare di questo a Brecher. Forse è stato facile. Forse perché non doveva spiegarle molto, Audrey sapeva già. Credeva che l’unico a non saperlo davvero era stato lui.

“Ah, capisco. Io ho avuto molta fortuna con le signore. Ne ho avute alcune qui e là. È stato divertente” dice Brecher, prendendo un sorso di birra mentre lo dice come se fosse la cosa più normale del mondo. E lo sarebbe se lui non fosse sposato.

“Si?” dice Pacey, fingendo un sorriso. Capisce che Brecher è infedele come è sempre stato, ed è coinvolto con altre donne anche se è sposato. Pacey comincia a ricordare perché ha smesso di piacergli la prima volta. Le persone infedeli sono persone di cui non ci si può fidare. Il suo viso si oscura quando si rende conto di una cosa, Maddie. Maddie e lui, la relazione clandestina. Mentre considera la cosa, Brecher continua la conversazione, senza accorgersi del cambiamento di umore di Pacey.

“Si, allora che ne pensi di uscire dopo la chiusura? Ti mostrerò come divertirsi davvero a New Orleans. Possiamo prendere a bordo qualche ragazza” dice mentre ride fra sé.

“Certo, sembra divertente” dice, costringendosi a mettere da parte il ricordo doloroso della relazione proibita “Lascia che controlli la situazione e quando sarà tutto a posto, possiamo andare”

“Certo, amico, fa pure” dice Brecher, sorridendogli come se fosse il suo migliore amico e finisce la propria birra. Pacey cammina verso il bar con espressione seria. Per qualche ragione, il fatto che Brecher si consideri il suo migliore amico lo disturba.

Cocktail party a New York

Ethan e Samantha guardano Dawson e Joey lasciare la festa. Lanciandosi sguardi a vicenda, sorridono entrambi e poi abbassano lo sguardo sui bicchieri che tengono in mano.

“Spero che stia bene” dice Samantha, alzando gli occhi verso di lui.

“Sono sicuro che starà bene. Dawson è con lei” entrambi annuiscono d’accordo e si sorridono, è lapalissiano. Cala il silenzio, ma non è del tipo imbarazzante. Sono a loro agio.

“Volevo ringraziarti per avermi invitato” Sam lo guarda direttamente negli occhi mettendo gentilmente una mano sulla sua.

“Dovrei essere io a ringraziarti di essere venuta con me. Sono stato bene stanotte” Guarda lei che sorride, abbassa la testa e poi lo guarda di nuovo.

“La costa est e quella occidentale sono luoghi molto diversi”.Lei si guarda attorno prima di lanciare un’occhiata nella direzione di lui che la sta ancora guardando.

“Si, lo sono”. Si sorridono ancora prima che Ethan continui “”Mi sembra che Dawson abiti per conto suo, quindi, tu dove stai?” La guarda aspettando una risposta sempre più curioso sulla donna seduta di fronte a lui. Si è sorpreso a pensare a lei sempre più spesso dalla notte di Halloween. Le domande lo hanno perseguitato a tal punto ultimamente che alla fine ha chiamato il numero che lei gli ha dato in cima all’Empire State Building quella notte.

“Sto da mia zia” dice in modo piuttosto brusco per fargli capire che non ha davvero voglia di parlare di sua zia.

“Non volevo ficcare il naso” lui coglie il suo tono di voce mentre risponde all’ultima domanda.

“Oh, non lo stavi facendo. È solo che è…beh…” si ferma brevemente, guardandolo con occhi supplichevoli.

“Complicato?” prova a finire la frase e lei sorride “Allora, Sam, Sammy, Samantha…dimmi di più su di te” la sollecita, già completamente intrigato.

“Hmmm…veramente a me piacerebbe saperne di più su di te” lei lo guarda negli occhi e vede che brillano chiaramente nella sua direzione “La mia vita è abbastanza noiosa”

“Che cosa vuoi sapere? Sono un libro aperto” sorride lui, continuando a domandarsi che cosa gli chiederà. È abbastanza sicuro che la sua vita non sia noiosa come lei finge che sia.

“Dimmi come vuoi che sia il tuo futuro” Non era la domanda che si aspettava. Si aspettava piuttosto qualcosa del tipo ‘Hai molti parenti? Dove sei nato?’, cose così. Lui sorride e penso ‘Wow, questa donna va proprio dritta al punto’

“Come voglio che sia il mio futuro?” sembra pensarci su “Beh, mi…mi piacerebbe…”

Sam lo guarda incespicare leggermente nelle parole“Scusa se sono andata troppo nel personale”

“Mi piacerebbe davvero scrivere” lui si lascia sfuggire infine e poi la guarda come cercando la sua approvazione.

Lei sorride, annuendo, felice che si sia aperto con lei.
“E perché vuoi scrivere?” vede i suoi occhi illuminarsi mentre comincia a parlarle della sua vita e di come da bambino si trasferiva in continuazione seguendo suo padre che era in Marina.

“Ho visto una quantità di posti e penso che sarebbe interessante scrivere le mie esperienze. Spero che altri ragazzini che hanno vissuto la stessa situazione possano trovare un riferimento e non sentirsi continuamente fuori posto. È stato difficile viaggiare costantemente e scrivere è sempre stata la mia forma di terapia” Samantha guarda l’uomo seduto davanti a lei e le sembra più vissuto mentre le parla dei posti in cui è stato e delle cose che ha visto. Lui è così interessante e si accorge all’improvviso che le piacerebbe arrivare a conoscerlo meglio “ E mi piacerebbe sul serio sistemarmi”. Quest’ultimo commento la coglie di sorpresa in principio ma capisce.

“Io sono praticamente l’opposto” parla a bassa voce “Non ho mai lasciato i sobborghi in cui sono cresciuta da bambina fin quasi ai vent’anni. Ho sempre sentito il bisogno di scrivere ma per una ragione diversa. Per lasciar viaggiare la mia mente verso i luoghi dove potevo solo sognare di andare. Ho inventato i miei mondi personali da esplorare ed era meravigliosi perché non sono mai andata da nessuna parte. Certe volte afferravo un libro e quasi dimenticavo di mangiare. Volevo soltanto leggere, leggere, leggere. E più leggevo, più riuscivo a immaginare. Più leggevo, più riuscivo a immaginare finché semplicemente non ho potuto più tenermi tutto dentro e allora ho cominciato a scrivere”. Ethan riusciva a sentire il suo tono passare dalla tristezza alla completa eccitazione.

“Del tutto comprensibile” dice lui.

“Sai quello che si dice – per essere uno scrittore è imprescindibile aver avuto un’infanzia disastrosa”

“Credo che abbiano ragione, per lo meno nel nostro caso. Voglio dire, se fosse sempre tutto perfetto, di che cosa si scriverebbe?”

“Esatto” Samantha ride e corrente di comprensione passa fra di loro.

“Che ne diresti se qualche volta ci scambiassimo un po’ delle cose che abbiamo buttato giù? Scommetto che anche se sono diverse, hanno lo stesso una cosa in comune”

“E sarebbe?” indaga inquisitiva.

“Che non importa se vere o immaginate, sono eccitanti” Sam annuisce, mentre si sposta appena chinandosi ancora un po’ ad ascoltarlo mentre lui continua a parlare.

Appartamento di Joey. New York

Il tassì li scarica proprio di fronte all’ingresso, sul marciapiede. Dawson paga la corsa e Joey apre l’ombrello. Il suo braccio attorno alla vita di lui, quello di Dawson attorno alle sue spalle, attraversano la strada con attenzione. Entrano nell’appartamento mentre Dawson tiene aperta la porta per lei e lei si leva immediatamente il cappotto, tirando le chiavi e la borsa sul tavolo.

Dawson la osserva attentamente mentre si sfila le scarpe e si butta sul divano. Non sembra più così pallida, solo stanca. Accende qualche luce e si sposta in cucina, togliendosi il cappotto lungo la strada.

“Jo, vuoi qualcosa da bere? Tipo acqua o tè? Oh aspetta, hai la Sprite. Questa ti aiuterà a mettere a posto lo stomaco” dice dalla cucina, cercando nel suo frigorifero.

“Sono a posto. Ho solo bisogno di riposarmi un po’ e di parlare con il mio migliore amico” lei sorride apertamente, osservandolo tornare e stendendo la mano verso di lui.

“Beh, penso che si possa fare” dice lui, spostandosi sul divano e mettendosi i piedi di lei sulle ginocchia. Lei sospira e dopo in attimo si tira su in posizione seduta per vederlo meglio.

“Dio, ero completamente terrorizzata stanotte, Dawson! Ho pensato per tutto il tempo che sarei svenuta” dice Joey, il che le procura uno sguardo sorpreso da parte di Dawson.

“Non l’avrei mai indovinato Jo, neanche una volta” risponde Dawson, strofinandole leggermente il piede “Sembravi così sicura e tranquilla, completamente a tuo agio con tutti e con tutto”

“E lo ero. Non so come ma lo ero. Eppure, avevo il terrore di sbagliare e di rendermi completamente ridicola” Joey ride di sé stessa, spostandosi i capelli dal viso.

“Non lo faresti mai Jo” dice Dawson sinceramente, guardandola “Tu hai tanto di quel talento e una personalità magnetica che attrae tutti. È come se tu irradiassi uno splendore naturale e un’energia che cattura le persone. E posso dire che ho visto chiaramente quanto tutti loro ti rispettino come persona e come redattore”

(“Rinse” di Vanessa Carlton comincia in sottofondo)

“Che cosa ti rende così sicuro Dawson? Perché hai tanta fede e fiducia in me?” chiede curiosa, fissandolo. È stato sempre capace di farlo. Dice sempre quello che lei ha bisogno di sentire e lei sa che è sincero e non sta solo nutrendo il suo ego.

and if she runs away she fears she won't be followed
what could be the worse than leaving something behind
and as the depth of oceans slowly become shallow
it's loneliness she finds…

“Perchè Joey, io ho fede in te. Inoltre, non hai mai fallito” dice Dawson, dandole dei colpetti sul piede a mò di rassicurazione.

If only he was mine

“Mi dai troppo credito, Dawson. Ho fallito in così tante cose. Cose che ho fatto, cose che ho detto, scelto che ho preso” dice Joey, emozionandosi. Almeno è sicura che sta spendendo bene i propri soldi. Dovrebbe…dovrebbe parlargli? Di tutte le domanda che si pone ultimamente? ‘Che cosa stai aspettando?’ le ha chiesto Audrey quella mattina. Che cosa sta aspettando? Di che cosa ha così paura?

how she'd be soothed, how she'd be saved if he could see
she needs to be held in his arms to be free

“Sai che ti dico Jo?” dice Dawson, attirando il suo sguardo “Fare errori, fare scelte sbagliate è una parte della crescita e ne siamo colpevoli tutti”.

“Ma e se facciamo sempre gli stessi errori ancora e ancora? Dawson, è una parte della maturazione e della crescita?” chiede lei, ansiosa di sentire la sua risposta “E se fare lo stesso sbaglio continuamente fosse qualcosa che non mi permetterà mai di crescere davvero? E le opportunità perdute?”

she's been wishin' on the stars that shine so bright
for answers to the questions that will haunt her tonight

Dawson la guarda serio. Le sue parole hanno toccato un punto dolente dentro di lui. Un punto che lui non è ancora pronto ad affrontare.

“Non preoccuparti di crescere, Jo. Abbiamo ventiquattro anni. Ci sono un sacco di cose che dobbiamo ancora sperimentare. E lo farai Jo. Sperimenterai quelle cose. Veramente lo hai fatto già. Semplicemente non lo vedi” dice con un sorriso “Quindi forse fare ripetutamente gli stessi sbagli è solo parte della crescita”

but everything happens for reasons that she will never understand
'til she knows the heart of a woman will never be found in the arms of a man

”Si, forse” dice Joey piano, sorridendogli e catturando i suoi occhi. I loro sguardi si incrociano e all’improvviso, le parole non servono più.

she'd do anything to sparkle in his eye
she would suffer, she would fight, and compromise
she's been wishin' on the stars that shine so bright
for answers to the questions that will haunt her tonight

La pioggia batte gentilmente contro la finestra, sfondo perfetto per questo momento senza tempo.

Ospedale di Capeside.

Grams, Jack e Doug seduti nella sala d’aspetto dell’ospedale. Jack ha il braccio attorno alle spalle di Grams mentre Doug gli tiene la mano. Hanno sguardi preoccupati. Mentre entrano i medici, si alzano per ascoltare le notizie.

“Ci spiace, Amy ha la polmonite. Sfortunatamente è molto grave e avrebbe potuto morire se non l’aveste portata qui prima possibile. Adesso stiamo facendo del nostro meglio per curarla e deve rimanere in ospedale fino alla completa guarigione” dice il primo medico.

Grams si accascia sulla sedia e comincia a piangere. Jack la abbraccia, per confortarla. Doug chiude gli occhi e china la testa, sospirando pesantemente.

“Abbiamo un assistente sociale che vorrebbe parlare con voi. Sta aspettando fuori per parlarvi di Amy” dice il secondo medico.

“Okay” conviene Jack intontito “Ci terrete aggiornati su Amy dopo?”

“Si, vi terremo aggiornati” risponde il primo medico.

“Grazie” dice Jack, sconfitto da quando ha sentito le parole assistente sociale.

Con ciò, i medici se ne vanno ed entra l’assistente sociale.

“Salve, sono Caroline, lavoro per l’assistenza sociale pubblica” dice, presentandosi a Jack, Doug e Grams.

“Salve, piacere di conoscerla” dice Jack educatamente mentre si stringono la mano. Caroline continua salutando anche Doug e Grams.

“Sediamoci” dice e si siedono tutti “Allora, mi è stato detto che la sua bambina, Amy, ha la polmonite. Da quanto so, è grave. So che è stata adottata. Posso chiedere perché vive con lei? E qualcosa sulla sua famiglia?”

“Amy è la figlia della mia migliore amica, Jen, che è morta recentemente. Il padre biologico è scappato quindi Jen ha dovuto allevarla da sola. Io l’ho aiutata, certo, e anche Grams. Ho ottenuto la sua custodia solo poche settimane fa. Sappiamo che Jen voleva che lei stesse con noi” spiega Jack, cercando di rendere del tutto chiaro l’ultimo punto.

“Capisco. Sono spiacente per la vostra perdita” dice Caroline.

“Grazie” risponde Jack.

“Quindi Amy ha vissuto con lei dalla morte di sua madre?” chiede.

“Si, ha vissuto con me e con la nonna di Jen” risponde Jack, indicando Grams accanto a sé.

Caroline annuisce e chiede “Allora, come è successo?”

“E’ tutta colpa mia. Ho dimenticato di chiudere la finestra nella sua stanza” dice Grams francamente, piangendo sconsolata.

“No, questo non è vero” dice Jack, difendendola “E’ stata mia la colpa. Stavo lavorando troppo. Di solito mi assicuro che sia tutto a posto prima di andare ma ero di fretta e ho dimenticato. Avrei dovuto prestare maggiore attenzione ad Amy. Avrei dovuto assicurarmi che fosse tutto a posto. Avrei dovuto impedire che accadesse questo”.
Doug china di nuovo la testa. Sa che quando Jack diventa così non c’è niente che possa convincerlo del contrario.

“Senta, non si tratta di sapere chi è colpevole o innocente. Ma devo avvisarla che ci possono essere delle conseguenze” dice Caroline.

“Che tipo di conseguenze?” le chiede Jack, anche se già sa. Il suo cuore manca un battito mentre aspetta la risposta.

“La sua custodia di Amy potrebbe essere riesaminata se questi problemi dovessero continuare” risponde piano Caroline.

Jack ha un’espressione di panico dopo aver sentito queste parole. Annuisce e si morde il labbro superiore e poi guarda in direzione di Doug. Doug gli stringe la mano e Grams ricomincia a piangere.

Centro di New Orleans

Pacey e Danny entrano in un bar nel quartiere francese. Il bar è pieno di gente che balla, gioca a biliardo o aspetta semplicemente di trovare qualcuno da portare a casa per la notte. Loro si spostano tra la folla, cercando di aprirsi la strada verso il bancone per sedersi.

“Forse sto diventando troppo vecchio per questo” grida Danny a Pacey sebbene si stia sedendo vicino a lui.
“Stai scherzando? Questo posto ha atmosfera, stile e attrattiva. Di che cosa stai parlando?” Danny percepisce il sarcasmo nella sua voce.

(“Why Georgia” di John Mayer comincia in sottofondo)

“Non dirmi che sei diventato troppo grande per questo genere di posti? L’ultima volta che ho controllato ti piaceva ancora attaccare questi adesivi sulla spalliera del letto” ride mentre si volta per tenere d’occhio le “papabili” nel bar.

I am driving up 85 in the
Kind of morning that lasts all afternoon
just stuck inside the gloom

”Può sembrare strano ma penso di aver bisogno di gettare quella spalliera nell’inceneritore”. Il barista porge a Pacey il suo drink mentre Danny si gira per guardarlo, leggermente sorpreso.

“Pacey Witter ha cambiato partito? Sarebbe un gran giorno” Danny biascica, parlando con accento irlandese “Tu ed io siamo della stessa razza. È solo una fase, fidati. Passerà e capirai l’attrattiva di posti come questo” dice, facendogli l’occhiolino.

Four more exits to my apartment but
I am tempted to keep the car in drive
And leave it all behind

“Sono successe cose strane, amico” dice Pacey e all’improvviso l’idea di essere come Danny lo disgusta. Non è come lui. Ma c’è una vocina nella sua testa che continua a ripetere ‘Qual è la differenza? Lui ha tradito sua moglie e tu sei andato a letto con donne che hanno tradito i loro mariti’.

Cause I wonder sometimes
About the outcome
Of a still verdictless life

‘Non è la stessa cosa’ si dice. Turbato, scuote la testa e getta un’occhiata prima a sinistra e poi a destra, sentendosi osservato. Ha ragione. Scorgendo dove si è posato lo sguardo di Pacey, Danny si scusa con un sorriso

“Torno subito” Danny si allontana lentamente verso il retro del bar e la toletta.

Am I living it right?
Am I living it right?

Quando la strada è sgombra, Pacey sente un respiro caldo sul collo.

“Ehi, ciao” dice una voce con un forte accento del Sud.

Pacey gira la testa per guardare e vede una donna, una bella donna per essere più precisi. Lunghi capelli scuri, leggermente arricciati in punta, grandi occhi marroni, labbra carnose, vestito attillato. Lei poggia una mano sul bancone e si appoggia. Pacey la guarda da capo a piedi, poi si gira e guarda oltre.

I rent a room and I fill the spaces with
Wood in places to make it feel like home
But all I feel's alone
It might be a quarter life crisis
Or just the stirring in my soul

“Offriresti da bere ad una ragazza?”. La donna si siede sullo sgabello accanto a lui. Pacey la osserva accavallare le gambe lunghe e asciutte prima di guardarle il viso. Lei inclina leggermente la testa e Pacey la guarda con apprezzamento.

“Ti piacciono le donne più vecchie?” chiede con un sorriso sensuale, parlando con il suo pesante accento meridionale.
Pacey non riesce a trattenere una risatina, e questo coglie di un po’ di sorpresa la donna “Sai, ho già percorso questa strada…beh, non proprio questa stessa strada ma qualcosa di abbastanza simile” la donna lo guarda piuttosto perplessa ma poi sorride seducente.

So what, so I've got a smile on
But it's hiding the quiet superstitions in my head


“Beh, tesoro, non hai incrociato la mia di strada”. Si gira di lato sullo sgabello, mettendo una mano sulla spalla di Pacey.
Non può farlo. Beh, veramente può. Ma non vuole. Questo è il tipo di persona che è stato negli ultimi cinque anni, prendendo a pretesto la mancanza del proprio cosiddetto vero amore accanto. Quale sarebbe adesso la scusa? No, non è questa la persona che vuole essere e non lo sarà. Lo vede chiaramente adesso.

Don't believe me
When I say I've got it down

“Non voglio essere scortese ma mi piace pensare di aver superato questo genere di cose” e indica se stesso e lei.

Everybody is just a stranger but
That's the danger in going my own way
I guess it's the price I have to pay

”Fa come ti pare” dice lei, scivolando lentamente giù dallo sgabello, lasciando che il suo vestito scopra una buona porzione delle cosce e continuando a cercare in lui qualche reazione alla propria nudità. Ma non la trova e quindi se ne va. Gli lancia uno sguardo offeso prima di andare via.

Pacey è completamente ignaro che Danny stesse osservando l’interludio. Quando la donna se ne va, Danny si siede di nuovo accanto a Pacey, la delusione chiaramente scritta in faccia. “Sei pazzo? Ti sei lasciato sfuggire una pollastra di prima categoria” Pacey è preso leggermente in contropiede dal commento di Danny. E capisce che l’intera serata non è una buona idea.

Si alza e comincia ad andarsene “Ci vediamo domani al lavoro, Danny” dice.

“Ehi, Witter” lo chiama Danny, facendolo girare “Che hai?” Danny lo guarda interrogativo,

Still "everything happens for a reason"
Is no reason not to ask myself

”Diciamo semplicemente che non tutto si reduce al sesso e che il sesso non è la risposta, sto andando a casa”. Pacey esce dal bar, lasciandosi alle spalle un Danny piuttosto meravigliato. Dopo un attimo, va verso la donna con cui Pacey parlava solo pochi minuti prima ed è accolto da un caldo sorriso

If I am living it right
Am I living it right?
Am I living it right?
Why Georgia, why?


Ospedale di Capeside.

Uscendo dalla stanza di Amy inebetito, Jack cammina barcollando nel corridoio, senza sapere dove andare. Fermandosi a mezza strada nell’atrio, guarda di lato e vede alcune sedie in un corridoio appartato non lontano dal bancone delle infermiere. Dirigendosi verso una delle sedie e crollandovi, sospirando pesantemente e cercando ancora di riprendersi, prende il cellulare, scorre la rubrica e alla fine seleziona un numero.

“Ciao, sono io” dice, sentendo che le lacrime e l’angoscia stanno affiorando in superficie “Si, anche per me è bello sentire la tua voce. Mi manchi…no sto bene…davvero…”

Si mette una mano sulla fronte, per fermare le lacrime. Il suo corpo comincia a tremare mentre i singhiozzi indugiano sotto la superficie, struggendosi per liberarsi.

“Okay, ho mentito” dice, con voce strozzata “Amy è malata. Ha la polmonite. Credo che qualcuno abbia accidentalmente lasciato la finestra della sua camera aperta e quando Grams è andata a controllarla, aveva la febbre molto alta. L’abbiamo portata immediatamente all’ospedale. Si, hanno detto che si riprenderà ma è grave…avrebbe potuto morire. La mia bambina, l’unica cosa che mi lega ancora a Jen, avrebbe potuto morire e io non c’ero. Stavo lavorando e Grams badava a a lei. So che non è colpa di nessuno e che è successo, ma c’è di peggio. È venuta da noi un’assistente sociale e a cominciato a fare insinuazioni. Che cose del genere possano comportare conseguenze, che la mia custodia potrebbe essere messa in discussione. È semplicemente grandioso, mi serviva proprio che succedesse una cosa simile e mettesse ulteriormente a repentaglio la nostra situazione. No, Grams è ancora con Amy. Sono in un corridoio dell’ospedale. Oh dio, che devo fare? Non so come aiutarla! Tutto quello che voglio è che Amy sia con noi. Se la perdo…so che sto saltando alle conclusione e dovrei calmarmi ma andiamo. Qualcosa si è mai sistemato per magia? Perché non possono semplicemente lasciarci in pace e lasciare che io la cresca come voleva Jen? Perché deve essere una tale lotta? Perché non lasciano semplicemente che la ami e sia un padre per lei? Ha già perso così tanto, perché non possono lasciarla in pace?”

Mentre alcune lacrime gli scendono lungo il viso, il suo cuore batte e il suo corpo trema ancora leggermente, lui si ferma un momento, ignorando la voce della persona dall’altro lato della linea. Ha sentito un rumore nel corridoio ed è spaventato all’idea che qualcuno lo abbia ascoltato per tutto quel tempo. Facendo una pausa, aspetta per qualche minuto prima di continuare.

“Si, scusami. Credevo di aver sentito qualcosa” dice, facendo alcuni profondi respiri “Avevo solo bisogno di dire tutto questo a qualcuno e poi tornare dall’assistente sociale e dal consultorio familiare. Che devo fare? Dimmi cosa devo fare perché io non lo so più. Una parte di me vuole solo scappare da tutto, prendere Amy, andare via e ricominciare da qualche altra parte. So che non funzionerebbe, ci troverebbero e non potremmo mai ritornare a casa. Lo so. So che hai ragione. Hai ragione, non c’è niente di definitivo e io sono solo…ma e se? E se me la portano via?” Incapace di controllarsi ancora, la voce rasserenante al telefono incapace di calmarlo, Jack comincia a piangere, smorza i singhiozzi premendo la camicia sulla bocca con la mano.

Appartamento di Joey a New York

Dawson e Joey sono nell’appartamento di lei, stanno rilassati e a loro agio sul divano del soggiorno. Joey è ancora sdraiata, si sente molto meglio dopo essersi finalmente lasciata convincere da Dawson a bere un po’ di tè. Dawson è seduto al lato opposto del divano, appoggiato leggermente di fianco per vederla meglio. Joey sta parlando, la sua voce si spegne all’improvviso, creando un sonoro silenzio nella stanza.

Dawson la osserva mentre lotta per rimanere sveglia. Sorride e vede le sue labbra aprirsi appena appena e la sente respirare piano. Comincia ad alzarsi, facendole aprire gli occhi. “Dawson?” dice assonnata.

Lui getta uno sguardo all’orologio “Jo, si sta facendo davvero tardi e dovrei andare” dice alzandosi dal divano e cercando le scarpe.
Joey si siede e lo osserva infilarsele.

“Puoi rimanere” sente il cuore aumentare i battiti, realizzandosi esattamente quello che ha appena detto. ‘Quale sarebbe l’affare di stato? Lo facevamo in continuazione. Lo abbiamo fatto poco tempo fa veramente’ pensa.

Dawson la guarda e torna al divano, rimanendo in piedi e guardandola dall’alto “Sei sicura? Non pensi che sarebbe…”

“Sarebbe cosa, Dawson? Lo abbiamo fatto migliaia di volte, puro e semplice”. Passa un momento fra loro e sembra che lui sia sul punto di dire qualcosa ma non lo fa. “Dawson è tardi e io sono stanca. Tu no?” fissa i suoi occhi blu scuro e lui trattiene lo sguardo di lei, cercando di leggere gli occhi nocciola. Joey si alza e cammina verso la camera da letto non senza essersi girata per guardare Dawson ancora in piedi nel soggiorno.

“Vieni?” chiede, sorridendo dolcemente, e pensando che una parte di lei vuole che lui dica si e un’altra pensa che sia pazza a farlo. Stanotte più di ogni altra, si sente vagamente pazza a farlo.

“Okay” dice, ancora non del tutto sicuro. Per qualche motivo, questa volta sembra…diverso. Non a causa di lei, ma…Finora, tutte le volte che hanno diviso lo stesso letto è stato sempre in luogo a lui familiare. Ma è l’appartamento di lei e sembra solo…diverso. Ma scaccia il pensiero e la segue nella camera da letto.

Vanno entrambi verso il letto, Dawson sbottonandosi la camicia.

“Posizioni regolamentari come sempre?” chiede scherzosamente alzando le sopracciglia

“Come sempre” sorride lui mentre scostano insieme le coperte.

Si arrampicano entrambi sul letto. Dawson supino e Joey su un fianco. Stanno tutti e due riflettendo sulla situazione. Lo hanno fatto così tante volte, eppure si chiedono per quanto ancora ne saranno capaci. Avranno quarantanni e continueranno a dormire nello stesso letto solo “come amici”? Ogni volta che uno di loro è impegnato con qualcun altro, sembra sicuro. Quando non è così…sembra…pericoloso.

(comincia in sottofondo il tema strumentale di Dawson e Joey)

“Dawson?” pronuncia il suo nome piuttosto piano.

“Si?” risponde lui girandosi verso di lei. Joey si sposta sul lato destro di fronte a lui, la testa appoggiata alla mano.

“Devo dirti una cosa” annuncia. Dawson si gira sul lato sinistro tenendo sollevata la testa con la mano, interessato.
Joey lo dice precipitosamente “Sto andando in terapia”. Lo guarda negli occhi. Prima lui li sbarra e poi sorride.

“Era dannatamente ora” e questo gli procura uno schiaffo scherzoso. Poi ride “Quando è successo?” chiede, domandandosi da quanto tempo va avanti la cosa.

“Alcuni mesi fa, poco dopo la morte di Jen. Mi sentivo solo…tanto…vuota e triste. È morta così giovane. Ma non era solo questo. Avevo bisogno di capire una sacco di cose Dawson. Ce l’ho ancora. Ci sono cose che devo comprendere su di me e su…le persone attorno a me”. Lei si ferma, sentendo che è troppo presto per portare alla luce alcune cose. Cose che deve ancora capire lei stessa comunque.

“Sono contento che tu abbia capito che potevi essere aiutata” dice Dawson in tono incoraggiante “Mi ricordo che dopo la morte di mio padre mi sono sentito…beh, in un certo senso debole e che avevo bisogno che qualcuno mi aiutasse. Ma mi ha aiutato molto” Joey annuisce, ricordando quel periodo e pensando anche a quanto ha già imparato dalla pur breve terapia.

Dawson ridacchia leggermente e lei lo guarda interrogativa “Sai Jo, questo significa solo che stai diventando sempre più newyorkese ogni giorno” la stuzzica.

“Perché vado in terapia?” lei lo spinge scherzosamente e lui ricade supino. Ridono entrambi, accorgendosi che l’imbarazzo che sentivano se n’è andato mentre Dawson comincia a raccontarle delle sue esperienze terapeutiche. Joey ascolta attentamente, sorridendo e annuendo prima di parlare lei stessa.

Il tempo scorre senza che loro due se ne rendano conto, come sempre.

Una strada di Manhattan. New York

Due persone stanno camminando lentamente lungo una strada deserta. La strada e tutto quanto luccicano alla luce della luna dopo la pioggia caduta. Si lanciano brevi sguardi e ridono, rompendo il silenzio che li circonda. Ethan e Samantha si sorridono e lei si ferma di botto. Ethan allora osserva la casa dietro di lei.

“Questa è la mia” dice lei con un sorriso e lui ridacchia.

“Mi sono divertito stanotte. Grazie per essere venuta con me” dice Ethan, strascicando i piedi.

“Sono stata bene anch’io. Spero che Joey stia meglio. Dovrei chiamarla domani per assicurarmene” dice Samantha vedendo Ethan annuire.

“Si, spero sia stato solo un virus momentaneo o qualcosa del genere e che lei non abbia ingerito cibo avvelenato alla festa per la propria promozione” dice Ethan, facendola ridere appena.

“Oh si, cibo avvelenato alla propria festa, non esattamente un buon segno. Se dovessi essere promosso, accertati che qualcuno assaggi il tuo cibo prima” ride lei.

“Avvelenamento premeditato forse?” dice Ethan, alzando il sopracciglio.

“Hmmm…questo farebbe di te un sospetto” dice Sam, imitando il suo sopracciglio alzato. Si fissano per un attimo prima di scoppiare a ridere di nuovo.

“Lei e Dawson sembravano abbastanza intimi stasera. C’è qualcosa che lei mi nasconde?” chiede Ethan.

“Non conosco Dawson da molto tempo ma posso comunque dire che il suo rapporto con Joey è davvero unico, basandomi sulle cose che ho sentito e su quelle che mi ha dovuto dire per il mio lavoro nello show. Sai, quello che è incentrato su loro due e sul resto dei loro amici.” Ethan annuisce, Joey ne ha parlato con lui abbastanza perché guardasse un paio di episodi nei momenti liberi.

“Da quanto lo conosci?” chiede, cercando di non sembrare particolarmente interessato.

“Ci siamo incontrati lavorando nello show e siamo stati insieme per un po’. Solo una cotta durata poche settimane, niente di profondo o impegnativo” spiega Samantha in modo indifferente.

“Si, Joey e io lavoriamo insieme solo da pochi mesi ma lei è di sicuro una dei miei amici più stretti qui. Ci capiamo a vicenda e abbiamo una specie di rapporto fraterno” dice Ethan, ridendo piano.

“Ed è tutto?” chiede Sam “Non c’è nient’altro a parte questo?”

“No, è una sorella per me e io non faccio sesso e non do appuntamenti a mia sorella” ride Ethan “Inoltre lei è stata con Pacey da quando la conosco e io non potrei mai essere l’’altro uomo’”.

“Non importa quale sia il nostro rapporto con loro o il loro rapporto reciproco perché sono totalmente senza speranza” dice Sam, ridendo.

“Si, lo so, sono amici o forse potrebbero essere qualcosa di più ma nessuno dei due dirà niente e nessuno dei due farà il primo passo perché hanno paura o stanno aspettando che lo faccia l’altro…c’è da ammattire” Ethan ride mentre Samantha annuisce.

“Credo che sia vero per tutto questo gruppo Capeside/Boston comunque” dice Sam, risvegliando l’attenzione di Ethan. “E’ come se una parte di loro ci godesse ad auto torturarsi, rendendo tutto così difficile e complicato invece di essere aperti e onesti reciprocamente. L’esempio migliore dovrebbero essere Dawson e Joey. Se devo credere a quello che è successo nello show in TV, è come se ci fossero tutti questi blocchi stradali sul loro percorso, continuamente uno dopo l’altro. Nello show, Dawson farà sì che Sammy e Colby li superino. Ma nella vita reale è come se loro non possano semplicemente avere tregua o ricevere una vera occasione di stare insieme e provare ad essere felici perché spunta sempre qualcosa che in qualche modo li separa. A volte vorrei che qualcuno li avesse chiusi da qualche parte insieme e gli avesse detto ‘State insieme, siate felici. Tocca a voi’ perché non lo facevano di propria iniziativa. Voglio dire, quando arriva il momento in cui in una relazione quello che è abbastanza è abbastanza?”

“Beh, questo se HAI una relazione. Se ce l’hai è facile sapere se funziona o no. Puoi provare e riprovare ma se non c’è, non c’è” dice lui, la mente che vaga. Ma torna rapidamente al presente, guardando Samantha negli occhi.

“Il problema è quando tu non hai avuto la possibilità di provare, non hai oltrepassato davvero quella linea. Penso che nel caso di Dawson e Joey il loro rapporto abbia sfocato quella linea e oltrepassarla li spaventa a morte” dice Ethan.

“Dopo aver visto lo show, osservato interagire gli alter ego più giovani di Dawson e Joey, penso che tu abbia ragione. Le normali regole di un rapporto semplicemente non sono applicabili a loro” ride Sam.

“Credi che riusciranno mai a fare la cosa giusta?” chiede Ethan, curioso davanti alla sua reazione.

“Non lo so ma probabilmente no senza uno soccorrevole spinta” dice con un sorriso “Ora che ci siamo divertiti ad analizzare la vita amorosa dei nostri amici, penso sia meglio che vada. Si sta facendo tardi e non mi sento di affrontare mia zia se la dovessi svegliare”. Ethan ride.

“Okay, allora..ti vedrò presto?” chiede.

“Di sicuro” dice lei, sorridendogli apertamente.

“Perfetto” dice lui, un sorriso che rivaleggia con il suo “Fino ad allora…”

“Arrivederci” dice lei, sorridendogli da dietro le spalle mentre cammina verso la casa. Ethan rimane là finché non la vede entrare. Quindi torna sulla strada principale per cercare un tassì, camminando con le mani in tasca, felice.
La pioggia è andata e venuta tutta la notte e sembra che stia ricominciando da un momento all’altro. Eppure lui guarda in alto il cielo, contento. ‘E’ stata una gran notte’ pensa, un sorriso in faccia.

Ospedale di Capeside.

Si sente bussare alla porta della sala d’aspetto dell’ospedale dove Jack, Doug e Grams sono seduti. Jack va ad aprire. Apre ed è Andie! Entra nella stanza come un soffio d’aria fresca, un gran sorriso sulle labbra e i capelli biondi che le ondeggiano attorno.

“Ehi! Che fai qui?” chiede Jack mentre lei si slancia nelle sue braccia. È davvero eccitato e felice di vederla come lo è lei, nonostante le circostanze.

“Beh, ero così preoccupata quando abbiamo parlato al telefono che dovevo semplicemente venire e stare con te” dice, scostandosi e guardandolo “Ho chiamato l’ospedale e ho detto che avevo un’emergenza familiare e dovevo partire. Ho messo poche cose in valigia e sono venuta più presto che ho potutot”.

Grams si alza e la abbraccia. Così fa anche Doug. Poi Jack si gira verso di lei, un’espressione preoccupata in viso.

“E questo va…bene? Cioè per l’ospedale?”

“L’ospedale mi deve delle vacanze comunque non ne ho prese da tre anni che sono là. Quindi penso che sia proprio ora di dedicare del tempo alla mia famiglia” spiega Andie, strofinando la schiena di Jack.

“Grandioso” dice Jack mentre si abbracciano ancora e lei tiene suo fratello stretto, sapendo e sentendo quanto ha bisogno di lei in questo momento.

“Per quanto tempo pensi di stare con noi?” chiede jack.

“Per tutto il tempo necessario” risponde Andie.

“Non sai quanto mi solleva sentirtelo dire” dice Jack, sorridendo e ricevendo un sorriso in risposta.

“Come sta Amy?” chiede, girandosi verso Grams.

“Non proprio bene” dice lei, trattenendo coraggiosamente le lacrime.

“I medici dicono che dovrà rimanere qui alcuni giorni mentre la curano. Avrebbe potuto morire, Andie” dice Jack, con gli occhi umidi, l’agonia evidente nella voce.

“Va bene, Jack. Non è morta e non morirà. E adesso che sono qui posso parlare con i medici e capire che succede” dice Andie, circondandolo con un braccio.

“Lo faresti? Credo che aiuterebbe. Sono sicura che tu ci spiegheresti le cose molto meglio” dice Jack.

“Okay, parlerò con loro tra un minuto” dice Andie e poi si gira verso Grams “E tu come stai Grams? È tutto a posto?” chiede preoccupata, mettendo il braccio libero attorno alle spalle di Grams.

“Sto bene, bambina. Non c’è da preoccuparsi per me” risponde Grams, mettendo una mano su quella di Andie appoggiata alle sue spalle.

“Andrò a cercare un medico con cui poter parlare” dice, sorridendo ai tre rassicurante prima di uscire dalla stanza.

Jack guarda il luogo dov’era prima di sparire e sorride. Andie è qui. Forse non riuscirà a sistemare le cose ma ci proverà.

Almeno lei è qui. Finalmente.

L’episodio si conclude con un montaggio di immagini…

(“Rain” di Madonna comincia in sottofondo)

Rain, feel it on my finger tips
Hear it on my window pane
Your love's coming down like
Rain, wash away my sorrow
Take away my pain
Your love's coming down like rain

Nella stanza di Joey, Dawson è profondamente addormentato e Joey sta guardando fuori dalla finestra. La apre, si sporge e accoglie l’aria fresca della notte con gli occhi chiusi. Lentamente, si gira e osserva Dawson con espressione dolce.

When you looked into my eyes
And you said goodbye could you see my tears
When I turned the other way
Did you hear me say
I'd wait for all the dark clouds bursting in a perfect sky
You promised me when you said goodbye
That you'd return when the storm was done
And now I'll wait for the light, I'll wait for the sun
Till I feel yourI feel it, is coming…


Pacey è seduto su un divano a casa sua, fissando la TV con un telecomando in mano, senza guardare davvero quello che trasmette. Sta invece riflettendo su alcune delle cose che ha fatto, cose che non vuole fare più. Decisioni che non si aspettava di prendere. Cercando perdono per il proprio bene, sa che non sarà più così.

When your lips are burning mine
And you take the time to tell me how you feel
When you listen to my words
And I know you've heard, I know it's real
Rain is what this thunder brings
For the first time I can hear my heart sing
Call me a fool but I know I'm not
I'm gonna stand out here on the mountain top
Till I feel your

All’ospedale di Capeside, Andie è tornata nella sala d’aspetto. Sta parlando con Jack, Doug e Grams e i tre la ascoltano attentamente.

Waiting is the hardest thing
(It's strange I feel like I've known you before)
I tell myself that if I believe in you
(And I want to understand you)
In the dream of you
(More and more)


Ethan e Samantha sono ognuno nella propria stanza, giacciono svegli nei loro letti, ricordando momenti diversi della notte, entrambi hanno un sorriso sulla faccia.

Rain is what the thunder brings
For the first time I can hear my heart sing
Call me a fool but I know I'm not
I'm gonna stand out here on the mountain top
Till I feel your


Joey si allontana dalla finestra al rallentatore. Scosta di lato le coperte e si infila nel letto. Si stende di fronte a Dawson. Lui è addormentato e Joey lo osserva per un momento prima di chiudere gli occhi lentamente, un sorriso che le danza agli angoli delle labbra.

Fuori, ha ricominciato a piovere.

Rain, I feel it, it's coming
Your love's coming down like... rain


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Dawson's Creek and its characters are © Kevin Williamson, The WB, Columbia Tristar and Sony Pictures Entertainment. No infringement intended.