Dawson's Creek - Virtual Season 7

705.
L’attimo fuggente

Presigla

Ufficio di Joey, metà mattina

Alcune persone oltrepassano una porta aperta, chiacchierando e mostrandosi dei fogli. Nella stanza che si vede al di là della porta, Joey è seduta dietro la scrivania.

Solleva il telefono ma lo rimette velocemente sulla forcella, borbottando qualcosa prima di prenderlo di nuovo e comporre un numero. Una voce maschile risponde alla chiamata dopo il quarto squillo con un semplice “Pronto!”

(“Another day” di Lene Marlin comincia in sottofondo)

Lie to me say that you need me
That's what I wanna hear
That is what makes me happy
Hoping you'll be near
All this time how could I know Within these walls I can feel you


“Ciao” risponde lei, appoggiandosi alla sedia. “Che fine ha fatto la tua risposta tipica “Pronto, Dawson Leery?” gli chiede, cercando di imitare la sua voce.

“Beh, c’è troppa gente che fa il numero sbagliato in questi giorni e non è esattamente un nome comune” la informa mentre smette di prestare attenzione al traffico sulla strada affollata, senza accorgersi degli sguardi consapevoli sui visi di alcune persone che lo oltrepassano “Rispondere così è la strada più breve per vedere il numero del mio cellulare girare su internet”

Another day goes by
Will never know just wonder why
You made me feel good
Made me smile
I see it now and I
Can say it's gone that would be a lie
Cannot control this
This thing called love


“Diamine, Dawson, mi aspettavo un ‘Perché no’” in quel momento la risposta di lui è attutita dal rumore del traffico.

“Dove sei?” chiede lei, attorcigliando il filo del telefono attorno al dito.

“Sono fra la 51enesima Est e la Quinta Strada. Sto perlustrando alcuni esterni per il grande progetto”

“Questo significa che sarai lavorerai fuori per tutto il giorno?” chiede speranzosa.

“Si”

“Bene, potrai comprarmi il pranzo allora!”

Un barlume di consapevolezza si accende sul suo viso. Di solito quando lei fa così, significa che c’è qualcosa che non va ed ha bisogno di qualcuno con cui parlare.

“Jo?”

“Hmmm?”

“Stai bene?”

“Si” risponde, ma il suo tono non gliela da a bere.

“La porta dell’ufficio è aperta?”

You must think how can this be
You don't really know me
I can't tell this ain't the time
You'll never be mine


“Si”

“E perchè non la chiudi?” teso, sente la porta sbatacchiare “Come te la cavi?” chiede, sapendo che ora parlerà.

“Non alla grande. Le rotture rompono”

“Non scherzare” risponde lui “Vuoi che faccia un salto adesso?”

“No, va bene” sorride al telefono “Può aspettare fino a pranzo. Credo di aver solo bisogno di sentire una voce amica, è tutto”
Dawson sospira “Lui ti manca. È naturale”

“Si” fa un profondo respiro prima di aggiungere “Una parte di me vuole chiamarlo e dirgli che potremmo e dovremmo provarci insieme, che possiamo risolvere le cose…ma è solo la parte di me che sente la mancanza di essere la metà di una coppia. Ma non posso più farlo. Non posso stare con qualcuno solo perché non voglio stare sola”

“Credimi, Jo, conosco la sensazione. Se ne andrà. Tu sei forte”

Joey ride “Oh, tu credi troppo in me. L’hai sempre fatto”

“E lo faccio ancora. Comunque” aggiunge, ora in tono più leggero “Tu hai colto l’occasione di pranzare con un regista di Hollywood e, ancora meglio, paga lui”

(Comincia la sigla)

“Si, paghi tu” lei ride “Ci vediamo a mezzogiorno allora?”

“Certo. Arrivederci, Jo” preme il tasto di fine chiamata del cellulare e sta per metterlo in tasca quando ricomincia a suonare. Risponde al modo di prima “Pronto?”

“Dawson, indovina?” dice una voce femminile “Ho dovuto prendere un volo precedente…”

“Samantha?” chiede confuso

“Si, sono a New York”

“Io…pensavo che non arrivassi prima di domani!” dice sorpreso.

Samantha ride “Si, bene…sorpresa!”

TITOLI DI TESTA

Arrivo di Jack e Doug a New York

Sono seduti sul treno che li sta portando a New York. Doug sta guardando fuori dal finestrino. Jack sta scorrendo le informazioni che ha avuto dal suo avvocato.

Jack è in certo qual modo eccitato all’idea di contattare le associazioni e Doug se ne accorge. Non ha smesso di tamburellare le dita sulle ginocchia e questo gli sta dando ai nervi.

“Jack, tesoro. Smettila!” dice Doug, prendendo la mano di Jack, fermandolo.

“Mi dispiace” si scusa Jack “Non riesco a trattenermi”. Guarda Doug, quello che ha detto chiaramente scritto in viso.

“Perché sei così nervoso? Pensavo che lo volessi fare” chiede Doug.

“E lo voglio. Ma, e se non trovassi l’aiuto che mi serve e finissi per perdere Amy?” risponde Jack “Io non voglio perderla, Doug. Io non posso perderla. E dopo la lite che ho avuto con Helen…Non sono sicuro che riuscirò ancora a tenermela”
Doug ricorda la spiacevole scena con Helen Lindley a casa di Jack. Non aveva alcun diritto di intromettersi nelle loro vite e giudicarli in quel modo.

“Mi ricordo benissimo la sua espressione quando mi ha detto che questo non era la vita che voleva per Amy” Jack rammenta con uno sguardo triste. “Sai quello che intendeva Doug. Lei non vuole che io sia il padre di Amy perché sono gay”.

“So che sei sconvolto per questo Jack, lo sono anch’io. Ma andrà tutto bene” lo rassicura Doug. Ma dentro di sé, non è così sicuro.

“Non ne sono sicuro Doug. Tu conoscevi appena Jen. E non sai niente degli anni della sua adolescenza. Helen Lindley non è stata una buona madre. Tutto quello che voleva da sua figlia era che fosse una bambola – sempre perfetta, senza idee proprie. È per questo che Jen è diventata così avventata, e loro l’hanno spedita a Capeside” Jack ripensa ai problemi che Jen aveva avuto prima di trasferirsi a Capeside. Durante gli anni, lei gli aveva raccontato tutte le cose che aveva fatto per infastidire i suoi genitori. E lui la ricorda piangere per questo, anche dopo essere diventata adulta. “Non lascerò che faccia la stessa cosa ad Amy, Doug. Devo avere la custodia definitiva. Devo provare che i Servizi Sociali sbagliano e mostrargli che posso essere un buon padre” continua con tono determinato.

“E lo proveremo insieme. Intendo davvero quello che ho detto. Andrà bene” dice Doug.

“Lo spero. Nel frattempo, parlerò con queste persone e vedremo” Jack prova a sembrare speranzoso ma non funziona.

Doug lo guarda per un momento e sorride. Restano entrambi in un piacevole silenzio.

“Ci sono molte persone con cui parlare qui e voglio vedere Joey mentre siamo a New York. Penso che dovrò passarci un paio di giorni” dice Jack all’improvviso, facendo girare Doug di scatto.

“Un paio di giorni? Lo sai che devo tornare a Capeside stanotte” replica Doug.

“Lo so, lo so. Solo che…non puoi fare delle telefonate o qualcosa del genere e rimanere con me?” Jack chiede speranzoso. Doug lo guarda preoccupato.

“Sai che non posso farlo, Jack” risponde dolcemente.

“Pensavo che volessi superare tutto questo insieme a me. Pensavo che volessi sostenermi” dice Jack, piano, ma la sua voce è piena di risentimento.

“E lo voglio davvero, Jack. Ma sono lo sceriffo. Non posso andarmene e fare quello che mi pare” si difende Doug. Jack non risponde “Jack, dai. Lo sai che devo tornare” continua Doug, quasi supplicando.

“Lo so, lo so” sospira Jack “Ma non significa che non sia un po’ turbato. Ho bisogno di averti accanto” dice a voce bassa.

Doug fa un profondo respiro. “E, ti starò accanto, oggi. Ma non posso rimanere più a lungo” Doug gli prende la mano e la stringe.

Jack ricambia la stretta e gli sorride. Ma quando Doug torna a girarsi verso il finestrino, il suo viso ridiventa serio e triste.

Appartamento di Pacey, a New Orleans. Primo pomeriggio

Il soggiorno sembra sia stato appena investito da un tornado, in tipico stile Pacey. Scatoloni, libri, vestiti sono sparpagliati per tutto il lucido pavimento di legno. La testa scura di Pacey è ficcata in uno scatolone mentre localizza alcune preziose proprietà con un sospiro di soddisfazione – SHOT GLASSES, fotografie, una spilletta del Civilization e una fotografia incorniciata di Joey seduta su una panchina a Central Park, scattata durante il primo mese insieme a New York. La fissa per un attimo prima di conservarla rapidamente sotto alcuni giornali con espressione leggermente ferita. Torna a sedersi in mezzo al mucchio di scatole e beni personali che ha accumulato nei dieci anni precedenti, e controlla i danni.

È un simpatico vecchio posto, molto New Orleans, molto sudista e molto affascinante. Si alza e cammina verso la finestra, aprendo il battente vecchio stile per affacciarsi sulla strada animata. Sta per cominciare una nuova vita e un lento sorriso appare sulla sua faccia mentre comincia ad apprezzare gli effetti di una promettente carriera in una città vivace. Vivace ma davvero calda. Sventolandosi, Pacey apre completamente la finestra per lasciar entrare più aria nella stanza. “Hot in the city…” comincia a cantare insieme alla radio appoggiata al davanzale della finestra, annuendo a quelle parole. “Devo chiamare il tipo che mi ha trascinato qui” borbotta.

Sta per inciampare nei suoi attrezzi da cucina, mentre cerca di trovare senza successo il cellulare. Vede di sfuggita altre fotografie che lo turbano…Dawson, Joey e lui stesso da adolescenti. Joey sta guardando Dawson con un misto di adorazione e divertimento mentre lui è in una specie di sciocco atteggiamento. È grande e a colori…e il messaggio è chiaro.

“Perché ho questa?” mormora fra sé, mettendola da parte dietro il divano blu di pelle che ha comprato, praticamente con gli ultimi risparmi. L’altra foto è di Andie. ‘Antica’ decide ma continuare a fissarla per un po’ con un leggero sorriso prima di sistemarla con attenzione su uno scaffale vicino al divano.

Finalmente scopre il cellulare dietro il tostapane e compone il numero di Brecher. “Brecher? Amico, sono Pacey. Questo posto è grandioso”. Ride a qualcosa che dice Brecher e si lascia cadere sul divano.

“Allora, quando comincio, amico mio?”

Sorride apertamente, gli piace quello che sente.

“Come sto?” ripete la domanda che Brecher gli ha fatto. Ci rimugina per un attimo. Poi dice vivacemente “Sto bene a parte questo caldo spaventoso” e aggiunge “Ho bisogno dell’aria condizionata e subito”

Brecher dice qualcosa come “Allora puoi averla” e Pacey sorride di nuovo “Ecco,questo dicevo”

Aeroporto JFK, New York

Dawson sta guidando accanto al terminal principale dell’ aeroporto internazionale di New York nel suo nuovo fuoristrada blu metallizzato con i vetri oscurati, una Toyota. Gettando un’occhiata all’orologio, si accorge di essere in ritardo i dieci minuti. Spera che Sam non si sia seccata ad aspettarlo. Mentre scruta la scena la scorge seduta vicino all’entrata principale, si guarda le unghie, apparentemente molto annoiata.

Scende dalla macchina e mentre la avvicina dice “Mi scusi! Non l’ho già vista in televisione?”

Lei alza lo sguardo al suono di una voce familiare. Un sorriso si apre sul suo viso alla vista dell’amico “Ciao! Sei qui!”

“Sembra di si” risponde mentre lei si alza in piedi “Allora, come stai?”

“Benissimo, non posso lamentarmi. Beh, veramente potrei, ma me lo lascio per dopo”

Lui ridacchia mentre lei lo bacia sulla guancia e poi si abbracciano.

L’abbraccio è decisamente rapido ma in quel breve momento, chiunque guardasse vedrebbe che sono a proprio agio insieme. C’è un senso di familiarità fra loro, come se una volta avessero condiviso qualcosa ma ora fosse finita e loro fossero felice così.

“E tu come stai?” chiede lei quando può di nuovo guardarlo.

“Mi conosci” risponde lui mentre la aiuta con i bagagli “Sempre lo stesso”

“Vuoi dire troppo da fare e mai abbastanza tempo per farlo? O forse quella tua migliore amica non ti ha lasciato molto tempo libero?” gli chiede scherzosamente.

Dawson le lancia uno sguardo interrogativo.

“Si, Dawson!” lei ride “Ti conosco” dice mentre depositano le sue cose nel portabagagli dell’auto di lui.

“Sono davvero dispiaciuto di impormi così, di essere arrivata un giorno prima e tutto il resto…” Samantha gli dice stando dall’altro lato dell’auto, adesso seriamente “Bella macchina, comunque” continua guardandola.

“Grazie, Joey mi ha aiutato a sceglierla” lui rimpiange di averlo detto nell’istante in cui Samantha gli lancia un’altra occhiata inquisitoria “E il tuo arrivo anticipato non è un problema. Davvero. Ti darà modo di vedere alcuni esterni”

“Giusto” sorride mentre salgono in auto.

“Allora, com’è stato il volo?”

“Aww, non chiedermelo. La versione abbreviata è, ero intrappolata accanto ad un passeggero infernale! Non ha smesso un momento di parlare prima e mentre l’aereo decollava e poi, subito dopo, si è addormentato profondamente e ha russato!” lei gesticola con le mani.

Lui ride “Questo sembra…non proprio l’ideale…”

“Non c’era proprio niente di ideale. Ero stanca! Avrei voluto essere io a dormire”

“E russare. Che c’è? Non guardarmi così. Tu russi”

Lei si limita a fissarlo e lui ride, cominciando a districarsi di nuovo nel traffico.

“L’unica consolazione è che ho potuto rivedere il finale di Friends! Se mai avessi bisogno di aiuto per scrivere un qualsiasi finale, guarda lo show. Le nozze Geller-Green…” lei si mette la mano sul cuore e chiude gli occhi, sospirando “E Mondler baby!”

“Mondler?” chiede Dawson, le sopracciglia alzate interrogativamente.

Lei alza gli occhi al cielo “Tu hai proprio bisogno di guardare più televisione!”

“Figurati” dice, prendendo una curva.

Homosexual Parents Association, Centro di New York

Steven, il responsabile locale dell’associazione, è un cinquantenne ma dimostra dieci anni di meno ed è rilassato ed efficiente. Sta parlando della terapia e delle informazioni disponibili per i genitori gay e i loro diritti, un servizio che Jack vuole disperatamente ricevere. Tutto per tenere la sua bambina. Tutto.

“Siamo una affermata comunità di genitori gay, che si sostengono a vicenda in ogni situazione – dalle separazioni non consensuali, alle maternità in affitto, e ovviamente, alle discriminazioni e alle battaglie per la custodia” dice a Jack e Doug, che sono seduti, non molto rilassati, su due poltrone verdi.

“I genitori gay hanno dei diritti…a maggior ragione se la custodia ti è stata accordata dalla madre di Amy” smuove alcune carte, accorgendosi del nervosismo di Jack e Doug e sorride loro rassicurante. “Allora…uh…quando avete aperto questo posto?” chiede Jack dopo una breve pausa.

“1982”

“Wow…è tanto” Jack intreccia le mani, sperando che Amy stia bene con la baby sitter. Doug ride alla risposta di Jack

“Abbiamo una certa reputazione, si” Steven sorride apertamente. In quel momento un uomo sui vent’anni entra a grandi passi nell’ufficio e tende alcuni documenti a Steven.

“Jack…Doug…questo è mio figlio, Brian. Non ha ereditato i miei geni gay” aggiunge Steven con una risatina. Brian si sporge a stringere la mano di Jack e di Doug, ovviamente a proprio agio nella situazione nonostante la sua eterosessualità. Jack è colpito. La maggior parte degli eterosessuali sono a disagio vicino a lui. Solo una manciata, Dawson e Pacey inclusi, sembrano del tutto tranquilli a proposito della sua omosessualità.

“Posso farti una domanda?” chiede Jack, un pensiero che gli ronza in testa.

“Certo” risponde Brian, sedendosi comodamente sulla scrivania del padre.

“E’ stato…” Jack esita “Duro scoprire la verità su tuo padre?” Sta pensando ad Amy e a quale sarà la sua reazione una volta che sarà più grande e capirà la sua…situazione alternativa. Brian sembra serio mentre risponde “E’ stato duro all’inizio” ammette, guardando suo padre “Ero giovane e non capivo. Ero preoccupato di quello che avrebbero pensato i miei amici. Ma poi ho realizzato che mio padre non era cambiato, che era sempre lo stesso e sono fiero delle sue conquiste” finisce con uno svolazzo.

Steven scrolla le spalle “E’ una situazione frequente. Si spera che quando la tua bambina sarà grande abbastanza da capire – e trarre le proprie conclusioni – l’atteggiamento sociale sia cambiato. È già successo dagli anni novanta.

“Questo è sicuro” concorda Jack, ripensando ai suoi difficili giorni come unico studente gay del liceo di Capeside. Ora è nella città più gay del mondo. Doug sente la sua ansia per Amy, e gli strofina la schiena a mo di conforto. Jack sorride, rilassando le spalle. Ha Doug, almeno.

Ufficio di Joey, New York

È ancora seduta alla scrivania, e legge il manoscritto a cui sta lavorando con Ethan. Lui è seduto di fronte, prende appunti leggendo la sua copia. Joey guarda l’orologio e vedendo l’ora, si prepara ad andare via.

“Ethan, sto andando a pranzo con un vecchio amico e probabilmente passeremo il resto della giornata insieme. Credo proprio che non tornerò oggi” gli dice mentre riordina la scrivania.

“Un vecchio amico?” chiede con un sorriso malizioso incombente “E’ qualcosa che il tuo ragazzo dovrebbe sapere?” la stuzzica.

“Non c’è niente che un ragazzo dovrebbe sapere perché non c’è più nessun ragazzo” risponde. “E’ solo un amico”

‘Beh, veramente non è SOLO un amico. È molto più di questo’ pensa ma non lo dice ad Ethan. Sa che non capirebbe.

“Aspetta, aspetta. Ritorna a quando hai detto che non c’è più un ragazzo” dice Ethan, ora con una certa preoccupazione.

“E allora?” dice lei.

“E allora?!” ripete lui “Che è successo? L’ultima volta che ho controllato tu avevi un ragazzo”

“Lo so, ma abbiamo rotto. Succede continuamente” dice recisamente.

Nonostante non volesse continuare la sua relazione con Pacey, lei è ancora in certo qual modo in lutto. È così che vanno le cose, sempre. Non importa quanto tu sia convinto di aver preso la decisione giusta o che sia stato per il meglio. Ma non è dell’umore giusto per spiegare la sua vita amorosa ad Ethan.

“Che è successo?” chiede di nuovo “Stai bene?”

Joey è commossa dalla sua preoccupazione “Si, sto bene” sorride “La vita si è messa in mezzo”.

Ora Ethan è più che interessato e determinato a scoprirne di più.

“Joey” dice, avvicinandosi a lei e mettendole una mano sul braccio per fermarla mentre gli passa accanto dirigendosi verso la porta “Dico sul serio. Stai bene?”

“Si” sospira “Non preoccuparti. Sto bene. È stata una decisione comune. Sono un po’ triste ma sopravviverò”

E’ chiaro per Ethan che c’è dell’altro e prova un’ultima volta

“Sei sicura di non volerne parlare?” chiede

“Si, sono sicura” risponde Joey, mettendo la mano sopra la sua, stringendola brevemente e sorridendogli con dolcezza. Veramente lei vuole parlarne, ma non con lui “Grazie per avermelo chiesto, comunque”

E con ciò esce dalla porta, lasciando dietro di sé un Ethan confuso e leggermente preoccupato.

Nel frattempo, Dawson guida stressato attraverso la città. Sta rimpiangendo il momento in cui ha avuto l’infelice idea di guidare nel traffico infernale di New York.

Si ferma e compone nuovamente il numero di Joey. Ascolta per l’ennesima volta la sua casella vocale e riattacca, sospirando. Al suo fianco Samantha guarda divertita fuori dal finestrino.

“Sto cercando di contattarla ma ha il cellulare spento” dice Dawson all’improvviso facendo svegliare Samantha dal suo sogno ad occhi aperti. Lo guarda senza dire niente.

“Ci siamo accordati per incontrarci a pranzo. Voglio solo dirle che vieni anche tu. Non credo che sia un problema comunque”

“Spero di no” dice semplicemente Samantha e torna a guardare i grandi edifici che li circondano.

“Proverò a richiamarla fra qualche minuto” guarda Samantha, vagamente preoccupato. Non sa quale sarà la reazione di Joey quando vedrà Samantha. Sa che Joey vuole parlare con lui, ma con Sam presente, non sarà possibile. C’era voluta un’intera settimana perché lei fosse pronta a parlarne e adesso…reprime un sospiro mentre scarta attraverso il traffico.

(La scena sfuma in…)

Ristorante Blue Ice sulla Terza Strada. Pomeriggio

Samantha e Dawson sono seduti ad un tavolo d’angolo, in attesa di Joey, bevendo entrambi un Cuba Libre e pescando patatine da una coppa, godendosi la reciproca compagnia.

“Ho una zia qui –da parte di mio padre, sta al Village. Le ho detto ieri che sarei arrivata e non è era così eccitata all’idea” Samantha ridacchia con leggera amarezza, prendendo un’altra patatina. “Ma ehi, sono della famiglia. Non ci starò a lungo, questo è certo” le sue belle labbra si aprono in un largo sorriso.

“Yikes” simpatizza Dawson, guardandosi intorno in cerca di Joey. I suoi occhi si illuminano quando la vede attraversare l’ingresso e guardarsi attorno con anticipazione. Li scorge e agita la mano, un’espressione completamente confusa mentre vede Dawson e Samantha insieme al tavolo. Che ci fa Samantha lì?

“Ciao” dice, alzando le sopracciglia verso Dawson

“Ho provato a chiamarti ma non mi hai risposto” lui si alza e le scosta la sedia. Samantha corruga la fronte – non l’ha fatto per lei. Sorride tra sé in modo complice.

“Si sono scaricate le batterie. Le ho appena cambiate” spiega Joey, tirandosi indietro i capelli e togliendosi l’elegante sciarpa di ciniglia “Tipico, davvero” aggiunge piano leggermente seccata.

“Ciao Joey” Samantha sorride, molto amichevolmente, decisa a prenderla dal lato buono. Joey sorride leggermente e annuisce verso di lei “Chiedo scusa. So che non ti aspettavi che fossi qui, ma Dawson è l’unica persona – a parte una diabolica zia – che conosco in questa città. Quindi mi accaparrerò molto del suo tempo, visto che non sono una che intrattiene sé stessa in una bizzarra città straniera” ride dolcemente, scherzando, sorridendo con affetto all’amico, per fortuna senza accorgersi dell’espressione affatto divertita di Joey.

“La costa Est non è esattamente l’estero ma comprendo il tuo punto di vista, Sam” scherza Dawson, prendendo il bicchiere in mano e appoggiandosi alla sedia, girando la testa per sorridere a Joey, che nasconde velocemente il suo disappunto e sorride in risposta con calore. “Samantha si è unita al progetto di Spielberg” le dice orgoglioso. Di nuovo Joey deve costringersi a sorridere, questa volta in segno di congratulazione, ma il sorriso è teso e meno largo del solito. Dawson se ne accorge, inclinando la testa di lato per studiarla. ‘Come mi aspettavo’ pensa, ma non dice niente di fronte a Samantha.
Invece, fa segno al cameriere.

“Che bello” dice Joey vivacemente a Samantha”Sei eccitata?”

“Oh, davvero” risponde Samantha entusiasta, sollevata al tono amichevole di Joey. Capisce che è importante essere amica di Joey se vuole rimanere vicina a Dawson, non c’è bisogno di essere un premio nobel per capirlo.

Il cameriere si avvicina e Joey ordina un Martini Dry, shakerato, proprio come una vera professionista.

“Che classe” commenta Dawson, sollevando la sua bevanda meno di classe. Joey colpisce dolcemente il suo stinco e lui ridacchia proprio mentre suona il cellulare di lei.

“Jack, ciao” dice lei, mordendo una patatina “Stasera?” mastica il resto della patatina mentre Jack le chiedo di incontrarlo in un bar visto che è a New York. Lei guarda con un guizzo Dawson che è completamente concentrato sulla sua conversazione dal momento in cui ha sentito il nome di Jack.

Joey lo guarda e Samantha guarda loro mentre ascolta Joey con curiosità.

“Certo! Si. Ho una sorpresa per te” sorride apertamente a Dawson, che è chiaramente la sorpresa. “No, non te lo dirò adesso, Jack. No. Non lo indovineresti. Oh, ok” Joey cede “E’ alto, amichevole e ha una voce profonda”

Dawson aggrotta la fronte a questa strana descrizione di sé stesso.

“No, non Harrison Ford – ma quasi” Joey dice con un largo sorriso in faccia.

Dawson sghignazza, annuendo e Samantha alza gli occhi al cielo “Continua a sognare” dice sarcasticamente ma Dawson non se ne accorge. Lui e Joey si scambiano uno sguardo dolce e ridente mentre Joey scherza al telefono con Jack.

Samantha sorseggia il suo drink, pensosa, un sorriso malizioso che passa inosservato, sulle labbra.

Al “Renaissance”, il nuovo ristorante di Brecher, a New Orleans

“Bene, credo che sia tutto” dice Danny mentre escono da quella che sembra una cucina “Qualche domanda? Ho dimenticato qualcosa?” chiede mentre ripassa mentalmente la sua lista.

“Credo che tu abbia esaurito l’argomento. E wooww, il Civilitation non era niente in confronto a questo”

“Se pensi che questo sia bello, dovresti vedere l’altro mio ristorante”

“Ah, quello di cui ti sei innamorato dopo aver cenato e odiato la cena!” Pacey ridacchia.

“Si! Era veramente di classe. L’atmosfera era giusta, il posto perfetto ma…”si passa una mano tra i capelli “Il cibo era terribile. Ho chiesto di vedere il direttore e gli ho detto che il locale era grandioso ma che lo chef doveva essere cacciato via”
Pacey ride “Solo tu potevi farlo”

“Lui ha detto che avevano dei problemi con il personale di cucina e che stavano perdendo denaro. Il proprietario stava pensando di tagliare le perdite. Gli ho detto di farmi chiamare da lui…”

“Ed è cominciato tutto così?”

“Esattamente!”

“Perché non li gestisci entrambi? So che potresti farlo”

Danny scuote la testa “Pacey, Pacey, Pacey…non ti ho insegnato niente?”

“Evidentemente no” ride

“Non posso accordare a entrambi la mia completa attenzione, che è quello di cui hanno bisogno per avere successo. Ma con l’aiuto della persona giusta…”

“Cioè io, no?” chiede, con un sorriso orgoglioso.

“Vuoi sentire le mie lodi, ragazzino” ride Danny “Si, tu. Con la persona giusta funzionerà. Chi meglio del mio protetto?”

“Giusto”

“Arriveranno tutti tra poco. Ti presenterò e potrai fare il tuo bel discorsetto di presentazione e incoraggiamento. Poi devi lavorare. È per questo che ti pago”

Pacey si sta ancora guardando attorno nel ristorante, nel modo in cui i bambini si guardano attorno in un negozio di giocattoli la prima volta che ci mettono piede. Danny lo osserva con attenzione.

“Allora, pensi che sia la decisione giusta?”

“Trasferirsi qui?” chiede Pacey, e Danny annuisce “Si, per un mucchio di ragioni”

“Ti dispiace spiegare?”

“E’ solo che dovevo cambiare alcune cose della mia vita ma questo…sento che è giusto” risponde, facendo scorrere un dito lungo la copertina in rilievo del menù. “Completo controllo?” chiede a Brecher, alzando gli occhi dal menù.

“Ci puoi scommettere! Beh, più o meno” Danny gli fa l’occhiolino “Ma…noi la pensiamo già allo stesso modo quindi…saremo quasi sempre d’accordo”

Proprio allora la gente comincia a riempire la sala del ristorante.

“Ecco il personale. Sophie!” chiama, facendo dei gesti ad una rossa perché li raggiunga “Sophie sarà la tua assistente. Ciao Sophie, questo è Pacey Witter. Pacey ti presento Sophie”

“Piacere di conoscerla Mr. Witter!” risponde, stringendogli la mano e facendolo ridere.

“Pacey…per favore, Mr. Witter mi fa sentire troppo vecchio” dice mentre rapidamente e quasi istintivamente esamina l’aspetto della sua nuova assistente. Capelli rossi, occhi verde scuro, zigomi alti. Il responso è che lei è bella in quel modo speciale che costringe gli uomini a guardarla una seconda volta.

“Vi lascio per qualche momento. Devo fare una telefonata” dice Danny, voltando loro le spalle.

Prima di entrare nell’ufficio proprio accanto alla sala del ristorante, Brecher si gira verso Pacey e Sophie che parlano animatamente e sorride. Il ragazzo è la scelta giusta.

Fuori dal Blue Ice, a New York

Dawson accompagna fuori Joey e si offre di fermarle un tassì “Non importa. Posso farlo meglio di te in qualsiasi momento” lo stuzzica Joey. Dawson scrolla le spalle e lo fa comunque.

Si ferma e poi dice. “Mi dispiace per Samantha. Cioè, mi dispiace di non averti detto che non saremmo stati soli. Ho provato a chiamarti…”

“Va bene” lo interrompe Joey, stringendosi lentamente la sciarpa attorno al collo “Davvero” ma il suo viso la tradisce – non va bene. Voleva vedere Dawson da sola, per parlare, solo loro due. E ora questa Samantha – una ex-ragazza oltretutto –parla ambiguamente di entrare nella vita di Dawson e lei non ne è felice. Ma se lo è Dawson…Joey sorride per lui, mentre lui comincia ad essere leggermente preoccupato “Volevo solo avere una di quelle assurde conversazioni di tre ore in cui siamo così bravi. Ma sono sicura che possiamo farlo un altro giorno”.

“Certo che possiamo” dice lui, guardandola e sorridendo.

“Comunque, Jack vuole che lo incontri per cena ad una certa ora e tu devi unirti a noi. Sei la mia sorpresa” gli dice, cambiando prontamente soggetto.

“Lo so, io sono Harrison Ford” dice a mezza bocca. Joey alza la testa e ride.

“Allora…verrai?”

“Certo che verrò” dice Dawson fermamente, seccandosi leggermente quando un tassì vuoto li sorpassa.

“Può venire anche Samantha” dice Joey di proposito. Dawson le lancia un’occhiata e lei sorride.

“Grazie, glielo dirò e ti farò sapere” dice vagamente.

Non è sicuro se dirlo a Sam, veramente. Sa che Joey ha qualche tipo di riserva su di lei – non è stupido. Forse dovrebbe evitare di metterle insieme per il momento. O forse sta semplicemente esagerando. Dopo tutto non dovrebbe essere lui a sentirsi a disagio insieme non ad una, ma a due ex-amanti? Comunque ormai, lui e Joey si comportano come se non avessero mai fatto sesso, però. Probabilmente ha fatto pratica di tolleranza da quando Jen e Joey sono diventate buone amiche.

“Guarda, faccio io” Joey gentilmente lo sposta di lato ed alza il braccio. Quasi immediatamente un tassì si ferma stridendo di fronte a loro. Grazie al fascino femminile.

Dawson non può fare a meno di essere divertito, anche se è leggermente imbarazzato e si vede. Joey se ne accorge e si alza in punta di piedi, baciandolo sulla guancia, cosa che lo coglie di sorpresa. La fissa “Grazie per il tentativo. Arrivederci, Dawson” dice ed entra nel tassì.

“Ciao” dice, quasi distrattamente, guardando il tassì che prende velocità lungo la strada. Sospira, frustrato. Si sta comportando quasi come quando la quindicenne Jen entro nella sua vita e lo affascinò. Ma Samantha è solo una buona amica, e anche se fosse più di questo, perché a Joey dovrebbe importare? Si sta comportando come la Joey gelosa, ma non dovrebbe esserlo.

Stringe gli occhi soprappensiero prima di girarsi e ritornare dentro al bar.

Un caffè a New York

“E’ stato molto difficile all’inizio…subito dopo la separazione. Pam non riusciva a capire che ero gay” l’uomo dai capelli color sabbia e gli occhi verdi stava dicendo a Doug e Jack mentre bevono un caffè. “Diceva che lo avrebbe saputo e che lei mi amava, come Shelby. Avrei dovuto pensare a quello che avrebbe passato mia figlia. Ma le ho detto che negare la mia identità avrebbe solo fatto crescere il mio risentimento verso di loro e avremmo finito con l’odiarci”

(“This is your song” di Ronan Keating comincia in sottofondo)

Lived your life to the full
With a lifetime of smiles
Made us know right from wrong
Always knowing a lie


“E cosa è successo, Paul?” chiede Doug tenendo tra le mani il suo cappuccino.

You made us be tough
But never too rough
Rise above's what you said
Never easily lead

“Lei ha pianto, io ho pianto. Le ho detto che non sarebbe mai mancato loro niente. Che avrei fatto in modo che stessero bene. Ho cominciato a cercare un posto per vivere. La cosa più importante era che Shelby sapesse che la amavo ancora e che ero sempre suo padre…che ero ancora lì per lei” fa una pausa, prendendo un sorso dalla propria tazza.
“Ero fuori casa da quattro giorni quando tutto è cambiato all’improvviso”

And one day, we'll all sing along
Cos this is your song
I wrote it for you
It won't take all day
Just a minute or two
And one day, we'll all sing along
Cos this is your song
I wrote it for you
It won't take all day
Just a minute or two


“Non ti sei accorto che stava per succedere qualcosa?” chiede Jack

Paul scuote la testa “No. Sapevo che lei era ferita. Solo non avevo mai pensato che potesse andare così male. Ma credo che sia quello che accade quando non è consensuale. La cosa più semplice per lei era attaccare” si strofina le tempie.

“Ma ha provato ad impedirti di vedere Shelby?”

“Non sto difendendo Pam ed è stato difficile da capire per me in quel momento. Ma lei aveva appena perso suo marito e credo che una parte di lei pensasse che avrei chiesto la custodia esclusiva…ma nonostante tutto la amavo ancora. Sapevo che Shelby apparteneva a sua madre. Volevo soltanto vederla quando e se avessi potuto. Sarebbe potuta venire per le vacanze e avremmo potuto andare alle partite…e l’abbiamo fatto, beh…finché ho cominciato a vedere Justin. Ogni volta che io ci andavo, a casa non c’era nessuno anche se lei mi aveva assicurato il contrario. Chiamavo e lei mi diceva che la bambina stava facendo qualcosa e mi avrebbe richiamato…” la sua voce si affievolisce.

So we'll try and go on
Loving all that we know
Through the hardest of times
You put on a show
You made us stand tall
When all around us would fall
Even when you were low
You believed you could fly


“Ma non lo faceva mai?” Jack finisce dopo che Paul fa un’altra pausa di silenzio, riflettendo probabilmente sugli eventi passati. Jack e Doug si scambiano uno sguardo di simpatia.

Lui scuote la testa “Un amico di un amico mi ha messo in contatto con un avvocato che trattava casi di custodia. Ho spiegato la situazione, che non volevo la custodia esclusiva. Mi ha messo in contatto con l’organizzazione e sono stato in grado di saperne di più sui miei diritti. Non sono diversi da quando ero eterosessuale”

“Ma a Pam non è piaciuto, vero?” chiede Doug

“Ancora oggi, io non so con certezza perché si sia comportata come ha fatto. Se credeva sul serio che avrei chiesto la custodia esclusiva… penso sia stato perché era ferita dal mio abbandono. Ma grazie alla sentenza, non ho problemi a vedere la mia Shelby”

And one day, we'll all sing along
Cos this is your song
I wrote it for you
It won't take all day
Just a minute or two
You were our friend
Walk with you to the end
And one day we'll all sing along
Cos this is your song


“Il tuo caso è molto diverso però” interviene Jack “Nessuno di noi è il padre biologico”

“Si, è diverso ma quello che il tribunale deve prendere in considerazione è che tu hai la garanzia scritta della madre di Amy e che la sua bisnonna vive con te, sostenendo entrambi. Ma con la madre di Jen…tutto quello che posso fare e augurarvi buona fortuna e chiedervi di rimanere in contatto”

“Non ho idea di quello che faremo se le cose non si risolvono. Amy è tutto quello che mi resta di sua madre e credo che se verrà portata via questo ucciderà Grams”

Doug stringe la mano di Jack rassicurante “Dobbiamo solo sperare che non succeda”

Ufficio di Joey, a New York

Mentre siede sulla sua enorme poltrona, cerca alcuni fogli. Non sta capendo molto di quello che legge. Sta soltanto saltando da una parola all’altra facendo scarabocchi su un blocco notes.

(“Underneath” di Jessica Simpson comincia in sottofondo)

Perché non riesce a concentrarsi? Perché è così difficile concentrarsi per leggere quel manoscritto?

Sometimes it's hard when you're so deep inside
To see all you could lose in a blink of an eye
Dreams could be shattered, you could be gone
How would I survive, cuz you're where I belong
My soul believer, without you
I don't know who I would be


Guarda distrattamente il proprio ufficio, gli occhi che indugiano sui molti oggetti personali che a poco a poco lo hanno riempito. Cadono su una foto di lei, sua madre e Dawson, scattata quando avevano undici anni “E non dimenticare mai le persone della tua fanciullezza, ti ameranno sempre come nessun altro” le parole che sua madre le aveva lasciato come testamento le tornano in mente per qualche motivo. Lei rimane a fissare ancora la foto, meravigliata per come sembravano giovani e senza pensieri una volta.

Woww, come vola il tempo.

Poi i suoi occhi passano ad una fotografia di lei e Dawson al matrimonio di Gale. La prende e sorride. ‘E’ così bello vederlo di più’ pensa prima di rimettere la foto al suo posto sulla scrivania. La scorsa settimana si sono incontrati varie volte, anche solo per bere un caffè insieme. Sembra che sia diventata una delle loro nuove abitudini. Ed è grandioso sapere che lui è lì, così vicino a lei dopo tutti questi anni di vita ai lati opposti del paese.

Underneath, I can feel you move through me
Inside out, you surround me
I breathe you like I'm taking last breath
Oh, you're everything I know
So how could I let you go?


Prova di nuovo a leggere ma non riesce ad assimilare niente, così si gira verso il computer e clicca su un’icona. Comincia a scrivere, sperando che questo le svuoti la mente. Ha ricominciato a scrivere proprio quella settimana, E le fa bene. Scrivere di nuova le fa molto bene. Ha così tanto pensiero che le frullano in testa, così tante sensazioni dentro di sé.

“Caro diario,
è uno di quei momenti, di quei momenti in cui sembra che non riesca a concentrarmi. Arrivano quando meno te li aspetti…e quando hai così tanto lavoro da fare. Stavo benissimo fino a che Samantha non è venuta qui. È grandioso che Dawson abbia un po’ di aiuto nel suo progetto con Spielberg ma non sono sicura che mi piaccia che lei finisca in qualche modo per monopolizzare il tempo di Dawson. È necessario che stia sempre con lui? Sembra simpatica, ma…”


Guarda velocemente un’altra fotografia sullo scaffale, stavolta di lei Jen ed Amy. Chinandosi la prende e fa scorrere un dito sul viso di Jen.

Sometimes I listen to a voice that isn't mine
I disconnect from anything inside
I have made choices, and wasted all the days
I could've been with you, when my heart had stayed
I know you've waited faithfully
Blessing our love even stronger


“Ti somiglia così tanto!” dice, come se Jen fosse lì e potesse sentirla “Proprio come quando sei apparsa all’inizio. Perché mi fa sentire ancora nello stesso modo?”

Si gira di nuovo verso il computer e ricomincia a scrivere furiosamente

“Perché devo sempre sentirmi così nei confronti di qualsiasi ragazza possa avere un qualsiasi ruolo nella vita di Dawson? E’ quello che è successo con Jen (Ho attribuito la colpa al fatto che ero troppo giovane e insicura) a poi con Cretchen (Ancora adesso non riesco a credere a quanto fossi sconvolta quando li ho visti baciarsi sotto il vischio!) o quando ho scoperto che Audrey gli stava facendo da guida a Worthington. O il giorno che siamo stati tutti arrestati sul campo da golf e Dawson mi ha assalito dicendo che lo trattavo sempre come un criminale ogni volta che andava vicino ad una ragazza che non fossi io? Mentre lui, d’altra parte, è stato sempre rispettoso delle mie scelte e dei miei ragazzi (beh, almeno fino al disastro di me e Pacey al liceo, ma poi ha aggiustato le cose).

Mi fa sentire egoista. Assorbita in me stessa. E non voglio sentirmi così. Non voglio essere questa persona. Io posso stare con qualcuno ma non Dawson? Mi sento sempre minacciata, pensando che qualcuno possa prendere il mio posto nel suo cuore, nella sua vita. E non sono neanche innamorata di lui! Beh, non in quel senso. Non in senso romantico, anche se so che c’è una parte di me che sarà sempre innamorata di lui. Questo ha un senso?

Ma non è questo il punto. Il punto è che devo superare tutto questo, riflettere sul fatto che loro possono…”


La porta che si apre la distrae bruscamente dalla scrittura.

“Ciao” dice Ethan con uno sguardo confuso, fermandosi di botto “Pensavo che non saresti tornata oggi. Non era oggi?”

“Si, era oggi” risponde, cercando di sorridere “Ma c’è stato un piccolo cambiamento di programma così ho deciso di venire e finire alcune cose”

Lui getta un’occhiata sulla sua scrivania alle pile di materiale da leggere “Sembra che il progetto stia funzionando alla perfezione”

Underneath, I can feel you move through me
Inside out, you surround me
I breathe you like I'm taking last breath
Oh, you're everything I know
So how could I let you go?


Lei ride e accenna un’alzata di spalle “I piani meglio studiati…”

“E’ spazzatura?”

Lei ride ancora, scuotendo la testa “Non posso saperlo. Ho letto non più di tre pagine”

“Beh, dal momento che i tuo piani sono andati così bene” dice lui e lei alza gli occhi al cielo “Vuoi prendere un caffè?”

“Non credo…”

“Aww, andiamo! Pago io” finisce con una voce tentatrice.

“Ethan, sono appena uscita da una relazione e non è una buona idea…”

“Un uomo non può portar fuori una ragazza per un caffè senza avere mire ulteriori?”

Lei apre la bocca per dire qualcosa ma non ha una replica.

“Non preoccuparti. Non è che io voglia uscire con te” dice, fingendo di essere disgustato al pensiero.
Lei gli lancia un’occhiata “Perché no?” Ethan ride e Joey capisce quanto suoni patetica la domanda. Ride insieme a lui.

“Bene! Dimenticalo” salva il suo lavoro e si alza dalla sedia “Ma considerando che non è un appuntamento, mi pago il caffè da sola”

“Per me va bene” dice lui mentre si girano verso il corridoio “Ma devo comprarti dei biscotti!”

“Quello che vuoi” dice, prendendolo in giro, mentre camminano uscendo dalla scena.

Doug e Jack alla stazione, a New York

Dopo aver parlato con Paul, l’umore di Jack si è rischiarato. Ma mentre vanno verso la stazione, diventa sempre più malinconico. Quando arrivano, Doug compra il biglietto e si gira verso Jack. Lui gli sorride debolmente.

“Non andare” lo prega “Per favore”.

“Sai che devo, Jack. Ne abbiamo parlato stamattina”, risponde Doug, sospirando.

“Lo so, però…” borbotta Jack. Vederlo così ferisce Doug. Ma non ha scelta.

“Jack, mi dispiace, ok?” dice “Non so cos’altro dire. Sai che voglio stare con te”.

L’espressione di Jack cambia appena, ma resta malinconica “Lo so” sospira “Chiamami quando arrivi a casa, okay?”

“Sai che lo farò” sorride Doug “Andrò da Grams e darò alle nostre ragazze il bacio della buonanotte per tutti e due”.

Il viso di Jack si rischiara al nome di Amy “Si. Di loro che le amo. Questa è la prima notte che passo fuori casa da quando…” Jack esita prima di continuare “da quando Amy è venuta a vivere con noi” dice alla fine. Doug gli mette una mano sulla spalla, confortandolo.

“Lo so. Sono sicuro che le manchi” dice dolcemente. Gli altoparlanti annunciano la partenza del suo treno.

“Devo andare adesso, tesoro” dice Doug.

“Si, lo so” risponde Jack “So che non ho alcun diritto di chiedertelo, Doug, ma per favore…stai con me” Jack sa che si sta comportando ingiustamente con lui. Sa che il suo lavoro è importante per lui ma non può fare a meno di sentirsi come se Doug lo stesse tradendo.

“Jack” lo avverte Doug.

“Lo so” risponde, frustrato e anche un po’ vergognoso per essere così…infantile. “Fai un buon viaggio di ritorno”

“Lo farò”

Con ciò, Doug lo prende e lo bacia dolcemente sulla guancia, ma Jack gli prende il viso fra le mani e lo bacia in piena bocca, anche se brevemente. Si abbracciano prima che Doug vada via.

Mentre prende posto sul treno, Doug guarda fuori dal finestrino e vede Jack in attesa della partenza. Sa che è ferito e sospira udibilmente. Sotto la pensilina, Jack sta guardando il treno, ma senza vederlo. Quando parte, si gira lentamente e lascia la stazione, pensando a Doug, tristezza e frustrazione dipinte sulla faccia.

Una strada di Manhattan

Dawson è in piedi, appoggiato al fuoristrada in attesa di Samantha. Sono davanti casa della zia di lei.

Osservando gli edifici che lo circondano, studia Riverside Drive. Ci sono alcune vecchie case, ricordo dei bei, vecchi tempi.
Quella di fronte a lui, della zia di Samantha, non è una casa grande, ma un edificio modesto a due piani, ben tenuto. L’esterno è dipinto di bianco e le finestre sono rosso scuro. Eppure, la casa non sembra accogliente. Al piano superiore, al centro, c’è un balcone. Dev’essere piacevole d’estate sedervisi e ascoltare il rumore del traffico cittadino che si sente a distanza.
‘Ma non penso che questa donna lo faccia spesso, da quello che Samantha mi ha detto di lei’ pensa.

Il piccolo cortile antistante è grazioso, con alcuni fiori e alcuni piccoli cespugli che costeggiano il marciapiede. Dawson sta pensando a Samantha e si chiede come stiano andando le cose con sua zia, quando la vede uscire dalla casa. Dalla faccia e dal mondo in cui cammina, capisce che è turbata.

“com’è andata?” chiede, preoccupato.

“Come previsto” Samantha sospira “Ha detto che sono arrivata un giorno prima di quello che pensava, e che ha già fatto programmi per stasera. Si, giusto” siede sul sedile lasciando la portiera aperta “Sembra che abbia ospiti a cena quindi ha gentilmente suggerito che torni più tardi” continua, la rabbia evidente nel suo tono.

Dawson vede che ha la mascella serrata.

“Wow, non sembra molto affettuosa con te, vero?” chiede, stupito che qualcuno possa trattare un parente in questo modo.

“Beh, no. È la zia di mio padre, veramente, e non l’ho vista da quando avevo più o meno sette anni. Quando mio padre era vivo, mandava ogni tanto una lettera, ma dopo che è morto…niente” spiega “E’ la strega cattiva dell’Ovest” scherza con un leggero sorriso. “Temo che dovrò trovarmi un posto tutto per me, non riuscirò a sopportare di vivere con lei. Spero che quel tuo amico, Spielberg, paghi bene” finisce ridendo.

Ride anche Dawson e poi prende una decisione “Ascolta, dal momento che non puoi tornare fino a tardi…che ne pensi di venire a cena con me, Joey e Jack, un altro nostro amico?” chiede allegramente.

“Non lo so, Dawson. Sei sicuro che posso venire?” chiede, incerta.

“Sicuro! Perché no?” chiede, cercando di apparire disinvolto.

“Non lo so. Oggi a pranzo, mi sono sentita un’intrusa, più o meno. Joey mi guardava in modo un po’ strano” dice, guardandolo dritto negli occhi, aspettando la sua reazione. È leggermente sorpresa quando lo sente ridere.

“Ti stava guardando in modo strano?” aveva sperato che non se ne fosse accorta. Ma era successo “Andiamo, Sam” vede che si irrigidisce “Scusa, Samantha. Non preoccuparti di Joey. È solo che non si aspettava che tu ci fossi, è tutto qui. Voleva parlarmi di qualcosa, punto. Non è un fatto personale. Si comporta sempre così ogni volta che una ragazza che non sia lei mi viene troppo vicina. Beh, si comportava così almeno. Sono anni da quando siamo stati nella stessa città ma credo che alcune cose non cambino mai”

“No. Dawson. Era molto di più. Non lo so. È solo una sensazione” insiste Samantha.

“Vedrai. Joey è solo po’ possessiva con me a volte. È sempre stato così con le mie amiche” prova di nuovo a spiegare, non solo a lei ma anche a se stesso “Non è affatto in relazione con lo stare insieme o no. Veramente, penso che lei sia più possessiva quando siamo amici che quando siamo una coppia”

Samantha solleva le sopracciglia “E tu dici che è stato sempre così?” chiede, interessata.

“Si. Perfino quando stava con Pacey l’ultimo anno del liceo. È così e basta fra noi” dice Dawson, scrollando le spalle.
“Dannazione. Ho dimenticato che devo andare a fare la spesa se voglio fare colazione domani mattina. Ti dispiace se andiamo adesso?” dice Dawson, guardando l’orologio ed entrando in macchina.

Samantha sente che questa improvvisa emergenza alimentare non ha niente a che fare con la colazione e molto invece con la conversazione, ma lascia correre. Si ripromette di scoprirne di più. Ha sempre amato i misteri e questa cosa tra Dawson e Joey sembra uno di quelli avvincenti e stimolanti.

Chiude la portiera sorridendo.

Il ristorante, a New Orleans

“Ciao, Lance. Sono io. Come vanno le cose?” dice Pacey e poi ascolta la persona dell’altro lato della linea.
“Capisco. Notizie dei permessi che stiamo aspettando?” aspetta la risposta con espressione di attesa “Oh, merda”
Un’altra pausa, mentre fissa il nulla davanti a sé, la mascella serrata “Beh, almeno tutto lo staff lavora e arriva in orario” è un’affermazione più che una domanda.

“Va bene, allora. Ti chiamo presto Lance. Ciao”

Attacca il telefono con un profondo sospiro.

Comincia a sistemare tutti i bicchieri sotto il bancone del bar, perso nei propri pensieri, quando sente una voce familiare.

“Ciao, bello”

Pacey si alza in fretta e sbatte la testa contro il bancone “Ahii” Guarda la persona in piedi e si trova davanti l’unica e sola Audrey Lidell. “Audrey!” dice, gli occhi sbarrati e un gran sorriso sulle labbra “Mi fai ancora venire mal di testa, dopo tutto questo tempo” scherza felice. Esce dal bar e la abbraccia secondo il suo stile, facendola piroettare, e ottiene un urlo e una risata. Poi la poggia a terra e si abbracciano. È un abbraccio stretto e amichevole. Si fissano, senza lasciarsi andare del tutto, e sorridono, felici di vedersi di nuovo.

“come stai, Pacey?” chiede quando l’abbraccio finisce, sedendosi su uno sgabello del bar e accavallando le gambe.

“Bene. E ora che sei qui, ancora meglio” flirta Pacey, appoggiandosi allo sgabello, rilassato e a suo agio.

“Aw, grazie. Sei sempre ammaliante, vero?” Audrey flirta in risposta, tirandosi i capelli biondi dietro le spalle.

“Beh, mi conosci. Non sono cambiato tanto” Pacey la guarda in parte scherzoso e in parte ammirato. “Non ti chiederò come stai perché ho già visto che sei sempre meravigliosa. Anche meglio di quanto ricordassi”

Audrey tira indietro la testa e ride “Grazie. Non sei male neanche tu” risponde sorridendo.

Entrambi hanno sentito la mancanza delle loro chiacchiere spensierate, a parlare di niente. Continuano a parlare animatamente mentre Pacey va dietro il bar e le serve una bibita.

“Wild Horse Saloon” al Village, a New York. Metà pomeriggio

Jack entra nel bar nel suo solito modo – disinvoltamente ostentato, distratto, un sorriso nascosto sul viso ben fatto. Joey lo scova subito (insieme ad un paio di donne…e uomini) e gli fa cenno eccitata.

Immediatamente, l’umore di Jack cambia. La sola vista di una vecchia amica lo fa sentire bene, e da melanconico, si sente allegro in un attimo. Il bar, tutta l’atmosfera…sembra come ai vecchi tempi.

“Dawson!” esclama, vedendolo infine appollaiato su uno sgabello tra Joey e Samantha “Che fai qui?” è davvero scioccato – dev’essere questa la sorpresa di Joey.

“Vivo qui ora” spiega Dawson, alzandosi e abbracciandolo da uomo, brevemente.

“Wow! Da quando? Non ne avevo idea!”

“Dalla settimana scorsa” risponde Dawson.

“Capisco. Allora…” Jack si concentra sulla bella bruna dagli sbalorditivi occhi verdi. La ragazza di Dawson? “Mi sono perso qualcosa?”

Dawson nota l’occhiata incuriosita di Jack e mette una mano sulla schiena di Samantha, facendo le presentazioni “Jack, questa è Samantha. Lavora con me ad un progetto speciale. Samantha, il mio amico Jack”

“Un progetto speciale, umm?” Jack fa segno con le sopracciglia, stringendo la mano di Samantha e cercando di cavare la verità a Dawson. Joey alza gli occhi al cielo.

“Oh, no…” Samantha ride, cogliendo il frantedimento di Jack.

Indica se stessa e Dawson “Siamo solo amici. Mi sta aiutando a sistemarmi in città e stiamo lavorando insieme ad una collaborazione con Spielberg”

“Beh, adesso sono diventato un fan di Spielberg” dice Jack allegramente, dando una manata sulla spalla di Dawson e alzando la mano per attirare l’attenzione del cameriere.

“Solo adesso?” dice Dawson con finto dolore.

“Oh, umm…adesso di più” ripara Jack con un ghigno, mentre si accorge che il cameriere lo sta occhieggiando. Se ne accorge anche Dawson, che scambia con Joey un’occhiata in tralice.

Qualche momento dopo, Jack e Samantha stanno parlando animatamente “Trovo la tua giacca semplicemente fantastica” si complimenta lei toccandogli la manica “E’ una Gap?”

“Come fai a saperlo?” ride Jack

“Sono una grande fan di Gap. Non posso permettermi Gucci e Banana Republic…ancora” Samantha ridacchia. Jack ordina un altro drink.

“Ma ti vesti con quello che hai a disposizione” sottolinea Jack “E’ importante”

“Vero, ho davvero buon gusto” dice senza falsa modestia, cosa che fa ridere Jack.

Dawson e Joey si scambiano occhiate divertite. Finalmente Jack ha trovato qualcuno con cui parlare di moda. Loro di solito preferivano temi più profondi, come, i problemi mondiali, le emozioni, o gli avvenimenti che cambiano la vita. Di solito dopo aver bevuto un po’, la conversazione si alleggerisce e Dawson fa un commento sulla sua cinta, o lei un apprezzamento sulla sua camicia…ogni ricordo di argomenti più profondi dimenticato.

“Oooh…quel cameriere ti sta esaminando dalla testa ai piedi” Samantha sussurra maliziosamente, e Jack involontariamente si passa una mano tra i capelli.

“Davvero?”

“Jack, hai un ragazzo” dice Joey a voce alta, sorridendo apertamente, e Jack la fulmina scherzosamente con gli occhi.
Il cellulare di Joey appoggiato sul tavolo comincia a vibrare, e lei risponde velocemente sorridendo a mo’ di scusa ai suoi amici. “Pronto? Oh, Ethan, ciao…” si gira allontanando il corpo da loro. Loro tre invece si sporgono leggermente in avanti. Quindi si tira i capelli dietro la spalle e lancia un’occhiata al tavolo. I tre scattano indietro nella posizione originaria. Lei fa un verso che dice “Beccati!” e torna a parlare con Ethan, annuendo e assentendo. Dawson la guarda di tanto in tanto, curioso. È quel tipo con cui lavora? Lui crede di si.

“Va bene. Ciao Ethan”

Lei fa scivolare il telefono nella borsa e Jack chiede maliziosamente “Nuovo ragazzo? Cattiva Joey, che cambia ragazzi come carte di credito…” lo dice come battuta di risposta al commento di lei ma tocca una corda dolorosa per Joey e il sorriso si cancella del tutto dal suo viso. Dawson lancia un’occhiata ammonitrice a Jack, sapendo quanto Joey sia sensibile e abbottonata a proposito della questione Pacey. Anche Jack ha capito e sussurra “Stavo scherzando Jo, non intendevo niente del genere”

Samantha studia intensamente il proprio bicchiere mentre la tensione regna fra gli altri tre prima di scomparire velocemente come è apparsa. Lei è divertita ma anche sconcertata. Sta pensando ‘In che diavolo mi sono cacciata? Dev’essere vero che la realtà supera la finzione’. Ha la sensazione di incontrare tutti i personaggi di The Creek…il più interessante dei quali è finora il controverso ragazzo gay, dopo, certo, la possessiva migliore amica.

Nel bar di Danny, a New Orleans


Il bar è ormai deserto. Sono rimasti solo Pacey e Audrey.

Mentre Pacey gira attorno al bar per versare ad Audrey un'altra vodka , non può fare a meno di notare quanto sia cambiata, cresciuta, abbia una propria personalità.

“Che c’è?” chiede lei “Perché mi stai fissando? Ho un terzo occhio o qualcosa del genere?

(“This ain’t a love song” di Bon Jovi comincia in sottofondo)


“No” risponde, scuotendo la testa “Mi stavo solo chiedendo che ne è dell’anti-Pacey. Cioè non lo vedo al seguito. E non credo affatto che lui avrebbe lasciato che ti allontanassi dalla sua vista”

I should have seen it coming when the roses died
Should have seen the end of summer in your eyes
I should have listened when you said good night
You really meant good bye

“L’hai saputo?” chiede, arricciando appena il naso.

“Non mi sono offeso per niente” la rassicura e aggiunge limonata alla sua vodka “Ci vuole un bel po’ per essere come me e il mondo sarebbe una follia se che ne fossero troppi di noi”

Lei ride “Vuoi sapere com’era?”

Lui annuisce e si siede di nuovo accanto a lei.

Baby, ain't it funny, how you never ever learn to fall
You're really on your knees, when you think you're standing tall
But only fools are "know - it - alls" and I played that fool for you


“Non fraintendermi. Ryan era fantastico e l’ho amato davvero completamente ma è diventato assolutamente irritante. Voleva stare con me tutti i maledetti momenti. Si chiedeva dove stavo andando e con chi ed era anche terribilmente sentimentale! Apprezzo i sentimenti ma cavolo” alza gli occhi al cielo “Moderazione è una parola della lingua inglese dopo tutto”

“E perché hai deciso di tornare?”

I cried and I cried
There were nights that died for you baby
I tried and I tried to deny that your love drove me crazy, baby
If the love that I got for you is gone
If the river I cried ain't that long
Then I'm wrong, yeah I'm wrong, this ain't a love song


“Beh, sono stata via per più di due anni. Credici o no, sentivo nostalgia di casa. Ma non di casa in sé. Mi mancava la gente e tutto quanto…e volevo solo fare qualcosa di davvero…selvaggio!” i suoi occhi sono dilatati quando finisce.

Lui ridacchia e lei lo colpisce sul braccio per gioco.

“Sempre la stessa selvaggia!”

“Dannatamente giusto!” prende un sorso del suo drink “Decisi che mi sarebbe piaciuto viaggiare un poco attraverso il paese, ma beh, il modo migliore per farlo è per via di terra e con l’auto puoi andare alla tua velocità, Pace!” fa una smorfia e tira fuori la lingua.

“Quindi solo tu, la strada e il cielo?”

“Esattamente”

“Perché hai scelto New Orleans?” chiede lui, non riuscendo davvero a capire cosa possa averla attirata lì.

Baby, I thought you and me would stand the test of time
Like we got away with the perfect crime but
We were just a legend in my mind
I guess that I was blind


“Non è che l’abbia scelta. Ero in Florida e mi stavo dirigendo a Houston e ho chiamato Dawson e lui mi ha detto che eri qui. Così ho pensato che fosse una buona meta”

Lui annuisce leggermente “ Ti ha anche detto che io e Joey ci siamo separati?”

Lei sembra scioccata e Pacey è sorpreso che non lo sapesse “Quando è…quando?”

Remember those nights dancing at the masquerade
The clowns wore smiles that wouldn't fade
You and I were the renegades, some things never change


“Non molto tempo fa. Adesso tocca a me essere felice”

“Allora le cose erano angosciose come sono sempre state tra voi ragazzi? Cioè, con Dawson in città e tutto, i componenti del proverbiale triangolo di nuovo…”

Le sue risate riecheggiano nella stanza “No, almeno penso di no. Siamo stati felice per un po’ ma…le cose hanno semplicemente seguito il loro corso, credo. Dawson non ha niente a che vedere con questo. Era cominciata molto prima che lui arrivasse a New York. Anche se credo che possa essere stato uno dei fattori da parte mia. Lo è sempre stato” fa scorrere una mano tra i capelli e poi prende una sorsata di birra.

E lei annuisce d’accordo, sapendolo anche troppo bene.

It made me so mad 'cause I wanted it bad for us baby
Now it's so sad that whatever we had, ain't worth saving
If the love that I got for you is gone
If the river I've cried ain't that long
Then I'm wrong, yes I'm wrong, this ain't a love song


“Lei mi ha detto una volta, anni fa, che non importa se il momento è perfetto per noi, c’è semplicemente qualcosa di sbagliato. Non so perché abbiamo pensato che fosse cambiato qualcosa. Chiaramente non eravamo fatti per durare. Abbiamo consumato il nostro tempo” finisce a voce bassa come se il pensiero fosse cresciuto dentro di lui.

“E ti sta bene?”

“Si” risponde troppo rapidamente, così rapidamente che lei lo guarda interrogativa. Lui capisce e ripete, stavolta in modo deliberatamente lento, e guardandola negli occhi “Posso dirti onestamente di si”

“Okay” dice con il suo tono tagliente, sporgendo il labbro inferiore “Allora…dimmi di più su questo tuo ristorante” ordina con un sorriso.

“Che ne dici se te ne parlo mentre ti accompagno in albergo? E’ una bella notte”.

“E’ la migliore proposta che potresti farmi in questo momento, Pacey”

Lei si mette il cappotto e osserva Pacey chiudere il locale. Vanno via, camminando insieme mentre Pacey le circonda le spalle in un gesto spontaneo. Audrey gli mette il braccio attorno alla vita e se ne vanno, chiacchierando e ridendo.

Wilde Horse Saloon, a New York. Più tardi la stessa notte


Jack, Samantha, Joey e Dawson sono ancora seduti al bar ed hanno già esaurito l’argomento sesso, religione, politica e scarpe. Samantha è ancora incuriosita dal commento malizioso di Jack a proposito di Dawson, Joey, Pacey e Jen che hanno tutti fatto sesso l’uno con l’altro. Cerca di riportare la conversazione all’argomento.

“Jack, basta storie vere di vita sessuale, ok?” lo mette in guardia Dawson, proprio mentre lui sta aprendo la bocca per sottolineare con malizia la cosa.

“E’ tutto proprio come nello show, vero?” Samantha chiede a Dawson, l’eccitazione che trabocca.

“Forse. Non rivelo i miei segreti” risponde Dawson con fare misterioso.

“Va bene, torniamo alle lagnanze” dice Jack battagliero, alzando il proprio bicchiere verso il grazioso cameriere perché gli versi altro gin.

“Come sta andando tutta la storia con Mrs. Lindley?” chiede Joey, preoccupata.

“Oggi siamo andati alla HPA…” Jack si ferma all’espressione vuota dei suoi amici. “L’Homosexual Parents Association” spiega

“Ah” Dawson annuisce “Okay”.

“Combatteremo…sono un padre bravo quanto qualsiasi uomo normale…o nonna”

“Esatto” dice Joey con passione, appoggiando completamente qualsiasi decisione Jack voglia prendere.

“Basta su questo, comunque” sospira Jack “Non voglio rovinare la serata” Si gira verso Samantha “Qual è il tuo turbolento, oscuro passato? Qualche scheletro in famiglia?”

Dawson apre la bocca per dire a Samantha che non è obbligata a rispondere ma lei scrolla le spalle e dice semplicemente “Non è tanto oscuro, quanto noioso e pieno di delusioni…e persone deludenti”

Jack le batte sulla spalle con fare consolatorio “Io e te, fanno due”

“Anch’io” ripete meccanicamente Joey con un sospiro, mangiando l’oliva del suo terzo martini.

“Io sono il terzo” Dawson alza la mano “Chi ha un passato e una famiglia normale?”

“Battuta” risponde Samantha scuotendo la testa “Qualcuno, in qualche posto. Forse nello Iowa. Ma…” si volta verso Dawson “dipende da qual è la tua definizione di normale”

“Uh-oh” dice Joey col fiato sospeso.

“Beh…di sicuro essere un tipo il cui padre non è morto nel più stupido degli incidenti o la cui ex ragazza non è scappata in Florida con il suo migliore amico o…”

“Non lo dimenticherai mai?” chiede Joey, leggermente seccata, e forse sentendosi anche un po’ colpevole. Jack guarda Dawson, che si limita a scrollare le spalle e poi di nuovo Joey.

“Joey i ragazzi non dimenticano questo genere di cose. Perdonano ma non dimenticano” le dice gentilemente.

“Dovrebbero” Samantha difende Joey “E’ acqua passata. Io credo nel futuro” Le due ragazze scambiano un’occhiata e Joey annuisce vigorosamente. E’ l’unica cosa da fare.

“E’ una buona idea veramente” Jack guarda Joey e Dawson “Beviamo al futuro”

“Quale futuro?” brontola Joey, crollando in avanti sul tavolo “Avevi ragione sui miei ragazzi, Jack. Ragione! Sembra che non riesca a tenermene uno, mai. Sono stanca di raggiungere la condizione in cui ‘le cose sono o non sono’ solo per scoprire che non sono” sospira tristemente.

“Beh, è ancora peggio quando non sei neanche a quello stadio e loro ti stanno già lasciando con la frase topica ‘sei sposato con il tuo lavoro’” sospira Dawson.

Joey fa un’espressione contrita mentre gli strofina la schiena, offrendogli un po’ di conforto e nel frattempo guardando Samantha.

“Ehi, non ero io” dice lei, e Jack ridacchia.

“Sapete quanto è difficile trovare un uomo decente in questa città?” dice il cameriere. Aveva ascoltato la conversazione “Anche i gay hanno problemi. Scommetto che hai un ragazzo, mm?” dice a Jack, che annuisce, scusandosi.

“Mi dispiace, amico”

Joey ridacchia e Samantha sembra terrificata “Sul serio? È vero? Sai, è verosimile. Come per quelle donne di Sex and The City” dice “Forse non avrei dovuto trasferirmi qui”. Il cameriere ride e va a servire un altro gruppo di persone.

“Avete tutti bisogno di rischiarare l’umore “ annuncia Dawson dopo un momento di silenzio depresso “E io so esattamente come…”

“Come?” chiede Joey dubbiosa.

“Eh, ho qualcosa in mente” dice stuzzicante “Non ve lo dirò ancora, però. Ma implica il fatto che dobbiamo rivederci tutti insieme”.

“Beh…qualsiasi cosa sia, inviterò Ethan. È praticamente nuovo in città e ha bisogno di incontrare gente. E Jack non guardarmi così, noi non usciamo insieme” mormora Joey, facendo una pausa.

“Sai, Samantha, dovresti incontrare Ethan” dice pensierosa, ma non molto sottilmente “Visto che voi due siete entrambi nuovi in città – vi potreste perdere insieme, forse. Una specie di spiriti affini”. Certo, non importa che anche Dawson sia nuovo. Lui ha già qualcuno con cui perdersi a New York, lei. Devono recuperare il tempo perduto.

Dawson guarda con sospetto, interessato e curioso mentre Jack sbuffa e scuote la testa, sapendo esattamente cosa ha in mente Joey. Samantha annuisce lentamente, sorridendo, non sapendo dove si andrà a parare. “Beh…va bene”

“E’ carino” aggiunge Joey sorridendo “E sai…parlavi di tornare a L.A., a causa della penuria di uomini, beh forse non ne avrai bisogno. Niente pressioni” aggiunge rapidamente.

“Beh, grazie Joey” Samantha annuisce “Devo incontrarlo per forza allora” dice lei. È ancora incerta, ma non vuole sembrare maleducata.

“Anche io” dice Dawson “Voglio vedere quanto sia notevole dato che Samantha dovrebbe incontrarlo” in tono protettivo.

Joey tracanna il resto del suo drink “Oh, è a posto, Dawson”

“Voglio saperne di più di questa cosa che hai programmato” ordina Jack. Ma Dawson rimane a bocca cucita.

Ancora nel bar, a New York

Dawson sta chiacchierando con Jack, o sarebbe meglio dire, Jack sta parlando con Dawson di Amy: le cose che fa, le cose che dice (o almeno prova a dire) e ancora e ancora. Dawson ascolta un po’ divertito un po’ ferito. Non riesce a non pensare che vorrebbe che fosse Jen a raccontare queste storie. Guarda dall’altro lato del tavolo e vede Joey e Samantha immerse completamente in una conversazione. Joey si è finalmente rilassata con lei e lui è felice. Le due sembrano divertirsi, veramente.

“Mi dispiace infastidirti” dice Jack dopo un po’, ridendo “Non riesco a smettere di parlare di Amy e a volte può essere abbastanza seccante per il resto del mondo, lo so”

“No, affatto” dice Dawson, mentre guarda una foto di Amy (una delle tante che Jack tiene nel portafoglio) con occhi luminosi “E’ solo che è…strano” dice Dawson, guardandolo “sentirti parlare della figlia di Jen come se fosse la tua, e pensare…”

“Lo so” dice Jack

“Ti dispiacerebbe…cioè, potresti…? Dawson chiede, muovendo la mano in cui tiene la fotografia.

“Certo, prendila. Ne ho altre” dice Jack.

“Grazie” un momento di silenzio passa tra i due “Okay, mi vado a prendere una birra” dice, alzandosi dal tavolo “Qualcuno vuole qualcosa?” chiede prima di andare via.

“No, grazie, sto bene così” risponde Jack.

Samantha scuote la testa e indica la sua birra ancora a metà. Joey fa la stessa cosa, ma sembra pensierosa. Dawson ordina la sua birra e mentre la sta aspettando, Joey si unisce a lui.

“Ciao, straniero”

“Ciao” dice lui, sorridendo “Pensavo che non volessi niente”

“Infatti” risponde “ Ma mi stavo interrogando sulla tua idea. Di che si tratta?” chiede

“Niente da fare. Non lo dirò” risponde con un sorriso malizioso.

“Dawson! Andiamo, sai che me lo dirai” lo mette in guardia Joey.

“Lo farò?” la stuzzica.

“Si, lo farai. Perché altrimenti ti solleticherò finché non spiffererai tutto” ribatte, con un grandissimo sorriso.

“Oh, no. Tu non lo farai” replica tranquillamente Dawson, ma ha un sorriso in faccia.

“No? E perché, Mr. Leery?” chiede, incuriosita ma sorridente.

“Perché questo non è il liceo, Jo. E sono cresciuto abbastanza dalla nostra ultima battaglia a solletico. Non puoi più battermi” dice, calmo.

“Ci puoi scommettere che posso”, dice Joey, offesa.

“Io SO che non puoi”

Joey sa che ha ragione, così lascia perdare. Resta lì in piedi con lui finché non prende il suo drink “E’ vero?” chiede, preoccupata.

“E’ vero cosa?” replica Dawson, un po’ perso.

“Quello che ha detto Jack, che i ragazzi non dimenticano…che tu non dimenticherai…”

“Oh quello” dice Dawson, sollevato “stava scherzando. Ma si, cioè, non ho dimenticato ma non ci penso più. È semplicemente lì, un’esperienza passata insieme a tante altre memorie felici”

“Quindi tu sei d’accordo con quello che ha detto Samantha? A proposito di credere nel futuro?”

“Certo che lo sono ma perché ti stai preoccupando di questo adesso?”

“Non lo so” dice, scrollando le spalle “Semplicemente mi preoccupo” e le sfugge una breve risata. Dawson scuote la testa mentre il barista gli tende il bicchiere.

“Allora, che ne pensi di Samantha adesso che hai avuto modo di passare più tempo con lei?” chiede casualmente, appoggiandosi al bar e bevendo un sorso della sua birra.

Joey annuisce sporgendo le labbra “Mi piace. Sembra brillante e divertente. Ha qualcosa che mi ricorda Jen. O è solo la mia immaginazione?”

“No, non è affatto solo la tua immaginazione. A volte, il modo in cui parla, giusto?”

“Si, è questo” dice con sollievo “E’ simpatica” aggiunge dopo un po’, come se stesse considerando la cosa. Dawson ride e Joey si limita a fissarlo. Poi un dolce sorriso le spunta sulle labbra.

“E che cosa passa per la tua testolina, adesso?” Dawson chiede quando la vede sorridere in quel modo.

“Niente. Sto solo pensando a questo, a noi. So che abbiamo passato del tempo insieme a L.A., eppure…mi mancava questo, essere nello stesso giro, le nostre vite…intrecciate di nuovo” dice, guardandolo dritto negli occhi.

“Si, lo so. Anche a me. Sono contento di vivere qui ora” risponde Dawson con lo stesso dolce sorriso.

“Ne sono felice anch’io” dice Joey

“E’ strano sai. La volta precedente a New York non ho avuto la stessa sensazione. Mi è sempre piaciuta. Ma non è mai stato così” dice Dawson all’improvviso, sognante.

“Oh, lo amo” dice Joey con passione “New York, intendo”

Dawson ridacchia e continua “ Mi stupisce come una città così grande possa trovare posto in uno spazio piccolo come questo e non farti sentire intrappolato”

Joey gli sorride, comprendendo quello che sta cercando di dire. Poi si ricorda quella volta, l’ultimo anno di liceo, quando lei e Jen erano venute a New York per vedere il padre di Jen. Sapeva che non avrebbe mai dimenticato le sue parole.

“Sai, quello che hai appena detto mi ha ricordato qualcosa che ha detto una volta il padre di Jen su New York” dice.

“Il padre di Jen? Quando l’hai incontrato?” chiede Dawson.

“L’anno del diploma. Avevo programmato di venire a New York e visitare la città. E Jen voleva vedere suo padre, così siamo venute insieme” gli spiega “Quel giorno, ci ha portato in un ristorante chic per festeggiare le ammissioni di Jen e lì mi ha detto quanto amava New York e perché”

“Dev’essere stato un gran discorso se te lo ricordi ancora” dice Dawson, divertito.

(il tema principale di Dawson e Joey comincia in sottofondo)


“Lo è stato. Ha parlato di New York come se fosse una persona. L’amico di una vita intera che si comincia ad amare” dice Joey, lo sguardo inchiodato in un punto del muro di fronte a lei. Dawson la guarda attentamente “Mi ha detto quanto questo amore sia appassionato e inebriante, all’inizio. Ma quanto diventi lentamente confortevole e sicuro. Si crea questo speciale legame e tu sai che non sparirà. Non importa che stiate insieme o no, sarete sempre connessi. E un giorno tu capirai che sei pazzamente innamorato e che lo sarai sempre, qualsiasi cosa succeda”.

Mentre Joey finisce di parlare, esce dal suo sogno ad occhi aperti lentamente e si gira per guardare Dawson. Si guardano entrambi in silenzio, rimanendo così. Joey all’improvviso è nervosa. Non riesce a reggere più a lungo il suo sguardo, sembra che arrivi direttamente alla sua anima.

Ride, spostandosi da un piede all’altro e Dawson si gira, la birra in mano. La guarda e poi guarda di nuovo Joey.

“Wow! Che discorso” dice alla fine “Capisco perché te lo ricordi”

“Penso che avesse ragione sai” dice Joey, tornando a guardarlo “Su New York, intendo. Si comincia ad amarla e quando si è via, si sente che manca qualcosa”

“Si, hai ragione”

Per un momento rimangono semplicemente li, gli sguardi allacciati, come succede sempre ogni volta che vengono presi dal momento. Poi Dawson guarda il tavolo dove Jack e Samantha stanno parlando e ridendo.

“Che ne dici di raggiungerli?” dice allegramente.

“Si, penso che sia una buona idea” riprende Joey, ancora ubriaca per la situazione e le parole che ha appena pronunciato.
Camminano verso il tavolo e si uniscono ai loro amici, con le parole del padre di Jen ancora nella mente.

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