Dawson's Creek - Virtual Season 7


704.
Come te nessuno mai

Presigla, casa di Dawson a L.A.

Le pareti sono nude e i mobili coperti da lenzuola. In alcune delle stanze ci sono mucchi di scatoloni ordinatamente impilati. Dawson, casual in jeans sbiaditi e maglietta blu marine, è in piedi al centro del soggiorno.

(voce di Dawson fuori campo)

“E’ buffo che quando ho preso la decisione di venire a Los Angeles io abbia pensato che fosse una specie di decisione ‘finale’”. Cammina verso la finestra e guarda fuori per un momento.

(“Tombstone” dei Crowed House comincia in sottofondo)

Look at all the plans I made
Falling down like scraps of paper


“La verità è che nessuna decisione è mai definitive. Ogni giorno ci dobbiamo svegliare e inaugurare di nuovo la nostra vita, rifare le nostre scelte” si allontana dalla finestra e cammina di stanza in stanza. Possiamo quasi vederlo ricordare con amore il tempo che ha trascorso in quella casa.

From the past a rumour comes
Don't let it keep draggin' you down
Throw the memory in an open fire
You'll be free


“Se le cose non funzionano possiamo cambiarle, perché la possibilità di scegliere, di cambiare è sempre intatta” Dawson si ritrova di nuovo in piedi in mezzo ai pacchi pronti per essere portati via.

Roll back the tombstone
Let the saints appear
Roll back the tombstone
Make a new man out of me


“Tutto sta nel capire che abbiamo il potere di farlo. La vita è piena di colpi di scena e svolte. Non si può essere sicuri al cento per cento su dove il viaggio ci porterà un giorno dopo l’altro” Avanzando lentamente, Dawson si ferma alla porta d’ingresso. Mette la mano sul pomello.

Beware the passenger
The train already left the station


“Eppure c’è ancora una gran parte di me che è ottimista e crede che cambiamento sia solo sinonimo di opportunità. E ho imparato abbastanza della vita da sapere che quando le opportunità si presentano, è meglio coglierle”. Dawson apre la porta.

(inizia la sigla dei titoli di testa)

“Credo che tutto accada per una ragione e se c’è una destinazione finale o un punto d’arrivo nel gioco della vita, oggi inizio la prossima tappa del mio viaggio”

Con un sorriso e senza voltarsi indietro, Dawson esce dalla casa chiudendo la porta dietro di sé

TITOLI DI TESTA

Un parco a Capeside

Helen sta giocando con Amy, e la spinge dolcemente avanti e indietro sull’altalena, sotto l’attenta supervisione di Jack. Lui appare chiaramente a disagio in tutta la situazione. Dopo qualche minuto, Helen solleva Amy dal sedile e la mette a terra. Lei spicca una corsa dietro le altalene e sta per cadere. Jack si slancia in avanti e la afferra, lanciando ad Helen uno sguardo di disapprovazione.

“Preferirei che controllassi Amy più attentamente, Helen” dice con voce stizzita “Ha appena imparato a correre e può cadere come un fulmine prima che tu te ne accorga”

Helen gli sorride con altrettanta stizza “Certo Jack. È passato talmente tanto tempo da quando l’ho vista che ho dimenticato che si muove adesso”

Jack porta Amy su un prato e la sistema a terra. Siede di fronte a lei a fa rotolare una palla nella sua direzione. Lei la insegue e l’acchiappa felice. Helen si inginocchia accanto a Jack e fa segno ad Amy di rilanciarle la palla. Lei lo fa, con gran delizia di Helen.

“Wow, è così vivace” commenta Helen, mentre fa rotolare la palla a breve distanza perché Amy la possa intercettare “E’ sempre così piena di energie, Jack?”

“Di solito, si” Jack è secco ed educato con lei “Ama soprattutto correre in giro ma la cosa che preferisce è andare in spiaggia. Ama venire in acqua con me”

“E’ prudente?” chiede Helen

Jack si gira verso di lei, il tono educato svanisce “Si, certo che lo è, Helen. Non la porto a largo, ama semplicemente spruzzarsi d’acqua”

C’è una specie di imbarazzato silenzio tra i due per un attimo, interrotto solo dai gridolini di Amy mentre tira la palla a Jack.

“Allora,, è una buona forchetta?” Helen spezza il silenzio mentre Jack fa rotolare ancora la palla per Amy.

“Quando vuole. Può essere davvero schizzinosa a volte” Jack si rifiuta di guardare Helen mentre risponde, preferendo osservare Amy che viene carponi verso di loro. “Non lasciamo che mangi troppi zuccheri ma quando riesce ad averne, le piacciono molto. Qualsiasi cosa sia dolce”

“Jennifer era esattamente uguale” commenta Helen con un sorriso “Era un disastro quando si trattava di dormire. Non ha dormito una notte intera fin quasi ai quattro anni. Amy lo fa già?” Jack sente lo sguardo di Helen su di sé ma continua a guardare Amy invece di incrociarlo.

Non si è sentito a proprio agio dal momento in cui Helen è apparsa sulla soglia e la sequela di domande aumenta se possibile il suo disagio.

“Di solito si” risponde infine”Qualche volta finisce nel mio letto ma normalmente dorme per otto o nove ore. Dipende da quanto ha dormito di giorno”

“E’ una buona cosa” commenta Helen “Prende ancora il biberon?”

Jack stringe i denti, cominciando ad averne abbastanza delle sue domande. Si prende un momento per calmarsi mentre Amy restituisce ancora la palla. La prende ma non la rimanda indietro “Solo qualche volta, di notte. È intollerante al lattosio e il latte di soia non le piace molto, così ne beve poco” Amy si è stancata di aspettare e si sistema sulle ginocchia di Jack, la testa appoggiata ad una delle sue cosce, e studia sua nonna. Il pollice destro è conficcato saldamente dietro l’angolo destro della bocca, le dita aperte sulla guancia.

“Lasci che si succhi il pollice?” la domanda è piuttosto un’accusa. Alla fine Jack ne ha davvero abbastanza.

“Non lo sta succhiando, le stanno spuntando i denti lì dietro e lei sta premendo la gengiva con il pollice. È semplicemente una forma di sollievo, il pediatra ha detto di non preoccuparsi” Jack si abbassa e prende Amy fra le proprie braccia, si alza in piedi e cammina verso il passeggino e ve la assicura. Si volta di fronte ad Helen, che si sta lentamente alzando da terra “Penso che sia pronta per un sonnellino. Forse possiamo tornare verso casa”

E con ciò, gira il passeggino verso il marciapiede, senza prendersi la briga di controllare che Helen lo stia seguendo.

New YorK, strada dell’appartamento di Dawson

Dawson è sul sedile posteriore di un tassì, sporto in avanti mentre prende alcune bancone dal portafoglio. Ha già a tracolle alcune borse.

“Quaranta dollari” gli sta dicendo il tassista. Dawson gli dà due da venti più la mancia ed esce dall’auto, andando verso il cofano posteriore per prendere il resto del proprio bagaglio. Sono solo un paio di valigie, la ditta di traslochi che ha ingaggiato si occupa del resto.

Il tassì parte a tutta velocità con una sgommata. Dawson osserva la scena girando la testa accigliato, le sopracciglia alzata per lo stupore.

Poi si guarda intorno, un sorriso soddisfatto in faccia. New York è ancora proprio come la ricordava: rumorosa, affollata, affasciante…viva. È come un grande organismo, che si muove, cresce, respira. L.A. somiglia piuttosto ad una città artificiale, a volte troppo superficiale per i suoi gusti. Ha il suo fascino ma lui ha la sensazione che New York lo conquisterà presto.
Soltanto in questa strada c’è un negozio di fiori, una drogheria, un barbiere, una libreria…e la lista potrebbe continuare a lungo. Gli edifici davanti a lui sono alti, vecchi e in mattoni scuri e qualcuno ha perfino vestiti stesi che sventolano dai balconi. La strada è lunga e si riesce appena a vederne in lontananza la fine, come se continuasse all’infinito. Ci sono tende a colori brillanti qui e là, persone in bicicletta…

Le persone lo sorpassano, in fretta, incollate ai loro cellulari. Qualcuno dal lato opposto della strada grida per fermare un tassì. Un cane sta abbaiando da qualche parte lungo la strada.

E lui si sente una persona completamente diversa. Il futuro sta aspettando e lui è più che pronto a cominciare.

Tira fuori un pezzo di carta dalla tasca. C’è il numero del suo appartamento, quello che Joey ha trovato per lui. Leggendo il foglio e scrutando i numeri civici, lo trova facilmente. È tra il fiorista ed il caffè.

Con un gran sorriso in faccia, prende i suoi bagagli e cammina verso l’edificio alla sua sinistra, zigzagando fra la gente per evitare collisioni. Finalmente, in piedi davanti a casa sua, cerca le chiavi nella tasca posteriore dei jeans. Le tira fuori e le prova finché non riesce ad aprire la porta del proprio appartamento.

Spingendo le valigie dentro con il piede, chiude la porta e lascia cadere le borse sul pavimento con un tonfo. Si guarda attorno con apprezzamento. L’appartamento è grande, completamente aperto, con pochi muri sottili che separano gli spazi privati (camera da letto,toilette) dal resto. C’è una scala dal lato opposto dell’appartamento e le sue labbra si incurvano in un gran sorriso quando vede il cartello “Benvenuto” attaccato lì. È proprio da Joey.

Va verso il cartello e lo osserva per un momento, sorridendo. Joey ha scritto alcune famose citazioni di autori importanti e una di queste è “Home is where your heart is”. Talmente vero. È appena arrivato e si sente già a casa. Sale le scale e trova il luogo perfetto per lavorare a qualsiasi progetto possa avere in futuro. Scende e camminando per la casa, controlla che ci sia tutto quello che è stato spedito: scatoloni pieni di vestiti, attrezzature tecniche, libri, alcuni mobili…

Fermandosi ancora una volta davanti al cartello di benvenuto e sorridendo, prende il cellulare e compone velocemente un numero. Rispondono al secondo squillo.

“Ciao. Sono nell’appartamento in questo preciso momento ed è meraviglioso. Sei la migliore”

Dall’altra parte della linea, Joey ride “Dal primo momento in cui l’ho visto, ho saputo che era perfetto per te”

“Tu mi conosci troppo bene” ride leggermente “E grazie di cuore per il cartello di benvenuto”

“Di niente, ero solo in vena di dipingere” lui può sentire chiaramente un sorriso nella sua voce “allora…adesso che sei qui, possiamo venire a trovarti tra un paio d’ore. Va bene?” chiede lei.

“Si, va benissimo per me. Disferò alcuni bagagli nel frattempo, finché non arrivate. E grazie ancora! Arrivederci”

“A più tardi Dawson”

Riattacca e si guarda intorno, annuendo.

“Niente male” dice sorridendo “Davvero niente male”

Appartamento di Joey, New York

Joey entra in cucina dal soggiorno e vede Pacey sistemare i piatti usati a pranzo. Sospira appena e cammina verso di lui.

“Pacey” dice leggermente esasperata strappandogli un piatto dalle mani “Io sono alta ma non così alta. Quando metti i piatti nello scaffale in cima, non riesco a prenderli. Mi sono quasi ammazzata l’altro giorno cercando di prendere un bicchiere da lì”
“Scusa” Pacey mette il resto dei piatti sul bancone “Cercavo solo di dare una mano”

“Lo so” dice Joey sollevando i piatti che Pacey ha appena posato “Ho sistemato le cose come stanno per un motivo. Perché stanno bene a me. Sono io che vivo qui”

“Lo so” dice Pacey con un sospiro “Ma dato che passo tanto tempo qui, ho pensato che forse potrei…”

“Cosa, Pace? Potresti cosa? Non puoi semplicemente venire qui e riordinare tutto. Questo è il mio spazio. Il mio spazio personale” Invece di mettere via i piatti, lei semplicemente li sposta in un punto diverso del bancone, un punto che trova più comodo.

“Quando eravamo sulla barca, il mio spazio era il tuo e viceversa”

“Bene, non sei più sulla barca, Toto” scatta Joey “Noi siamo scesi tanto tempo fa”

Pacey abbassa un poco le spalle “Lo vedo” dice tetramente “Senti, Jo. Mi dispiace che tu creda che io stia cercando di monopolizzare il tuo spazio personale perché onestamente non è quello che volevo fare. Volevo soltanto aiutarti”

Mentre Joey guarda il suo viso, capisce che lo ha ferito “Mi dispiace” chiede scusa “ Ho esagerato, lo so. È stato stressante al lavoro. Ti ricordi com’è” il suo tono è quasi condiscendente.

“Oh, penso di poter racimolare un ricordo o due dei miei giorni di gloria come agente di borsa. Sai, quando avevo un vero lavoro. Perché avere un ristorante non è un lavoro vero” le sue parole sono intrise di sarcasmo ma non nascondono del tutto il dolore.

“Non è quello che intendevo e lo sai” Joey cerca di mantenere un tono neutro “La mia famiglia aveva un ristorante”

“Lo so, scusa” concede Pacey e la trascina in un abbraccio “Restiamo soli io e te, dimentichiamo gli ultimi minuti e facciamoci felici a vicenda” dice, cercando di alleggerire il proprio tono, senza riuscirci del tutto.

“Non si può” dice Joey guardando oltre le spalle di Pacey per sbirciare il proprio orologio “Siamo già in ritardo” Joey si libera dall’abbraccio ed entra in un’altra stanza “Non voglio che Dawson continui ad aspettare. Conta sul nostro aiuto per il trasloco”

“E noi non vogliamo che Dawson Leery aspetti” Pacey borbotta sottovoce.

“Cosa, Pace?” dice a volte alta Joey dall’altra stanza.

“Niente” le risponde. Controllando che Joey sia ancora di là, sposta la serie di piatti nella posizione originaria sul bancone.

“Riesco a malapena a crederci, ancora adesso” Joey grida dalla stanza “Dopo tutti questi anni di lontananza Dawson ed io saremo solo a dieci minuti l’uno dall’altro. Proprio come quando eravamo ragazzini e tutto quello che dovevamo fare per vederci era saltare so una barca o montare in bicicletta. Certo adesso sarà un tassì…E’ strano come le cose cambino senza cambiare, sai?”

Prima ancora che Pacey possa rispondere Joey emerge con un cactus “Penso che sia appropriato” continua a chiacchierare “Tu no?”

“La pianta di Jen?” chiede Pacey sbalordito “Gli stai dando la pianta di Jen?”

“Jen l’ha data a me” Joey non nota la disapprovazione di Pacey “quando mi sono trasferita per la prima volta in città. È stato il primo regalo ricevuto per dare un po’ di calore alla mia casa. Per qualche motivo ha reso l’intera esperienza realtà. Non ero più una ragazza di provincia” dice Joey, ricordando il momento, un dolce sorriso in faccia al pensiero di Jen.

“E tu stai per darlo a Dawson, così…la pianta di Jen?”

Joey adesso è consapevole della disapprovazione di Pacey “Stai dicendo che Jen non avrebbe voluto che l’avesse Dawson?”

“Dico che sono sorpreso che tu voglia che l’abbia Dawson”

“Pacey, è il mio migliore amico”

“Joey, da quando hai cominciato a parlare di andare lì ti sei trasformata in questa specie di sciocca scolaretta”

“Non è affatto vero” dice Joey mentre posa il cactus sul tavolo “Non puoi usare Dawson come una scusa per continuare a litigare a proposito dei piatti. Sai quello che lui significa per me. Questa non è una cosa che è spuntata a sorpresa dall’uovo di Pasqua. Non capisco perché all’improvviso è un problema”

“Beh, si supponeva che lui vivesse dal lato opposto del paese, non a dieci minuti da qui”

“Pensavo che voi due foste amici” Joey alza le mani e sospira.

“E lo siamo, Joey. Voglio bene al giovanotto, davvero, ma non voglio dividere la mia ragazza con lui”

“Di che cosa stai parlando?”

“Non importa” borbotta Pacey. Ad un tratto vuole lasciar cadere la conversazione.

“Possiamo rinviare questa discussione a più tardi?” chiede Joey altrettanto ansiosa di evitare un ulteriore confronto.

“Dobbiamo proprio andare”.

Mentre escono, Pacey finge di non aver visto che Joey ha spostato ancora una volta la pila di piatti.

Cucina di Jack a Capeside

Grams entra in cucina e trova Helen seduta al tavolo, una tazza di caffè in mano. “Tu e Jack siete già ritornati dal parco?”
Helen guarda in su e si limita ad annuire. Grams si versa un po’ di caffè e si siede di fronte ad Helen.

“Sei più riposata oggi?” chiede, con voce leggermente tagliente. Helen la guarda con espressione confusa “Speravo che tu oggi non fossi stanca per poter parlare con te a proposito delle tue intenzioni in modo esauriente. Cosa pensi di fare con Amy?”.Il tono di Grams è particolarmente secco ed energico, è sorpresa lei stessa dalla propria audacia. Tutto quello a cui riesce a pensare è Amy. A come e quanto è felice lì, con Jack e Doug.

Helen prova a sembrare caduta dalle nuvole, ma poi cede, rivelando uno sguardo appena sognante “Voglio una possibilità di fare la cosa giusta, stavolta” comincia “Sento di aver commesso così tanti sbagli con Jen, fino all’ultimo. Voglio solo la possibilità di riparare, con Amy. Con la mia unica nipote”. Sorride leggermente a Grams, cercando un’approvazione inesistente.

“Perché, Helen?” la domanda di Grams rimane senza risposta “Non hai colto l’occasione di fare la cosa giusta con tua figlia, allora perché una bambina che hai visto meno di cinque volte da quando è nata?”

“Amy è un nuovo inizio per me. La possibilità di cominciare da capo nel modo giusto, di cambiare quello che è andato completamente storto con Jen”

Grams sospira, la frustrazione ha avuto la meglio. Questa era la risposta che temeva di sentire. “Sembri dimenticare, Helen, con niente è andato “male” con Jen, e che lei era diventata una donna brillante e meravigliosa”

Helen la guarda con una punta di freddezza 0“Ma questo è stato merito tuo, non mio. Anche tu sembri dimenticare che hai avuto una seconda possibilità di crescere un bambino con Jennifer. Una possibilità che ti ho dato io, a dispetto dei miei timori a proposito delle tue capacità di madre”. Fa una pausa e beve un sorso di caffè “Considerando quello che hai sperimentato con Jen, pensavo che avresti compreso il mio bisogno di fare lo stesso con Amy”

Grams guarda sua figlia negli occhi, furiosa per le sue implicazioni. Deve far capire ad Helen che non c’è scopo a litigare per questo. Un compito che sembra non sarà tanto facile.

“E’ troppo tardi Helen” Grams comincia dopo aver fatto alcuni respiri per calmarsi “Jennifer voleva che Amy stesse con Jack. E lei è felice qui, molto amata e ben accudita. Hai ignorato e maltrattato Jennifer così tante volte, che hai estinto qualsiasi diritto avessi di crescere questa bambina”. Helen si alza e si gira verso l’acquaio, non volendo ascoltare quello che sta dicendo Grams “Helen, hai visto questa bambina due volte prima di ieri, come puoi pensare di fare il genitore di qualcuno che hai ignorato per la maggior parte della sua esistenza?”

Helen sciacqua la tazza e la sbatte sullo scolapiatti, girandosi verso Grams “Quella bambina è sangue del mio sangue e la sola parte di mia figlia che mi sia rimasta. Si merita la possibilità di essere cresciuta dalla sua famiglia e io mi assicurerò che la ottenga”

E con ciò, Helen si precipita fuori dalla cucina, lasciando una preoccupatissima Grams dietro di sé. In parte capisce il ragionamento di Helen. Con la ragione. Ma nel proprio cuore, sa che non è sufficiente. La strada dell’inferno è lastricata di buone intenzioni.

Appartamento di Dawson a New York

Dawson sta controllando l’acqua calda, per assicurarsi che funzioni. Con le mani sui fianchi, si guarda intorno e cerca di immaginare la sistemazione futura dell’appartamento. Deve di sicuro spostare alcune cose qui e là. Forse mettere il divano dall’altro lato della stanza.

Ed è quello che si accinge a fare quando sente bussare alla porta. Controlla l’ora e si gira, sorridendo, senza muoversi dal punto in cui si trova.

“Entrate! È aperto”

La porta si apre e la testa di Joey fa capolino.

“Ciao” lei sorride in risposta.

“Ciao anche a te” Dawson ricambia il sorriso.

Dietro di lei, Pacey fa la sua entrata, sorridendopure lui, anche se stentatamente. Guarda Joey e Dawson che si abbracciano, un po’ troppo a lungo, e poi Dawson che si gira verso di lui, sorridente.

“Ciao, Pacey. Ne è passato di tempo”

“Si, è vero” dice stringendogli la mano ma poi entrambi si abbracciano sorridendo.

“Allora…che ne pensi? Dico, onestamente” chiede Joey a Dawson, l’ansia evidente nella voce. Dawson alza gli occhi al cielo e guarda Pacey, scuotendo la testa. Pacey ride piano.

“Joey, te l’ho già detto. È perfetto”

Un enorme sorriso le compare sulle labbra “Quindi il mio lavoro è degno di quello di Samantha?” chiede, inclinando il mento in modo provocante, lanciandogli uno sguardo divertito. Dawson non può fare a meno di ridere.

“Vedremo. Non mi hai ancora suggerito nessuna idea per l’arredamento” ribatte.

“Chi è Samantha?” chiede Pacey, all’improvviso interessato alla conversazione.

“Uno degli scrittori della show ed una mia amica”

“E la sua cotta estiva” aggiunge Joey, provando a metterlo in imbarazzo.

“Oh per favore, sarà il mio marchio d’infamia per sempre?” dice lui, socchiudendo gli occhi per gioco “E’ solo diventata la mia migliore amica…a L.A.” aggiunge velocemente quando vede gli occhi di Joey spalancarsi e le sue labbra cominciare ad aprirsi un po’ per scherzo un po’ per la sorpresa.

“Bella parata” dice Joey e i loro occhi si incontrano, nessuno dei due distoglie lo sguardo.

Pacey osserva lo scambio affascinato e …senza emozione. Non è che lo renda geloso o cosa. Ma c’è quella corrente di intimità fra i due che lo fa sentire un po’…fuori posto.

Comunque, Dawson e Joey continuano il loro scambio.

“Oh, in ogni modo, ho comprato qualcosa per te” Joey gli tende la borsa che ha portato.

Dawson la prende con uno sguardo curioso e guarda Pacey come per avere un indizio. Pacey si limita a scrollare le spalle e alza le mani, fingendo di non saperne niente.

Quando Dawson apre la borsa, trova il cactus e guarda Joey leggermente confuso.

“E’ stato il mio regalo di benvenuto la prima volta che mi sono trasferita a New Yok” spiega lei e fa una pausa “Me l’ha dato Jen”

“Oh Joey…” Dawson guarda di nuovo il cactus, adesso con occhi diversi, che si inumidiscono appena. Joey gli mette una mano sul braccio e gli sorride mentre si guardano “Grazie” sussurra lui.

“Di niente”

Pacey odia quando lo fanno. Quando si parlano con un solo sguardo. Si sente…escluso. Si sente…stupido, come se non fosse lì. Con loro. Come se loro fossero in posto al di là di tutto, fuori dalla sua portata.

Ed è qui che la sua natura impulsiva prende il sopravvento. Improvvisamente, ha bisogno solo di aria fresca.

“Sentite ragazzi, sono molto dispiaciuto, ma ho dimenticato che avevo una cosa da fare. Tornerò più tardi, ok?”

Mentre esce, Joey si gira a guardarlo andare via, un’espressione seria in viso. Dibatte fra sè se seguirlo o no. Sa che è turbato, anche se il motivo è per lei incomprensibile, come tutto quello che riguarda la loro relazione ultimamente.
Alla fine decide di rimanere.

Dawson osserva la scena. Guarda la miriade di emozioni che fluiscono sul viso di Joey. Reprime un sospiro e si astiene dal fare qualsiasi commento, accettando il consiglio di Samantha. Joey si gira verso di lui con un sorriso coraggioso.

“Allora…da dove dobbiamo cominciare?”

Per le strade di New York

Pacey cammina da solo su un marciapiede affollato. Una donna lo spinge mentre lo sorpassa e non chiede neanche scusa. Veramente non se ne accorge nemmeno. Pacey si limita a guardare oltre la propria spalla, l’espressione assorta.
Joey non l’ha seguito, anche se lui in realtà non se lo aspettava, comunque.

Camminando, Pacey guarda con leggero stupore le persone che si affrettano attorno a lui senza accorgersi di niente. È interessante osservare come ognuno sembri occuparsi solo della propria missione. Sono ignari degli altri attorno a loro. Non vedono il tassì che passa sfrecciando, non notano gli edifici che continuano e sfidare la forza di gravità mentre svettano ancora in cielo, Sono immuni dalle continue grida, dai colpi di clacson e dal brusio che è la colonna sonora della città. Se vedono la senzatetto rannicchiata sotto la pensilina, fanno finta di non averlo fatto.

Pacey si ferma un attimo e pesca nelle proprie tasche. Mette un dollaro e qualche spicciolo nella tazza della donna. Lei alza gli occhi brevemente e sorride. Lui le fa un piccolo sorriso e continua a camminare.

Gli piace il rumore, l’azione, il ronzio costante di attività a tutte le ore. Gli piace ma non riesce ad immedesimarsi in questo. Pacey sente di non appartenere a New York…e non per mancanza di volontà. Lui vuole appartenervi, davvero. Questo renderebbe le cose molto più facili. Ma le cose non sono più facili. Forse non lo sono mai state.

Joey e lui…i piccoli dettagli non sono più abbastanza. Veramente, si tratta piuttosto di discussioni su stupidi dettagli come dove posare i piatti o non lasciare il dentifricio aperto o Joey arrabbiata perché le sue patatine sono ovunque. Anni fa, erano stati questi dettagli che le avevano dato fiducia nella loro relazione. Ricorda quel discorso che gli aveva fatto la loro prima notte insieme e un piccolo sorriso gli spunta in faccia. Perché le comprava i fazzoletti, le portava i bagagli e cose del genere. Era molto più semplice allora, no?

O forse no.

Il suo viso è visibilmente tirato mentre continua a camminare. Il suo passo è lento e ponderato. La folla lo sorpassa. Sembra che venga inghiottito dalla moltitudine, dalla città. Ad ogni passo che fa, la consapevolezza diventa sempre più profonda. Cose che si è rifiutato di vedere sono diventate improvvisamente chiare. I segni erano ovunque, certi come le insegne pubblicitarie al neon che dominano il paesaggio urbano.

Alla ricerca di una sorta di rifugio dalla giungla di cemento, entra a Central Park e si siede su una panca deserta. La giornata è soleggiata e calda, nonostante novembre sia in arrivo. Forse non ha neanche bisogno della giacca.

Gira la testa verso il sole e sorride. All’inizio il suo sorriso è triste ma poi diventa più sicuro. È tornato con la mente ad una momento simile, al diploma, quando è rimasto seduto da solo e ha lasciato che il sole scorresse su di lui come una benedizione. È stata l’ultima volta che ha fatto prima di lasciare Capeside. Ha fatto la cosa giusta allora ed è deciso a fare la cosa giusta adesso.

Sa quanto sarà difficile dirlo a Joey. Non è stato facile dirlo a sé stesso. Sarà difficile ma non impossibile, perché deve farlo per il proprio bene. Deve salvarsi quando c’è ancora qualcosa da salvare. Prima che diventi qualcuno che disprezza. Rimane seduto sulla panca per un po’, lasciando che il sole riscaldi il suo viso. È come se il sole gli restituisse energia, gli ridesse la vita. È un guazzabuglio di emozioni: tristezza, sollievo, paura e anche soddisfazione.

Per la prima volta da molto tempo si sente vivo e pronto per qualcosa di nuovo.

Nuovo appartamento di Dawson

Dawson è nella zona soggiorno, e sta aprendo una scatola di fotografie incorniciate. Si ferma mentre le scarta una per una, sorridendo ai ricordi che le immagini recano. Joey è di profilo, una scatola di posters da un lato e una parete davanti a sé.

“Vuoi che appenda il tuo poster di Immagine qui o in camera da letto?” chiede a Dawson, reggendo in alto l’immagine che è stata appesa nella sua stanza per tanto tempo

“Non preoccuparti. Posso farlo dopo. Non devi aiutarmi con tutto quanto” Dawson indica con un gesto il completo disastro che in questo momento occupa interamente il suo nuovo soggiorno.

Joey va verso di lui e gli mette una mano attorno alle spalle in un gesto di amicizia “Si, devo. È nel manuale del migliore amico” Dawson fa una breve risata e Joey un largo sorriso “Inoltre, voglio aiutarti”. Per un momento si sorridono, gli sguardi legati mentre in resto del mondo continua a girare attorno a loro.

Dawson interrompe il momento alzandosi dal pavimento e dirigendosi in cucina “Caffè?”

“Si, sarebbe perfetto” gli dice Joey “Ma non significa che mi arrenderò. Me lo dirai più tardi dove appendere il poster”. Dawson ride.

Mentre il bollitore si scalda e Dawson è alla ricerca per tutta la cucina di tazze pulite, Joey va verso una delle grandi finestre che dominano la parete orientale dell’appartamento. Resta in piedi di fronte ad essa, assorbendo l’incredibile vista della città. Tanti anni che vive qui a New York e ancora le toglie il respiro.

“Un penny per i tuoi pensieri” Dawson le arriva alle spalle, porgendole una tazza di caffè. Lo ringrazia e torna a girarsi verso la finestra.

“Sto solo ammirando la vista”. Un confortevole silenzio cala fra loro mentre restano in piedi e sorseggiano il caffè.

“Allora” chiede Joey “dal momento che Samantha non è qui, quali sono le tue idee sull’arredamento del posto? Non vedo l’ora di scoprire quello che sei capace di fare” lo deride lei.

“Beh, grazie per il voto di fiducia che sento nella tua voce” le dice con una risatina e poi beve un po’ di caffè “Sam ha avuto delle grandi idee per arredare quella casa anche se il suo primo suggerimento è stato di dipingere la camera da letto in un “attraente color giallo limone””Dawson ride e Joey prova ad unirsi a lui, con scarso entusiasmo. Dimentica che Dawson aveva una vita diversa a L.A. con persone diverse. Per qualche motivo, la menzione del nome di Samantha la infastidisce…ma solo un po’. “Ma sono sicuro che possiamo anche ottenere qualcosa di meglio qui. Se sei disposta ad aiutare certo” le dice Dawson e Joey alza un sopracciglio

“Prova soltanto a fermarmi”. Si sorridono ancora. Ma qualcosa in un angolino della mente la preoccupa ancora.

“E’ bello che tu ti sia fatto degli amici così stretti lì” dice dopo un momento di silenzio, cercando di dare un senso ai propri sentimenti di…è gelosia? No, non lo è. Non può essere. Non c’è ragione al mondo di essere gelosa “Scommetto che tornare qui dalla solita piccola Joey sarà abbastanza noioso al confronto”. Per un attimo Dawson sembra ferito, ma Joey nasconde l’imbarazzo rapidamente “Sto scherzando, Dawson. Devi imparare prenderla con leggerezza. Se L.A. ti ha insegnato qualcosa, deve essere stato questo”

“Non ho avuto molto tempo, troppo lavoro” risponde lui, scrollando le spalle. Joey guarda la stanza, all’improvviso a disagio, poi al suo orologio “Oh guarda che ora è! Devo andare”. Attraversa la stanza andando dove ha messo il cappotto e comincia a infilarlo.

“Te ne stai già andando? Pensavo che avessi il giorno libero” Dawson sembra confuso e leggermente ferito dal suo annuncio inaspettato.

“Mi sono appena ricordata che devo consegnare parte del mio lavoro ad Ethan oggi in modo che lui possa lavorarci per lunedì”. Prende la sua borsa e si dirige verso la porta.

“Aspetta, tu e Pacey tornerete più tardi?”

Joey riflette un attimo e lo guarda “Non lo so” e chiude la porta dietro di sé. Si ferma quando raggiunge l’ascensore e si prende un momento per esaminare le proprie azioni recenti. “Perché mi sto comportando come una ragazzina immatura?” chiede a sé stessa con rabbia mentre le porte dell’ascensore si aprono scorrendo.

Perché c’è qualcosa di sbagliato. Perché lei si sente troppo turbata all’idea che qualcuno possa aver preso il suo posto nella vita del suo migliore amico e lei lo rivuole indietro con tutte le proprie forze.

Perché è troppo presto per pensare a tutto questo e a quello che significa.

Ma lei ha saputo con certezza una cosa nel momento in cui Pacey se n’è andato: ci sono cose che non potranno mai essere. Lui se n’è andato e lei non ha sentito niente: ne dolore, né tristezza, né bisogno di affrettarsi dietro a luicome avrebbe fatto in passato, corrergli dietro per rassicurarlo con paroline dolci su come tutto fosse perfetto fra loro due. Ma non lo era. E lei si chiede da quanto tempo lo ha saputo in verità. Joey sospira e abbassa la testa mentre la porta dell’ascensore si chiude.
Dentro l’appartamento, Dawson è in piedi e guarda la porta chiusa, confuso a proposito di quello che è appena successo quanto lo è Joey. Sa che qualcosa non va, ma non è sicuro su cosa. Corruga la fronte dirigendosi di nuovo alla finestra e bevendo il caffè rimasto, profondamente immerso nei propri pensieri. Qual è il problema con Pacey –e lui sa che devono avere dei problemi – che l’ha fatta andar via così bruscamente? O è stato il fatto che lui abbia nominato Samantha? Dawson non può fare a meno di chiedersi se a Joey piaccia Samantha. Sembra sempre che stia reprimendo qualcosa ogni volta che lui pronuncia il suo nome, soprattutto quando parla del tempo che ha speso con lei a L.A. Il che non ha senso.

Dawson scuote la testa e riporta la tazza di caffè in cucina. A volte quella ragazza fa semplicemente confondere troppo.

Cucina della casa di Jack a Capeside

La luce del tardo pomeriggio arriva attraversa la finestre, un raggio di sole piove sul tavole, coperto da una bella tovaglia. Il luogo è silenzioso e ordinato e tutto è perfetto, quasi idilliaco.

Quasi.

“Amy, tesoro, questo è proprio un no, hai sentito papà?” Jack sta rimproverando Amy dolcemente, cercando di toglierle il pezzo di torta ch Grams ha sfornato appena un’ora prima “Ne hai già mangiato un pezzo prima, quindi basta”. Lo rimuove con decisione dalla mano di Amy e mentre la pulisce con un tovagliolo, Amy mette il broncio.

Doug ride piano. Amy è adorabile quando è imbronciata. Helen, che è in cucina con loro, osserva la scena con una certa disapprovazione.

Allunga le braccia verso Amy.

“Aw, la mia povera bimba, vieni dalla nonna”. Praticamente la sottrae dalle braccia di Jack, che la guarda sbalordito. Lo sguardo di Doug va dall’uno all’altro, sente che sta per succedere qualcosa.

“Non ti ha lasciato mangiare neanche la torta. Awww….”dice mentre tuba con lei “Non molto carino”

“Helen, preferirei se non parlassi con lei come se io fossi una persona cattiva che sta cercando di allontanarla da quello che desidera” dice Jack, chiaramente turbato.

Helen lo guarda come se non sapesse di cosa sta parlando.

“Aw, andiamo Jack, stavo solo giocando con lei. Non stavo cercando di far si che ti odiasse o cosa. Ti prego” Alza un poco la voce come se fosse offesa che lui abbia potuto pensarlo.

“Sei sicura? Perché ho avuto esattamente la sensazione opposta”

Doug guarda la discussione che si sviluppa davanti a lui, sentendosi impotente. Vorrebbe che Grams fosse lì. Ma lei era alla riunione del gruppo della chiesa. ‘Dovrebbe essere qui a momenti, però’ pensa, mentre scruta la porta.

“Stai soltanto esagerando” dice Helen, mentre allunga tranquillamente la mano e prende un pezzetto di torta. La mette in bocca ad Amy mentre Jack guarda. Lui è sul punto di esplodere “Inoltre, non è così sbagliato viziarli ogni tanto” dice sorridendo ad Amy, che apre la bocca felice.

“Oh si,è una buona cosa coccolarli finché si possono controllare. Questa è la parte facile, vero? Dare loro tutto quello che vogliono, ogni volta che vogliono, solo per togliergli tutto quando non diventano quello che tu volevi che fossero. E quindi, quando va tutto a rotoli, incolparli per la propria inettitudine e mandarli via perché non si riesce ad accettarla. Giusto Helen? È questo che intendi? È così che vuoi che io cresca Amy? O è così che TU vuoi crescerla una volta che me l’avrai portata via? È per questo che sei qui? Beh, indovina: non succederà. Io sono suo padre, non un qualsiasi tipo malvagio che sta cercando di rubarle le caramelle. Jen ha dato a ME il diritto di prendermi cura di lei, non a te, e dev’esserci una ragione per questo. Non pensi?”

Dopo aver lasciato Helen senza parole, riprende Amy ed esce dalla cucina. Helen guarda Doug, che ricambia freddamente lo sguardo e poi si alza. Sta uscendo dalla stanza quando Grams entra in cucina togliendosi i guanti.

“Beh, fa freddo anche se splende il sole e…” smette di parlare mentre Doug la oltrepassa e si accorge che c’è qualcosa che non va. Guarda con biasimo sua figlia.

Helen è ancora seduta e il suo petto si alza e si abbassa rapidamente mentre la sua rabbia cresce.

“Chi crede di essere? Impartirmi lezioni su come si allevano i bambini? Sbattermi in faccia il modo in cui ho cresciuto la mia stessa figlia? Tutti voi, chi pensiate io sia?”

Ora è lei che esce dalla cucina, lasciando Grams in piedi in mezzo alla stanza, leggermente smarrita. Quindi sospira, va verso il tavolo e si siede, i gomiti appoggiati, il viso affondato tra le mani.

Appartamento di Joey a New York


Mentre Pacey vaga da una stanza all’altra dell’appartamento di Joey, si vede uno scatolone pieno a metà. Lui si ferma davanti ad un cassettone ed apre una bottiglia di profumo annusandola. Non può fare a meno di sorridere. Solleva un braccialetto e riconosce che si tratta di quello di sua madre. Lo portava all’Anti-Prom. Non riesce a credere che sia stato dieci anni prima. Dieci anni e la sua vita sta cominciando a cambiare solo ora. Dieci anni ma lui ricorda ancora tutto.

Vedere il suo braccialetto, per una ragione che non riesce affatto a identificare, gli da la forza di cambiare. Solleva lo scatolone e lo sposta nel soggiorno. Mentre lo sistema sul tavolo, i suoi occhi cadono su una fotografia. È di lui e Joey alla festa di Natale dei Leery durante l’ultimo anno del liceo. L’ha scattata Dawson.

Pacey la prende e la studia. Hanno litigato quella notte. Lui era andato alla festa di Worthington con Joey e lei era rimasta sconvolta quando lui aveva conquistato il preside con i suoi scherzi. Nessuno dei due si era sentito al posto giusto. È stato secoli prima e in un certo senso ci sono ancora gli stessi problemi. Lui non si sente ancora a suo agio con i colleghi di lavoro di lei, nel suo mondo. L’unico cambiamento è che ora Joey è inserita alla perfezione in quel mondo. Non deve andare da Dawson o da lui per trovare il proprio posto. Anche in mezzo a tutto questo non può fare a meno di essere orgoglioso di lei.

“Sei qui” è Joey “Ti ho cercato dappertutto”.

Pacey posa la fotografia e la guarda. Sembra seria ma decisa. Qualcosa gli dice che sta per succedere qualcosa e non solo da parte sua.

“Sono solo andato a fare una passeggiata” risponde, semplicemente.

“Te ne sei andato così bruscamente”

“Lo stesso si può dire di te ultimamente” dice con tono piatto. Più di una volta ha lasciato che un appuntamento o un programma venisse cancellato perché aveva “qualcosa da fare” senza mai dirgli che cosa fosse esattamente. Ma che importa ora? Perché lui non vuole litigare adesso. Non vuole litigare mai più.

Joey non dice niente. Riesco solo a distogliere lo sguardo, incapace di dirgli perché non era disponibile per lui tutte quelle volte. Vede lo scatolone e capisce che lui se ne sta andando. Chiude gli occhi e sospira, sentendo parte della sua risoluzione svanire per un attimo. Ma poi torna più forte di prima. Sembra che questa sia la fine della corsa.

È questo il motivo per cui se n’è andata a cercarlo. Sono giunti entrambi alla stessa conclusione.

“Pacey” dice

“Joey” sbotta lui nello stesso preciso momento.

I due si guardano, indecisi su cosa dire. O…su come dire quelle che deve essere detto.

Appartamento di Dawson

Dawson sta frugando negli scatoloni, cercando di dare una sembianza di ordine alla sua nuova casa. È ancora leggermente confuso dalle azioni precedenti di Joey ma sta cercando di togliersele dalla mente. Ha la testa infilata in una credenza quando sente il cellulare squillare. La tira fuori frettolosamente e, sbattendo contro il bordo dello sportello, si fruga in tasca per prendere il telefono e risponde.

“Pronto?”

“Ciao, sexy!” una voce allegra e spumeggiante riecheggia lungo la linea.

“Audrey!” esclama, sorpreso di sentirla “Dove sei stata? Sono passati mesi dall’ultima volta che hai chiamato”. Si sistema sul divano per parlare con lei.

“Beh, per sua informazione signore, sono stata molto occupata” Dawson sorride tra sé mentre fa uno scatto mentale per tenere il passo con l’andamento scoppiettante del dialogo di Audrey. Le permette di raccontargli tutto dei suoi exploits europei prima di provare a contribuire alla conversazione.

“Quindi dove sei ora?” le chiede.

“Veramente, sono sul suolo che calpesti anche tu. La buona vecchia L.A. A dire il vero ti chiamo perché speravo di prendere un appuntamento per avere un drink ed una cena e in generale essere coccolata da un amico, il oh-famosissimo regista”

Dawson ride di cuore “Mi sei mancata Audrey” le dice tra un respiro affannoso e l’altro “Però, dovrò essere latore di cattive notizie e informarti che non sono a L.A. Sono a New York, lavorando ad un progetto con Spielberg”

Il grido di Audrey è così forte che Dawson allontana il telefono dall’orecchio. Quando decresce lo riaccosta.

“Oh mio dio! Raccontami tutto” ordina e Dawson ride, felice di accontentare la sua vecchia amica. La mette a giorno su tutti i dettagli del nuovo progetto, godendosi il senso di conforto che deriva dal riallacciare i contatti con un vecchio amico. Sa di avere probabilmente un sorriso grande quanto il Texas stampato in faccia, ma non gli importa. È impossibile parlare con Audrey senza finire per sorridere come un idiota.

“Allora, come sta la tua ragazza?” chiede Audrey, e Dawson replica con una risatina imbarazzata.

“Beh, Aud, veramente non è più la mia ragazza, ma sta bene” le dice Dawson, il sorriso meno brillante per l’imbarazzante conversazione.

“Aww, Dawson! Non dirmi che sei di nuovo single”

“Si, lo so, è una tragedia. Ma Sam e io siamo molto meglio come amici di quello che eravamo come amanti”
Audrey sospira drammaticamente, facendolo sorridere di nuovo “Che devo fare con te, Leery?” chiede lei come se fosse la fine del mondo.

Dawson ride “Non lo so” le dice sinceramente.

“Quindi questo significa che io dovrò farmi tutta la strada fino a New York per vederti ora?” chiede Audrey.

“Si, temo che dovrai” le dice “So che grave tragedia sarà per te. Luci sfavillanti, un mucchio di locali, meravigliosi amici che tu hai ignorato per mesi”

“Ehi! Non ti ho ignorato. Sono solo stata occupata, ecco tutto! Inoltre, non mi sembra di averti visto venire a farmi visita o prendere il telefono. Chi mi dice che non fossi tu a ignorare me?”

Dawson ride, sentendosi bene almeno il trenta per cento in più di prima della telefonata “Audrey, non credo che sarebbe possibile per nessuno ignorarti”.

“E non dimenticarlo” gli risponde

Tinello di Jack, a Capeside

Nel tinello silenzioso, Amy sta giocando sul pavimento con alcuni dei suoi giocattoli preferiti. Non sono riusciti a metterla ancora a letto, come se sentisse la tensione nell’aria, così l’hanno lasciata lì, vicino a loro. Il sonno arriverà comunque prima o poi.

Grams e Jack sono seduti a preparare una cena in ritardo mentre Doug è in cucina a prendere un po’ di acqua fresca.

“Lo sapevo che non ne sarebbe venuto niente di buono” dice Jack a Grams mentre si muovono attorno al tavolo, preparandosi per la cena.

Mettendo le forchette al loro posto, Grams scruta Jack che sta tirando fuori i bicchieri.

“Non so cosa pensare. Lei è mia figlia e io la amo, ma non posso evitare di sentirmi incerta a proposito delle sue intenzione proprio come te. Soprattutto dopo la nostra conversazione di questa mattina”

“Beh, non devi più preoccuparti, Madre. Ah, grazie per il tuo appoggio, comunque. Non che mi aspettassi altro da te”
Sorpresi, si girano entrambi e vedono Helen sulla porta, con la borsa in mano, e il cappotto addosso. Doug entro dietro di lei, una espressione molto imbarazzata sul viso.

Grams va rapidamente verso di lei, sapendo che ha ferito i suoi sentimenti e che non intendeva farlo. Doug rimane in piedi accanto a Jack.

“Helen, per favore, sii ragionevole. So che sei arrabbiata ma non devi andartene a notte fonda. Rimani fino a domani come programmato e parleremo tutti insieme di nuovo” prega Grams, strofinandosi le mani in imbarazzo.

Ma Jack non dice niente e questo è abbastanza per la madre di Jen.

“Preferisco di no. È chiaro che non sono la benvenuta qui, neanche per te” dice, guardandola dritto negli occhi con uno sguardo accusatorio.

Grams prova a metterle una mano sul braccio ma lei si sottrae. Jack abbassa la testa, ma continua a non parlare.

“Per favore, Helen, cerca di capire. Siamo in una situazione così delicata e poi tu compari e noi non sappiamo proprio cosa pensare”

“Volevo soltanto vedere mia nipote” dice lei, guardando verso Amy che, ignara, sta giocando con i suoi giocattoli, mordendoli e facendoli cozzare fra loro, e si diverte moltissimo. Helen sorride dolcemente “Volevo soltanto conoscerla, stare con lei”

“E può farlo ” Jack parla e le due donne si girano verso di lui “Finché accetta il fatto che io sono suo padre. E che se io dico no a qualcosa, è no. Io accetto consigli perché è una cosa nuova per me. Tutto quello che voglio è il meglio per mia figlia e non voglio tenerla lontana da nessuno “ deglutisce a fatica, cercando di guadagnare la compostezza necessaria per dire quello che va detto.

Guarda verso Amy, che sta ora borbottando mentre si studia le mani.

Grams ed Helen lo guardano in attesa.

“Ma se provi a contrastarmi lo farò” si gira per fronteggiare le due donne e vede lo sguardo insolente di Helen. Sta per dire qualcosa ma Jack alza la mano e lei si ferma.

Grams sembra solo terribilmente spiacente per tutto quello che è accaduto, si sente intrappolata ma sa che la sua lealtà, dopo tutto, è nei confronti di Jack e delle ultime volontà di Jen. Doug tiene la testa abbassata, le mani nelle tasche.

“Jen era qualcuno di veramente speciale per me. Qualcuno che ho incontrato in un momento della vita in cui avevo maggiormente bisogno di amicizia. E lei mi ha dato tutto. Come Grams” dice lui, e la guarda con affetto. Lei gli sorride con calore “Lei era la mia…la mia metà. Mia sorella, la mia migliore amica, la mia anima gemella. Il solo sapere che lei era là fuori mi faceva stare meglio. So che la conoscevo meglio di chiunque altro. Mi ha incoraggiato come nessun altro avrebbe potuto e io ho cercato sempre di restituire il favore. Ma lei era forte e indipendente, e bella e…non ho mai avuto una vera occasione di farlo. ed ora ho la sua figlioletta. È tutto quello che resta di lei e io darei la vita per questo. E mi assicurerò che lei sappia chi era sua madre e che persona meravigliosa si è rivelata. E mi dispiace ma non credo che lei possa insegnarle tutto questo perché lei non è mai riuscita a conoscere veramente Jen”

Helen lo guarda per un momento. Si accorge del modo in cui la sua voce si incrina al solo pronunciare il nome di Jen. Si accorge di quanto lo ferisca parlare di lei al passato. E sa che non sta cercando di minacciarla ma sta solo dicendo la verità. Avrebbe lottato per Amy.

Ma anche lei, nonostante le parole con cui ha espresso il suo amore per Jen l’abbiano commossa. Questo non ha niente a che fare con la custodia di Amy. Non nella sua mentre perlomeno.

“Tu dici che conoscevi mia figlia e io ti credo. Sono sicura che la conoscevi meglio di chiunque altro, meglio di quanto l’abbia mai fatto io. E pensi che non mi ferisca sentirlo? Ma tu non mi conosci Jack. E forse è più facile vedermi come un mostro. Ora sei tu che devi credermi: ti sbagli” guarda sua madre ora “Vi sbagliate entrambi”.

Con ciò si gira e lascia la casa.

Appartamento di Joey, a New York

“Dobbiamo parlare” dice Pacey a voce bassa.

Joey non può che annuire. Sa già di che si tratta. Eppure guarda in basso e inghiotte il nodo che ha in gola. Sa che è così che dev’essere ma questo non lo rende più facile.

Pacey si ferma per un attimo. Ora che ha la completa attenzione di Joey all’improvviso non sa cosa dire. Non voleva che le cose andassero così. “E’ più difficile di quanto pensassi”

“Si” concorda Joey “Lo è”

Nessuno dei due si muove. Rimangono lì, uno di fronte all’altra ai lati opposti della stanza.

Infine, Pacey comincia a parlare.

“Vogliamo sul serio tirarla per le lunghe come abbiamo fatto al liceo? Le cose non miglioreranno, Jo. Ho continuano a sperare che lo facessero. Volevo che migliorassero e se avessi anche la minima speranza che possa accadere…non direi niente di tutto ciò. Ma abbiamo già percorso questa strada e so che non accadrà e non voglio aspettare di nuovo fino a quando non riuscirò neanche a toccarti. Non voglio mai più sentirmi in quel modo, Joey”

“Neanche io” lo guarda con tristezza ma è decisa a gestire la situazione nel modo giusto. “Ti ricordi una cosa che mi hai detto tanto tempo fa, nel portico della casa sulla spiaggia che dividevi con Gretchen? Volevi che te lo dicessi se mai avessi sentito che tu mi impedivi di crescere. Volevi che ti lasciassi andare se quel giorno fosse mai venuto”. Pacey annuisce in risposta.
“Penso che sia venuto il momento che lo facciamo entrambi. Dobbiamo lasciare che l’altro se ne vada” dice, guardando dritto nei suoi occhi.

Il viso di Pacey è stoico, così Joey continua

“So che non ti piacciano le mie feste di lavoro e che di senti fuori posto con i miei colleghi. È per questo che ho smesso di andarci per un po’. Poi ho capito che non ero giusta con me stessa. E tu sai che io amo quello che hai fatto con l’Ice House e sono perfino grata che tu abbia ricostruito quel posto. Ma non è il mio posto, non più. È per questo che ci sono venuta a malapena. E mi dispiace. Non è così che pensavo sarebbero andate le cose. Ma…”

“Niente rimpianti” dice Pacey. E’ una constatazione più che una domanda.

“No” Joey sorride tristemente “Niente rimpianti”

“Bene, Joey. Perché voglio che tu sappia che con rimpiango il tempo che ho speso con te, neanche un minuto. E voglio ringraziarti per avermi dato la possibilità che non ho avuto cinque anni fa. Perché io ho rovinato tutto al liceo, con l’insicurezza e la gelosia e in fin dei conti comportandomi come un moccioso che dovevi rassicurare costantemente. Con il tempo ho capito questo e ho cominciato a chiedermi come sarebbero state le cose se avessi agito diversamente. E l’ho fatto ma poi sei stata tu che mi hai scaricato. E la domanda è ancora senza risposta perché io non credo che tu non sentissi più niente per me. Quindi prima che tu mi dessi una vera possibilità io continuavo a chiedermi se avrei mai potuto essere davvero felice con te. Continuavo a chiedermi se avremmo mai funzionato fuori da una barca o da un K-mart. Ma credo di saperlo ora” .Non riesce a trattenere un sospira all’ultima frase.

“Si, credo che lo sappiamo ora”. Joey , che lo ha ascoltato in silenzio, non può fare a meno di sospirare anche lei. “Tutto questo tempo abbiamo cercato di essere le persone che eravamo quando eravamo più giovani senza voler riconoscere che queste persone non esistono più” fa una breve pausa “Ma voglio che tu sappia che io intendevo ogni parola che ti ho detto quel giorno alla veglia”.

Pacey sospira e sente come se un grosso peso gli sia stato tolto dalle spalle.

“Grazie per avermelo detto. Ma riconsiderando la cosa ora…non credo che avremmo dovuto prendere nessuna decisione importante in quel momento. Erano giorni pieni di nostalgia, tristezza, e noi eravamo un po’ fuori di testa, no?”

“Si, forse un po’” lei fa un mezzo sorriso e Pacey sorride in risposta “Forse più di un po’”

“Forse” mormora in risposta Pacey. la guarda e le parole gli escono dalla bocca facilmente ora “Ti ho sempre detto che non ho mai avuto paura di amarti. Ed è vero. Per tanto tempo amarti è stata l’unica cosa che avesse senso per me. Ma forse quello che avevo paura di fare era smettere di amarti. Per tanto tempo ho pensato che tu fossi l’unica cosa che mi fosse mai accaduta che valesse tutto, a cui mi potessi aggrappare. E questo…questo è stato un errore”

Il viso di Joey si oscura e i suoi occhi diventano tristi. Sbatte le palpebre per trattenere le lacrime che minacciato di traboccare.

“No, non noi. Non sto dicendo che noi eravamo uno sbaglio” aggiunge rapidamente, vedendo la sua reazione “Sto solo dicendo che avrei dovuto lasciarti andare tanto tempo fa. Perché, onestamente, non sono stupito che sia finita così dopo tutto, e questo deve significare qualcosa. Non credi?”

“Allora è arrivato il momento?” lei dice piano, come a chiedere un’ultima conferma.

Si guardano e in quello sguardo Joey trova la risposta. Sono abituati a tanto di quel dramma e di quella angoscia nelle loro vite che sembra quasi troppo semplice. Ma è logico. Non è stato un grande gesto a riunirli quindi è naturale che non sia necessaria una interminabile discussione o una litigata per lasciarsi. Sentono che è la cosa giusta da fare. E dopo tutto quello che è successo entrambi vogliono fare quello che sentono giusto e non ripetere lo stesso schema del passato.
Il cellulare di lui squilla proprio in quel momento.

“Pronto? Si, ottimo. Sarò lì tra due giorni. Si, ok. Ti chiamerò quando sarò lì. Assicurati soltanto che quella stanza di cui mi hai parlato abbia almeno l’acqua corrente. E una toilette con lo scarico sarebbe piacevole” lui ride piano “Ok., grazie mille, Brench. Ti vedrò presto”.

Mentre Pacey chiude il telefono, guarda Joey con un lieve imbarazzo. Ma lei gli sorride.

“Sono contenta che tu abbia deciso di accettare il lavoro. Sono sicura che sarai grande”

“Grazie, Jo. Devo andare adesso. Devo portare via tutte le mie cose da qui e da Capeside. Poi devo sistemare alcune cose lì e dire addio a tutti. Devo cominciare a traslocare”

Anche se resta non detto, entrambi sanno che le sue parole significano più di quello che sembrano in superficie.

“Stai attento là fuori, Pacey, ti prego”

“Lo farò” dice “Anche tu Potter” aggiunge, usando il suo vecchio soprannome, quello dei giorni andati dell’infanzia, dell’odio e della sfida.

“Lo farò”

Pacey la guarda e vuole dire qualcos’altro ma non sa se sia rimasto davvero altro.

“Di a Dawson che lo chiamerò”

Joey si morde le labbra e annuisce in silenzioso assenso. Dopo un momento, fa un passo avvicinandosi a lui e lo abbraccia. Leggermente preso alla sprovvista in principio, Pacey rimane immobile, ma poi sorride e ricambia l’abbraccio.

Camera da letto di Amy, a Capeside

Jack ha messo Amy sul fasciatolo. I capelli umidi dopo il bagno, è avvolta in un asciugamano e Jack la sta preparando per dormire. Entrambi ridacchiano e comunicano nella loro lingua personale. Doug è seduto sulla sedia a dondolo vicino alla culla di Amy, uno sguardo preoccupato in viso.

“Jack, penso che avresti dovuto essere un po’ più cauto con Helen in questa fase” dice, facendo girare Jack a guardarlo.

“Dovevo dirle quello che pensavo Doug. Non potevo fingere di essere contento della sua decisione di sfidarmi per Amy”

(“On Your Own” dei Sense Field comincia ad andare in sottofondo)

“Lo capisco questo, Jack, davvero. Ma lei è la nonna di Amy e ha alcuni diritti legali. Che ci piaccia o no” Jack non risponde, continua semplicemente a lottare per infilare i piedi, che Amy agita convulsamente nel pigiama “Penso solo che non è una persona che dovremmo far arrabbiare. Sarà già un problema anche senza questo”

There's a reflection that's so hard to see
Reflections in water of what you could be
Wave crashes over, tides pull you under
If you've ever wondered why you barely breathe


Jack sospira e solleva Amy dal fasciatoio, tenendosi il corpicino caldo contro la spalla. Lei comincia a succhiarsi il pollice e gli si rannicchia contro. Lui guarda Doug tristemente, sospirando “Lo so, hai ragione. Devo stare più attento con Helen, con chiunque possa significare problemi per noi. È solo che…mi sento come se stessi perdendo il controllo della mia vita. Niente è come era, è cambiato così tanto” la sua voce è tesa ed ha un tono quasi disperato. Doug si alza e si sposta di fronte a lui, sporgendosi per mettergli una mano sul braccio.

All of the ways I wish I could have shown you
All of the things that I want you to know (right now)
All the ways I wish I could protect you
From all the things that you'll learn on your own somehow


“E’ che la tua vita è cambiata, Jack. Tu non sei la persona che eri sei mesi fa ed è un bene. Amy ha portato più cambiamenti nella tua vita di qualsiasi altra cosa che ti accadrà, ma è tutto per il meglio”

As you grow older you'll live through a war
Before you know it the eyes of a storm
Will rain upon you, not like you ever knew
No, like you've never seen
Like never before


Jack guarda mesto Doug “Lo so questo. Ed è il motivo per cui non riesco a sopportare l’idea di non averla con me. Ed è il motivo per cui ho attaccato Helen in quel modo. Ma mi fa anche paura, Doug. Non sono mai stato il tipo di persona che aggredisce qualcuno così”

“Lo so, Jack. Ma stavi solo proteggendo la tua bambina.” Doug cerca di indurre Jack a guardarlo negli occhi, ma lui non lo fa. Invece guarda con tristezza la bambina fra le sue braccia. Sentendo il suo sguardo, Amy alza la testa e lo guarda, un sorriso che si forma attorno al pollice saldamente infilato in bocca. Jack non può fare a meno di sorriderle in risposta.

These are the places I don't want you to see
These smiling faces I don't want to meet
Your heart's extended out
They'll try to tear it out
You'll never be without
The love that's between you and me


Doug si allunga e tocca il viso di Jack, contento di vederlo sorridere anche per un attimo. Ma quando si gira verso di lui, il sorriso è sparito, rimpiazzato ancora da uno sguardo triste e preoccupato.

You'll learn on your own somehow


Appartamento di Dawson, a New York


Vediamo Joey avvicinarsi alla casa, uno sguardo tetro sul viso. Brani della conversazione con Pacey continuano a turbinarle nella testa. Poi resta davanti alla porta dell’appartamento, fa un profondo sospiro e bussa. Dieci secondi dopo, un Dawson accaldato apre la porta.

“Ehi, sei tornata!” le sorride e le lascia la porta aperta, correndo in casa “Entra, fa freddo fuori!” grida mentre si allontana.

“Si, è vero” risponde lei, un sorriso che si allarga mentre lo guarda colpire col martello qualcosa contro il muro. Chiude la porta e incrocia le braccia sul petto, appoggiandosi alla porta e sorridendo apertamente, un guizzo di divertimento negli occhi.

“Mi ricordo i giorni in cui Dawson Leery, attualmente acclamato regista e produttore, non sarebbe riuscito, per niente al mondo, a piantare un chiodo”

Dawson si gira verso di lei, sorridendo e facendole l’occhiolino.

“Grazie per il viaggio nella memoria. Ora, se non ti dispiace lasciare tutti i momenti imbarazzanti al loro oblio…”

Lei ride e cammina verso di lui, che sta adagiando il martello sul pavimento e si siede con la schiena appoggiata al tavolo, le gambe incrociate. Joey si siede al suo fianco, davanti a lui imitando la sua posizione, le ginocchia allineate alle sue. Si guardano per un momento e sorridono, godendosi la compagnia reciproca.

D’un tratto, Dawson sembra accorgersi di qualcosa.

“Dov’è Pacey, comunque?” chiede

“In viaggio per Capeside. E da lì, alla volta di New Orleans”

Dawson la guarda con curiosità

“Abbiamo rotto”. Lei fronteggia la sua espressione sbalordita, mordendosi il labbro inferiore e sorridendogli debolmente.

“Semplicemente non funzionava”

“Mi…dispiace sentirlo. Ma devo ammettere che sono anche…sorpreso. Tutto sembrava così…definitivo questa volta”

“Lo so, ma…è così che vanno le cose, credo. L’amore è un atto di fede”. Queste parole sembrano toccare una corda in Dawson, come una eco lontana in fondo alla mente…come se le avesse sentite prima ma non riuscisse a collocare dove e quando. “A volte funziona, altre no”.

“Si credo che le cose vadano così”

“Mi ha detto che ti avrebbe chiamato, comunque”

Dawson annuisce, troppo confuso per dire qualcosa, perfino per immaginare cosa possa significare tutto questo.

“Ne vuoi parlare?” chiede, dolcemente. Anni fa, lei pianse nelle sue braccia quando ruppero. Ma quella Joey non c’è più da molto tempo.

Lei corruga la fronte e scuote la testa, guardando altrove per un momento.

“No. Non ora perlomeno”.

“Va bene allora. Posso aspettare” le sorride rassicurante, lasciando che sappia che ci sarà appena lei ne avrà bisogno. Lei lo sa e il solo pensiero la fa sentire piena di calore e trepidante. Sta immediatamente meglio. “Beh, ecco fatto” dice lui, alzandosi e strofinandosi le mani nel tentativo di rischiarare l’atmosfera “Abbiamo esaurito i pretesti per scansare il lavoro, quindi credo che dovremo cominciare ora”

Joey gli sorride mentre lui le porge la mano per aiutarla ad alzarsi in piedi. Lei la prende e la tiene fra le sue per un secondo più del necessario prima di lasciarla, gli sguardi allacciati mentre continuano a sorridere.

“Bene, allora…” dice, camminando e togliendosi il cappotto. Lo lascia sulla spalliera dello sgabello e si mette le mani sui fianchi, sorridendo allegramente “Da dove cominciamo?”

Dawson emette un sospiro, si gratta dietro la testa e si guarda attorno nella stanza, cercando di decidere.

Joey semplicemente ride.

Cimitero di Capeside

Pacey sorpassa il cartello di “Benvenuti a Capeside” mentre attraversa il ponte e poi imbocca l’uscita Capeside/Falmouth della nazionale. Fa un piccolo cenno di saluto mentre oltrepassa il cartello “Benvenuti a Capeside, patria dei volontari della rivoluzione”. Guida direttamente verso il cimitero.

In principio, il suo passo è sicuro e lui guarda dritto davanti a sé. Man mano che si avvicina alla propria meta, rallenta. Infine quando è davanti alla lapide di Jen si guarda attorno, incerto sul da farsi, o su cosa dire. Poi concentra lo sguardo in alto.

(“Blackbird” dei Doves comincia ad andare in sottofondo)

Il debole sussurro della sua voce si sente appena nel silenzio della notte. Si sta facendo tardi. I bagagli sono in macchina, pronti per cominciare il viaggio. È pronto da tanto tempo. Solo che non lo ha capito. Rimane lì per qualche momento, senza sapere da dove cominciare.

Blackbird singing in the dead of night
Take these broken wings and learn to fly
All your life
You were only waiting for this moment to arise


“Ciao, Jen” dice con imbarazzo. Sente che dovrebbe dire qualcos’altro “Um, è da tanto che non ci si vede” fa una smorfia al proprio sconsiderato tentativo di umorismo.

“Scusa” fa ammenda e sorride a dispetto di sé stesso “Era una battuta di cattivo gusto, perfino per me. Non posso più vederti, ma posso sentirti. Eri tu al parco, vero? Tu eri il mio sole”

“Non vengo qui da tanto…troppo e mi dispiace di questo. Anche se sono sicuro che tu mi diresti di dimenticare la faccenda. Diresti probabilmente che io ho avuto di meglio da fare che infestare un cimitero. Onestamente però, non l’ho avuto. Ma l’avrò, lo prometto”

Blackbird singing in the dead of night
Take these sunken eyes and learn to see
All your life
You were only waiting for this moment to be free


“Voglio che tu sappia che ti penso sempre. Più di quello che dovrei, forse. Sono sicuro che sei l’angelo più bello che abbiano mai visto. Scommetto che stai spezzando cuori, dispensando ogni genere possibile di bellezza lassù” Pacey fa una pausa, immaginando il viso di lei.

“E quando non stai spezzando cuori, probabilmente guardi noi quaggiù, scuotendo la testa. Perché non abbiamo ancora imparato. Dopo tutto quello che ci è successo, non so come non abbiamo ancora imparato.”

Blackbird fly
Blackbird fly
Into the light of the dark black night


“Abbia fatto solo una cosa giusta, fra tutti quanti dico, te compresa. Amy. Lei è una meraviglia” Pacey si ferma e sorride “E’ amata e ama. Appartiene a qualcuno. Ora che è qui, non posso immaginare la mia vita senza di lei. Certo me la passo ancora male cercando di abituarmi a vivere senza di te. Ma tu ci sei attraverso Amy, in modo discreto. Come l’altro giorno quando Jack le ha detto ‘no’. Giuro che ha girato la testa da un lato e gli ha sorriso. L’ha fatto comunque. E per un attimo tu sei stata lì. Ma non preoccuparti, lei è anche diversa. È se stessa ed ha una volontà ferrea contro la quale preferirei non trovarmi a combattere. Andrò a trovarla prima di andare. Ho bisogno della mia razione di Amy. Ti prometto che non perderò i contatti con lei. Ci sarò in qualsiasi modo lei avrà bisogno. Doug ed io abbiamo parlato di quando comincerà ad uscire con qualcuno. Sarà obbligata a portare il povero ragazzo a casa da Jack, Doug, me e Dawson. Ma penso che sia una buona cosa. Beh, per la tranquillità di Jack almeno”

Blackbird singing in the dead of night
Take these broken wings and learn to fly


“Mi manchi Jen. E credo che il vero motivo per cui non sono venuto qui è che tu mi avresti fatto pensare alle cose che mi hai detto in ospedale. Avevi ragione, certo. Ora mi manca questo. Desidero intensamente questa comprensione. Ma so quello che stai dicendo adesso e lo sto facendo. Ho finalmente accettato il tuo consiglio. Spero che tu sia orgogliosa di me”

All your life
You were only waiting for this moment to arise


Pacey si ferma per riprendere fiato. Una brezza soffia attraverso di lui e guarda in alto e sorride “Ti voglio bene, Jen”. Si asciuga di nascosto le lacrime che gli si sono formate nell’angolo degli occhi “Arrivederci, Angelo”

Rimane ancora per qualche secondo presso la sua tomba e si gira cominciando ad andare via.

You were only waiting for this moment to arise
You were only waiting for this moment to arise


Casa di Jack, più tardi quella notte

“Pacey, che bella sorpresa” Jack alza lo sguardo sentendo la voce di Grams. Un minuto dopo lei entra nella stanza con Pacey alle calcagna.

“Ciao Jack” dice “Sono venuto solo per far visita alla mia ragazza preferita”. Al suono della sua voce, Amy alza la testa assonnata e lo guarda. Pacey le sorride e lei risponde allo stesso modo, stendendo le braccia. Pacey guarda Jack “Posso prenderla?”

“Prego” Jack la tende a Pacey che la accetta volentieri “Forse riuscirai a farla addormentare, io non ho avuto fortuna”

Pacey la stringe affettuosamente contro di sé, baciandole la fronte e i capelli e mormora dei saluti che Grams e Jack non riescono a sentire. Lo guardano in silenzio mentre si siede, Amy ancora rannicchiata strettamente nel suo abbraccio.

“C’è qualcosa che non va Pacey?” chiede Grams alla fine, preoccupata.

“No, non c’è niente che non va” dice Pacey, la voce bassa “Joey ed io abbiamo rotto”

Grams e Jack lo fissano in silenzio, la bocca aperta per un momento “Quando?” Jack riacquista il controllo della favella per primo.

“Stanotte, sono appena arrivato da New York” fa una pausa “E’ stata una decisione mutua, forse per il meglio. Partirò per New Orleans tra due giorni. Sono tornato solo per fare i bagagli. E per dire addio” si concede un momento per guardare tutti loro, un’espressione triste in viso “Allora, basta parlare di me, che è successo qui questo fine settimana?”

Jack e Grams si scambiano un’occhiata. Devono permettergli di cambiare argomento in questo modo? Non dovrebbero ascoltarlo, aiutarlo ad accettare questo enorme cambiamento nella sua vita? Alla fine Jack decide di lasciare che sia Pacey a stabilire quello che vuole fare e comincia.

“Beh, Helen Lindley è venuta in visita”

Pacey sembra sorpreso “Wow, davvero? Che cosa voleva?”

La faccia di Jack diventa tirata “Voleva venire a vedere Amy. E in certo qual modo, lasciare che sapessimo che potrebbe contendermi la custodia di Amy”

L’unica parola che descriva l’espressione di Pacey è raccapricciata. Guarda Jack, Grams e poi il fagotto che è Amy, ora profondamente addormentata fra le sue braccia, e di nuovo Jack “Stai scherzando” riceve un’occhiata da Jack “Non stai scherzando”

“No, vorrei che scherzasse” dice francamente Grams. “Sembra che Helen voglia rivivere la sua vita con Jen attraverso Amy. Sembra decisa a ‘riparare gli sbagli che ha fatto’”. Grams abbassa lo sguardo, tetra “Ho provato a dissuaderla, ed anche Jack, ma non credo che l’abbiamo convinta”

Pacey guarda mentre Jack si sposta per sedersi accanto a Grams, più per confortare sé stesso che lei. “Forse non dovrei andare, allora” dice Pacey, facendo alzare lo sguardo ad entrambi “Se succede questo, le cose potrebbe diventare difficili qua e tu potresti aver bisogno di un amico” fa una pausa “Non penso che Jen mi potrebbe mai perdonare se ti lasciassi sopportare questo da solo. Io…” inghiotte ricordando quel momento “Le ho più o meno promesso che mi sarei preso cura di Amy se fosse successo qualcosa”

Grams gli sorride, chiaramente commossa “Grazie dell’offerta Pacey ma è meglio che tu vada, accetti il nuovo lavoro e sistemi la tua vita. Se questa cosa con Helen accadrà, non c’è molto che tu possa fare per fermarla”

Pacey annuisce, comprendendo, e per un lungo momento stanno tutti in silenzio, godendosi la calma mentre aspettano che la prossima fase delle loro vite si apra.

Appartamento di Dawson, a New York

Dawson e Joey stanno in piedi fianco a fianco, le braccia conserte, osservando il risultato dei loro sforzi congiunti. Quasi tutto sembra essere al posto giusto ora. Sono rimasti solo pochi scatoloni e alcune delle cose che Dawson adopera o adopererà per il suo lavoro –equipaggiamento fotografico, videocamera, pellicole, ecc. – saranno trasferite l’indomani al piano superiore dell’appartamento.

“Beh, è incredibile, ma sembra che ce l’abbiamo fatta. Grazie mille” dice lui, girandosi verso di lei “Non ci sarei riuscito senza di te”

“Non c’è proprio di che”

(“The Promise” di Tracy Chapman comincia ad andare in sottofondo)


Si sorridono, poi tornano a guardarsi intorno.

“Così, ecco qua” dice Joey “Sei a New York ora”

If you wait for me then I'll come for you
Although I've traveled far
I always hold a place for you in my heart


“Si. Un intero spettro di nuove possibilità mi si apre davanti adesso” dice lui scherzosamente.
Joey lo guarda e ride mentre lui la osserva con la coda dell’occhio attraverso le palpebre socchiuse, sorridendo.

If you think of me, If you miss me once in awhile
Then I'll return to you
I'll return and fill that space in your heart


“Mi rende felice sapere che sarò qui a viverle con te” dice con voce dolce. Dopo tanti anni di vite separate, di contatti sporadici per e mail o per telefono che non sembravano mai sufficienti, questo è un vero cambiamento per loro. Di nuovo insieme nella stessa città.

“Anche a me” risponde, e i suoi occhi brillano, proprio come quelli di lei, mentre si guardano

Remembering
Your touch
Your kiss
Your warm embrace
I'll find my way back to you


Ma il momento è rotto dal brontolio di uno stomaco.

“No comments” dice Dawson, ridendo mentre Joey arrossisce.

“Sarà meglio, sei tu quello che mi ha impedito di mangiare nelle ultime ore”

“Vero” dice, ridendo “Chiedo scusa. Come posso rimediare?”

I'll find my way back to you
If you'll be waiting
If you dream of me like I dream of you
In a place that's warm and dark
In a place where I can feel the beating of your heart


“Mmmmm….” Joey finge di essere pensierosa “Forse puoi nutrirmi adesso fino a che io non esploda?” e lui ride ancora “Nel caso tu sia interessato, conosco un posto qui vicino che potrebbe incontrare i tuoi gusti” aggiunge lei.

Together again
It would feel so good to be
In your arms
Where all my journeys end


Proprio in quel momento brontola anche lo stomaco di lui e questa volta è Joey a ridere.

“Mi suona bene” dice Dawson, asserendo l’ovvio e ridendo con lei.

“Ok, andiamo allora”

If you can make a promise
If it's one that you can keep,
I vow to come for you


L’ultima cosa che vediamo sono loro due che chiaccherano, Dawson che apre la porta e la tiene aperta per lei e poi la porta che si chiude dietro di loro.

If you wait for me and say you'll hold
A place for me in your heart


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