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704.
Come te nessuno mai
Presigla, casa di Dawson a L.A.
Le pareti sono nude e i mobili coperti da lenzuola. In alcune delle stanze
ci sono mucchi di scatoloni ordinatamente impilati. Dawson, casual in jeans
sbiaditi e maglietta blu marine, è in piedi al centro del soggiorno.
(voce di Dawson fuori campo)
“E’ buffo che quando ho preso la decisione di venire a Los Angeles
io abbia pensato che fosse una specie di decisione ‘finale’”.
Cammina verso la finestra e guarda fuori per un momento.
(“Tombstone” dei Crowed House comincia in sottofondo)
Look at all the plans I made
Falling down like scraps of paper
“La verità è che nessuna decisione è mai definitive.
Ogni giorno ci dobbiamo svegliare e inaugurare di nuovo la nostra vita, rifare
le nostre scelte” si allontana dalla finestra e cammina di stanza in stanza.
Possiamo quasi vederlo ricordare con amore il tempo che ha trascorso in quella
casa.
From the past a rumour comes
Don't let it keep draggin' you down
Throw the memory in an open fire
You'll be free
“Se le cose non funzionano possiamo cambiarle, perché la possibilità
di scegliere, di cambiare è sempre intatta” Dawson si ritrova di
nuovo in piedi in mezzo ai pacchi pronti per essere portati via.
Roll back the tombstone
Let the saints appear
Roll back the tombstone
Make a new man out of me
“Tutto sta nel capire che abbiamo il potere di farlo. La vita è
piena di colpi di scena e svolte. Non si può essere sicuri al cento per
cento su dove il viaggio ci porterà un giorno dopo l’altro”
Avanzando lentamente, Dawson si ferma alla porta d’ingresso. Mette la
mano sul pomello.
Beware the passenger
The train already left the station
“Eppure c’è ancora una gran parte di me che è ottimista
e crede che cambiamento sia solo sinonimo di opportunità. E ho imparato
abbastanza della vita da sapere che quando le opportunità si presentano,
è meglio coglierle”. Dawson apre la porta.
(inizia la sigla dei titoli di testa)
“Credo che tutto accada per una ragione e se c’è una destinazione
finale o un punto d’arrivo nel gioco della vita, oggi inizio la prossima
tappa del mio viaggio”
Con un sorriso e senza voltarsi indietro, Dawson esce dalla casa chiudendo la
porta dietro di sé
TITOLI DI TESTA
Un parco a Capeside
Helen sta giocando con Amy, e la spinge dolcemente avanti e indietro sull’altalena,
sotto l’attenta supervisione di Jack. Lui appare chiaramente a disagio
in tutta la situazione. Dopo qualche minuto, Helen solleva Amy dal sedile e
la mette a terra. Lei spicca una corsa dietro le altalene e sta per cadere.
Jack si slancia in avanti e la afferra, lanciando ad Helen uno sguardo di disapprovazione.
“Preferirei che controllassi Amy più attentamente, Helen”
dice con voce stizzita “Ha appena imparato a correre e può cadere
come un fulmine prima che tu te ne accorga”
Helen gli sorride con altrettanta stizza “Certo Jack. È passato
talmente tanto tempo da quando l’ho vista che ho dimenticato che si muove
adesso”
Jack porta Amy su un prato e la sistema a terra. Siede di fronte a lei a fa
rotolare una palla nella sua direzione. Lei la insegue e l’acchiappa felice.
Helen si inginocchia accanto a Jack e fa segno ad Amy di rilanciarle la palla.
Lei lo fa, con gran delizia di Helen.
“Wow, è così vivace” commenta Helen, mentre fa rotolare
la palla a breve distanza perché Amy la possa intercettare “E’
sempre così piena di energie, Jack?”
“Di solito, si” Jack è secco ed educato con lei “Ama
soprattutto correre in giro ma la cosa che preferisce è andare in spiaggia.
Ama venire in acqua con me”
“E’ prudente?” chiede Helen
Jack si gira verso di lei, il tono educato svanisce “Si, certo che lo
è, Helen. Non la porto a largo, ama semplicemente spruzzarsi d’acqua”
C’è una specie di imbarazzato silenzio tra i due per un attimo,
interrotto solo dai gridolini di Amy mentre tira la palla a Jack.
“Allora,, è una buona forchetta?” Helen spezza il silenzio
mentre Jack fa rotolare ancora la palla per Amy.
“Quando vuole. Può essere davvero schizzinosa a volte” Jack
si rifiuta di guardare Helen mentre risponde, preferendo osservare Amy che viene
carponi verso di loro. “Non lasciamo che mangi troppi zuccheri ma quando
riesce ad averne, le piacciono molto. Qualsiasi cosa sia dolce”
“Jennifer era esattamente uguale” commenta Helen con un sorriso
“Era un disastro quando si trattava di dormire. Non ha dormito una notte
intera fin quasi ai quattro anni. Amy lo fa già?” Jack sente lo
sguardo di Helen su di sé ma continua a guardare Amy invece di incrociarlo.
Non si è sentito a proprio agio dal momento in cui Helen è apparsa
sulla soglia e la sequela di domande aumenta se possibile il suo disagio.
“Di solito si” risponde infine”Qualche volta finisce nel mio
letto ma normalmente dorme per otto o nove ore. Dipende da quanto ha dormito
di giorno”
“E’ una buona cosa” commenta Helen “Prende ancora il
biberon?”
Jack stringe i denti, cominciando ad averne abbastanza delle sue domande. Si
prende un momento per calmarsi mentre Amy restituisce ancora la palla. La prende
ma non la rimanda indietro “Solo qualche volta, di notte. È intollerante
al lattosio e il latte di soia non le piace molto, così ne beve poco”
Amy si è stancata di aspettare e si sistema sulle ginocchia di Jack,
la testa appoggiata ad una delle sue cosce, e studia sua nonna. Il pollice destro
è conficcato saldamente dietro l’angolo destro della bocca, le
dita aperte sulla guancia.
“Lasci che si succhi il pollice?” la domanda è piuttosto
un’accusa. Alla fine Jack ne ha davvero abbastanza.
“Non lo sta succhiando, le stanno spuntando i denti lì dietro e
lei sta premendo la gengiva con il pollice. È semplicemente una forma
di sollievo, il pediatra ha detto di non preoccuparsi” Jack si abbassa
e prende Amy fra le proprie braccia, si alza in piedi e cammina verso il passeggino
e ve la assicura. Si volta di fronte ad Helen, che si sta lentamente alzando
da terra “Penso che sia pronta per un sonnellino. Forse possiamo tornare
verso casa”
E con ciò, gira il passeggino verso il marciapiede, senza prendersi la
briga di controllare che Helen lo stia seguendo.
New YorK, strada dell’appartamento di Dawson
Dawson è sul sedile posteriore di un tassì, sporto in avanti mentre
prende alcune bancone dal portafoglio. Ha già a tracolle alcune borse.
“Quaranta dollari” gli sta dicendo il tassista. Dawson gli dà
due da venti più la mancia ed esce dall’auto, andando verso il
cofano posteriore per prendere il resto del proprio bagaglio. Sono solo un paio
di valigie, la ditta di traslochi che ha ingaggiato si occupa del resto.
Il tassì parte a tutta velocità con una sgommata. Dawson osserva
la scena girando la testa accigliato, le sopracciglia alzata per lo stupore.
Poi si guarda intorno, un sorriso soddisfatto in faccia. New York è ancora
proprio come la ricordava: rumorosa, affollata, affasciante…viva. È
come un grande organismo, che si muove, cresce, respira. L.A. somiglia piuttosto
ad una città artificiale, a volte troppo superficiale per i suoi gusti.
Ha il suo fascino ma lui ha la sensazione che New York lo conquisterà
presto.
Soltanto in questa strada c’è un negozio di fiori, una drogheria,
un barbiere, una libreria…e la lista potrebbe continuare a lungo. Gli
edifici davanti a lui sono alti, vecchi e in mattoni scuri e qualcuno ha perfino
vestiti stesi che sventolano dai balconi. La strada è lunga e si riesce
appena a vederne in lontananza la fine, come se continuasse all’infinito.
Ci sono tende a colori brillanti qui e là, persone in bicicletta…
Le persone lo sorpassano, in fretta, incollate ai loro cellulari. Qualcuno dal
lato opposto della strada grida per fermare un tassì. Un cane sta abbaiando
da qualche parte lungo la strada.
E lui si sente una persona completamente diversa. Il futuro sta aspettando e
lui è più che pronto a cominciare.
Tira fuori un pezzo di carta dalla tasca. C’è il numero del suo
appartamento, quello che Joey ha trovato per lui. Leggendo il foglio e scrutando
i numeri civici, lo trova facilmente. È tra il fiorista ed il caffè.
Con un gran sorriso in faccia, prende i suoi bagagli e cammina verso l’edificio
alla sua sinistra, zigzagando fra la gente per evitare collisioni. Finalmente,
in piedi davanti a casa sua, cerca le chiavi nella tasca posteriore dei jeans.
Le tira fuori e le prova finché non riesce ad aprire la porta del proprio
appartamento.
Spingendo le valigie dentro con il piede, chiude la porta e lascia cadere le
borse sul pavimento con un tonfo. Si guarda attorno con apprezzamento. L’appartamento
è grande, completamente aperto, con pochi muri sottili che separano gli
spazi privati (camera da letto,toilette) dal resto. C’è una scala
dal lato opposto dell’appartamento e le sue labbra si incurvano in un
gran sorriso quando vede il cartello “Benvenuto” attaccato lì.
È proprio da Joey.
Va verso il cartello e lo osserva per un momento, sorridendo. Joey ha scritto
alcune famose citazioni di autori importanti e una di queste è “Home
is where your heart is”. Talmente vero. È appena arrivato e si
sente già a casa. Sale le scale e trova il luogo perfetto per lavorare
a qualsiasi progetto possa avere in futuro. Scende e camminando per la casa,
controlla che ci sia tutto quello che è stato spedito: scatoloni pieni
di vestiti, attrezzature tecniche, libri, alcuni mobili…
Fermandosi ancora una volta davanti al cartello di benvenuto e sorridendo, prende
il cellulare e compone velocemente un numero. Rispondono al secondo squillo.
“Ciao. Sono nell’appartamento in questo preciso momento ed è
meraviglioso. Sei la migliore”
Dall’altra parte della linea, Joey ride “Dal primo momento in cui
l’ho visto, ho saputo che era perfetto per te”
“Tu mi conosci troppo bene” ride leggermente “E grazie di
cuore per il cartello di benvenuto”
“Di niente, ero solo in vena di dipingere” lui può sentire
chiaramente un sorriso nella sua voce “allora…adesso che sei qui,
possiamo venire a trovarti tra un paio d’ore. Va bene?” chiede lei.
“Si, va benissimo per me. Disferò alcuni bagagli nel frattempo,
finché non arrivate. E grazie ancora! Arrivederci”
“A più tardi Dawson”
Riattacca e si guarda intorno, annuendo.
“Niente male” dice sorridendo “Davvero niente male”
Appartamento di Joey, New York
Joey entra in cucina dal soggiorno e vede Pacey sistemare i piatti usati a pranzo.
Sospira appena e cammina verso di lui.
“Pacey” dice leggermente esasperata strappandogli un piatto dalle
mani “Io sono alta ma non così alta. Quando metti i piatti nello
scaffale in cima, non riesco a prenderli. Mi sono quasi ammazzata l’altro
giorno cercando di prendere un bicchiere da lì”
“Scusa” Pacey mette il resto dei piatti sul bancone “Cercavo
solo di dare una mano”
“Lo so” dice Joey sollevando i piatti che Pacey ha appena posato
“Ho sistemato le cose come stanno per un motivo. Perché stanno
bene a me. Sono io che vivo qui”
“Lo so” dice Pacey con un sospiro “Ma dato che passo tanto
tempo qui, ho pensato che forse potrei…”
“Cosa, Pace? Potresti cosa? Non puoi semplicemente venire qui e riordinare
tutto. Questo è il mio spazio. Il mio spazio personale” Invece
di mettere via i piatti, lei semplicemente li sposta in un punto diverso del
bancone, un punto che trova più comodo.
“Quando eravamo sulla barca, il mio spazio era il tuo e viceversa”
“Bene, non sei più sulla barca, Toto” scatta Joey “Noi
siamo scesi tanto tempo fa”
Pacey abbassa un poco le spalle “Lo vedo” dice tetramente “Senti,
Jo. Mi dispiace che tu creda che io stia cercando di monopolizzare il tuo spazio
personale perché onestamente non è quello che volevo fare. Volevo
soltanto aiutarti”
Mentre Joey guarda il suo viso, capisce che lo ha ferito “Mi dispiace”
chiede scusa “ Ho esagerato, lo so. È stato stressante al lavoro.
Ti ricordi com’è” il suo tono è quasi condiscendente.
“Oh, penso di poter racimolare un ricordo o due dei miei giorni di gloria
come agente di borsa. Sai, quando avevo un vero lavoro. Perché avere
un ristorante non è un lavoro vero” le sue parole sono intrise
di sarcasmo ma non nascondono del tutto il dolore.
“Non è quello che intendevo e lo sai” Joey cerca di mantenere
un tono neutro “La mia famiglia aveva un ristorante”
“Lo so, scusa” concede Pacey e la trascina in un abbraccio “Restiamo
soli io e te, dimentichiamo gli ultimi minuti e facciamoci felici a vicenda”
dice, cercando di alleggerire il proprio tono, senza riuscirci del tutto.
“Non si può” dice Joey guardando oltre le spalle di Pacey
per sbirciare il proprio orologio “Siamo già in ritardo”
Joey si libera dall’abbraccio ed entra in un’altra stanza “Non
voglio che Dawson continui ad aspettare. Conta sul nostro aiuto per il trasloco”
“E noi non vogliamo che Dawson Leery aspetti” Pacey borbotta sottovoce.
“Cosa, Pace?” dice a volte alta Joey dall’altra stanza.
“Niente” le risponde. Controllando che Joey sia ancora di là,
sposta la serie di piatti nella posizione originaria sul bancone.
“Riesco a malapena a crederci, ancora adesso” Joey grida dalla stanza
“Dopo tutti questi anni di lontananza Dawson ed io saremo solo a dieci
minuti l’uno dall’altro. Proprio come quando eravamo ragazzini e
tutto quello che dovevamo fare per vederci era saltare so una barca o montare
in bicicletta. Certo adesso sarà un tassì…E’ strano
come le cose cambino senza cambiare, sai?”
Prima ancora che Pacey possa rispondere Joey emerge con un cactus “Penso
che sia appropriato” continua a chiacchierare “Tu no?”
“La pianta di Jen?” chiede Pacey sbalordito “Gli stai dando
la pianta di Jen?”
“Jen l’ha data a me” Joey non nota la disapprovazione di Pacey
“quando mi sono trasferita per la prima volta in città. È
stato il primo regalo ricevuto per dare un po’ di calore alla mia casa.
Per qualche motivo ha reso l’intera esperienza realtà. Non ero
più una ragazza di provincia” dice Joey, ricordando il momento,
un dolce sorriso in faccia al pensiero di Jen.
“E tu stai per darlo a Dawson, così…la pianta di Jen?”
Joey adesso è consapevole della disapprovazione di Pacey “Stai
dicendo che Jen non avrebbe voluto che l’avesse Dawson?”
“Dico che sono sorpreso che tu voglia che l’abbia Dawson”
“Pacey, è il mio migliore amico”
“Joey, da quando hai cominciato a parlare di andare lì ti sei trasformata
in questa specie di sciocca scolaretta”
“Non è affatto vero” dice Joey mentre posa il cactus sul
tavolo “Non puoi usare Dawson come una scusa per continuare a litigare
a proposito dei piatti. Sai quello che lui significa per me. Questa non è
una cosa che è spuntata a sorpresa dall’uovo di Pasqua. Non capisco
perché all’improvviso è un problema”
“Beh, si supponeva che lui vivesse dal lato opposto del paese, non a dieci
minuti da qui”
“Pensavo che voi due foste amici” Joey alza le mani e sospira.
“E lo siamo, Joey. Voglio bene al giovanotto, davvero, ma non voglio dividere
la mia ragazza con lui”
“Di che cosa stai parlando?”
“Non importa” borbotta Pacey. Ad un tratto vuole lasciar cadere
la conversazione.
“Possiamo rinviare questa discussione a più tardi?” chiede
Joey altrettanto ansiosa di evitare un ulteriore confronto.
“Dobbiamo proprio andare”.
Mentre escono, Pacey finge di non aver visto che Joey ha spostato ancora una
volta la pila di piatti.
Cucina di Jack a Capeside
Grams entra in cucina e trova Helen seduta al tavolo, una tazza di caffè
in mano. “Tu e Jack siete già ritornati dal parco?”
Helen guarda in su e si limita ad annuire. Grams si versa un po’ di caffè
e si siede di fronte ad Helen.
“Sei più riposata oggi?” chiede, con voce leggermente tagliente.
Helen la guarda con espressione confusa “Speravo che tu oggi non fossi
stanca per poter parlare con te a proposito delle tue intenzioni in modo esauriente.
Cosa pensi di fare con Amy?”.Il tono di Grams è particolarmente
secco ed energico, è sorpresa lei stessa dalla propria audacia. Tutto
quello a cui riesce a pensare è Amy. A come e quanto è felice
lì, con Jack e Doug.
Helen prova a sembrare caduta dalle nuvole, ma poi cede, rivelando uno sguardo
appena sognante “Voglio una possibilità di fare la cosa giusta,
stavolta” comincia “Sento di aver commesso così tanti sbagli
con Jen, fino all’ultimo. Voglio solo la possibilità di riparare,
con Amy. Con la mia unica nipote”. Sorride leggermente a Grams, cercando
un’approvazione inesistente.
“Perché, Helen?” la domanda di Grams rimane senza risposta
“Non hai colto l’occasione di fare la cosa giusta con tua figlia,
allora perché una bambina che hai visto meno di cinque volte da quando
è nata?”
“Amy è un nuovo inizio per me. La possibilità di cominciare
da capo nel modo giusto, di cambiare quello che è andato completamente
storto con Jen”
Grams sospira, la frustrazione ha avuto la meglio. Questa era la risposta che
temeva di sentire. “Sembri dimenticare, Helen, con niente è andato
“male” con Jen, e che lei era diventata una donna brillante e meravigliosa”
Helen la guarda con una punta di freddezza 0“Ma questo è stato
merito tuo, non mio. Anche tu sembri dimenticare che hai avuto una seconda possibilità
di crescere un bambino con Jennifer. Una possibilità che ti ho dato io,
a dispetto dei miei timori a proposito delle tue capacità di madre”.
Fa una pausa e beve un sorso di caffè “Considerando quello che
hai sperimentato con Jen, pensavo che avresti compreso il mio bisogno di fare
lo stesso con Amy”
Grams guarda sua figlia negli occhi, furiosa per le sue implicazioni. Deve far
capire ad Helen che non c’è scopo a litigare per questo. Un compito
che sembra non sarà tanto facile.
“E’ troppo tardi Helen” Grams comincia dopo aver fatto alcuni
respiri per calmarsi “Jennifer voleva che Amy stesse con Jack. E lei è
felice qui, molto amata e ben accudita. Hai ignorato e maltrattato Jennifer
così tante volte, che hai estinto qualsiasi diritto avessi di crescere
questa bambina”. Helen si alza e si gira verso l’acquaio, non volendo
ascoltare quello che sta dicendo Grams “Helen, hai visto questa bambina
due volte prima di ieri, come puoi pensare di fare il genitore di qualcuno che
hai ignorato per la maggior parte della sua esistenza?”
Helen sciacqua la tazza e la sbatte sullo scolapiatti, girandosi verso Grams
“Quella bambina è sangue del mio sangue e la sola parte di mia
figlia che mi sia rimasta. Si merita la possibilità di essere cresciuta
dalla sua famiglia e io mi assicurerò che la ottenga”
E con ciò, Helen si precipita fuori dalla cucina, lasciando una preoccupatissima
Grams dietro di sé. In parte capisce il ragionamento di Helen. Con la
ragione. Ma nel proprio cuore, sa che non è sufficiente. La strada dell’inferno
è lastricata di buone intenzioni.
Appartamento di Dawson a New York
Dawson sta controllando l’acqua calda, per assicurarsi che funzioni. Con
le mani sui fianchi, si guarda intorno e cerca di immaginare la sistemazione
futura dell’appartamento. Deve di sicuro spostare alcune cose qui e là.
Forse mettere il divano dall’altro lato della stanza.
Ed è quello che si accinge a fare quando sente bussare alla porta. Controlla
l’ora e si gira, sorridendo, senza muoversi dal punto in cui si trova.
“Entrate! È aperto”
La porta si apre e la testa di Joey fa capolino.
“Ciao” lei sorride in risposta.
“Ciao anche a te” Dawson ricambia il sorriso.
Dietro di lei, Pacey fa la sua entrata, sorridendopure lui, anche se stentatamente.
Guarda Joey e Dawson che si abbracciano, un po’ troppo a lungo, e poi
Dawson che si gira verso di lui, sorridente.
“Ciao, Pacey. Ne è passato di tempo”
“Si, è vero” dice stringendogli la mano ma poi entrambi si
abbracciano sorridendo.
“Allora…che ne pensi? Dico, onestamente” chiede Joey a Dawson,
l’ansia evidente nella voce. Dawson alza gli occhi al cielo e guarda Pacey,
scuotendo la testa. Pacey ride piano.
“Joey, te l’ho già detto. È perfetto”
Un enorme sorriso le compare sulle labbra “Quindi il mio lavoro è
degno di quello di Samantha?” chiede, inclinando il mento in modo provocante,
lanciandogli uno sguardo divertito. Dawson non può fare a meno di ridere.
“Vedremo. Non mi hai ancora suggerito nessuna idea per l’arredamento”
ribatte.
“Chi è Samantha?” chiede Pacey, all’improvviso interessato
alla conversazione.
“Uno degli scrittori della show ed una mia amica”
“E la sua cotta estiva” aggiunge Joey, provando a metterlo in imbarazzo.
“Oh per favore, sarà il mio marchio d’infamia per sempre?”
dice lui, socchiudendo gli occhi per gioco “E’ solo diventata la
mia migliore amica…a L.A.” aggiunge velocemente quando vede gli
occhi di Joey spalancarsi e le sue labbra cominciare ad aprirsi un po’
per scherzo un po’ per la sorpresa.
“Bella parata” dice Joey e i loro occhi si incontrano, nessuno dei
due distoglie lo sguardo.
Pacey osserva lo scambio affascinato e …senza emozione. Non è che
lo renda geloso o cosa. Ma c’è quella corrente di intimità
fra i due che lo fa sentire un po’…fuori posto.
Comunque, Dawson e Joey continuano il loro scambio.
“Oh, in ogni modo, ho comprato qualcosa per te” Joey gli tende la
borsa che ha portato.
Dawson la prende con uno sguardo curioso e guarda Pacey come per avere un indizio.
Pacey si limita a scrollare le spalle e alza le mani, fingendo di non saperne
niente.
Quando Dawson apre la borsa, trova il cactus e guarda Joey leggermente confuso.
“E’ stato il mio regalo di benvenuto la prima volta che mi sono
trasferita a New Yok” spiega lei e fa una pausa “Me l’ha dato
Jen”
“Oh Joey…” Dawson guarda di nuovo il cactus, adesso con occhi
diversi, che si inumidiscono appena. Joey gli mette una mano sul braccio e gli
sorride mentre si guardano “Grazie” sussurra lui.
“Di niente”
Pacey odia quando lo fanno. Quando si parlano con un solo sguardo. Si sente…escluso.
Si sente…stupido, come se non fosse lì. Con loro. Come se loro
fossero in posto al di là di tutto, fuori dalla sua portata.
Ed è qui che la sua natura impulsiva prende il sopravvento. Improvvisamente,
ha bisogno solo di aria fresca.
“Sentite ragazzi, sono molto dispiaciuto, ma ho dimenticato che avevo
una cosa da fare. Tornerò più tardi, ok?”
Mentre esce, Joey si gira a guardarlo andare via, un’espressione seria
in viso. Dibatte fra sè se seguirlo o no. Sa che è turbato, anche
se il motivo è per lei incomprensibile, come tutto quello che riguarda
la loro relazione ultimamente.
Alla fine decide di rimanere.
Dawson osserva la scena. Guarda la miriade di emozioni che fluiscono sul viso
di Joey. Reprime un sospiro e si astiene dal fare qualsiasi commento, accettando
il consiglio di Samantha. Joey si gira verso di lui con un sorriso coraggioso.
“Allora…da dove dobbiamo cominciare?”
Per le strade di New York
Pacey cammina da solo su un marciapiede affollato. Una donna lo spinge mentre
lo sorpassa e non chiede neanche scusa. Veramente non se ne accorge nemmeno.
Pacey si limita a guardare oltre la propria spalla, l’espressione assorta.
Joey non l’ha seguito, anche se lui in realtà non se lo aspettava,
comunque.
Camminando, Pacey guarda con leggero stupore le persone che si affrettano attorno
a lui senza accorgersi di niente. È interessante osservare come ognuno
sembri occuparsi solo della propria missione. Sono ignari degli altri attorno
a loro. Non vedono il tassì che passa sfrecciando, non notano gli edifici
che continuano e sfidare la forza di gravità mentre svettano ancora in
cielo, Sono immuni dalle continue grida, dai colpi di clacson e dal brusio che
è la colonna sonora della città. Se vedono la senzatetto rannicchiata
sotto la pensilina, fanno finta di non averlo fatto.
Pacey si ferma un attimo e pesca nelle proprie tasche. Mette un dollaro e qualche
spicciolo nella tazza della donna. Lei alza gli occhi brevemente e sorride.
Lui le fa un piccolo sorriso e continua a camminare.
Gli piace il rumore, l’azione, il ronzio costante di attività a
tutte le ore. Gli piace ma non riesce ad immedesimarsi in questo. Pacey sente
di non appartenere a New York…e non per mancanza di volontà. Lui
vuole appartenervi, davvero. Questo renderebbe le cose molto più facili.
Ma le cose non sono più facili. Forse non lo sono mai state.
Joey e lui…i piccoli dettagli non sono più abbastanza. Veramente,
si tratta piuttosto di discussioni su stupidi dettagli come dove posare i piatti
o non lasciare il dentifricio aperto o Joey arrabbiata perché le sue
patatine sono ovunque. Anni fa, erano stati questi dettagli che le avevano dato
fiducia nella loro relazione. Ricorda quel discorso che gli aveva fatto la loro
prima notte insieme e un piccolo sorriso gli spunta in faccia. Perché
le comprava i fazzoletti, le portava i bagagli e cose del genere. Era molto
più semplice allora, no?
O forse no.
Il suo viso è visibilmente tirato mentre continua a camminare. Il suo
passo è lento e ponderato. La folla lo sorpassa. Sembra che venga inghiottito
dalla moltitudine, dalla città. Ad ogni passo che fa, la consapevolezza
diventa sempre più profonda. Cose che si è rifiutato di vedere
sono diventate improvvisamente chiare. I segni erano ovunque, certi come le
insegne pubblicitarie al neon che dominano il paesaggio urbano.
Alla ricerca di una sorta di rifugio dalla giungla di cemento, entra a Central
Park e si siede su una panca deserta. La giornata è soleggiata e calda,
nonostante novembre sia in arrivo. Forse non ha neanche bisogno della giacca.
Gira la testa verso il sole e sorride. All’inizio il suo sorriso è
triste ma poi diventa più sicuro. È tornato con la mente ad una
momento simile, al diploma, quando è rimasto seduto da solo e ha lasciato
che il sole scorresse su di lui come una benedizione. È stata l’ultima
volta che ha fatto prima di lasciare Capeside. Ha fatto la cosa giusta allora
ed è deciso a fare la cosa giusta adesso.
Sa quanto sarà difficile dirlo a Joey. Non è stato facile dirlo
a sé stesso. Sarà difficile ma non impossibile, perché
deve farlo per il proprio bene. Deve salvarsi quando c’è ancora
qualcosa da salvare. Prima che diventi qualcuno che disprezza. Rimane seduto
sulla panca per un po’, lasciando che il sole riscaldi il suo viso. È
come se il sole gli restituisse energia, gli ridesse la vita. È un guazzabuglio
di emozioni: tristezza, sollievo, paura e anche soddisfazione.
Per la prima volta da molto tempo si sente vivo e pronto per qualcosa di nuovo.
Nuovo appartamento di Dawson
Dawson è nella zona soggiorno, e sta aprendo una scatola di fotografie
incorniciate. Si ferma mentre le scarta una per una, sorridendo ai ricordi che
le immagini recano. Joey è di profilo, una scatola di posters da un lato
e una parete davanti a sé.
“Vuoi che appenda il tuo poster di Immagine qui o in camera da letto?”
chiede a Dawson, reggendo in alto l’immagine che è stata appesa
nella sua stanza per tanto tempo
“Non preoccuparti. Posso farlo dopo. Non devi aiutarmi con tutto quanto”
Dawson indica con un gesto il completo disastro che in questo momento occupa
interamente il suo nuovo soggiorno.
Joey va verso di lui e gli mette una mano attorno alle spalle in un gesto di
amicizia “Si, devo. È nel manuale del migliore amico” Dawson
fa una breve risata e Joey un largo sorriso “Inoltre, voglio aiutarti”.
Per un momento si sorridono, gli sguardi legati mentre in resto del mondo continua
a girare attorno a loro.
Dawson interrompe il momento alzandosi dal pavimento e dirigendosi in cucina
“Caffè?”
“Si, sarebbe perfetto” gli dice Joey “Ma non significa che
mi arrenderò. Me lo dirai più tardi dove appendere il poster”.
Dawson ride.
Mentre il bollitore si scalda e Dawson è alla ricerca per tutta la cucina
di tazze pulite, Joey va verso una delle grandi finestre che dominano la parete
orientale dell’appartamento. Resta in piedi di fronte ad essa, assorbendo
l’incredibile vista della città. Tanti anni che vive qui a New
York e ancora le toglie il respiro.
“Un penny per i tuoi pensieri” Dawson le arriva alle spalle, porgendole
una tazza di caffè. Lo ringrazia e torna a girarsi verso la finestra.
“Sto solo ammirando la vista”. Un confortevole silenzio cala fra
loro mentre restano in piedi e sorseggiano il caffè.
“Allora” chiede Joey “dal momento che Samantha non è
qui, quali sono le tue idee sull’arredamento del posto? Non vedo l’ora
di scoprire quello che sei capace di fare” lo deride lei.
“Beh, grazie per il voto di fiducia che sento nella tua voce” le
dice con una risatina e poi beve un po’ di caffè “Sam ha
avuto delle grandi idee per arredare quella casa anche se il suo primo suggerimento
è stato di dipingere la camera da letto in un “attraente color
giallo limone””Dawson ride e Joey prova ad unirsi a lui, con scarso
entusiasmo. Dimentica che Dawson aveva una vita diversa a L.A. con persone diverse.
Per qualche motivo, la menzione del nome di Samantha la infastidisce…ma
solo un po’. “Ma sono sicuro che possiamo anche ottenere qualcosa
di meglio qui. Se sei disposta ad aiutare certo” le dice Dawson e Joey
alza un sopracciglio
“Prova soltanto a fermarmi”. Si sorridono ancora. Ma qualcosa in
un angolino della mente la preoccupa ancora.
“E’ bello che tu ti sia fatto degli amici così stretti lì”
dice dopo un momento di silenzio, cercando di dare un senso ai propri sentimenti
di…è gelosia? No, non lo è. Non può essere. Non c’è
ragione al mondo di essere gelosa “Scommetto che tornare qui dalla solita
piccola Joey sarà abbastanza noioso al confronto”. Per un attimo
Dawson sembra ferito, ma Joey nasconde l’imbarazzo rapidamente “Sto
scherzando, Dawson. Devi imparare prenderla con leggerezza. Se L.A. ti ha insegnato
qualcosa, deve essere stato questo”
“Non ho avuto molto tempo, troppo lavoro” risponde lui, scrollando
le spalle. Joey guarda la stanza, all’improvviso a disagio, poi al suo
orologio “Oh guarda che ora è! Devo andare”. Attraversa la
stanza andando dove ha messo il cappotto e comincia a infilarlo.
“Te ne stai già andando? Pensavo che avessi il giorno libero”
Dawson sembra confuso e leggermente ferito dal suo annuncio inaspettato.
“Mi sono appena ricordata che devo consegnare parte del mio lavoro ad
Ethan oggi in modo che lui possa lavorarci per lunedì”. Prende
la sua borsa e si dirige verso la porta.
“Aspetta, tu e Pacey tornerete più tardi?”
Joey riflette un attimo e lo guarda “Non lo so” e chiude la porta
dietro di sé. Si ferma quando raggiunge l’ascensore e si prende
un momento per esaminare le proprie azioni recenti. “Perché mi
sto comportando come una ragazzina immatura?” chiede a sé stessa
con rabbia mentre le porte dell’ascensore si aprono scorrendo.
Perché c’è qualcosa di sbagliato. Perché lei si sente
troppo turbata all’idea che qualcuno possa aver preso il suo posto nella
vita del suo migliore amico e lei lo rivuole indietro con tutte le proprie forze.
Perché è troppo presto per pensare a tutto questo e a quello che
significa.
Ma lei ha saputo con certezza una cosa nel momento in cui Pacey se n’è
andato: ci sono cose che non potranno mai essere. Lui se n’è andato
e lei non ha sentito niente: ne dolore, né tristezza, né bisogno
di affrettarsi dietro a luicome avrebbe fatto in passato, corrergli dietro per
rassicurarlo con paroline dolci su come tutto fosse perfetto fra loro due. Ma
non lo era. E lei si chiede da quanto tempo lo ha saputo in verità. Joey
sospira e abbassa la testa mentre la porta dell’ascensore si chiude.
Dentro l’appartamento, Dawson è in piedi e guarda la porta chiusa,
confuso a proposito di quello che è appena successo quanto lo è
Joey. Sa che qualcosa non va, ma non è sicuro su cosa. Corruga la fronte
dirigendosi di nuovo alla finestra e bevendo il caffè rimasto, profondamente
immerso nei propri pensieri. Qual è il problema con Pacey –e lui
sa che devono avere dei problemi – che l’ha fatta andar via così
bruscamente? O è stato il fatto che lui abbia nominato Samantha? Dawson
non può fare a meno di chiedersi se a Joey piaccia Samantha. Sembra sempre
che stia reprimendo qualcosa ogni volta che lui pronuncia il suo nome, soprattutto
quando parla del tempo che ha speso con lei a L.A. Il che non ha senso.
Dawson scuote la testa e riporta la tazza di caffè in cucina. A volte
quella ragazza fa semplicemente confondere troppo.
Cucina della casa di Jack a Capeside
La luce del tardo pomeriggio arriva attraversa la finestre, un raggio di sole
piove sul tavole, coperto da una bella tovaglia. Il luogo è silenzioso
e ordinato e tutto è perfetto, quasi idilliaco.
Quasi.
“Amy, tesoro, questo è proprio un no, hai sentito papà?”
Jack sta rimproverando Amy dolcemente, cercando di toglierle il pezzo di torta
ch Grams ha sfornato appena un’ora prima “Ne hai già mangiato
un pezzo prima, quindi basta”. Lo rimuove con decisione dalla mano di
Amy e mentre la pulisce con un tovagliolo, Amy mette il broncio.
Doug ride piano. Amy è adorabile quando è imbronciata. Helen,
che è in cucina con loro, osserva la scena con una certa disapprovazione.
Allunga le braccia verso Amy.
“Aw, la mia povera bimba, vieni dalla nonna”. Praticamente la sottrae
dalle braccia di Jack, che la guarda sbalordito. Lo sguardo di Doug va dall’uno
all’altro, sente che sta per succedere qualcosa.
“Non ti ha lasciato mangiare neanche la torta. Awww….”dice
mentre tuba con lei “Non molto carino”
“Helen, preferirei se non parlassi con lei come se io fossi una persona
cattiva che sta cercando di allontanarla da quello che desidera” dice
Jack, chiaramente turbato.
Helen lo guarda come se non sapesse di cosa sta parlando.
“Aw, andiamo Jack, stavo solo giocando con lei. Non stavo cercando di
far si che ti odiasse o cosa. Ti prego” Alza un poco la voce come se fosse
offesa che lui abbia potuto pensarlo.
“Sei sicura? Perché ho avuto esattamente la sensazione opposta”
Doug guarda la discussione che si sviluppa davanti a lui, sentendosi impotente.
Vorrebbe che Grams fosse lì. Ma lei era alla riunione del gruppo della
chiesa. ‘Dovrebbe essere qui a momenti, però’ pensa, mentre
scruta la porta.
“Stai soltanto esagerando” dice Helen, mentre allunga tranquillamente
la mano e prende un pezzetto di torta. La mette in bocca ad Amy mentre Jack
guarda. Lui è sul punto di esplodere “Inoltre, non è così
sbagliato viziarli ogni tanto” dice sorridendo ad Amy, che apre la bocca
felice.
“Oh si,è una buona cosa coccolarli finché si possono controllare.
Questa è la parte facile, vero? Dare loro tutto quello che vogliono,
ogni volta che vogliono, solo per togliergli tutto quando non diventano quello
che tu volevi che fossero. E quindi, quando va tutto a rotoli, incolparli per
la propria inettitudine e mandarli via perché non si riesce ad accettarla.
Giusto Helen? È questo che intendi? È così che vuoi che
io cresca Amy? O è così che TU vuoi crescerla una volta che me
l’avrai portata via? È per questo che sei qui? Beh, indovina: non
succederà. Io sono suo padre, non un qualsiasi tipo malvagio che sta
cercando di rubarle le caramelle. Jen ha dato a ME il diritto di prendermi cura
di lei, non a te, e dev’esserci una ragione per questo. Non pensi?”
Dopo aver lasciato Helen senza parole, riprende Amy ed esce dalla cucina. Helen
guarda Doug, che ricambia freddamente lo sguardo e poi si alza. Sta uscendo
dalla stanza quando Grams entra in cucina togliendosi i guanti.
“Beh, fa freddo anche se splende il sole e…” smette di parlare
mentre Doug la oltrepassa e si accorge che c’è qualcosa che non
va. Guarda con biasimo sua figlia.
Helen è ancora seduta e il suo petto si alza e si abbassa rapidamente
mentre la sua rabbia cresce.
“Chi crede di essere? Impartirmi lezioni su come si allevano i bambini?
Sbattermi in faccia il modo in cui ho cresciuto la mia stessa figlia? Tutti
voi, chi pensiate io sia?”
Ora è lei che esce dalla cucina, lasciando Grams in piedi in mezzo alla
stanza, leggermente smarrita. Quindi sospira, va verso il tavolo e si siede,
i gomiti appoggiati, il viso affondato tra le mani.
Appartamento di Joey a New York
Mentre Pacey vaga da una stanza all’altra dell’appartamento di Joey,
si vede uno scatolone pieno a metà. Lui si ferma davanti ad un cassettone
ed apre una bottiglia di profumo annusandola. Non può fare a meno di
sorridere. Solleva un braccialetto e riconosce che si tratta di quello di sua
madre. Lo portava all’Anti-Prom. Non riesce a credere che sia stato dieci
anni prima. Dieci anni e la sua vita sta cominciando a cambiare solo ora. Dieci
anni ma lui ricorda ancora tutto.
Vedere il suo braccialetto, per una ragione che non riesce affatto a identificare,
gli da la forza di cambiare. Solleva lo scatolone e lo sposta nel soggiorno.
Mentre lo sistema sul tavolo, i suoi occhi cadono su una fotografia. È
di lui e Joey alla festa di Natale dei Leery durante l’ultimo anno del
liceo. L’ha scattata Dawson.
Pacey la prende e la studia. Hanno litigato quella notte. Lui era andato alla
festa di Worthington con Joey e lei era rimasta sconvolta quando lui aveva conquistato
il preside con i suoi scherzi. Nessuno dei due si era sentito al posto giusto.
È stato secoli prima e in un certo senso ci sono ancora gli stessi problemi.
Lui non si sente ancora a suo agio con i colleghi di lavoro di lei, nel suo
mondo. L’unico cambiamento è che ora Joey è inserita alla
perfezione in quel mondo. Non deve andare da Dawson o da lui per trovare il
proprio posto. Anche in mezzo a tutto questo non può fare a meno di essere
orgoglioso di lei.
“Sei qui” è Joey “Ti ho cercato dappertutto”.
Pacey posa la fotografia e la guarda. Sembra seria ma decisa. Qualcosa gli dice
che sta per succedere qualcosa e non solo da parte sua.
“Sono solo andato a fare una passeggiata” risponde, semplicemente.
“Te ne sei andato così bruscamente”
“Lo stesso si può dire di te ultimamente” dice con tono piatto.
Più di una volta ha lasciato che un appuntamento o un programma venisse
cancellato perché aveva “qualcosa da fare” senza mai dirgli
che cosa fosse esattamente. Ma che importa ora? Perché lui non vuole
litigare adesso. Non vuole litigare mai più.
Joey non dice niente. Riesco solo a distogliere lo sguardo, incapace di dirgli
perché non era disponibile per lui tutte quelle volte. Vede lo scatolone
e capisce che lui se ne sta andando. Chiude gli occhi e sospira, sentendo parte
della sua risoluzione svanire per un attimo. Ma poi torna più forte di
prima. Sembra che questa sia la fine della corsa.
È questo il motivo per cui se n’è andata a cercarlo. Sono
giunti entrambi alla stessa conclusione.
“Pacey” dice
“Joey” sbotta lui nello stesso preciso momento.
I due si guardano, indecisi su cosa dire. O…su come dire quelle che deve
essere detto.
Appartamento di Dawson
Dawson sta frugando negli scatoloni, cercando di dare una sembianza di ordine
alla sua nuova casa. È ancora leggermente confuso dalle azioni precedenti
di Joey ma sta cercando di togliersele dalla mente. Ha la testa infilata in
una credenza quando sente il cellulare squillare. La tira fuori frettolosamente
e, sbattendo contro il bordo dello sportello, si fruga in tasca per prendere
il telefono e risponde.
“Pronto?”
“Ciao, sexy!” una voce allegra e spumeggiante riecheggia lungo la
linea.
“Audrey!” esclama, sorpreso di sentirla “Dove sei stata? Sono
passati mesi dall’ultima volta che hai chiamato”. Si sistema sul
divano per parlare con lei.
“Beh, per sua informazione signore, sono stata molto occupata” Dawson
sorride tra sé mentre fa uno scatto mentale per tenere il passo con l’andamento
scoppiettante del dialogo di Audrey. Le permette di raccontargli tutto dei suoi
exploits europei prima di provare a contribuire alla conversazione.
“Quindi dove sei ora?” le chiede.
“Veramente, sono sul suolo che calpesti anche tu. La buona vecchia L.A.
A dire il vero ti chiamo perché speravo di prendere un appuntamento per
avere un drink ed una cena e in generale essere coccolata da un amico, il oh-famosissimo
regista”
Dawson ride di cuore “Mi sei mancata Audrey” le dice tra un respiro
affannoso e l’altro “Però, dovrò essere latore di
cattive notizie e informarti che non sono a L.A. Sono a New York, lavorando
ad un progetto con Spielberg”
Il grido di Audrey è così forte che Dawson allontana il telefono
dall’orecchio. Quando decresce lo riaccosta.
“Oh mio dio! Raccontami tutto” ordina e Dawson ride, felice di accontentare
la sua vecchia amica. La mette a giorno su tutti i dettagli del nuovo progetto,
godendosi il senso di conforto che deriva dal riallacciare i contatti con un
vecchio amico. Sa di avere probabilmente un sorriso grande quanto il Texas stampato
in faccia, ma non gli importa. È impossibile parlare con Audrey senza
finire per sorridere come un idiota.
“Allora, come sta la tua ragazza?” chiede Audrey, e Dawson replica
con una risatina imbarazzata.
“Beh, Aud, veramente non è più la mia ragazza, ma sta bene”
le dice Dawson, il sorriso meno brillante per l’imbarazzante conversazione.
“Aww, Dawson! Non dirmi che sei di nuovo single”
“Si, lo so, è una tragedia. Ma Sam e io siamo molto meglio come
amici di quello che eravamo come amanti”
Audrey sospira drammaticamente, facendolo sorridere di nuovo “Che devo
fare con te, Leery?” chiede lei come se fosse la fine del mondo.
Dawson ride “Non lo so” le dice sinceramente.
“Quindi questo significa che io dovrò farmi tutta la strada fino
a New York per vederti ora?” chiede Audrey.
“Si, temo che dovrai” le dice “So che grave tragedia sarà
per te. Luci sfavillanti, un mucchio di locali, meravigliosi amici che tu hai
ignorato per mesi”
“Ehi! Non ti ho ignorato. Sono solo stata occupata, ecco tutto! Inoltre,
non mi sembra di averti visto venire a farmi visita o prendere il telefono.
Chi mi dice che non fossi tu a ignorare me?”
Dawson ride, sentendosi bene almeno il trenta per cento in più di prima
della telefonata “Audrey, non credo che sarebbe possibile per nessuno
ignorarti”.
“E non dimenticarlo” gli risponde
Tinello di Jack, a Capeside
Nel tinello silenzioso, Amy sta giocando sul pavimento con alcuni dei suoi giocattoli
preferiti. Non sono riusciti a metterla ancora a letto, come se sentisse la
tensione nell’aria, così l’hanno lasciata lì, vicino
a loro. Il sonno arriverà comunque prima o poi.
Grams e Jack sono seduti a preparare una cena in ritardo mentre Doug è
in cucina a prendere un po’ di acqua fresca.
“Lo sapevo che non ne sarebbe venuto niente di buono” dice Jack
a Grams mentre si muovono attorno al tavolo, preparandosi per la cena.
Mettendo le forchette al loro posto, Grams scruta Jack che sta tirando fuori
i bicchieri.
“Non so cosa pensare. Lei è mia figlia e io la amo, ma non posso
evitare di sentirmi incerta a proposito delle sue intenzione proprio come te.
Soprattutto dopo la nostra conversazione di questa mattina”
“Beh, non devi più preoccuparti, Madre. Ah, grazie per il tuo appoggio,
comunque. Non che mi aspettassi altro da te”
Sorpresi, si girano entrambi e vedono Helen sulla porta, con la borsa in mano,
e il cappotto addosso. Doug entro dietro di lei, una espressione molto imbarazzata
sul viso.
Grams va rapidamente verso di lei, sapendo che ha ferito i suoi sentimenti e
che non intendeva farlo. Doug rimane in piedi accanto a Jack.
“Helen, per favore, sii ragionevole. So che sei arrabbiata ma non devi
andartene a notte fonda. Rimani fino a domani come programmato e parleremo tutti
insieme di nuovo” prega Grams, strofinandosi le mani in imbarazzo.
Ma Jack non dice niente e questo è abbastanza per la madre di Jen.
“Preferisco di no. È chiaro che non sono la benvenuta qui, neanche
per te” dice, guardandola dritto negli occhi con uno sguardo accusatorio.
Grams prova a metterle una mano sul braccio ma lei si sottrae. Jack abbassa
la testa, ma continua a non parlare.
“Per favore, Helen, cerca di capire. Siamo in una situazione così
delicata e poi tu compari e noi non sappiamo proprio cosa pensare”
“Volevo soltanto vedere mia nipote” dice lei, guardando verso Amy
che, ignara, sta giocando con i suoi giocattoli, mordendoli e facendoli cozzare
fra loro, e si diverte moltissimo. Helen sorride dolcemente “Volevo soltanto
conoscerla, stare con lei”
“E può farlo ” Jack parla e le due donne si girano verso
di lui “Finché accetta il fatto che io sono suo padre. E che se
io dico no a qualcosa, è no. Io accetto consigli perché è
una cosa nuova per me. Tutto quello che voglio è il meglio per mia figlia
e non voglio tenerla lontana da nessuno “ deglutisce a fatica, cercando
di guadagnare la compostezza necessaria per dire quello che va detto.
Guarda verso Amy, che sta ora borbottando mentre si studia le mani.
Grams ed Helen lo guardano in attesa.
“Ma se provi a contrastarmi lo farò” si gira per fronteggiare
le due donne e vede lo sguardo insolente di Helen. Sta per dire qualcosa ma
Jack alza la mano e lei si ferma.
Grams sembra solo terribilmente spiacente per tutto quello che è accaduto,
si sente intrappolata ma sa che la sua lealtà, dopo tutto, è nei
confronti di Jack e delle ultime volontà di Jen. Doug tiene la testa
abbassata, le mani nelle tasche.
“Jen era qualcuno di veramente speciale per me. Qualcuno che ho incontrato
in un momento della vita in cui avevo maggiormente bisogno di amicizia. E lei
mi ha dato tutto. Come Grams” dice lui, e la guarda con affetto. Lei gli
sorride con calore “Lei era la mia…la mia metà. Mia sorella,
la mia migliore amica, la mia anima gemella. Il solo sapere che lei era là
fuori mi faceva stare meglio. So che la conoscevo meglio di chiunque altro.
Mi ha incoraggiato come nessun altro avrebbe potuto e io ho cercato sempre di
restituire il favore. Ma lei era forte e indipendente, e bella e…non ho
mai avuto una vera occasione di farlo. ed ora ho la sua figlioletta. È
tutto quello che resta di lei e io darei la vita per questo. E mi assicurerò
che lei sappia chi era sua madre e che persona meravigliosa si è rivelata.
E mi dispiace ma non credo che lei possa insegnarle tutto questo perché
lei non è mai riuscita a conoscere veramente Jen”
Helen lo guarda per un momento. Si accorge del modo in cui la sua voce si incrina
al solo pronunciare il nome di Jen. Si accorge di quanto lo ferisca parlare
di lei al passato. E sa che non sta cercando di minacciarla ma sta solo dicendo
la verità. Avrebbe lottato per Amy.
Ma anche lei, nonostante le parole con cui ha espresso il suo amore per Jen
l’abbiano commossa. Questo non ha niente a che fare con la custodia di
Amy. Non nella sua mentre perlomeno.
“Tu dici che conoscevi mia figlia e io ti credo. Sono sicura che la conoscevi
meglio di chiunque altro, meglio di quanto l’abbia mai fatto io. E pensi
che non mi ferisca sentirlo? Ma tu non mi conosci Jack. E forse è più
facile vedermi come un mostro. Ora sei tu che devi credermi: ti sbagli”
guarda sua madre ora “Vi sbagliate entrambi”.
Con ciò si gira e lascia la casa.
Appartamento di Joey, a New York
“Dobbiamo parlare” dice Pacey a voce bassa.
Joey non può che annuire. Sa già di che si tratta. Eppure guarda
in basso e inghiotte il nodo che ha in gola. Sa che è così che
dev’essere ma questo non lo rende più facile.
Pacey si ferma per un attimo. Ora che ha la completa attenzione di Joey all’improvviso
non sa cosa dire. Non voleva che le cose andassero così. “E’
più difficile di quanto pensassi”
“Si” concorda Joey “Lo è”
Nessuno dei due si muove. Rimangono lì, uno di fronte all’altra
ai lati opposti della stanza.
Infine, Pacey comincia a parlare.
“Vogliamo sul serio tirarla per le lunghe come abbiamo fatto al liceo?
Le cose non miglioreranno, Jo. Ho continuano a sperare che lo facessero. Volevo
che migliorassero e se avessi anche la minima speranza che possa accadere…non
direi niente di tutto ciò. Ma abbiamo già percorso questa strada
e so che non accadrà e non voglio aspettare di nuovo fino a quando non
riuscirò neanche a toccarti. Non voglio mai più sentirmi in quel
modo, Joey”
“Neanche io” lo guarda con tristezza ma è decisa a gestire
la situazione nel modo giusto. “Ti ricordi una cosa che mi hai detto tanto
tempo fa, nel portico della casa sulla spiaggia che dividevi con Gretchen? Volevi
che te lo dicessi se mai avessi sentito che tu mi impedivi di crescere. Volevi
che ti lasciassi andare se quel giorno fosse mai venuto”. Pacey annuisce
in risposta.
“Penso che sia venuto il momento che lo facciamo entrambi. Dobbiamo lasciare
che l’altro se ne vada” dice, guardando dritto nei suoi occhi.
Il viso di Pacey è stoico, così Joey continua
“So che non ti piacciano le mie feste di lavoro e che di senti fuori posto
con i miei colleghi. È per questo che ho smesso di andarci per un po’.
Poi ho capito che non ero giusta con me stessa. E tu sai che io amo quello che
hai fatto con l’Ice House e sono perfino grata che tu abbia ricostruito
quel posto. Ma non è il mio posto, non più. È per questo
che ci sono venuta a malapena. E mi dispiace. Non è così che pensavo
sarebbero andate le cose. Ma…”
“Niente rimpianti” dice Pacey. E’ una constatazione più
che una domanda.
“No” Joey sorride tristemente “Niente rimpianti”
“Bene, Joey. Perché voglio che tu sappia che con rimpiango il tempo
che ho speso con te, neanche un minuto. E voglio ringraziarti per avermi dato
la possibilità che non ho avuto cinque anni fa. Perché io ho rovinato
tutto al liceo, con l’insicurezza e la gelosia e in fin dei conti comportandomi
come un moccioso che dovevi rassicurare costantemente. Con il tempo ho capito
questo e ho cominciato a chiedermi come sarebbero state le cose se avessi agito
diversamente. E l’ho fatto ma poi sei stata tu che mi hai scaricato. E
la domanda è ancora senza risposta perché io non credo che tu
non sentissi più niente per me. Quindi prima che tu mi dessi una vera
possibilità io continuavo a chiedermi se avrei mai potuto essere davvero
felice con te. Continuavo a chiedermi se avremmo mai funzionato fuori da una
barca o da un K-mart. Ma credo di saperlo ora” .Non riesce a trattenere
un sospira all’ultima frase.
“Si, credo che lo sappiamo ora”. Joey , che lo ha ascoltato in silenzio,
non può fare a meno di sospirare anche lei. “Tutto questo tempo
abbiamo cercato di essere le persone che eravamo quando eravamo più giovani
senza voler riconoscere che queste persone non esistono più” fa
una breve pausa “Ma voglio che tu sappia che io intendevo ogni parola
che ti ho detto quel giorno alla veglia”.
Pacey sospira e sente come se un grosso peso gli sia stato tolto dalle spalle.
“Grazie per avermelo detto. Ma riconsiderando la cosa ora…non credo
che avremmo dovuto prendere nessuna decisione importante in quel momento. Erano
giorni pieni di nostalgia, tristezza, e noi eravamo un po’ fuori di testa,
no?”
“Si, forse un po’” lei fa un mezzo sorriso e Pacey sorride
in risposta “Forse più di un po’”
“Forse” mormora in risposta Pacey. la guarda e le parole gli escono
dalla bocca facilmente ora “Ti ho sempre detto che non ho mai avuto paura
di amarti. Ed è vero. Per tanto tempo amarti è stata l’unica
cosa che avesse senso per me. Ma forse quello che avevo paura di fare era smettere
di amarti. Per tanto tempo ho pensato che tu fossi l’unica cosa che mi
fosse mai accaduta che valesse tutto, a cui mi potessi aggrappare. E questo…questo
è stato un errore”
Il viso di Joey si oscura e i suoi occhi diventano tristi. Sbatte le palpebre
per trattenere le lacrime che minacciato di traboccare.
“No, non noi. Non sto dicendo che noi eravamo uno sbaglio” aggiunge
rapidamente, vedendo la sua reazione “Sto solo dicendo che avrei dovuto
lasciarti andare tanto tempo fa. Perché, onestamente, non sono stupito
che sia finita così dopo tutto, e questo deve significare qualcosa. Non
credi?”
“Allora è arrivato il momento?” lei dice piano, come a chiedere
un’ultima conferma.
Si guardano e in quello sguardo Joey trova la risposta. Sono abituati a tanto
di quel dramma e di quella angoscia nelle loro vite che sembra quasi troppo
semplice. Ma è logico. Non è stato un grande gesto a riunirli
quindi è naturale che non sia necessaria una interminabile discussione
o una litigata per lasciarsi. Sentono che è la cosa giusta da fare. E
dopo tutto quello che è successo entrambi vogliono fare quello che sentono
giusto e non ripetere lo stesso schema del passato.
Il cellulare di lui squilla proprio in quel momento.
“Pronto? Si, ottimo. Sarò lì tra due giorni. Si, ok. Ti
chiamerò quando sarò lì. Assicurati soltanto che quella
stanza di cui mi hai parlato abbia almeno l’acqua corrente. E una toilette
con lo scarico sarebbe piacevole” lui ride piano “Ok., grazie mille,
Brench. Ti vedrò presto”.
Mentre Pacey chiude il telefono, guarda Joey con un lieve imbarazzo. Ma lei
gli sorride.
“Sono contenta che tu abbia deciso di accettare il lavoro. Sono sicura
che sarai grande”
“Grazie, Jo. Devo andare adesso. Devo portare via tutte le mie cose da
qui e da Capeside. Poi devo sistemare alcune cose lì e dire addio a tutti.
Devo cominciare a traslocare”
Anche se resta non detto, entrambi sanno che le sue parole significano più
di quello che sembrano in superficie.
“Stai attento là fuori, Pacey, ti prego”
“Lo farò” dice “Anche tu Potter” aggiunge, usando
il suo vecchio soprannome, quello dei giorni andati dell’infanzia, dell’odio
e della sfida.
“Lo farò”
Pacey la guarda e vuole dire qualcos’altro ma non sa se sia rimasto davvero
altro.
“Di a Dawson che lo chiamerò”
Joey si morde le labbra e annuisce in silenzioso assenso. Dopo un momento, fa
un passo avvicinandosi a lui e lo abbraccia. Leggermente preso alla sprovvista
in principio, Pacey rimane immobile, ma poi sorride e ricambia l’abbraccio.
Camera da letto di Amy, a Capeside
Jack ha messo Amy sul fasciatolo. I capelli umidi dopo il bagno, è avvolta
in un asciugamano e Jack la sta preparando per dormire. Entrambi ridacchiano
e comunicano nella loro lingua personale. Doug è seduto sulla sedia a
dondolo vicino alla culla di Amy, uno sguardo preoccupato in viso.
“Jack, penso che avresti dovuto essere un po’ più cauto con
Helen in questa fase” dice, facendo girare Jack a guardarlo.
“Dovevo dirle quello che pensavo Doug. Non potevo fingere di essere contento
della sua decisione di sfidarmi per Amy”
(“On Your Own” dei Sense Field comincia ad andare in sottofondo)
“Lo capisco questo, Jack, davvero. Ma lei è la nonna di Amy e ha
alcuni diritti legali. Che ci piaccia o no” Jack non risponde, continua
semplicemente a lottare per infilare i piedi, che Amy agita convulsamente nel
pigiama “Penso solo che non è una persona che dovremmo far arrabbiare.
Sarà già un problema anche senza questo”
There's a reflection that's so hard to see
Reflections in water of what you could be
Wave crashes over, tides pull you under
If you've ever wondered why you barely breathe
Jack sospira e solleva Amy dal fasciatoio, tenendosi il corpicino caldo contro
la spalla. Lei comincia a succhiarsi il pollice e gli si rannicchia contro.
Lui guarda Doug tristemente, sospirando “Lo so, hai ragione. Devo stare
più attento con Helen, con chiunque possa significare problemi per noi.
È solo che…mi sento come se stessi perdendo il controllo della
mia vita. Niente è come era, è cambiato così tanto”
la sua voce è tesa ed ha un tono quasi disperato. Doug si alza e si sposta
di fronte a lui, sporgendosi per mettergli una mano sul braccio.
All of the ways I wish I could have shown you
All of the things that I want you to know (right now)
All the ways I wish I could protect you
From all the things that you'll learn on your own somehow
“E’ che la tua vita è cambiata, Jack. Tu non sei la persona
che eri sei mesi fa ed è un bene. Amy ha portato più cambiamenti
nella tua vita di qualsiasi altra cosa che ti accadrà, ma è tutto
per il meglio”
As you grow older you'll live through a war
Before you know it the eyes of a storm
Will rain upon you, not like you ever knew
No, like you've never seen
Like never before
Jack guarda mesto Doug “Lo so questo. Ed è il motivo per cui non
riesco a sopportare l’idea di non averla con me. Ed è il motivo
per cui ho attaccato Helen in quel modo. Ma mi fa anche paura, Doug. Non sono
mai stato il tipo di persona che aggredisce qualcuno così”
“Lo so, Jack. Ma stavi solo proteggendo la tua bambina.” Doug cerca
di indurre Jack a guardarlo negli occhi, ma lui non lo fa. Invece guarda con
tristezza la bambina fra le sue braccia. Sentendo il suo sguardo, Amy alza la
testa e lo guarda, un sorriso che si forma attorno al pollice saldamente infilato
in bocca. Jack non può fare a meno di sorriderle in risposta.
These are the places I don't want you to see
These smiling faces I don't want to meet
Your heart's extended out
They'll try to tear it out
You'll never be without
The love that's between you and me
Doug si allunga e tocca il viso di Jack, contento di vederlo sorridere anche
per un attimo. Ma quando si gira verso di lui, il sorriso è sparito,
rimpiazzato ancora da uno sguardo triste e preoccupato.
You'll learn on your own somehow
Appartamento di Dawson, a New York
Vediamo Joey avvicinarsi alla casa, uno sguardo tetro sul viso. Brani della
conversazione con Pacey continuano a turbinarle nella testa. Poi resta davanti
alla porta dell’appartamento, fa un profondo sospiro e bussa. Dieci secondi
dopo, un Dawson accaldato apre la porta.
“Ehi, sei tornata!” le sorride e le lascia la porta aperta, correndo
in casa “Entra, fa freddo fuori!” grida mentre si allontana.
“Si, è vero” risponde lei, un sorriso che si allarga mentre
lo guarda colpire col martello qualcosa contro il muro. Chiude la porta e incrocia
le braccia sul petto, appoggiandosi alla porta e sorridendo apertamente, un
guizzo di divertimento negli occhi.
“Mi ricordo i giorni in cui Dawson Leery, attualmente acclamato regista
e produttore, non sarebbe riuscito, per niente al mondo, a piantare un chiodo”
Dawson si gira verso di lei, sorridendo e facendole l’occhiolino.
“Grazie per il viaggio nella memoria. Ora, se non ti dispiace lasciare
tutti i momenti imbarazzanti al loro oblio…”
Lei ride e cammina verso di lui, che sta adagiando il martello sul pavimento
e si siede con la schiena appoggiata al tavolo, le gambe incrociate. Joey si
siede al suo fianco, davanti a lui imitando la sua posizione, le ginocchia allineate
alle sue. Si guardano per un momento e sorridono, godendosi la compagnia reciproca.
D’un tratto, Dawson sembra accorgersi di qualcosa.
“Dov’è Pacey, comunque?” chiede
“In viaggio per Capeside. E da lì, alla volta di New Orleans”
Dawson la guarda con curiosità
“Abbiamo rotto”. Lei fronteggia la sua espressione sbalordita, mordendosi
il labbro inferiore e sorridendogli debolmente.
“Semplicemente non funzionava”
“Mi…dispiace sentirlo. Ma devo ammettere che sono anche…sorpreso.
Tutto sembrava così…definitivo questa volta”
“Lo so, ma…è così che vanno le cose, credo. L’amore
è un atto di fede”. Queste parole sembrano toccare una corda in
Dawson, come una eco lontana in fondo alla mente…come se le avesse sentite
prima ma non riuscisse a collocare dove e quando. “A volte funziona, altre
no”.
“Si credo che le cose vadano così”
“Mi ha detto che ti avrebbe chiamato, comunque”
Dawson annuisce, troppo confuso per dire qualcosa, perfino per immaginare cosa
possa significare tutto questo.
“Ne vuoi parlare?” chiede, dolcemente. Anni fa, lei pianse nelle
sue braccia quando ruppero. Ma quella Joey non c’è più da
molto tempo.
Lei corruga la fronte e scuote la testa, guardando altrove per un momento.
“No. Non ora perlomeno”.
“Va bene allora. Posso aspettare” le sorride rassicurante, lasciando
che sappia che ci sarà appena lei ne avrà bisogno. Lei lo sa e
il solo pensiero la fa sentire piena di calore e trepidante. Sta immediatamente
meglio. “Beh, ecco fatto” dice lui, alzandosi e strofinandosi le
mani nel tentativo di rischiarare l’atmosfera “Abbiamo esaurito
i pretesti per scansare il lavoro, quindi credo che dovremo cominciare ora”
Joey gli sorride mentre lui le porge la mano per aiutarla ad alzarsi in piedi.
Lei la prende e la tiene fra le sue per un secondo più del necessario
prima di lasciarla, gli sguardi allacciati mentre continuano a sorridere.
“Bene, allora…” dice, camminando e togliendosi il cappotto.
Lo lascia sulla spalliera dello sgabello e si mette le mani sui fianchi, sorridendo
allegramente “Da dove cominciamo?”
Dawson emette un sospiro, si gratta dietro la testa e si guarda attorno nella
stanza, cercando di decidere.
Joey semplicemente ride.
Cimitero di Capeside
Pacey sorpassa il cartello di “Benvenuti a Capeside” mentre attraversa
il ponte e poi imbocca l’uscita Capeside/Falmouth della nazionale. Fa
un piccolo cenno di saluto mentre oltrepassa il cartello “Benvenuti a
Capeside, patria dei volontari della rivoluzione”. Guida direttamente
verso il cimitero.
In principio, il suo passo è sicuro e lui guarda dritto davanti a sé.
Man mano che si avvicina alla propria meta, rallenta. Infine quando è
davanti alla lapide di Jen si guarda attorno, incerto sul da farsi, o su cosa
dire. Poi concentra lo sguardo in alto.
(“Blackbird” dei Doves comincia ad andare in sottofondo)
Il debole sussurro della sua voce si sente appena nel silenzio della notte.
Si sta facendo tardi. I bagagli sono in macchina, pronti per cominciare il viaggio.
È pronto da tanto tempo. Solo che non lo ha capito. Rimane lì
per qualche momento, senza sapere da dove cominciare.
Blackbird singing in the dead of night
Take these broken wings and learn to fly
All your life
You were only waiting for this moment to arise
“Ciao, Jen” dice con imbarazzo. Sente che dovrebbe dire qualcos’altro
“Um, è da tanto che non ci si vede” fa una smorfia al proprio
sconsiderato tentativo di umorismo.
“Scusa” fa ammenda e sorride a dispetto di sé stesso “Era
una battuta di cattivo gusto, perfino per me. Non posso più vederti,
ma posso sentirti. Eri tu al parco, vero? Tu eri il mio sole”
“Non vengo qui da tanto…troppo e mi dispiace di questo. Anche se
sono sicuro che tu mi diresti di dimenticare la faccenda. Diresti probabilmente
che io ho avuto di meglio da fare che infestare un cimitero. Onestamente però,
non l’ho avuto. Ma l’avrò, lo prometto”
Blackbird singing in the dead of night
Take these sunken eyes and learn to see
All your life
You were only waiting for this moment to be free
“Voglio che tu sappia che ti penso sempre. Più di quello che dovrei,
forse. Sono sicuro che sei l’angelo più bello che abbiano mai visto.
Scommetto che stai spezzando cuori, dispensando ogni genere possibile di bellezza
lassù” Pacey fa una pausa, immaginando il viso di lei.
“E quando non stai spezzando cuori, probabilmente guardi noi quaggiù,
scuotendo la testa. Perché non abbiamo ancora imparato. Dopo tutto quello
che ci è successo, non so come non abbiamo ancora imparato.”
Blackbird fly
Blackbird fly
Into the light of the dark black night
“Abbia fatto solo una cosa giusta, fra tutti quanti dico, te compresa.
Amy. Lei è una meraviglia” Pacey si ferma e sorride “E’
amata e ama. Appartiene a qualcuno. Ora che è qui, non posso immaginare
la mia vita senza di lei. Certo me la passo ancora male cercando di abituarmi
a vivere senza di te. Ma tu ci sei attraverso Amy, in modo discreto. Come l’altro
giorno quando Jack le ha detto ‘no’. Giuro che ha girato la testa
da un lato e gli ha sorriso. L’ha fatto comunque. E per un attimo tu sei
stata lì. Ma non preoccuparti, lei è anche diversa. È se
stessa ed ha una volontà ferrea contro la quale preferirei non trovarmi
a combattere. Andrò a trovarla prima di andare. Ho bisogno della mia
razione di Amy. Ti prometto che non perderò i contatti con lei. Ci sarò
in qualsiasi modo lei avrà bisogno. Doug ed io abbiamo parlato di quando
comincerà ad uscire con qualcuno. Sarà obbligata a portare il
povero ragazzo a casa da Jack, Doug, me e Dawson. Ma penso che sia una buona
cosa. Beh, per la tranquillità di Jack almeno”
Blackbird singing in the dead of night
Take these broken wings and learn to fly
“Mi manchi Jen. E credo che il vero motivo per cui non sono venuto qui
è che tu mi avresti fatto pensare alle cose che mi hai detto in ospedale.
Avevi ragione, certo. Ora mi manca questo. Desidero intensamente questa comprensione.
Ma so quello che stai dicendo adesso e lo sto facendo. Ho finalmente accettato
il tuo consiglio. Spero che tu sia orgogliosa di me”
All your life
You were only waiting for this moment to arise
Pacey si ferma per riprendere fiato. Una brezza soffia attraverso di lui e guarda
in alto e sorride “Ti voglio bene, Jen”. Si asciuga di nascosto
le lacrime che gli si sono formate nell’angolo degli occhi “Arrivederci,
Angelo”
Rimane ancora per qualche secondo presso la sua tomba e si gira cominciando
ad andare via.
You were only waiting for this moment to arise
You were only waiting for this moment to arise
Casa di Jack, più tardi quella notte
“Pacey, che bella sorpresa” Jack alza lo sguardo sentendo la voce
di Grams. Un minuto dopo lei entra nella stanza con Pacey alle calcagna.
“Ciao Jack” dice “Sono venuto solo per far visita alla mia
ragazza preferita”. Al suono della sua voce, Amy alza la testa assonnata
e lo guarda. Pacey le sorride e lei risponde allo stesso modo, stendendo le
braccia. Pacey guarda Jack “Posso prenderla?”
“Prego” Jack la tende a Pacey che la accetta volentieri “Forse
riuscirai a farla addormentare, io non ho avuto fortuna”
Pacey la stringe affettuosamente contro di sé, baciandole la fronte e
i capelli e mormora dei saluti che Grams e Jack non riescono a sentire. Lo guardano
in silenzio mentre si siede, Amy ancora rannicchiata strettamente nel suo abbraccio.
“C’è qualcosa che non va Pacey?” chiede Grams alla
fine, preoccupata.
“No, non c’è niente che non va” dice Pacey, la voce
bassa “Joey ed io abbiamo rotto”
Grams e Jack lo fissano in silenzio, la bocca aperta per un momento “Quando?”
Jack riacquista il controllo della favella per primo.
“Stanotte, sono appena arrivato da New York” fa una pausa “E’
stata una decisione mutua, forse per il meglio. Partirò per New Orleans
tra due giorni. Sono tornato solo per fare i bagagli. E per dire addio”
si concede un momento per guardare tutti loro, un’espressione triste in
viso “Allora, basta parlare di me, che è successo qui questo fine
settimana?”
Jack e Grams si scambiano un’occhiata. Devono permettergli di cambiare
argomento in questo modo? Non dovrebbero ascoltarlo, aiutarlo ad accettare questo
enorme cambiamento nella sua vita? Alla fine Jack decide di lasciare che sia
Pacey a stabilire quello che vuole fare e comincia.
“Beh, Helen Lindley è venuta in visita”
Pacey sembra sorpreso “Wow, davvero? Che cosa voleva?”
La faccia di Jack diventa tirata “Voleva venire a vedere Amy. E in certo
qual modo, lasciare che sapessimo che potrebbe contendermi la custodia di Amy”
L’unica parola che descriva l’espressione di Pacey è raccapricciata.
Guarda Jack, Grams e poi il fagotto che è Amy, ora profondamente addormentata
fra le sue braccia, e di nuovo Jack “Stai scherzando” riceve un’occhiata
da Jack “Non stai scherzando”
“No, vorrei che scherzasse” dice francamente Grams. “Sembra
che Helen voglia rivivere la sua vita con Jen attraverso Amy. Sembra decisa
a ‘riparare gli sbagli che ha fatto’”. Grams abbassa lo sguardo,
tetra “Ho provato a dissuaderla, ed anche Jack, ma non credo che l’abbiamo
convinta”
Pacey guarda mentre Jack si sposta per sedersi accanto a Grams, più per
confortare sé stesso che lei. “Forse non dovrei andare, allora”
dice Pacey, facendo alzare lo sguardo ad entrambi “Se succede questo,
le cose potrebbe diventare difficili qua e tu potresti aver bisogno di un amico”
fa una pausa “Non penso che Jen mi potrebbe mai perdonare se ti lasciassi
sopportare questo da solo. Io…” inghiotte ricordando quel momento
“Le ho più o meno promesso che mi sarei preso cura di Amy se fosse
successo qualcosa”
Grams gli sorride, chiaramente commossa “Grazie dell’offerta Pacey
ma è meglio che tu vada, accetti il nuovo lavoro e sistemi la tua vita.
Se questa cosa con Helen accadrà, non c’è molto che tu possa
fare per fermarla”
Pacey annuisce, comprendendo, e per un lungo momento stanno tutti in silenzio,
godendosi la calma mentre aspettano che la prossima fase delle loro vite si
apra.
Appartamento di Dawson, a New York
Dawson e Joey stanno in piedi fianco a fianco, le braccia conserte, osservando
il risultato dei loro sforzi congiunti. Quasi tutto sembra essere al posto giusto
ora. Sono rimasti solo pochi scatoloni e alcune delle cose che Dawson adopera
o adopererà per il suo lavoro –equipaggiamento fotografico, videocamera,
pellicole, ecc. – saranno trasferite l’indomani al piano superiore
dell’appartamento.
“Beh, è incredibile, ma sembra che ce l’abbiamo fatta. Grazie
mille” dice lui, girandosi verso di lei “Non ci sarei riuscito senza
di te”
“Non c’è proprio di che”
(“The Promise” di Tracy Chapman comincia ad andare in sottofondo)
Si sorridono, poi tornano a guardarsi intorno.
“Così, ecco qua” dice Joey “Sei a New York ora”
If you wait for me then I'll come for you
Although I've traveled far
I always hold a place for you in my heart
“Si. Un intero spettro di nuove possibilità mi si apre davanti
adesso” dice lui scherzosamente.
Joey lo guarda e ride mentre lui la osserva con la coda dell’occhio attraverso
le palpebre socchiuse, sorridendo.
If you think of me, If you miss me once in awhile
Then I'll return to you
I'll return and fill that space in your heart
“Mi rende felice sapere che sarò qui a viverle con te” dice
con voce dolce. Dopo tanti anni di vite separate, di contatti sporadici per
e mail o per telefono che non sembravano mai sufficienti, questo è un
vero cambiamento per loro. Di nuovo insieme nella stessa città.
“Anche a me” risponde, e i suoi occhi brillano, proprio come quelli
di lei, mentre si guardano
Remembering
Your touch
Your kiss
Your warm embrace
I'll find my way back to you
Ma il momento è rotto dal brontolio di uno stomaco.
“No comments” dice Dawson, ridendo mentre Joey arrossisce.
“Sarà meglio, sei tu quello che mi ha impedito di mangiare nelle
ultime ore”
“Vero” dice, ridendo “Chiedo scusa. Come posso rimediare?”
I'll find my way back to you
If you'll be waiting
If you dream of me like I dream of you
In a place that's warm and dark
In a place where I can feel the beating of your heart
“Mmmmm….” Joey finge di essere pensierosa “Forse puoi
nutrirmi adesso fino a che io non esploda?” e lui ride ancora “Nel
caso tu sia interessato, conosco un posto qui vicino che potrebbe incontrare
i tuoi gusti” aggiunge lei.
Together again
It would feel so good to be
In your arms
Where all my journeys end
Proprio in quel momento brontola anche lo stomaco di lui e questa volta è
Joey a ridere.
“Mi suona bene” dice Dawson, asserendo l’ovvio e ridendo con
lei.
“Ok, andiamo allora”
If you can make a promise
If it's one that you can keep,
I vow to come for you
L’ultima cosa che vediamo sono loro due che chiaccherano, Dawson che apre
la porta e la tiene aperta per lei e poi la porta che si chiude dietro di loro.
If you wait for me and say you'll hold
A place for me in your heart
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