7.02
Le verità nascoste
Casa di Dawson, stanza degli ospiti, mattina presto
Il letto di Joey è vuoto, ancora disfatto, e si sente il rumore di una
doccia che scorre in sottofondo. I vestiti sono adagiati sul letto, mentre la
valigia accanto è pronta ma ancora aperta. La doccia si ferma.
Dabbasso, Dawson è in cucina. Sta preparando French Toast, uova strapazzate
e pane tostato. Sorride appena, tra sé, profondamente immerso nei propri
pensieri. È l’ultimo giorno di Joey a L.A. e vuole spiazzarla portandole
la colazione. Scodella le uova in un piatto, lo mette su un vassoio e si avvia
di sopra.
Si sente un bussare leggero alla porta. Joey è vestita ora e si sta
strofinando i capelli con un asciugamano.
“Entra, Dawson” lo invita.
Dawson entra, sorride apertamente mentre sistema il vassoio colmo di bontà
sul comodino, spostando di lato la sveglia. Emette una risata soffocata davanti
alla reazione sorpresa e diffidente di Joey ai propri sforzi.
“Dawson, che hai fatto? E per quale motivo? Cosa ho fatto io per meritarmi
questo?”. Lui ride più forte “Dawson parto oggi…non
dovevi farlo!” Joey conclude la sua tirata con un largo sorriso “Ma,
ehi, non sarò io a declinare questa gentilezza da ospite sotto forma
di cibo”.
Joey assicura l’asciugamano attorno alla testa e si siede sul bordo del
letto, prendendo una forchetta. Lo guarda con intenzione “Non mangerò
tutta questa roba da sola. Mi sono rimpinzata abbastanza nel ristorante in cui
mi hai portato. Ricordami di digiunare per un paio di giorni prima di venire
la prossima volta, ok?” Prova un French Toast, assaporando ad occhi chiusi
la cannella “Mentre io aumento di due taglie, dimmi quello che hai in
mente”.
Dawson non ha smesso di sorridere da quando è entrato nella stanza.
Era stato tutto quel tempo ad aspettare che Joey vedesse la sua casa, il suo
ufficio, quello che aveva fatto di sé stesso. Non aveva neanche ammesso
con sé stesso quanto fosse importante per lui che lei vedesse i beni
materiali prodotti dal lavoro che stava facendo.
Fa una pausa, come sempre quando sta per dire qualcosa d’importante.
Qualcosa che gli è costato tempo decidere.
“Così…ho pensato a quello che hai detto, ed hai ragione,
Jo. Lavorare con Spielberg è stata una mia fantasia per così tanto
tempo. Ora che c’è un’offerta in ballo credo…beh, credo
di essere semplicemente terrorizzato all’idea di rovinare tutto in qualche
modo e tornare esattamente al punto di partenza: un quindicenne che vuole diventare
regista”.
(inizia la sigla)
Dawson abbassa lo sguardo e Joey posa la forchetta. Poi batte con la mano sul
letto accanto a sé e lui si siede. Gli strofina il braccio, cercando
di comfortarlo.
“Di sicuro non è questo che succederà. Hai acquisito l’esperienza
di cui avevi bisogno. Più di quella che ti serviva, in TV e nel cinema.
È stato Spielberg a chiamare TE. Sarà meraviglioso. Lo sai che
ho ragione. Ho questo straordinario radar per il talento…beep, beep, beep”.
Joey fa un piccolo gesto con il dito, toccandogli il naso. Lui ride e le prende
la mano.
“Si, credo che tu ce l’abbia”
“Allora…accetterai il lavoro?”
“Penso che potrei…”
Immediatamente uno smagliante sorriso spunta sul viso di Joey, e Dawson la
avverte
“Ho detto che ci sto pensando, non c’è ancora niente di
definitivo” dice, con il dito puntato.
“Lo so, però so che prenderai la decisione giusta. Lo fai sempre”
Si sorridono a vicenda.
Titoli di testa
Produzione di “The Creek”
“Ci vorrà solo un minuto, Jo. Devo lasciare qualche modifica alla
sceneggiatura. Frasi cancellate e cose del genere”, Dawson si scusa mentre
la precede attraverso gli uffici in pieno fermento.
“E’ tutto a posto Dawson. Capisco. Inoltre è sempre bello
vederti nel tuo elemento”. Gira su sé stessa e fissa i poster di
“The Creek” che riempiono le pareti. “E’ tutto così
pazzesco”
“A chi lo dici” risponde Dawson da dietro la propria spalla mentre
entra nel proprio ufficio.
“Dico sul serio Dawson. Sono così fiera di te. Sono fiera che
tu sia riuscita a trasformare le nostre noiose vite in qualcosa di straordinario.
Qualcosa che coinvolge davvero la gente”.
“Noiose? Non sono sicuro di voler chiamare tale quello che…”
“Ciao Dawson. Cercavo soltanto i cambiamenti della sceneggiatura…oh,
chiedo scusa dell’intrusione!” dice Samantha in tono di scusa.
“Va bene, Sam. Questa è Joey, la mia…”
“So chi è. Ciao, io sono Samantha. Nessuno mi chiama Sam a parte
lui” finge un’occhiata truce nei confronti di Dawson prima di sorridere
apertamente e stringere la mano a Joey
“Oh non lasciarti ingannare. Le piace” ride lui.
Mentre Sam e Dawson si scambiano battute, Joey studia la ragazza. Alta, magra,
capelli castani e occhi marroni, bel sorriso…è bella.
“Lui sa che lo odio. È quasi una routine giornaliera. Un vecchio
fidanzato mi chiamava Sam e quindi ho una certa avversione per il diminutivo”
spiega lei a Joey.
“Non sono io il vecchio fidanzato” dice Dawson rovistando sulla
scrivania.
“Oh, così tu sei…” comincia Joey
“L’avventura estiva? Si” Samantha sorride, stendendo la mano
in direzione di Dawson che vi deposita quella che sembra una sceneggiatura “Grazie,
capo. Ora sarà meglio che io dia uno sguardo a qualche leccornia di Sammy
e Colby. Sorpresi dai genitori a pomiciare forse?” Samantha sogghigna
sfacciatamente prima verso Joey poi verso Dawson.
Dawson china precipitosamente la testa, all’improvviso affascinato da
un pezzo di carta sulla scrivania. Joey avanza verso di lui e gli toglie dalle
mani il foglio “Non lo avrai fatto!”
“L’ho fatto. C’erano pressioni per qualche scena al calor
bianco tra Sammy e Colby così…” Dawson scrolla le spalle,
il viso rosso “Non sei sconvolta vero?”
“La mia vita è stata in mostra per la maggior parte dell’anno
ormai. Credo di essermi abituata” Joey sospira e poi gli sorride. I loro
occhi si incontrano e per qualche istante è così che comunicano.
Samantha si schiarisce la gola.
“Ok, bene. Ho avuto un gran da fare, visto che il capo qui ha marinato
la scuola nei giorni scorsi” dice andando verso la porta “Oh, facciamo
una cena tra colleghi. Ci piacerebbe che voi due vi uniste a noi”.
“Grazie, ma io torno a New York oggi” dichiara Joey, girando attorno
alla scrivania e stando vicino a Dawson.
“Oh, che peccato. Dawson e tu? Sarebbe bello se venissi”
“Si, mi sembra una buona idea. Il nostro solito ristorante?” chiede.
“Si. Alle 8. E’ stato un piacere incontrarti Joey” dice salutando
entrambi con un cenno.
“Piacere mio” risponde Joey, dandosi dell’immatura per il
proprio improvviso senso di possesso. Dopotutto Dawson è autorizzato
ad avere altri amici.
“Ciao a tutti e due” dice Samantha uscendo d’impeto dalla
stanza. Joey la guarda andare via. I due sembrano molto vicini e lei sta resistendo
al pressante bisogno di proclamare che Dawson è il “suo”
migliore amico. Si stringe le braccia attorno al corpo ed esprime per la milionesima
volta desidera di non dover tornare a New York così presto. Nei pochi
giorni trascorsi, la sua vita è chissà come diventata semplice.
Facile. Divertente. Giusta.
“Stai bene Jo?” Dawson la guarda attentamente.
“Benissimo. Sei pronto ad andare?” risponde, scuotendo la testa
e toccandogli lievemente il braccio.
“Certo” le dice dolcemente. Mette la mano sulla sua e le sorride
rassicurante. Lei si sente subito meglio. Come fa a farlo? “Vuoi vedere
i manifesti della nuova serie?” le chiede, all’improvviso animato.
“Ci puoi scommettere”
Dawson allarga il sorriso e la prende per mano. Mentre le mostra orgogliosamente
le locandine della seconda serie, Joey non riesce a reprimere il sorriso, stranamente
triste e nostalgico, che le spunta sulle labbra davanti alla fotografia di Sammy
e Colby seduti su un’altalena, l’uno di fronte all’altra che
si fissano negli occhi. Non può fare a meno di desiderare di essere presente
in ogni momento della sua vita, grande e piccolo. Era così che accadeva
una volta. Si chiede se lui prova la stessa cosa.
“Lo amo Dawson” dice sinceramente. Lui si limita a sorriderle e
lei infrange l’atmosfera con riluttanza “Dobbiamo andare. Il mio
volo parte tra meno di un’ora”
Lui annuisce aprendole la porta e prima di uscire guardo il suo ufficio, vedendolo
chissà perché sotto una luce diversa. Poi si accorge che Joey
lo sta aspettando. Si gira verso di lei e, avvolgendole un braccio attorno alle
spalle, chiude la porta.
Camminano lentamente lungo il corridoio, appoggiati l’uno all’altra,
immersi ognuno nei propri pensieri. Non dicono niente. Non è necessario.
Appartamento di Jack
La melodia di “The Way He Makes Me Feel” della Streisand filtra
dal soggiorno alla cucina dove Joey siede al tavolo con alcuni fogli di carta
sparpagliati davanti a sé.
“Oh why why why why oh, why is it that every time I close my eyes he’s
there” Doug canta con trasporto mentre scende le scale, con Amy appoggiata
comodamente contro il fianco.
Jack alza lo sguardo, i due si scambiano un caldo sorriso, prima che Jack alzi
gli occhi al cielo e riporti l’attenzione ai compiti davanti a sé.
“I’m a bundle of confusion yet it has a strange appeal” Doug
canticchia a voce più bassa mentre con gentilezza mette Amy a sedere
sul pavimento.
“Sai, la musica di Barbra non fa proprio per me, ma tu la fai sembrare
quasi bella” Jack scocca un sorriso sfrontato a Doug.
“Non mi resta che sperare che un giorno, un giorno tu sarai capace di
apprezzare la magia della diva”
“Beh, forse se tu avessi speso più tempo a insegnarmi quella magia,
il giorno dell’apprezzamento sarebbe arrivato prima” Jack sospende
il proprio lavoro, il tono ora è serio.
“Presa!” Doug si slancia verso Amy mentre lei gira velocemente
carponi dietro la sedia e si scioglie in una serie di risatine mentre Doug la
solleva in aria.
“Scusa Jack. Che dicevi?”
L’espressione di Jack si addolcisce mentre osserva il sorriso smagliante
di Doug e un’accaldata Amy che nasconde la testa nelle sue larghe spalle.
“Ho detto che forse avrei potuto imparare ad amare i tuoi gusti musicali
se tu fossi stato nei paraggi più spesso”.
“Jack, ci sono quando posso. Siamo entrambi molto impegnati e a volte…beh,
a volte preferisco dare a te, Amy e Grams un po’ di spazio. Sai, come
una famiglia”
“Doug. Andiamo. Guardati con Amy. Lei è del tutto a suo agio con
te. Ti ama. Tutti ti amiamo. Tu sei parte di questa famiglia”.
Doug si siede lentamente con Amy in braccio.
“Che cosa stai cercando di dire esattamente Jack?” chiede, pur conoscendo
perfettamente la risposta. Lui ha ripreso la questione, per l’ennesima
volta, non più tardi del giorno prima, anche se la conversazione non
si è conclusa.
Jack si allunga attraverso il tavolo e copre la mano di Doug con la sua.
“So che ne abbiamo già parlato, ma devi perdonarmi se ti amo troppo
per smettere di tentare”.
Doug lo guarda con simpatia e amore, e non sa cosa dire “Quello che sto
dicendo Doug, è che mi piacerebbe che venissi qui con me, con noi, con
la tua famiglia”.
Doug sbarra gli occhi ed esita prima di rispondere.
“Senti, Jack. Io ti amo. Sul serio. Ma stare qui insieme non è
una buona idea. Non ancora. Soprattutto perché ci sono cose a cui dobbiamo
pensare, come Amy e…”
Jack agita una mano con insofferenza “Doug, noi ci amiamo. Penso semplicemente
che questo sia un ulteriore, naturale, passo avanti, un passo che voglio fare.
Ho bisogno che tu stia con me. Voglio che tu stia con me. Ho cercato di avere
pazienza, ma non funziona ecco tutto”.
Doug scuote la testa “Non lo so. Mi sembra troppo precipitoso”
“Precipitoso? Stiamo insieme da più di un anno ormai”
“Sto ancora abituandomi a tutto questo Jack. Non è facile per…”
la voce di Doug si spegne mentre inizia un forte bussare alla porta, immediatamente
seguito dal suono del campanello.
“Trattieni il concetto” dice Jack puntando il dito e attraversando
il soggiorno per andare ad aprire la porta d’ingresso.
“Pacey. Entra”
“Sto interrompendo qualcosa, vero?” Pacey sorride “Ho visto
la macchina di mio fratello in strada e oh, si c’è la sua terribile
musica”
“Niente che non possa aspettare” dice Jack mentre lui e Pacey entrano
in cucina. “Dopotutto, non voglio forzare nessuno” finisce, lanciando
un’occhiata a Doug, che sospira scoraggiato.
Pacey guarda suo fratello e poi di nuovo Jack “Okaaayy, quindi…”
La cucina di Jack
“Ah, mi sembrava di aver sentito qualcuno alla porta. Ciao, Pacey Witter”
Grams entra in cucina dall’ingresso di servizio, ravviandosi i capelli
e sorridendo subito alla bambina e agli uomini intorno al tavolo.
“Gagaga” Amy si divincola sulle ginocchia di Doug sporgendosi verso
la sua bisnonna.
“Solo un momento cara. La nonna deve lavarsi le mani prima. Stava lavorando
con i fiori in giardino”
Il rubinetto della cucina si anima gorgogliando. Il rumore dell’acqua
copre momentaneamente il piagnucolare di Amy.
“Qui, Bellissima, vieni dallo zio Pacey” Pacey va verso il fratello
e solleva Amy dalle ginocchia di Doug “Guarda un po’ qui”
dice scostando leggermente il bordo della tasca della propria camicia.
Amy, rinfrancata dal gioco, apre la tasca e raggiunge l’obiettivo. Sorridendo
raggiante in trionfo, tira fuori un dolcetto.
“Carino, Pacey” Jack apre velocemente il frigorifero e prende un
contenitore pieno di macedonia.
Pacey sembra all’improvviso preoccupato “Che c’è?
Che ho fatto di sbagliato?”
“Ecco, tesoro. Guarda, banana. La tua preferita” Jack cerca di
togliere il dolcetto ad Amy offrendole in cambio un pezzo di banana.
Amy mette il broncio ma afferra la frutta e presto dimentica il dolce, che
Jack nasconde immediatamente nella credenza.
“Oh, hanno già cominciato a tenerti a dieta, vero?” Pacey
la solletica sotto il mento.
Doug si alza dal tavolo “Non di tratta di dieta, fratellino, ma di sano
e normale cibo adatto a una bambina di un anno. I dolci verranno più
tardi, molto più tardi”
“Ma ti stai ascoltando? Chiunque penserebbe che tu sia il Padre dell’Anno
considerando la quantità di cose che continui a sentenziare sull’allevamento
dei bambini”
Doug lo ignora e si gira verso Grams “Grams, vuoi che tolga di mezzo
quella carriola ora?”
“Diamine, si grazie Douglas. Ci sono anche degli attrezzi che devono
essere risistemati nel ripostiglio, se non è troppo disturbo”
“Non lo è. Sono felice di contribuire anche in minima parte al
capolavoro che sei riuscita a creare nel giardino davanti casa di Jack”
Doug sorride e le tocca brevemente il braccio aprendo la porta di servizio.
Jack guarda Amy che sta allegramente sporcando di banana la camicia di Pacey
e Grams che canticchia fra sé mentre prepara una tazza di te.
“Um, potrei dare una mano a Doug” e lo segue fuori dalla cucina.
Pacey osserva pensosamente l’uscita di Jack, ma rivolge quasi subito
l’attenzione ad Amy che è sgusciata dalle sue braccia e trotterella
attorno al tavolo in direzione di Grams.
“Dove stai andando, giovane signora? Guarda il disastro che hai combinato”
Grams ridacchia porgendo un tovagliolo a Pacey “Non è terribile?
Però è una delizia, proprio come sua madre alla stessa età”
ha gli occhi velati mentre solleva Amy e se la accomoda sulle ginocchia.
Pacey prende una sedia e sposta alcune carte di Jack per appoggiare i gomiti
sul tavolo. “Bene, quindi Jen doveva essere una bella bambina”.
“Lo era. Lo era…” Grams resta in silenzio, poi si anima e
dice in fretta “E’ carino da parte tua farci visita. Mi pare che
non ci sentiamo da parecchio. Come va il ristorante?”
Pacey si concede un momento prima di rispondere “Bene. Ci stati alcuni
piccoli problemi, ma niente che non si possa sistemare con il tempo”
Grams lo guarda sagacemente “E?”
Pacey ridacchia di traverso “Nessuno può nasconderle qualcosa,
vero?”
“Ho vissuto abbastanza da sapere quando un giovanotto ha qualcosa in
mente”
“Bene, qualcosa c’è e io posso di sicuro far tesoro del
suo consiglio, signora Ryan”
Grams fa un cenno con la mano “Sono finalmente riuscita a convincere
tuo fratello ad abbandonare le formalità e preferirei che anche tu mi
chiamassi Grams. Ho assistito a così tanti drammi durante la crescita
di tutti voi ragazzini” sorride “Scusa, giovani uomini e donne,
che erano come una famiglia per la mia Jennifer”
Pacey annuisce “Sono commosso che lei pensi a noi in questo modo”
fa una pausa “Grams”
Grams mette a terra Amy che si contorce e una volta libera avanza carponi verso
una collezione di tazze impilate. “Allora, che cosa ti affligge Pacey?”
“Um, non so se qualcosa dovrebbe affliggermi. Mi è successa una
cosa davvero meravigliosa. Mi è stato offerto un lavoro come gestore
di un ristorante a New Orleans. E potrebbe essere più che una gestione
se tutto va bene. Ci sono buone possibilità che potrei finire per possederlo”
Grams inarca le sopracciglia sorpresa e il suo viso si apre in un largo sorriso
“Che meravigliosa opportunità. Perfino io mi rendo conto che New
Orleans ti regalerà un’esperienza preziosa, esperienza che potresti
non avere in una piccola città come Capeside”
Pacey allarga le mani in segno di assenso “Ecco. Esatto! Sarei praticamente
un cretino a non andare”
Grams non lascia Pacey con gli occhi“Allora perché hai bisogno
del mio consiglio giovanotto?”
Aeroporto di L.A.
L’aeroporto è agitato dal rumore e dal movimento, proprio come
il giorno in cui lei era arrivata. Joey e Dawson sono seduti in silenzio al
cancello, aspettando l’avviso di imbarco.
“Allora” Joey dice alla fine, spezzando il silenzio “Che
cosa c’è fra te e Samantha?”
Dawson alza gli occhi, sorpreso. Questo non è davvero un argomento che
ha voglia di affrontare poco prima che lei prenda l’aereo. E perché
sta facendo questa domanda comunque?
“Niente” farfuglia “Siamo solo amici”
Joey percepisce la confusione di Dawson e il suo desiderio di parlare di qualsiasi
altra cosa e nonostante Samantha stuzzichi la sua curiosità, decide di
lasciar perdere “Hai finalmente preso una decisione riguardo all’offerta
di lavoro?”
“Niente pressioni eh?” scherza lui. Dawson percorre con una lunga
occhiata la sua migliore amica, catturato dall’espressione speranzosa
del suo viso, i pro e i contro che turbinano ancora nella sua testa.
Questa offerta è davvero l’occasione di una vita, ma potrebbe
significare che il suo show venga al secondo posto per un po’. Il che
sarebbe a dire il vero una buona cosa, considerando le giornate stressanti agli
studi, le discussioni con gli scrittori, la tensione e la stanchezza alla fine
di ogni giorno. Ha paura di essere troppo impelagato nei risvolti personali
della storia, di aver bisogno di fare un passo indietro e provare qualcos’altro
per un po’. Potrebbe fornirgli qualche ispirazione creativa per un altro
progetto.
Poi c’è la sua famiglia, con cui non ha passato che pochi giorni
in tre anni. Sua madre assaporerebbe la possibilità di vederlo di più,
così come Lily. Si sente sempre in colpa guardando quegli occhioni ogni
volta che le dice che rimarrà a Capeside solo per pochi giorni.
Dawson guarda Joey una volta ancora, ricordando i giorni della loro infanzia
e i propri sogni, il sogno di essere come Spielberg e dettar legge ad Hollywood.
Come ha detto Joey due giorni prima, lui ha ora questa opportunità di
avverare quei sogni, quindi perché non accettare il lavoro? E poi c’è
la prospettiva di vivere di nuovo nella stessa città di Joey
Alla fine, la decisione è semplice
“Si, l’ho fatto”
Si sente un grido, e un attimo dopo Joey è fra le sue braccia. Dawson
è allarmato all’inizio, ma poi si ritrova ad abbracciarla in risposta,
leggermente divertito alla sua reazione. Mentre si staccano, lo sguardo sul
viso di Joey gli dice che ha preso proprio la decisione giusta.
“E’ così eccitante!” gli dice lei, sorridendo come
una matta “Devi chiamarmi questa settimana in modo che ti possiamo trovare
un posto dove stare”
Dawson alza un sopracciglio “Pensi che mi fidi di te per scegliere un
posto per me?”
“Grazie tante “Joey gli da un buffetto scherzoso sul braccio “Beh,
allora devi per lo meno lasciare che ti portiamo fuori a cena. Non vedo l’ora
di mostrarti la mia conoscenza deli luoghi più nascosti in cui i newyorkesi
si abbandonano alla gola”
“Noi?” chiede, sorridendole con calma “Pacey passa molto
tempo a New York?”
Joey gli lancia un’occhiata curiosa, incapace di decifrare lo strano
tono della sua voce. O è solo la sua immaginazione? “Si, lui viene
più spesso che può. Si infiammerà sapendo che ti stai trasferendo
a New York”
Dawson rimane zitto per un attimo, e questo non fa altro che rendere Joey ancora
più imbarazzata. E se non avesse accettato la cosa? Ha saputo per mesi
che Pacey e Joey erano una coppia, ma forse il pensiero di doverli vedere insieme
di nuovo…forse lo rende nervoso o qualcosa del genere?
Lo fa. Più che nervoso. Dawson ha paura di non essere a suo agio come
ha fatto finta di essere. Una cosa è sapere che Pacey e Joey stanno insieme,
ma sa che un’altra, del tutto diversa, è vederli veramente insieme.
Specialmente ora, da grandi. Ma Pacey è suo amico, uno dei migliori.
Nonostante tutto quello che hanno passato, farebbe qualsiasi cosa per Pacey.
In definitiva, ha bisogno di dare la precedenza al proprio desiderio di ritornare
in contatto con quegli anni perduti e lasciare da parte qualsiasi dubbio residuo
sulla propria capacità di venire a patti con Pacey e Joey. Essere lì.
Una cosa già sperimentata, comunque.
Joey sospira di sollievo quando Dawson le sorride apertamente. Per un attimo
ha avuto paura che lui fosse turbato da qualcosa “Non vedo l’ora
di stare un po’ con voi” dice Dawson allegramente.
Subito dopo, una voce annuncia dagli altoparlanti che è aperto l’imbarco
per il volo di Joey. Guardano entrambi verso l’altoparlante per ascoltare
e poi di nuovo l’uno verso l’altro.
“Bene” dice Joey, mettendosi a tracolla il bagaglio a mano “E’
tempo di salutarsi, credo”
“Come mai sembra che noi dobbiamo sempre avere grandi, dolorose scene
d’addio all’aeroporto?” chiede Dawson con un lento sorriso
che mostra le sue fossette.
Joey ride “Non lo so, ma per lo meno questo è un addio piccolo
e indolore”
“Ecco” Dawson si allunga e la attira in un abbraccio. Restano in
piedi insieme per un po’, abbracciandosi stretti, cercando di rimandare
l’inevitabile momento in cui dovranno dirsi addio sul serio.
Alla fine si separano e Joey cammina verso il cancello “Ti chiamerò
mercoledì, promesso” gli dice mentre porge all’assistente
di volo la carta d’imbarco.
Dawson le sorride e saluta con la mano “Non vedo l’ora”
Nessuno dei due distoglie lo sguardo finché Joey non è fuori
vista.
Giardino di Jack
Jack e Doug sono in giardino insieme. Come promesso a Grams, Doug sta spostando
la carriola quando Jack gli si avvicina. Lo guarda un momento in silenzio e
poi comincia ad aiutarlo.
“Allora, dimmi ancora una volta perché non vuoi venire”
domanda Jack, spostando la carriola insieme a Doug.
Doug non risponde subito, continuando semplicemente a mettere a posto “Penso
che ne dobbiamo parlare ancora un po’ prima di decidere quello che faremo”
dice alla fine.
Jack sospira e Doug comincia a sistemare gli attrezzi da giardinaggio nel ripostiglio.
“Di che cosa dobbiamo parlare? Noi siamo una famiglia, Doug. È
ora che viviamo tutti insieme”
“Ma è questo Jack. Noi non siamo ancora una famiglia. Tu ed Amy
lo siete. Io non ne faccio parte. E finché gli assistenti sociali hanno
in mano il tuo caso, io non credo che sia una buona idea entrare in scena”
Jack lo fissa incredulo “Credevo che tu volessi allevarla insieme a me.
Me l’hai detto tu stesso che volevi che noi stessimo tutti insieme”
“E lo voglio, lo voglio più di qualsiasi altra cosa” spiega
Doug in fretta, cercando di aiutare Jack a capire quello che cerca di dire “E’
solo che tu devi ancora fare i conti con parecchie questioni legali prima che
il tutto sia concluso e io non voglio metterlo a rischio in nessun modo”
fa un respiro “sai che disastro possono diventare queste cose, gli assistenti
sociali stanno già chiamando. Queste persone esamineranno ogni aspetto
della tua vita per decidere se tu sei un genitore adatto per lei, e io penso
che andrà meglio se noi non vivremo insieme”
“Questo non succederà” Jack si gira verso la casa, cominciando
a camminare in quella direzione, ma poi si ferma e si gira di nuovo di fronte
a Doug “Quello che è successo l’altra notte non era niente.
Ho esagerato. Amy sarà legalmente mia figlia molto presto, e alla fine
anche tua figlia. È quello che Jen voleva, ha firmato le carte prima
di morire. È questo quello che succederà”
Jack guarda il suo compagno, sperando di trovare un poco di speranza e fiducia
sul suo viso.
“Lo spero Jack” comincia Doug “ e penso che sia tutto vero,
ma c’è ancora una possibilità che…”
“Senti, dimentica quello che ho detto” Jack lo interrompe a metà
frase “Se tu non sei pronto ad uscire completamente allo scoperto, allora
io devo solo aspettare, credo” Jack gira i tacchi e torna dentro casa.
“Jack, aspetta!” Doug lo richiama ma Jack non si gira, né
si ferma. Lui sospira, poi lo segue in direzione della casa.
Cucina di Jack
Grams beve un sorso di te e guarda Pacey che sta fissando un fascio di carte
di Jack.
“Beh, che cosa ti impedisce di accettare da questo nuovo lavoro?”
Pacey alza lo sguardo. Non sa da dove cominciare “New Orleans è
molto lontano da qui”
Grams annuisce “E’ di sicuro ancora più lontano da New York”
Pacey fa un mezzo sorriso “Eccome se lo è”
Grams posa la tazza di te e lo guarda seriamente “Pacey, mi hai chiesto
un consiglio e quindi te lo darò. Due consigli veramente. Primo, decidere
di accettare questo lavoro è una tua decisione e devi prenderla da solo”
Pacey si muove velocemente “Ma Joey…”
Grams lo ferma con un dito “Secondo, voglio che tu ti ricordi sempre
che nessuno può essere responsabile della felicità di un’altra
persona o dipendere da un’altra persona per essere felice. La scelta di
essere felice è tua. Tu devi far felice te stesso prima di essere davvero
capace di far felice un altro essere umano”
Pacey è per un attimo sbalordito.
“Che c’è? Non è il consiglio che ti aspettavi Pacey
Witter?”
Scuotendo lentamente la testa, Pacey risponde “No, è solo che
quello che ha detto, è, quasi parola per parola, quello che Jen mi ha
detto proprio prima…um, prima che morisse”
Grams sorride e c’è un accenno di scintillio nei suoi occhi “Beh,
chi l’avrebbe detto? Quella ragazza deve aver ascoltato qualcosa di quello
che le ho insegnato per tutti quegli anni”
Amy cammina carponi verso la sedia di Pacey e gli tira la gamba.
“Pacey” dice Grams.
Pacey guarda in basso e prende Amy, mettendosela sulle ginocchia “Scusa
tesoro. Che cos’hai lì?” Amy tiene in mano un libro animato
e guarda speranzosa Pacey “Oh, un libro. Vuoi una storia. Okay. Jimmy
andò a stare alla fattoria della nonna e che cosa vide?”
Amy ha già sollevato la linguetta che copriva una mucca e si gira verso
Pacey in attesa del suono familiare.
“Muuu. La mucca fa muuu” Grams dice al posto di Pacey che continua
a fissare distrattamente la pagina.
Amy gira goffamente la pagina rivelando una pecora e si gira di nuovo verso
Pacey.
“Bee, bee. È una pecora” dice Grams dall’altro lato
del tavolo.
Dimenandosi per scendere dalle ginocchia di Pacey, Amy cammina attorno al mobile
verso Grams.
“Ha ragione. Lei ha assolutamente ragione” Pacey annuncia all’improvviso,
nonostante sia ancora pensieroso “So quello che devo fare”
Si apre la porta della cucina e Jack e Doug entrano, le facce serie.
“Pacey, mi sorprende che tu sia ancora qui”
Jack si lava le mani nell’acquaio e quindi si appoggia al bancone della
cucina.
Pacey guarda il proprio orologio.
“Oh, si. È meglio che vada. Devo ancora fermarmi al bar prima
di andare via”
“Che premura c’è?” chiede Grams
“Joey ritorna da L.A. stanotte” risponde Doug asciugandosi le mani.
“Questo significa” dice Pacey piegandosi a baciare Amy sulla guancia
“che è meglio che me ne vada subito se voglio essere lì
in tempo”
Casa di Dawson, L.A.
Dawson ferma la macchina nel proprio vialetto, sotto un bel cielo blu. È
pomeriggio ed è appena tornato a caso dopo un incontro con i capi del
network. La portiera si apre e lui esce, afferrando una ventiquattrore sul sedile
del passeggero. Chiudendo la portiera dietro di sé, preme il telecomando
del suo mazzo di chiavi, cammina velocemente verso la porta d’ingresso
e inserisce la chiave di casa nella serratura.
Entra in casa e posa la ventiquattrore su un tavolino nell’ingresso.
Lo attraversa andando in cucina e prende una bottiglia dal frigorifero. In piedi
in mezzo alla cucina guarda la stanza silenziosa in modo diverso adesso che
sa di andare via tra breve. Dopo un momento, tira fuori la camicia dai pantaloni
e riattraversa l’ingresso andando verso il soggiorno.
Rimanendo tranquillo, assorbe la pace e il vuoto della casa e poi si siede
sul divano. Guarda distrattamente fuori dalla finestra bevendo ogni tanto lunghi
sorsi dalla bottiglia che tiene in mano.
Il penetrante suono del cellulare spezza il silenzio. Lui pesca nella tasca,
apre lo sportellino e lo avvicina all’orecchio.
“Pronto? Parla Dawson Leery. Ciao Samantha. Oh, l’ho mollata qualche
ora fa ormai. È stato bello vederla di nuovo” il calore è
evidente nella sua voce.
“Si, la cena è ancora in calendario. Sai che non c’è
niente di davvero commestibile qui” Dawson ride “Lo so, lo so”
lui guarda l’orologio “Ok, ti vengo a prendere alle sette. Dai,
hai bisogno solo di pochi minuti per farti bella” ride di nuovo “Perfetto.
Ciao”
Si sporge e posa il telefono sul tavolino a fianco. Bevendo un altro sorso
dalla bottiglia, nota un delicato fermaglio per capelli sul cuscino del divano
accanto a lui.
Lo solleva gentilmente e lo guarda, attirato dalla bellezza del disegno. Sorride
e tenendolo ancora in mano si alza e cammina oltre il tavolino prendendo il
telefono.
Fa scivolare il fermaglio nella tasca dei pantaloni e preme agilmente alcuni
tasti del telefono, salendo velocemente le scale. Mentre cammina nel corridoio
e poi nella propria stanza i suoi occhi sono illuminati e sta ancora sorridendo
mentre prende una camicia da una stampella nella sua cabina armadio.
“Ciao, Jo. Sono io. Solo un controllo. Per assicurarmi che tu sia arrivata
sana e salva” è in piedi e si sbottona la camicia con una mano
“Sei appena atterrata? Si, beh, mi manchi già. Com’è
stato il volo?” si scrolla via la camicia e incomincia a mettere quella
pulita. “Oh, prima che mi dimentichi. Hai lasciato qualcosa qui. Noo.
Solo un fermaglio per capelli. Beh, si potrò consegnartelo di persona
presto. Grazie per avermelo ricordato. Lo so. Non l’ho ancora assimilato”
Dawson ridacchia con calore “La tua eccitazione è contagiosa,
Jo. Lo so. Non abbiamo vissuto nella stessa città da anni. Ti prometto
che ti metterò in imbarazzo davanti a tutti i tuoi amici” sogghigna
apertamente “Si, adesso che lo dici, sono sicuro che Pacey mi ha preceduto
in questo. Va bene. Arrivederci, Jo. Oh e Jo? Grazie di tutto”
Dawson chiude il telefono e lo fa scivolare nella tasca dei pantaloni. Abbottona
diligentemente la camicia pulita, prende una giacca dall’armadio, getta
uno sguardo veloce allo specchio e corre giù per le scale nell’ingresso.
Prende le chiavi dal tavolino e la porta d’ingresso si chiude con un
colpo dietro di lui.
Centro di New York
Nella macchina di Pacey “Viva Las Vegas” di Elvis Presley riempie
l’aria.
Lui canta a squarciagola entusiasta, le dita che tamburellano sul volante a
tempo con la musica.
'There's a thousand pretty women waitin' out there
And they're all livin' devil may care
And I'm just the devil with love to spare
Viva Las Vegas, Viva Las Vegas.'
Lui continua a improvvisare l’accompagnamento mentre ferma la macchina
al semaforo rosso di un incrocio.
Fuori dai finestrini l’oscurità della notte è dissipata
dall’abbondanza delle luci di New York.
Guarda il cruscotto, accorgendosi dell’ora che brilla chiaramente sullo
schermo digitale. Premendo velocemente un tasto dell’auricolare, abbassa
la musica.
“Ciao, Sean? Si, sono Pacey. Ascolta, amico. Non credo che riuscirò
a vederti questa settimana. Sono a New York al momento. Joey è tornata
da L.A.” il semaforo diventa verde e Pacey attraversa l‘incrocio.
“Non sai quello che dici. Non mi comanda a bacchetta. Sono stato semplicemente
occupato e non sono riuscito a stare con voi ragazzi. È un crimine?”
lui non crede che lo sia. È vero che da quando ha cominciato a stare
con Joey non è riuscito a vederli spesso come prima. Ma, chi biasimerebbe
un uomo per aver voglia di stare con la propria ragazza?
“Noo, non è che tu non le piaci…” ora sta mentendo
e ne è cosciente. Sa che Joey li trova volgari e noiosi. E si, questo
è uno dei motivi per cui non li ha visto spesso.
“Ehi, sta attento. Nessuno mi trascina al guinzaglio, grazie. Non è
colpa mia se tu non sei mai stato innamorato e quindi non sai come ci si sente,
fallito” ride leggermente a qualcosa che Sean dice dall’altra parte
della linea.
“A me? Sembro preoccupato? Non lo so, non ho niente, va tutto bene. Beh,
forse un paio di giorni. Si, grande idea. Mi piacerebbe vedere una partita.
Verrò stavolta, promesso. Noo. Non preoccuparti di questo. Mi occupo
io dei biglietti. Okay, arrivederci”
Preme il tasto di fine chiamata e alza la musica.
'If I wind up broke up well
I'll always remember that I had a swingin' time
I'm gonna give it ev'rything I've got
Lady luck please let the dice stay hot.'
Mentre canta queste parole, entra nella strada che conduce all’appartamento
di Joey e le parole della canzone gli muoiono sulle labbra.
Casa di Jack
Dopo cena Doug si sta preparando a tornare a casa per la notte. Tiene Amy fra
le braccia e le parla tranquillamente, facendola ridacchiare. Jack sta raccogliendo
i suoi giocattoli dal pavimento, mettendoli in una grossa cesta, che sta in
un angolo della stanza.
“Mi dispiace per la nostra discussione di prima, Jack” dice Doug.
Jack si ferma per un momento e poi continua nel suo lavoro, ma non dice niente
“Sono contento che abbiamo convenuto che questo non è il momento
migliore per trasferirci insieme”
Jack si rialza e guarda Doug, l’espressione indecifrabile “Noi
non abbiamo convenuto, tu l’hai fatto. È meglio che sottolinei
che io voglio ancora che tu ti trasferisca qui” e torna a sollevare giocattoli.
Doug lo guarda per un attimo “So che lo vuoi. Soltanto, adesso non è
il momento giusto”. Grams entra nella stanza e Doug le tende Amy “Notte
Grams”. Si sposta verso Jack che si ferma un attimo per permettere a Doug
di baciarlo sulla guancia “Ci vediamo domani” dice a Jack, provando
a incontrare i suoi occhi.
“Buona notte, Doug” dice Jack in tono piatto. Doug sospira, e poi
esce dalla porta d’ingresso.
Jack tira un mattoncino vivacemente colorato nella cesta e poi crolla sul divano.
Grams viene a sedersi accanto a lui, mentre Amy lascia le sue ginocchia per
arrampicarsi su quelle di Jack. Lui stringe a sé con affetto il piccolo
corpo.
“Tu e Doug stavate litigando Jack?” chiede Grams, spezzando il
silenzio. Jack la guarda, poi torna ad Amy.
“Non vuole trasferii qui con me e io sono turbato per questo. Se vuoi
chiamarlo litigio, fallo pure”
Grams rimane silenziosa per un poco, meditando su cosa rispondere. Ama Jack
tanto quanto ama la propria nipote e farebbe qualsiasi cosa per lui. Ma ormai
vuole bene anche a Doug a suo modo e tutto quello che vuole è che siano
entrambi felici.
“Ti ricordi quando hai cominciato a vederlo?” chiede infine.
Jack si ferma, lo sguardo focalizzato su un punto del muro di fronte “Che
vuoi dire?”
“Per quanto mi hai parlato di come ti sentissi frustato che lui si tirasse
indietro? Ci sono voluti mesi perché ammettesse, anche con te, la sua
sessualità e ancora di più perché lo facesse con il resto
della città. Tu non eri molto felice di questo”
“Si, me lo ricordo” dice Jack alquanto freddamente “Che cosa
ha a che fare con questo?”
“Ti ricordo quanto sei stato felice quando lui alla fine è venuto
da te e ti ha detto che ti amava? Che voleva stare con te? “ Jack non
risponde “Tu stavi per rinunciare ad ogni speranza che accadesse qualcosa
fra voi due ma quando hai lasciato che le cose seguissero il loro corso naturale,
lui ha deciso con i suoi tempi”
Jack è agitato, fa ballare Amy sulle proprie ginocchia, continuando
a evitare di guardare Grams “Non riesco ancora a capire dove vuoi arrivare”
“Dagli tempo Jack. Cambierà idea. Proprio come ha già fatto”
Jack sospira “Hai ragione, lo so. Ma una parte di me vuole solo che noi
viviamo felici per sempre e non riesce ad accettare che lui abbia più
paura di questo di quanto ne ho io”
“Devi solo aspettare, Jackers” dice Grams allegramente, usando
il soprannome che sapeva Jen usava per lui “Dagli qualche settimana e
litigherete per lo spazio nell’armadio”
Jack ride “Metaforicamente parlando”. Tornano in silenzio e Jack
strofina leggermente la schiena di Amy. Durante la conversazione la bambina
ha cominciato ad addormentarsi. Jack guarda la sua testa, nascosta completamente
sulla propria spalla, e si chiana a baciarla. A volte, come stanotte, non riesce
a ricordare come ha fatto senza di lei nella propria vita.
“Credi che stia facendo la cosa giusta?” chiede a Grams “Crescendola
con Doug”
Grams lo guarda con un’occhiata che è un misto di orrore e sorpresa
“Come puoi anche soltanto domandarlo, Jack. Sai quello che Jen voleva
per Amy. Te lo ha detto lei stessa”
“Mi ha detto che voleva che Amy si sentisse amata, che si sentisse inserita.
Non ha mai specificato cosa significasse questo”
“Jack, sai che lei intendeva che tu e Doug la cresceste. Mi disse che
tu eri la scelta ovvia, perché Amy sarebbe stata probabilmente l’unico
bambino che voi due avreste potuto avere. Come puoi chiederti se stai facendo
la cosa giusta?”
“Gli assistenti sociali se lo chiedono” Jack dice sinceramente
“Gli assistenti sociali non ti conoscono, Jack. Non vi vedono insieme”
Grams guarda come Jack appoggia affettuosamente la guancia contro la testa di
Amy addormentata “Non le succederà niente di brutto. Noi non lasceremo
che accada”
“Voglio crederlo, Grams, lo voglio davvero “ Jack alza la testa
per guardarla e Grams è rattristata dalle lacrime che vede brillare sulle
sue guance “Ma ho paura che alla fine, la deluderò. E non so come
farò a sopportarlo”
Grams si sporge e i tre sono abbracciati “Credo che ti stai preoccupando
inutilmente. Ma, qualsiasi cosa succeda Jack, io sarò sempre qui per
te”
Jack annuisce, incapace di dire qualsiasi altra cosa.
New York, in un taxi
Joey fissa fuori dal finestrino, guardando New York scorrere in un’immagine
confusa. Ogni volta che mette piede in un taxi a New York, si ritrova a stringere
convulsamente la portiera con le nocche sbiancate. Mentre il taxi si ferma ad
un improvviso stop del semaforo, allenta riluttante la presa sulla maniglia.
Il cellulare squilla nella sua borsa. Dev’essere il lavoro. Forse Ethan
che la perseguita a proposito dell’una o dell’altra correzione.
Premendo “rispondi” dice “Pronto?” in tono piatto, monotono.
“Jo?”
“Bessie?”
“Ho provato a rintracciarti per giorni! Dove sei stata e perché
non hai risposto al telefono?” Bessie le fa la paternale in quello che
Joey poteva descrivere solo come la “voce materna” di Bessie.
“Calmati, Bess. Sono dovuta andare a L.A. per lavoro”
“Vedo” Bessie dice in tono complice
“Vedi che cosa?” dice Joey irritata. Afferra la maniglia preventivamente
mentre il semaforo diventa subito verde.
“Niente”
“Che cosa Bessie?”
“So soltanto che la mia sorellina non ha tempo per il mondo esterno quando
Dawson Leery è nei paraggi” ride Bessie.
“Bessie” alza gli occhi al cielo “Sai che siamo solo amici.
Sai che sto con Pacey”
“Me lo hai ricordato milioni di volte. Questo non significa che io non
possa provare a rimettere le cose a posto“ dice Bessie e Joey giurerebbe
che sta facendo l’occhiolino.
“Semplicemente non ti arrendi mai, vero?” sospira
“Mai. Sai come la penso. Per l’amor di dio, si sbatteva una donna
sposata l’ultima volta che ho controllato!”
Joey alza gli occhi al cielo e sospira frustrata
“Le cose non stavano così, era…”
“Si, lo so. Non so neanche perché ci provo. Tu tiri sempre fuori
una scusa per lui. Ognuno dev’essere perfetto tranne lui. Lui può
essere confuso quanto vuole. Una volta o l’altro devi spiegarmi questo”
“Si, una volta o l’altra, ma per ora possiamo tornare all’argomento
in questione per favore?”
Intuendo la furia crescente nel tono di voce di Joey, Bessie acconsentì
a cambiare argomento.
“Ascolta, voglio parlare con te del matrimonio. Stavo cercando di decidere…”
una leggera ansia si sente nella sua voce
“Pensavo che non te ne importasse molto e che lo stavi facendo solo per
Alex” Joey sa che non è vero non importa quello che sostiene sua
sorella, ma non può fare a meno di stuzzicarla.
“Sai, dal matrimonio di Gale ha cominciato a fare sempre più domande
e ci sono cose che lui non può capire. Non voglio che cresca vergognandosi
di me come hai fatto tu” sentendo queste parole Joey si irrigidisce sul
sedile.
“Bessie. Questo non è vero. Non mi sono mai vergognata di te…ma
di tutta la nostra situazione. Tu sei stata sempre grande. So che litigavamo
molto e qualche volta ho detto alcune cose cattive…e io…volevo ferirti
e…mi dispiace Bessie. Per quello che vale, lascia che ti dica che ora
quando guardo indietro, vedo la straordinaria persona che sei sempre stata”
C’è silenzio dall’altra parte della linea.
“Wow. Di certo non mi aspettavo di sentirti dire qualcosa del genere
quando ho chiamato. Grazie, sorellina”
Joey sorride e sa che lo sta facendo anche Bessie.
“E non preoccuparti, ho tenuto libero il prossimo weekend per lavorare
al tuo matrimonio” spiega Joey “Proverò ad essere disponibile
più spesso per gli ultimi tocchi quando si avvicinerà la data,
okay?”
Sente Bessie sospirare “Andrà tutto bene. Fidati di me…”
un beep suona nell’orecchio di Joey, un avviso di chiamata “Posso
richiamarti Bess? Ho un’altra chiamata”.
“Certo. Ciao, Jo”
“Ciao”, Joey passa sull’altra linea “Pronto?”
“Joey! Dove diavolo sei stata? Ho provato a raggiungerti per ore!”
“Beh, ciao anche a te, Ethan. Quale credi sia il problema?” chiede
Joey provando a non sembrare irritata per essere stata chiamata durante il proprio
giorno di riposo.
“Non riesco a trovare quel manoscritto. Sai quale?” Ethan sembra
nervoso.
“Si. È in cima al mio cassetto sulla destra. Ti ricordi?”
risponde, tamburellando le dita sul ginocchio.
“Ah, giusto. Grazie. Quando torni al lavoro?” ridacchia “Sono
perduto qui senza di te, Joey”
“Ne sono certa. Ma non dovresti essere tu quello che mantiene me organizzata?”
ride in risposta.
“Qualcosa del genere” risponde. Joey può quasi sentire il
sorriso nella voce di lui. Si è calmato parecchio. Lei sente una voce
che dice qualcosa dall’altra parte e all’improvviso Ethan dice “Devo
andare, Jo. Arrivederci a domani”
“Ciao Ethan” Joey sogghigna, felice di aver il resto della giornata
libera senza correzioni, senza incontri. Gettando il telefono nella borsa, scruta
fuori dal finestrino, decisa a godersi il resto del ritorno a casa. Sarebbe
ora che si impegnasse ad essere più coraggiosa, dopotutto.
Un ristorante alla moda, L.A.
“Ridimmi con chi siamo a cena” chiede Dawson mentre lancia alcune
banconote al tassista.
“Hannah e Jack. Te l’ho detto. Andiamo, siamo in ritardo”
risponde Samantha, tirandolo per il braccio.
“Um no, veramente quello che hai detto era “Facciamo una cena tra
colleghi. Vuoi venire?” Mi sembra che Hannah e Jack stiano insieme”
Dawson abbassa la voce dicendo le ultime parole.
“Si, stanno insieme” lei sogghigna mentre abbassa la voce sulla
stessa parola “E allora?”
“Allora? Non sei preoccupata di…” si ferma e la guarda intenzionalmente
“Sai, che la gente chiacchieri? “ continua quando lei non risponde.
Lei alza le sopracciglia innocentemente
“Hai già insozzato la mia reputazione, quindi non sono preoccupata”
ride. Lui ridacchia e le porge il braccio.
“Divertente. Ma penso ancora che sia abbastanza strano fare questo. Voglio
dire, abbiamo rotto soltanto un mese fa”
“Dawson ci siamo visti per 6 settimane. Non è come se fossimo
stati fidanzati. Inoltri, è solo una cena tra amici. Tutti gli altri,
tranne Hannah e Jack avevano già fatto programmi e io non volevo essere
il terzo incomodo. E tu hai bisogno rilassarti un pochino, divertirti. Fine
della storia. Diamine, sei sempre così dopo una visita o una telefonata
di Joey” Samantha sospira mentre entrano nel ristorante.
“Non lo sono” protesta Dawson.
“Certo, come vuoi” ridacchia “Prenotazione Leery” dice
all’accompagnatrice.
“Da questa parte, signora” dice l’accompagnatrice porgendo
alcuni menù.
“Allora, è piaciuta la casa a Joey? Abbiamo fatto un buon lavoro?”
“L’ha amata. Grazie per l’aiuto” dice mentre scosta
la sedia e lei si siede. Si siede anche lui e fa cenno ad una cameriera, ordinando
i loro aperitivi.
“Sembra che li abbiamo preceduti. Speriamo che arrivino o il mio nome
sarà ulteriormente trascinato nel fango” lei sorride, bevendo un
sorso dell’acqua davanti a lei.
“Ehi, ho spiegato ai giornali un milione di volte che Sammy non si basa
su di te. Non è colpa mia se non mi credono”
“Non abbiamo neanche semplificato le cose uscendo insieme. Però
ha aiutato lo show. Non credo che aiuterebbe gli indici di ascolto se scoprissero
che Sammy e Colby non stanno insieme” dichiara.
“Davvero non credo che la gente sia così interessata a Sammy e
Colby” protesta Dawson “Dico, il cuore del telefilm è l’amicizia,
non chi esce con chi”.
“Dawson abbiamo discusso di questo fino alla nausea. Ricordati che io
scrivo la colonna settimanale sul nostro sito. Rispondo a tutte le domande dei
fans. So quello che vuole il pubblico. Amano l’amicizia ma il cuore del
telefilm è la storia di Sammy e Colby. E non voglio sentire una parola
di più” dice accorgendosi che sta cercando di ribattere.
“Okay, okay” cede, alzando le mani in segno di resa.
“Ora, cos’è la cosa che ho sentito, ti hanno offerto un
lavoro?” lei cambia argomento. Lui le dice tutto dell’offerta di
lavorare con Spielberg e lei rimane a bocca aperta “Dici sul serio? Questa
è assolutamente un’opportunità fantastica, Dawson!”
lei sembra così felice per lui che non può fare a meno di sorridere
apertamente in risposta.
“Si lo è. E sono felice che mi sia stata offerta e di aver finalmente
deciso di accettarla. Ma allo stesso tempo non so se devo lasciare il telefilm”
spiega.
“Si, devi. E lo farai! Lo sai quello che questo farà per la tua
carriera?” dice e lui sorride, il suo buon umore è contagioso.
“Ah, eccoli!” Lei li saluta con la mano prima di girarsi di nuovo
verso di lui “Pensi che potresti mettere una buona parola per me con Spielberg?”
gli fa l’occhiolino e saluta i loro amici.
Appartamento di Joey a N.Y., tardo pomeriggio
Un assortimento di tazze giacciono disordinatamente sul bancone della piccola
cucina di Joey. Pacey emerge dalla dispensa portando un paio di vasetti di erbe
secche e un contenitore di farina. Scuote la testa e mormora a se stesso “Non
stupisce che non aumenti mai di peso”
Apre un cassetto tirando fuori un misurino e ne vuota la metà piena
di farina. Poi la rovescia in un miscelatore mandando uno sottile strato per
aria. Prende l’unico uovo già sistemato sul piano di lavoro e con
una mano lo rompe nella scodella. Gran parte dell’albume sgocciola lungo
il suo braccio. Cercando nella pezza per ripulirsi e non trovandone, si asciuga
strofinando il braccio sui propri jeans.
Il suo cellulare squilla. Sospirando, Pacey pesca nella tasca dei jeans e guarda
lo schermo prima di rispondere.
“Ciao Gretchen”
“Beh, non potevi trovarmi a casa perché sono da Joey. Sta bene.
L’aspetto da un momento all’altro. È appena tornata da un
impegno di lavoro a L.A. Che succede comunque?”
“No, non voglio metterti fretta ma ho una delicata miscela di uova e
farina qui che richiede la mia attenzione, se Joey dovrà avere una cena
decente stasera. Sul serio? Non so cosa dire. Non è che mi sia già
trovato in questa situazione prima”
Pacey tiene il telefono nella curva del collo liberando le mani per cominciare
a mescolare il composto nella scodella. “Beh, io non prenderei decisioni
affrettate se fossi in te Gretch. Parlando di decisioni, oggi ne ho appena presa
una abbastanza importante per me. Ho deciso di accettare l’offerta di
gestire un ristorante a New Orleans”
“No, non gliel’ho ancora detto. Si, lo so. È un affare abbastanza
grosso. Ho giocato con quest’idea durante gli ultimi giorni ma ho praticamente
dato conferma a Danny Brecher”lo dice con un certo imbarazzo, consapevole
per un attimo che potrebbe aver accettato troppo in fretta.
“Lo sai, mi sembri Doug e tanto per ricordartelo, non è un complimento
davvero. Sii, sii, è perché ci tieni” dice le ultime parole
con uno sbuffo, poi si ferma per un momento, ascoltando con attenzione.
“Come faccio a sapere quello che mi sta dicendo di fare il cuore Gretchen?
Non è il più sonoro dei miei organi, lasciamelo dire”
Si morde leggermente il labbro inferiore, mentre immagina cheGretchen si senta
umiliata a quel commento “Okay, questo era troppo. Scusa. È una
cosa seria e so che tu stai provando ad aiutare. Solo…vedi, io non so
cosa fare. Non so perché non l’ho ancora detto a Joey. Oltre alla
meravigliosa città che è New Orleans e a Bourbon Street, è
il pensiero di lavorare di nuovo con Danny. Mi ha insegnato tutto quello che
so sulla cucina e sulla gestione di un ristorante e anche se lui non vuole affatto
essere considerato il mio mentore, lui lo è stato davvero. È come
se io glielo debba…” la voce di Pacey si affievolisce, il senso
delle sue stesse parole che colpisce il bersaglio.
Lascia andare il respiro, fermandosi ad ascoltare Gretchen che lo incoraggia
a seguire quello che ha appena detto il suo cuore. L’attenzione è
concentrata sul consiglio di sua sorella e non si accorge che Joey è
entrata in punta di piedi dalla porta aperta della cucina. Lei cammina di soppiatto
proprio dietro di lui, un sorriso malizioso sulle labbra. Pacey chiaramente
continua la conversazione, mescolando l’impasto con un impeto d’energia.
“Beh, comunque, non è così semplice, sorella. Io amo Joey.
Se lei non fosse nella mia vita, non credi che sarei sul prima aereo per New
Orleans? Non avrei esitazioni. È che non so come reagirà. Veramente,
può immaginare la reazione? Io posso già farlo ‘Ciao, tesoro,
felice che tu sia tornata dopo aver speso dei bei momenti con Dawson. Ho un
nuovo lavoro, ci trasferiamo a New Orleans!’ “
Le braccia di Joey cadono impotenti lungo i suoi fianchi. Si ferma e resta
per un momento a guardare la schiena di Pacey
Pacey ride alla risposta di Gretchen all’altro capo della linea. Dietro
di lui il labbro inferiore di Joey trema leggermente e i suoi occhi si restringono.
“Sii, lo so. Tutto quello che devo fare adesso è mettere Joey
a parte delle eccitanti novità. Non sono ancora sicura di come lo farò”
“Vogliamo provare un approccio diverso?” la voce di Joey interrompe
la chiacchierata a cuore aperto dei fratelli Witter.
Pacey si gira velocemente e la vede in piedi dietro di sé, la valigia
ancora sulle spalle, il viso che ora lo guarda in cagnesco fissandolo “Allora…quando
dovrei cominciare a fare i bagagli Pacey?”
Appartamento di Joey, New York
Pacey inghiotte e prende fiato “Ehm, Gretchen, ti richiamo più
tardi, ok?” dice al telefono. “Sii, starò bene. Penso. Notte”
preme il bottone di fine chiamata del telefono e lo lascia cadere sul tavolo
dietro di sé. Cerca di non schiarirsi la gola, perché lo farebbe
sembrare spaventato. Non lo è. Onestamente.
“Perché non posi la valigia e ti togli un peso prima di parlare?”
dice
Riesce a vedere la tempesta nei suoi occhi. Niente può fermarla, è
inevitabile. Doug, e perfino Gretchen lo hanno avvisato di parlarle prima che
fosse troppo tardi. Non sarà piacevole.
Joey lascia cadere i suoi bagagli sul pavimento con un tonfo e butta la giacca
sul tavolo.
“Allora…quando assaggerò un po’ di buona vecchia cucina
Cajun, Pacey? o farò un po’ di spese a Bourbon Street, tesoro?”
dice Joey, il nomignolo grondante di qualcosa che non è per niente dolce.
Pacey azzarda un piccolo sorriso “Curioso che tu nomini Bourbon Street,
ho sempre voluto andare…” si ferma, accorgendosi che il rischio
non vale la candela “ Ok, so che sei arrabbiata e stavo per dirtelo. Davvero.
Solo non ho trovato il momento giusto”. Cammina verso di lei, lentamente
con uno sguardo supplichevole negli occhi.
“Momento giusto? Il momento giusto, Pacey? Se devo fare un trasferimento
così impegnativo, non ho diritto al “momento giusto” per
incominciare a fare i bagagli? Per chiedere al mio capo se posso trasferirmi
all’ufficio di New Orleans? Dio, non so neanche se abbiamo un ufficio
lì!”
Pacey si schiarisce la gola “Ho provato a dirtelo. Lo so soltanto da
una settimana. Non pensavo che fosse giusto dirlo per telefono mentre eri con
Dawson. Ad un certo punto, stavo per dirtelo ma, mi sono bloccato. Non riuscivo
a tirar fuori le parole” si ferma, guardandola in faccia, incontrando
il suo sguardo “Inoltre, tu sembravi distratta da Dawson. Era questione
di tempismo Jo. Se fossi stata qui quando ho ricevuto la chiamata di Danny,
te lo avrei detto subito”
Pacey desidera rimangiarsi l’ultima frase quando vede gli occhi di Joey
incendiarsi davanti a sé
“Che cosa? Mi dispiace se…no. No” Joey si interrompe, mormorando
tra sé “No, la sai una cosa? Stavo veramente per scusarmi di avere
un lavoro che mi consente di viaggiare in alcune città, una delle quali
è un posto in cui un mio amico – un nostro amico – vive.
Ma questo è ridicolo. Ho un lavoro che amo, che mi fa usare questa cosa
qui” indica la propria testa “in aggiunta posso vivere in una città
che non sia Capeside!”
Pacey la guarda intenzionalmente e dice piano “Allora forse voglio anch’io
andare via da Capeside, Jo”
Joey abbassa lo sguardo. Dovunque, ma lontano dal suo. Sa che ha ragione.
“E questo dove ci porta, Pacey? Finalmente sento di essermi inserita
qui. C’è voluto un po’ di tempo, ma tutto questo va bene
per me. E io vado bene per questo”
Lui le prende le mani, che abbracciano le ginocchia, e le intreccia con le
sue “Fai una prova, Joey. Che cos’è una città in più?
Puoi lavorare lì proprio come puoi fare in qualsiasi altro posto. Lo
hai fatto a L.A.” Joey rapidamente libera le mani dalle sue, e le lancia
in aria frustata.
“Dio, non capisci? Io mi sono sistemata qui, Pacey! Sono a mio agio!
Sento di avere una casa mia. Non quella di mia sorella, non una residenza per
studenti, ma una casa. Nonostante tu stia facendo del tuo meglio per consultarti
con me a proposito di questa grande decisione che coinvolge la mia carriera
e la mia vita qui a New York, sono arrivata al capolinea! Hai chiamato Gretchen,
una persona con cui a malapena parli, figuriamoci da cui accetti consigli, mentre
io sono quella per cui ‘non hai potuto trovare il momento giusto’!”
Pacey è rimasto calmo durante tutto il discorso, mormorando solo tra
una frase adirata di Joey e l’altra che era stata Gretchen a chiamare
lui, non viceversa, ma Joey non se n’è neanche accorta.
Non si aspettava affatto che la sua reazione fosse così forte, ma d’altra
parte Joey non è mai stata prevedibile. “Jo, ho sciupato tutto”
confessa tranquillamente. Lei sbuffa, ma Pacey continua. “Ovviamente,
in qualche angolo nascosto, sapevo che avresti reagito così, ma mi sono
bloccato lo stesso. C’era un gran peso sul mio petto, che mi impediva
di dirtelo perché in un certo qual modo pensavo che esistessero le parole
magiche che avrebbero…aggiustato tutto. Sapendo questo e sapendo che ho
sciupato tutto, rimane una decisione da prendere per la mia carriera”
Lei sembra stanca. Esaurita. Lo capisce.
“Non so che cosa dire, Pacey. Adesso riesco solo a pensare a una cosa,
sdraiarmi”
Va verso la camera da letto, chiudendo dolcemente la porta dietro di sé.
Dentro, si siede sul letto e si prende la testa tra le mani. I pensieri corrono
nella sua mente, le emozioni ribollono. Ha bisogno di parlare. Ma non con Pacey.
Non ora, è troppo sconvolta e sa che non riesce ad essere razionale in
questo stato.
Prende il telefono sul comodino, e compone il numero della prima persona che
le viene in mente.
“Ciao” sorride debolmente e sospira. È la cosa giusta. È
quello di cui ha bisogno.
Lo stesso ristorante alla moda di L.A.
“Mi sono divertita” dice Samantha, abbracciando Hannah e Jack “Dobbiamo
rifarlo qualche volta”. Dawson stringe la mano alla coppia e le fa eco.
“Non è stato tanto male, no?”
“Sopportabile “ Dawson sorride “Sembrano adatti l’uno
all’altro”
“Sono condannati” Samantha sorride compiaciuta mentre beve l’acqua.
“Che cosa? Perché?”
“Si capisce. Lei ha appena rotto con il suo ragazzo, che era il suo migliore
amico. Non sono stati insieme molto. La cosa è diventata troppo coinvolgente
e hanno rotto. Mi parla di lui continuamente. Lo chiama l’amore della
sua vita, la sua anima gemella”
“Allora? Non si finisce sempre con l’anima gemella” Dawson
dice a mezza bocca.
“Sempre cinici eh? Hai ragione, non sempre. Ma lei non ha mai avuto una
vera possibilità con il migliore amico. Finché con l’avrà,
se lo chiederà sempre. Jake è la sua rete di sicurezza, la scelta
sicura. Mi sento quasi dispiaciuta per lui”
“Quasi?”
“Si, è una specie di cretino. Inoltre l’ho avvisato di non
lasciarsi coinvolgere da lei e non mi ha dato retta” ride
“Colpa sua” Dawson ridacchia “Come sei diventata un’esperta
in fatto di relazioni?”
“Diciamo che ho avuto la mia esperienza personale in un triangolo. Non
è finito bene” sospira, spostandosi sulla sedia.
Dawson spalanca gli occhi “Oh, davvero? Non ne avevo idea. Durante tutte
le divagazioni sul mio passato non ne hai mai fatto parola”
“Si, bene, non mi piace parlarne. Mi sono innamorata di un ragazzo che
aveva una migliore amica dall’infanzia. Siamo stati insieme per un po’,
ma lei possedeva il suo cuore e la sua anima” dice debolmente.
“Non riesco a credere che tu non mi abbia detto niente di tutto questo”
dice Dawson con sorpresa “Avresti dovuto dirmi qualcosa”
“Non c’è niente da dire. Mi sono innamorata di brutto di
un ragazzo il cui cuore apparteneva a qualcun altro. Mio padre morì quando
avevo tredici anni, mia madre lavorava sempre. Il tipico racconto di una ragazza
che cercava l’amore dovunque lo potesse prendere. Ho dei problemi”
le scappa una breve risata priva di qualsiasi divertimento. Si accorge dello
sguardo triste di Dawson e velocemente gli volta le spalle.
“Siamo proprio una coppia di disadattati eh?” Dawson scherza, cercando
di dissipare i ragionamenti assennati.
“Lo siamo, vero? Sempre a desiderare qualcosa che è semplicemente
fuori portata” dice con un piccolo sorriso sulle labbra.
“Parla per te. Io non sto seduto ad aspettare nessuno. Ho smesso molto
tempo fa”
“Forse. Ma credo che se qualcuno tornasse nella tua vita e volesse stare
con te, tu non riusciresti a resistere” lo sfida.
“Non sono d’accordo…”
“Ho visto il modo in cui la guardi, Dawson! Puoi essere andato avanti
e aver accettato le cose come stanno…” all’improvviso il cellulare
di Dawson squilla. Samantha butta il tovagliolo sul tavolo “Rispondi.
Finiremo la conversazione più tardi”
“Pronto?”
“Ciao”. È Joey. Capisce all’istante che è sconvolta.
“Ciao. Qualcosa non va?”
“Come fai a farlo?” lei sospira “Ti ricordi quando Pacey
ha chiamato questo fine settimana e io ho detto che si stava comportando in
modo un po’ strano?”
“Sii” Dawson sospira. Sta diventando ogni volta più difficile
parlare delle loro piccole discussioni.
“Beh, è cominciato tutto quando l’ho sentito per caso dire
a Gretchen che aveva accettato un lavoro a New Orleans…”
Appartamento di Joey a New York
Joey è seduta sul letto, nel suo appartamento. Ha la schiena rivolta
alla porta semiaperta e anche se la sua voce è leggermente più
bassa, la sua posizione tesa e il modo in cui le sue dita giocano con la cucitura
del cuscino rivelano la sua agitazione interiore.
“E voglio dire, il lavoro è a New Orleans. Credo che loro vogliano
che cominci presto” stringe il microfono e scuote la testa frustrata.
“Quando me l’avrebbe detto Dawson? Beh, è semplicemente
fantastico scoprire che mezzo mondo lo sa già e pensa che sia meraviglioso”
“E’ fantastico per Pacey, ma per me? Oh no. Sembra che io possa
semplicemente abbandonare il mio lavoro, tutto quello per cui ho faticato tanto
e trascinarmi dietro di lui. Inoltre è una decisione che lui può
prendere da solo?”
“Abbiamo parlato Dawson. Certo che m’importa. Sono semplicemente
talmente arrabbiata con lui adesso”
“Lo so” le sue spalle si rilassano appena un po’ “Pensi
che dovrei provare ancora?”
“So che ci sono due facce in ogni medaglia, Dawson. Però avrei
voluto che fosse stato onesto con me e averlo saputo prima”
“E’ vero. Sono stanca e non ci siamo visti per molti giorni.”
Joey fa un mezzo sorriso. “Hai ragione. E non sono stata molto paziente
con Pacey nell’ultima mezz’ora”
L’ombra di Pacey appare sulla soglia e lui spinge la porta aprendola
del tutto. Guarda Joey per un attimo. I suoi occhi sono ansiosi e leggermente
arrossati. Apre la bocca per dire qualcosa quando si accorge che lei sta parlando
al telefono.
“E’ così difficile a volte” Joey continua “Entrambi
prendiamo fuoco e discutiamo. Di solito a proposito di sciocchezze ma, beh,
questa è molto più grossa” Joey sospira e poi fa un lento
sorriso.
“Mi conosci troppo bene. Beh, mi dispiace di aver interrotto la tua cena.
Dillo a Samantha. Speriamo che lei capisca qualcosa del melodramma di Sammy
e Petey”
Joey ride dolcemente “Grazie, Dawson. Grazie per sapere sempre cosa dire.
Parlerò con lui”
Le mani di Pacey si stringono leggermente al nome di Dawson. I suoi occhi sono
stanchi e sembra rassegnato mentre comincia a girarsi verso la porta.
In un solo fluido movimento Joey si alza in piedi “E dico, come posso
trasferirmi ora? Tu stai venendo a vivere qui. Perché dovremmo aver voglia
di andare via?”
La sua voce si affievolisce mentre si gira di fronte alla porta. I suoi occhi
incontrano quelli di Pacey e allora lei li abbassa davanti al miscuglio di sorpresa,
rabbia e disappunto evidenti sulla sua faccia.
Di nuovo nel ristorante di L.A.
“Di che si trattava?” chiede Samantha mentre Dawson mette via il
cellulare “Aspetta! Lasciami indovinare. Joey. Lo capisco. Allora, che
succede alla tua newyorkese preferita?”
Dawson sospira “Sembra che Pacey abbia un lavoro che lo obbliga a trasferirsi
a New Orleans. Secondo quello che dice Joey, lo ha praticamente accettato senza
parlarne con lei”
“Ouuch. E lei non vuole trasferirsi?”
Dawson scuote la testa “ Ho sentito la sua voce e poi lei ha terminato
la chiamata abbastanza bruscamente. Hanno molto di cui parlare”
“Senza di te. È meglio se tu stai il più lontano possibile
da tutto il dramma. Provano sempre a metterti in mezzo e tu non te lo meriti
affatto”
“Lo so. Sono entrambi miei amici e non mi piace vederli feriti. E io
sono il suo migliore amico…” lui affievolisce la voce, passandosi
le dita tra i capelli corti.
“Lo capisco, questo, Dawson. So quanto ci tieni a Joey. Ma quando è
coinvolto Pacey, penso che tu debba voler bene a distanza” lei lo rimprovera
gentilmente.
“Hai ragione. So che hai ragione. Le vecchie abitudini sono dure a morire,
credo” lui ridacchia, giocando con il proprio bicchiere di vino.
“Accetta il consiglio di qualcuno che ci è passato” gli
sorride “Quello che deve accadere, accadrà. Ricordalo”
“Lo farò. Ora, che ne dici se paghiamo questo conto e andiamo
a prendere un caffè?”
“E’ l’idea migliore che ho sentito in tutta la giornata.
Non voglio dormire stanotte, comunque” ride
Lui lascia alcune banconote sul tavolo prima di afferrare il cappotto dalla
spalliera della sedia “L’ultimo che arriva paga i biscotti”
“In tal caso…” lei ride e lo spinge uscendo dalla porta.
Camera da letto di Joey, New York
Joey è seduta sul letto, il telefono silenzioso accanto a lei, uno sguardo
provocatorio negli occhi. Pacey è ancora in piedi appena oltre la porta,
la faccia scura come una nuvola minacciosa durante un uragano estivo. Nessuno
dei due dice una parola.
“Quindi, è sbagliato che io parli con Gretchen, mia sorella, ma
tu hai il permesso di dividere tutti i nostri segreti con Dawson?” Pacey
chiede alla fine. Joey non dice niente “Perché tu puoi parlarne
con lui e non con me?”. Ancora nessuna risposta. “Dimenticavo, voi
due siete anime gemelle” a Joey non sfugge il tono sarcastico della sua
voce.
“Come osi rinfacciarmi la mia amicizia con Dawson?” Joey esplode,
saltando su dal letto “Sai quanto è importante lui per me, quanto
è importante la nostra amicizia!”
“Si, lo so! La maggior parte delle volte, sembra essere più importante
della nostra relazione!”
“Questo non è vero, è solo che…”
“Non riesco a capirlo, Jo” Pacey la interrompe a metà frase
“Mi hai seguito un’estate, perché non puoi farlo di nuovo?”
“Perché non avevo neanche diciassette anni allora! Non aveva nessuna
idea di come fosse il mondo reale! Siamo adulti adesso Pacey. Adulti con delle
vite e delle responsabilità!” Il suo sguardo non si può
definire se non tempestoso “Anche se tu non ti comporti da tale”
Joey lo guarda e si accorge di aver esagerato. Lui si sposta per lasciare la
stanza, non volendo continuare la conversazione in questo modo. Joey si ferma
e sospira. Questo non li sta portando da nessuna parte. Le parole di Dawson
risuonano ancora nella sua testa, e lei decide di seguire il suo consiglio “Pacey
aspetta. Possiamo ricominciare da capo? Sederci e parlarne con calma?”
Pacey si gira, sorpreso dal suo cambiamento di umore. Di solito Joey è
l’ultima a voler parlare con calma di qualunque cosa. Doug lo aveva avvisato
che nasconderle le cose era una cattiva idea, e ora lui stava appunto constatando
quanto cattiva. Ma loro devono risolvere la questione; lui ha bisogno di dirle
quello che staaccadendo. Lui amava questa donna, temperamento focoso compreso;
e fondamentalmente il suo bisogno di far funzionare le cose deve contare di
più di qualsiasi rabbia lo attanagli ora.
“Da adulti?” chiede, un largo sorriso che inizia a formarsi all’angolo
delle labbra. Joey gli lancia uno sguardo e lui si accorge che lei è
ancora troppo arrabbiata per accettare lo scherzo “Ok, perché allora
non parliamo e basta?”
(Dear Lie dei TLC comincia a sentirsi in sottofondo)
Joey lo osserva per un momento “Prima tu” ordina.
Dear lie
You suck
You said you could fix anything
Instead
You made things even worse for me
Pacey la guarda e poi comincia “Maddie è venuta a trovarmi l’altro
giorno” e vede che Joey si irrigidisce a quel nome “Sembra che suo
marito non sia soddisfatto di avermi picchiato, ora vuole rovinare la mia vita”
“Che vuoi dire?”
I let you unnerve me
I let you control me
Afraid the truth would hurt me
When it's you that hurts me more
“Sai, tutti i problemi che stavo avendo con lo staff, i permessi e cose
simili?” Joey annuisce “Sembra che non fossero casuali come speravo.
Apparentemente al marito di Maddie non bastava essersi divertito con la mia
faccia. Si sta divertendo altrettanto anche con la mia vita. Sta usando i suoi
amici di Capeside, e sembra ne abbia molti, praticamente per rovinarmi”
L’espressione di Joey cambia completamente “Oh dio, Pacey”
il suo tono è dolce e pieno di comprensione ora, con un accenno di scusa
perfino “Perché non me lo hai detto?”
Get outta my mouth
Get outta my head
Get outta my mind
Stop puttin' words in my head
“Perchè ero imbarazzato, Jo. Quello che è successo con Maddie
non è qualcosa di cui vada esattamente fiero, ma è stata colpa
mia. E così quello che sta succedendo adesso” Pacey abbassa la
testa, non volendo guardare Joey. L’espressione comprensiva si trasforma
in qualcosa che lui non riesce a interpretare. Nessuno dei due dice qualcosa
per un lungo momento.
“Se sapevi che lei era sposata” Joey chiede alla fine “e che
ci sarebbe state gravi conseguenze se tu avessi avuto una storia con lei, perché
l’hai fatto in primo luogo?”
Pacey solleva la testa e prova a leggere il suo viso. Lei tenta con tutte le
forze di mantenere un’espressione neutra, ma lui riesce a vedere l’accenno
di tristezza e di rabbia che lei sta cercando così bene di nascondere.
Si concede alcuni minuti per trovare il modo migliore di rispondere alla sua
domanda, e infine le dice l’unica cosa che può dire essendo sincero
“Non lo so, Joey”
Get outta my mouth
You're nothing but trouble
Get outta my life
Get out of me
Out of me (out of me)
Out of me
Out of me lie
Lie lie lie lie
Joey annuisce leggermente e si gira per fare alcuni passi nella stanza. Pacey
la guarda in silenzio, sapendo che l’ha ferita, ma non come cambiare quello
che è successo. Poi, Joey si gira di nuovo verso di lui.
“Allora devi rimanere a Capeside. Rimanere all’Icehouse e risolvere
la questione” la sua voce contraddice l’espressione neutra. È
sconvolta “Tu devi affrontare le conseguenze delle tue azioni, Pacey.
trovare un modo per convincere quell’uomo a lasciarti in pace, qualunque
sia. Questa sarebbe un’azione da adulto”
Si affrontano da lati opposti della stanza per un attimo, Joey aspettando speranzosa
la risposta di Pacey. “Hai ragione. Chiamerò Danny domani e gli
dirò che non posso andare a New Orleans”
Dear lie
You're dumb
You think you've got the best of me
You think you won
Misread my vulnerability
I've got your balls
Joey sorride e si avvicina per baciarlo “Bene. Sono contenta”
“Anche io” le dice Pacey mentre restano in piedi abbracciandosi
per qualche minuto. Nessuno dei due è in grado di vedere lo sguardo preoccupato
e confuso che entrambi hanno in viso. Joey sa che sta solo fingendo di essere
felice della decisione di Pacey, e che invece tra loro due c’è
qualcosa di decisamente sbagliato. Ma stanotte non è ancora il momento.
Pacey rimane tranquillamente in piedi, godendosi la sensazione di tenere Joey
fra le braccia. Sa di aver rovinato tutto quello che poteva stanotte, e che
anche se hanno “aggiustato” non tutto è a posto tra loro.
Si ritira dall’abbraccio, deciso ad accantonare i pensieri “Sono
contento che tu sia a casa, Joey. Mi sei mancata davvero mentre eri via”
Joey prova a sorridergli “Mi sei mancato anche tu Pacey”.Le parole
sono deboli e piatte.
Now get the hell away from me
I've learned your art
Won't let you unnerve me
Won't let you control me
C’è un altro momento di imbarazzo fra loro prima che Pacey le prenda
la mano e suggerisca di andare a cenare. Mentre vanno verso la cucina Joey recita
le proprie parole nella mente. Ha detto di aver sentito la sua mancanza, ma
è stata solo una risposta automatica alla dichiarazione di lui. In verità,
non è per niente sicura che lui le sia poi mancato tanto. L’unica
volta che ricorda di aver avuto il desiderio di chiamarlo è stato il
primo giorno, ma poi l’unica cosa che riesce a ricordare è quanto
lei e Dawson si sono divertiti e quanto è stato bello essere a L.A. con
lui.
The truth will only free me
And your lies won't hurt no
No more
Imbarazzata e colpevole, non riesce a ricordare di aver affatto sentito la mancanza
di Pacey.
Montaggio di scene diverse
Molto dopo che la notte è calata a Capeside, Grams sta vagando per il
corridoio buio della sua casa, inquieta. Un bicchiere di latte in mano. Ormai
si è scoperta sempre meno capace di dormire la notte. Un gran vantaggio
quando Amy era neonata. Quante notti ha passato in piedi con la bambina mentre
Jen dormiva. La sua malattia agli inizi la rendeva continuamente esausta.
Stanotte però, Amy è silenziosa, come la maggior parte delle notti
ormai. Grams si ferma per un attimo davanti alla porta di Jack. Guarda dentro
e lo vede addormentato, supino. Sul suo petto, la piccola testa raggomitolata
proprio all’altezza del cuore, sta Amy. La sua manina stringe il bicipite
e Jack ha una mano avvolta attorno ai riccioli biondi della bambina.
Grams li guarda per un po’, illuminati dalla luce della luna che brilla
dalla finestra. Poi sorride e continua a camminare lungo il corridoio verso
la propria stanza.
Sull’altra costa, in un’altra stanza buia, Dawson si trascina lentamente
nella sua camera da letto. Butta la giacca su una sedia, svuota le tasche dei
pantaloni sul cassettone prima di maglietta e biancheria e arrampicarsi sul
letto.
Giace lì, fissando il soffitto, il suono fuori portata. Gli avvenimenti
della serata lo affliggono ancora, rendendogli difficile rilassarsi. Odia trovarsi
coinvolto in queste liti tra Joey e Pacey, eppure ogni volta che succede si
lascia trascinare ancora. Tutto quello che serve è il suono della voce
di Joey al telefono”
(If I Was The One di Ruff Endz incomincia a suonare)
I see the way he treats you
I feel the tears you cry
And it makes me sad
And it makes me mad
There's nothing I can do baby
Preferisce decisamente quando Joey è lì di persona e le sue liti
con Pacey sono a miglia di distanza.
'Cause your lover is my best friend
And I guess that's where the story ends
So I've gotta try to keep it inside
You will never be, never be mine
Dawson gira la testa di lato e guarda il lato vuoto del letto, desiderando che
la sua amica appaia davanti a lui, una ciotola di pop corn in equilibrio precario
sulle ginocchia mentre discute i meriti di qualche film con lui, ma lei non
lo fa. Sospirando, lancia un’altra occhiata al soffitto, sperando che
il sonno arrivi e lo porti via.
If I was the one who was loving you
The only tears you'd cry would be tears of joy
A New York, altrettanto lontani dal sonno, un altro paio di occhi sono concentrati
su un altro soffitto bianco. Joey guarda rapidamente oltre la forma immobile
di Pacey, che dorme accanto a lei, russando leggermente. Girandosi di nuovo
verso il soffitto bianco, lei non riesce a dormire, non dopo quello che è
successo quella notte. Il tumulto dentro la sua testa e il suo cuore è
troppo per permetterle di rilassarsi. Quello di cui ha bisogno ora è
un amico, qualcuno con cui potrà parlare e da cui potrà avere
conforto.
And if I was by your side
You'd never know one lonely night
Joey lancia un’altro breve sguardo a Pacey, provando a girarsi verso di
lui e cercare conforto in lui ma non può. Qualcosa non funziona. Normalmente
lei si sente viva sdraiata lì accanto a lui. Ma stanotte tutto quello
che sente è la solitudine.
And if I was my arms you were running to
I'd give you love in these arms of mine
If I was the one in your life
Lei si gira ancora a fissure in alto il soffitto
Titoli di coda
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