| 7.01
Lo stato delle cose
Presigla, Aeroporto di Los Angeles
L’aeroporto è affollato. La gente va e viene, aspettando, parlando.
Gli aeroporti per loro hanno sempre significato dirsi addio, lasciarsi andare
a vicenda o al contrario fare promesse che non hanno mai mantenuto. Questo è
stato il passato, ora sono pronti a creare nuovi, e migliori, ricordi.
Dawson Leery, in jeans, maglietta e giacca marrone, sta parlando al cellulare,
controllando di tanto in tanto l’orologio e camminando avanti e indietro
di fronte ad un cancello di arrivo.
‘Dieci minuti ancora’ pensa, mentre discute alcuni dettagli dell’imminente
episodio di “The Creek” con Tina, uno degli autori responsabili.
Il volo è stato lungo e Joey è stanca nonostante abbia dormito
per tutto il viaggio (a dirla tutta teme di aver perfino russato ad un certo
momento, che imbarazzo!). ‘I viaggi d’affari sono così noiosi’
sospira. Però sta andando a L.A. e questa è una fortuna, considerando
che le offre l’opportunità di vedere di nuovo Dawson. Non si sono
rincontrati da quel giorno sul molo, quando si sono reciprocamente dichiarati
anime gemelle. Non vede l’ora di vederlo. Il suo migliore amico. È
per questo che mentre si avvicinano all’aeroporto diventa sempre più
interessata a quello che la circonda e cresce la sua eccitazione. Un aperto
sorriso spunta sulla sua faccia quando il capitano annuncia che stanno per atterrare.
Guarda dal finestrino impaziente di vederlo, di essere di nuovo con lui.
Dawson termina la telefonata dopo aver proibito a Tina di scrivere una scena
di sesso tra Sammy e Colby. È solo che non è ancora il momento.
Il telefono squilla nuovamente, è un altro degli autori. Risponde con
un sospiro, preparandosi all’ennesima discussione. Guardando una volta
di più il suo orologio si accorge che l’aereo deve essere già
atterrato. Si dirige verso i monitor, parlando, e constata che è proprio
così. Sorride e allunga il collo con anticipazione. Non riesce a scorgerla,
sospira e torna a spiegare lo sviluppo della prima parte della stagione.
Lei lo individua per prima. È immerso nella folla. Incollato al cellulare,
come sempre. Lei sorride tra sé e scuote la testa. È vestita con
completo scuro e camicetta bianca, la giacca sbottonata. Cammina verso di lui,
che è di spalle e sta usando il suo migliore “tono di comando”
con qualcuno all’altro capo della linea.
“Lascialo in sospeso finché non vengo lì più tardi,
ok? Non…”
Due braccia gli avvolgono il collo da dietro, interrompendolo e attirandolo
vicino ad un corpo che conosce molto bene. Un bacio rumoroso piove sulla sua
guancia facendolo sorridere allegramente.
“Ti chiamo dopo”dice in fretta e si gira nell’abbraccio,
tenendo in mano il cellulare mentre entrambi si tengono stretti. I loro abbracci
sono sempre cominciati spontaneamente. Il difficile è scioglierli, sembrano
sempre durare più di quello che dovrebbero. Ma ormai lo sanno e non se
ne preoccupano. È uno dei loro marchi di fabbrica e poi è davvero
confortante stringersi di nuovo.
“Benvenuta a L.A.” le dice poco dopo, premendo le labbra contro
la sua tempia in un bacio, mentre lei chiude gli occhi e sorride.
“Grazie” risponde guardando lui che sta appoggiando la fronte contro
la sua.
“Vedo che sei oberato come sempre” sorride indicando con la testa
il cellulare ancora nella sua mano. Dawson emette un gemito infilandolo in tasca
e Joey ride.
“Un autore televisivo di successo con il suo show in prima serata. Povero,
povero Dawson” scherza mentre lui le lancia uno sguardo ironico e prende
la sua valigia. Joey gli passa un braccio attorno alla vita.
“Si, lo so. È una vitaccia, davvero” scherza di rimando,
mettendole un braccio sulle spalle. Joey si appoggia contro di lui. Mentre escono
dall’aeroporto andando verso l’auto di Dawson si guardano e ridono.
“Hai un bell’aspetto in ogni caso” dice lei mentre la calda
giornata di L.A. li accoglie all’esterno.
“Questa battuta, o qualcosa del genere, non doveva essere mia?”
risponde lui, facendola ridere.
“Va bene, ti perdono”
“Comunque, la dico adesso. Sei bella. Non è una gran novità,
um?” dice, guadagnandosi una spinta scherzosa da Joey che si morde le
labbra e lo guarda con un largo sorriso.
(inizia la sigla)
“Mi sei mancato” dice lei, appoggiando la testa sulle sue spalle.
Il tono è più serio ora, le sue parole sentite. Lei sente la sua
mancanza sempre, è questa la verità.
“Mi sei mancata anche tu” ammette pure lui e le sorride quando
inclina la testa verso di lui a guardarlo.
Raggiungono l’auto di Dawson e sono costretti a sciogliere l’abbraccio.
Dawson mette la valigia sul sedile posteriore e la telecamera sfuma mentre chiacchierano
animatamente.
E quindi
TITOLI di testa e sigla
Leery’s Fresh Fish (ristorante dei Leery)
È una giornata luminosa e soleggiata. Il ristorante è quasi al
completo. Famiglie e coppie si godono il cibo e la compagnia reciproca. Un cameriere
si fa strada attraverso la folla reggendo un vassoio e infine arriva al tavolo
di Jack che sta tentando di far mangiare Amy, seduta su un seggiolone tra la
sua e un’altra sedia vuota.
Con una cucchiaiata di cibo in mano, Jack comincia a imitare il rumore di un
aereo e fa ondeggiare il braccio avvicinando il cibo ad una Amy sorridente.
Ma proprio quando il cucchiaio tocca le sue labbra, lei scuote la testa e giocosamente
lo spinge via. Jack ride e sospira insieme.
“Amy, tesoro, dai. Questo aereo sta trasportando il tuo pranzo”.
Jack sospira ancora, le pulisce la pappa dalla bocca e dalle mani. Guardandosi
velocemente attorno, controlla l’ora e sospira nuovamente. È chiaro
che sta aspettando qualcuno che si deve unire a loro.
“Oh, Amy, no!” implora, sfilando gentilmente il tovagliolo di carta
dalla sua bocca. Lei piange un pochino, ma smette quando Jack le solletica le
guance facendola ridere. Lui è talmente assorbito da Amy che non si accorge
della persona che, inosservata, gli si avvicina alle spalle.
“Mi scusi, signore, questo posto è occupato?” chiede l’uomo,
costringendo Jack a gettargli uno sguardo di sfuggita e continua a tenere d’occhio
Amy.
“Si, il mio ragazzo sta per raggiungerci” risponde, continuando
a fare le smorfie ad Amy.
“Allora non gli dispiacerà se lo tengo in caldo per lui”
ribatte l’uomo girando attorno al tavolo, sedendosi sulla sedia e scoprendo
così la propria identità. Doug. Jack sembra sorpreso per un attimo,
poi sorride.
“Mi dispiace, sono in ritardo. Hai mangiato?” chiede Doug, facendo
ciao con la mano e mostrando facce buffe ad una Amy ridacchiante.
“No, stavo provando a nutrire questa piccola Miss Dispetto (Miss Percky),
ma il trucco vecchio stile dell’aeroplano non sembra funzionare con questa
generazione” dice, mescolando la pappa con il cucchiaio.
“Va bene, lascia provare me” risponde Doug, sollevando Amy dal
seggiolone e sistemandosela sulle ginocchia. Prendendo la pappa dalle mani di
Jack, comincia a cantare dolcemente, avvicinando il cucchiaio ad Amy. Alla fine
della canzone il cucchiaio è proprio davanti alle sue labbra. Lei apre
la bocca di buon grado.
“Brava bambina! Sei proprio una brava bambina!” Doug la imbonisce,
passando ad una nuova canzone che finisce di nuovo con Amy che inghiotte un’altra
cucchiaiata di cibo. Jack guarda stupito, con un gran sorriso felice stampato
in faccia.
“Sei meraviglioso” dice afferrando la macchina fotografica dalla
borsa per catturare la scena. Amy è ancora ipnotizzata da Doug che la
sta facendo saltare sulle ginocchia, le lascia una scia di piccoli baci sulle
guance imbrattate e sui soffici capelli.
“Che stai facendo?” chiede vedendo che Jack maneggia una macchinetta
digitale.
“Sto immortalando questo momento. La famiglia, nella sua migliore espressione”
Jack ride.
“Ho un’idea migliore” dice Doug, alzando lo sguardo e bloccando
il giovane cameriere mentre cammina con una brocca d’acqua in mano dirigendosi
verso un altro tavolo. “Mi scusi, ci farebbe una fotografia?” chiede.
“Certo signore” l’adolescente risponde.
“Ok, Jack, dagli la macchinetta prima di procurarti danni irreparabili
e fila qui” dice Doug, spostando Amy sulle sue ginocchia mentre Jack trascina
la sedia vicino alla sua, mettendo un braccio attorno alle sue spalle.
“Okay, pronti?” chiede il cameriere, i due uomini sfoderano un
sorriso mentre Amy comincia a fare lo stesso. “Uno, due…tre”
Il flash si spegne e loro si rilassano rimanendo seduti vicini.
“Sei davvero bravo con i bambini” Jack dice sorridendo, godendosi
la visione del suo ragazzo e di sua figlia.
“Quando hai tanti nipoti quanti ne ho io, Jack, si spera che tu ne sappia
un tantino in questo campo” risponde Doug, guardando Jack, sul punto di
piegarsi a baciarlo leggermente sulle labbra. Ma Amy ridacchia, rovinando il
momento. Doug la solleva con le braccia mentre lei continua a ridacchiare ed
entrambi la fanno ridere apertamente e strillare continuando a fare buffe smorfie
e versacci.
Interno dell’automobile di Dawson
Joey guarda fuori dal finestrino, il viso animato e gli occhi luminosi “Smettila
di allungare il collo Jo. Sembri proprio una turista”
“Io sono una turista. Non ho potuto guardarmi davvero in giro l’unica
memorabile volta che sono stata qui anni fa con Audrey”
“Ed Eddie” interviene Dawson
Joey guarda rapidamente verso di lui “Come fai a saperlo?”
“Le notizie hanno sempre viaggiato velocemente nella nostra piccola cerchia.
Inoltre come potrei dimenticare l’unica volta in cui Joey si fa tutta
la strada fino a L.A. e non mi viene neanche a trovare”
Il viso di Joey diventa immediatamente serio e lei dice pentita “Mi dispiace,
Dawson”
“Eh, sei perdonata, se e solo se tieni la testa dentro la macchina e
smetti di guardare meraviglie ad occhi aperti. Stai danneggiando senza rimedio
la mia reputazione”
Joey ride e torna a guardare dal finestrino del passeggero “Querelami
allora. Dove stiamo andando in ogni modo? Sto morendo dalla voglia di vedere
il set”
“Allora sei fortunata” Dawson sorride “Devo sistemare alcune
cose lì questo pomeriggio se voglio passare un po’ di tempo con
te in modo decente. Andiamo prima a casa mia però. Pensavo che tu preferissi
lasciare i tuoi bagagli. Ci possiamo cambiare, andare sul set e poi voglio portarti
da qualche parte per cena. Va bene?” chiede, gettandole un’occhiata.
Joey annuisce e quindi appoggia il gomito sul bracciolo interno, una mano che
gioca casualmente con i capelli castano scuro che le sfiorano le spalle.
“Mi piacciono” la semplice constatazione di Dawson le fa girare
la testa dal finestrino verso di lui “Me ne sono accorto. Ammetto che
nella maggior parte dei casi mi comporto come un ragazzo tipo e mi lascio sfuggire
l’ovvio ma, questa volta me ne sono accorto davvero” sorride mentre
si fermano ad una serie di semafori.
“Prima che tu cominci a chiederti se ho qualche tipo di grave problema
sul quale Jung amerebbe mettere le mani che mi ha costretto a tagliare la metà
dei miei capelli, non ho nessun problema. Più semplicemente, essendo
rappresentante unica della società a questo festival di scrittori, ho
pensato che dovevo rendere più stimolante e matura la mia immagine”
conclude questa affermazione raddrizzando inconsciamente le spalle e sollevando
leggermente il mento.
La risata calda di Dawson riempie l’auto mentre accelera attraversando
l’incrocio “Che c’è, non funziona?”
“No, al contrario. La pettinatura abbinata al tuo temibile completo nero
ti fa sembrare matura come, beh, Mrs. Tringle”
Sentendo il nome della vecchia bibliotecaria della loro scuola Joey si sporge
e gli da uno scherzoso colpo sulla spalla.
“Stavo soltanto pensando a quanto è buffa la situazione. Eccoti
qui, rappresentante esclusiva di una società ed eccomi qui con troppo
pochi momenti come questo mentre non sto discutendo al cellulare con qualcuno
dello studio, o del set, o…”
“Vuoi dire che siamo del tutto diversi dall’apertamente disprezzata
e senza prospettive figlia del detenuto e dal ridicolmente piccolo ed eccentrico
filmofilo che è capace di parlare solo usando metafore di marca Spielberg?”
interviene Joey con un sorriso
“Si, O meglio no. Veramente se la metti in questo modo, tutto quello
che sono riuscito a fare è diventare più alto” Dawson sogghigna
e controlla il retrovisore infilandosi in una corsia.
Gli occhi di Joey perdono la spensieratezza e lei parla dolcemente “Possiamo
aver dubitato di noi stessi ma non credo che abbiamo mai dubitato dall’abilità
l’uno dell’altro”
Dawson gira la testa e i loro occhi si incontrano “Hai ragione, Jo. Non
ho mai dubitato di quello che saresti stata capace di conquistare”
Il momento passa quando Joey guarda di sfuggita il proprio orologio “Oh
Pacey dovrebbe essere al lavoro ormai”
Si sporge verso la sua borsa nera cercando il telefono e agilmente preme una
serie di tasti. Ha il telefono premuto saldamente contro l’orecchio e
le braccia conserte “Salve, sono Josephine Potter. Volevo solo sapere
se posso parlare con Pacey Bitter, per favore”
Alla parola “Josephine”, Dawson la guarda con un sopracciglio alzato.
Lei rotea gli occhi e si gira, guardando con la coda dell’occhio il finestrino.
“Ciao, Pace. Sono io. Senti, puoi smettere di preoccuparti” c’è
una pausa “Oh, anche tu. Il volo è stato privo di eventi, a parte
il fatto che credo di aver assordato l’uomo accanto a me con il mio russare”
Joey ridacchia al commento dall’altra parte della linea. Apre la bocca
per dire qualcosa ma i suoi occhi lampeggiano verso Dawson che sembra concentrato
troppo attentamente sul traffico di fronte a loro. “Siamo atterrati bene
e in orario anche. Riesci a crederci?” un’altra pausa “Si
Dawson è venuto a prendermi” Joey si volta verso di lui “Pacey
ti saluta”
Il viso di Dawson si rilassa brevemente in un sorriso “Ciao Pacey”
“Lui dice ciao. Pace, non crederesti al traffico che c’è.
C’è voluto…cosa? Oh, ok. No prendila. Ti chiamerò
più tardi. Anche tu. Ciao” Joey chiude il cellulare e continua
a tenerlo in mano
“Tutto a posto?” chiede Dawson
Joey annuisce, i suoi occhi sono caldi e lei guarda verso Dawson “Solo
un’altra chiamata che doveva prendere. Niente di importante” una
pausa “Allora, il set della tua vecchia camera da letto è facilmente
accessibile o avrò bisogno di una scala per dargli un’occhiata?”
la loro risata riempie la macchina.
Ice House (Il piccolo ufficio accanto alla cucina)
Con indosso pantaloni scuri e una camicia bianca con il collo sbottonato, Pacey
si siede e preme il tasto della linea 2 del telefono sulla scrivania. Solleva
rapidamente il ricevitore “Salve, parla Pacey Witter”
Si rilassa visibilmente quando riconosce la voce all’altro capo della
linea e si appoggia all’indietro sulla sedia passando la mano libera fra
i capelli “Danny. Danny Brecher. Come stai amico?” una breve risata
soffocata “Perché questo non mi sorprende?”
Si sporge in avanti prendendo un pezzo di carta in cima ad una pila disordinata
in uno scomparto “ Si, hai sentito bene. Sono tornato a Capeside e ai
ristoranti. La vita non potrebbe essere più dolce”. L’espressione
dei suoi occhi tradisce le sue parole e la sua voce reca una traccia di sarcasmo.
“Beh, sono ancora aperto a qualsiasi offerta. Mi hai insegnato anche questo,
se ricordo bene”
“Aspetta. Dici sul serio? A New Orleans? Si, ci sono stato. Grande città.
Ho, um, diciamo così ricordi interessanti del posto” Pacey si raddrizza
sulla poltrona e prende in mano una penna con cui comincia a giocherellare.
“Possedere l’Ice House in paese dimenticato da Dio oppure gestire
un ristorante in una città come New Orleans? Sarei un cretino se non
ti ascoltassi. Sembra una grande occasione Danny. Onestamente sono lusingato
che tu abbia pensato di chiamare me” una pausa “Senz’altro.
Grazie amico. Resterò in contatto”. Posa lentamente il ricevitore
con un largo sorriso, che svanisce subito quando i suoi occhi si fermano sulla
foto di una sorridente Joey.
“La ragazza non lo sa, vero?” i pensieri di Pacey si interrompono
vedendo Maddie che staziona sulla porta. Si alza velocemente e la oltrepassa
andando in cucina.
“Non sa che cosa, Maddie?” la sua voce è stanca mentre prende
un vassoio di bicchieri e cammina verso il bar.
“Non essere modesto Pacey. Posso pensare almeno ad un paio di cose. Il
nostro piccolo affare di alcuni mesi fa. Quanto devi lavorare duramente qui,
tra un viaggio e l’altro verso il suo piccolo nido d’amore a New
York”
“Ascolta. Non so quello che stai facendo. Per favore vai via. Ho molte
cose da fare e su cui riflettere questo pomeriggio”
Maddie ride “Queste “cose” per caso riguardano ancora ulteriori
problemi con la pressione dell’acqua, o no? O forse Matt è di nuovo
in ritardo al lavoro? Forse, solo forse, non hai ancora avuto una risposta a
quella richiesta per altri tavoli sulla strada?”
Pacey tira fuori all’improvviso la testa da sotto il bancone doveva stava
sistemando con calma i bicchieri “Come fai a sapere tutte queste cose?”
“Oh, mio caro Pacey. Sei così ingenuo” Maddie emette un’altra
aspra risata “Mio marito non è stato molto contento della nostra
piccola indiscrezione ed ha abbastanza rabbia e amici in questa città
da renderti la vita piuttosto breve” unisce le dita “alquanto difficile
adesso. Consideralo soltanto un avvertimento amichevole” Maddie sorride
e si gira per andare via “Ciao Pacey. Buona giornata”
Pacey rimane completamente immobile,il viso rigido mentre la guarda andare.
La casa di Dawson a L.A.
Mentre escono dalla mischia cittadina, Joey è sorpresa di scoprire che
Dawson vive sul serio lontano dalla città.
“ Pensavo che stessi vicino agli studi” gli chiede
“Si, questo fino a pochi mesi fa. Mi serviva una pausa da tutto questo.
Essere così vicino mi rendeva troppo facile andare lì continuamente
anche senza un vero motivo, semplicemente per controllare le cose. Troppo stress.
Inoltre, è più difficile per i giornalisti arrivare qui”
Joey gli lancia uno sguardo, lui sembra completamente serio. Comincia a domandarsi
se c’è qualcosa che non va. Sta per chiedere quando lui riprende
a parlare.
“Bene, ci siamo” sorridendole orgogliosamente. Lei gli sorride
in risposta, un poco pensierosa.
Dawson percorre una curva ed entra in una proprietà privata. Dopo aver
attraversato un piccolo bosco arrivano a una casa in stile coloniale accanto
ad un laghetto. Joey sbarra gli occhi delziata.
“Dawson , questo è…bello!”
“Grazie!” replica lui, soddisfatto dalla reazione di lei. È
stato più o meno uguale alla sua quando ha visto il posto per la prima
volta. Dawson parcheggia di fronte alla casa ed entrambi scendono dall’auto.
Lui afferra la valigia di Joey e la conduce all’interno “Allora,
benvenuta nella mia umile casa Joey Potter”
Lei gli scocca uno sguardo che dice“Figurati”. Dawson ride e lei
sorride in risposta mentre entrano in casa.
“Ok, portiamo questa nella tua stanza”
Lei lo segue,scrutando a destra e sinistra, senza tralasciare un dettaglio
di quello che la circonda. “E’ veramente bello, Dawson non dirmi
che hai aggiunto l’arredamento alla lista dei tuoi talenti, per favore.
Tutta questa perfezione non fa bene per niente”
Dawson ride “Noo. Un amico ha aiutato con alcune idee e poi ho semplicemente
assunto un decoratore”
E con ciò apre la porta di una stanza in fondo al corridoio. Joey è
una volta di più meravigliata e completamente sopraffatta dalla bellezza
della stanza.
È decorata in stile coloniale, l’enorme letto al centro e una
scaletta a tre gradini permette di salirvi. Una tenda di mussola lo copre. La
spalliera è di legno, coordinata all’armadio e alla scrivania.
Gli scaffali a muro sono colmi di libri è c’è una buona
copia da Rembrandt appesa alla parete. Le finestre offrono la vista del laghetto
vicino alla casa.
Davanti al suo silenzio è Dawson a parlare,osservando il suo sbalordimento
“Posso desumere che ti piaccia?”
“Wow”
Dawson ride, lasciando la sua valigia sul letto “Mettiti a tuo agio”
dice “Il bagno è qui” cammina verso una porta che Joey non
ha neanche visto e la apre, lasciando che lei lo ispezioni
“Ok allora…ci vediamo fra poco” dice prima di uscire dalla
porta.
“Dawson” Joey lo chiama e lui si gira guardandola con curiosità.
“Si?”
“Questa stanza è sempre così? Voglio dire, il letto e tutto…”
Dawson sorride, scrollando le spalle “Beh, ho fatto qualche cambiamento
quando ho saputo che saresti venuta. La cortina del letto è sicuramente
uno di questi” ride e ci pensa prima di parlare di nuovo “Ti ricordi
che quando eravamo più giovani dicevi sempre che ti sarebbe piaciuto
vivere come una principessa in un castello?”
“Oh Dio, quanto tempo fa è stato? Solo tu potevi ricordartelo”
Joey inclina la testa di lato e sorride, guardandolo “Credo prima della
morte di mia madre e della mia trasformazione in totale strega bisbetica, no?”
“Mi riservo il diritto di rispondere solo in presenza del mio avvocato”
Ridono entrambi e lui sta di nuovo per andarsene quando Joey lo ferma ancora
“Dawson?”
Di nuovo, lui si gira verso di lei “Si?”
“Grazie” lei dice dolcemente
Dawson le sorride con calore “Sei la benvenuta”
Chiude la porta silenziosamente e Joey resta lì, al centro della stanza.
Le mani sui fianchi, gira su se stessa e assorbe il tutto. Una specie di sorriso
pieno di nostalgia, triste e dolce insieme appare sul suo viso.
Stazione di Polizia di Capeside, interno di un’ufficio
Doug è seduto ad un tavolo, scrivendo al computer. Si sporge verso un
contenitore di cartone accanto a se e tira fuori una grossa fetta di pizza.
“Gentile da parte tua Jack. Davvero. Molto gentile”
Jack si raddrizza dallo sportello dell’ufficio a cui era appoggiato.
Sta mangiando anche lui la pizza “La gentilezza non ha niente a che fare
con questo. Ho pensato che portandoti la cena forse ti saresti sbrigato. Il
film comincia tra meno di un’ora”
“Quindi Grams è contenta di badare ad Amy stanotte?”
Jack risponde solo dopo aver inghiottito il boccone “Si, ne è
eccitata. Come riuscivamo a passare del tempo da soli quando lei era ancora
a New York?”
“Non c’è niente come vivere insieme ad una bisnonna che
si trsforma volontariamente in una baby-sitter” Doug sogghigna “Come
stava oggi comunque?”
“Grams? Bene. Ha dovuto riposare oggi pomeriggio, ma a parte questo è
tornata se stessa. Sta pensando di farsi coinvolgere dal gruppo di artigianato
della chiesa”
Doug aggrotta la fronte pensieroso mentre prende un’altra fetta di pizza
“Dobbiamo assicurarci che non faccia troppo. Voglio dire non è
guarita, è in remissione. Odio il fatto che debba rimanere ancora a New
York per il trattamento. Deve andarci già abbastanza spesso per i controlli”
“Non scommetterei sulle nostre possibilità di far fare a Grams
una qualsiasi cosa” Jack ride “Sono semplicemente eccitato che abbia
ottenuto questi risultati. Pensavo che la morte di Jen” la voce di Jack
si spezza “sarebbe stata l’ultima goccia. Invece sembra che le abbia
dato la forza per continuare, per Amy”
Quindi la porta d’ingresso dell’edificio si spalanca e Pacey entra.
Le sue spalle sono calate in segno di scoraggiamento “Ciao Jackers”
Jack alza lo sguardo “Ciao Pacey. Va tutto bene, amico?”
“Dougie c’è?”
Doug si alza in piedi e va verso il lato interno dello sportello. “Che
c’è Pacey? Senti già la mancanza di Joey?” il suo
sorriso di derisione si spegne quando si accorge dell’espressione del
viso di Pacey
“La versione accorciata è che mi è stato offerto di gestire
un ristorante a New Orleans con il nostro comune amico Danny Brecher. In questo
momento, considerando tutti i problemi all’Ice House, non vedo l’ora
di salire su un aereo e andare il più lontano possibile da Capeside.
Ah, e quei piccoli problemi che stavo avendo all’Icehouse? Diciamo che
il marito di Maddie non si preoccupa molto per me e si diverte a rendere la
mia vita un inferno”
Doug guarda rapidamente Jack che è silenzioso e assorbito nella sua
pizza “Beh, che ne pensa Joey di tutto questo?”
“Ah, fratellone. È qui che le cose diventano davvero confuse. Lei
pensa che la vita sia praticamente meravigliosa in questo momento, con me che
corro a New York ogni singolo ritaglio di tempo libero. Sarebbe difficile convincerla
a venire a New Orleans. Cioè, sarebbe stato difficile. È solo
che questa è la migliore offerta che abbia ricevuto da un sacco e io
non so se devo accettarla”
Doug interviene “Sicuramente capirà che tu vuoi cogliere questa
opportunità considerando il mucchio di problemi che stai avendo all’Icehouse.
Pacey?”
Pacey esita “Um, non volevo preoccuparla con tutto questo e considerando
che ho appena capito chi c’è dietro, di sicuro non muoio dalla
voglia di telefonarle gli ultimi aggiornamenti”
Doug scuote la testa con rabbia “Pacey, sei un cretino. Stai con lei
solo da pochi mesi e hai già ricominciato a nasconderle qualcosa. Ti
ho detto secoli fa che tu e lei non avreste mai funzionato. Smettila di inseguire
la luna e cresci!”
Jack si avvicina e posa una mano sul braccio di Doug “Hey. Vacci piano”
Doug guarda il suo orologio “Sto andando a controllare Amy. Jack e io
siamo in ritardo”
Doug si gira e torna alla sua scrivania alzando il telefono. Jack sorride con
simpatia a Pacey “Mi dispiace Pacey. Sono sicuro che non intendeva davvero
tutto quello che ha detto”
Pacey fissa Doug attraverso lo sportello davanti alla scrivania “Ascolta
Jack. Non devi scusarti per lui. Conoscendo mio fratello sono sicuro che intendeva
ogni parola”
Gli occhi di Jack incontrano e trattengono quelli di Pacey “Ha ragione
su una cosa. Devi dirlo a Joey. Dirle tutto”
Corridoio degli studi in cui si gira “The Creek”
Dawson e Joey camminano lungo il corridoio, Dawson leggermente avanti a lei.
Mentre oltrepassano una serie di uffici a vetri, varie persone fanno cenni e
sorridono a Dawson. Ad un certo punto una porta si apre e un mucchietto di fogli
viene ficcato nelle sue mani.
Si vede una donna piccola, con i capelli neri molto corti, che sta facendo
segni frenetici verso Dawson da uno degli uffici. Lui si ferma e appoggia un
braccio contro la porta aperta “Si, Tina?”
“Dawson, penso davvero che tu debba riconsidera tutta la questione sesso.
Ci sono talmente tante possibilità se scegliamo questa strada. Credo
sul serio che potrebbe essere quello di cui abbiamo bisogno per aggiungere un
po’ di pepe allo show”
Dawson alza subitole mani davanti a se “Tina…”
Joey si appoggia, stando appena in punta di piedi, sopra la spalla di Dawson.
C’è un luccichio malizioso nei suoi occhi “Che ne pensi di
qualcosa con la vaselina? È di questo genere di pepe che stiamo parlando?”
Tina annuisce incerta “Beh, questa è un’idea. Non sono sicura
di come potrebbe passare attraverso la censura ma è…”
Dawson interrompe rapidamente “Mi devo proprio incontrare con te e chiarire
questa cosa speriamo per l’ultima volta. Alle 15,30 domani, va bene?”
“15,30 va bene” l’attenzione di Tina ritorna allo schermo
del computer davanti a lei.
“Oh e Tina…” la testa di Tina si solleva al suono della voce
di Dawson “Questa è una vecchissima amica, Josephine Potter”
Joey saluta brevemente con la mano “Ciao”
Entrambi girano le spalle all’ufficio e mentre si dirigono verso una
serie di grandi porte a doppia anta in fondo al corridoio, Dawson ride dandole
di gomito “Joey, sei terribile”
“Cosa? Non mi dire che hai capito finalmente tutta la storia della vaselina?”
Joey chiede in tono di finta sorpresa.
Dawson sogghigna “Avevo dimenticato che valore hanno i tuoi input in
un progetto”
“Ascolta Dawson” Joey ribatte mentre lui apre una delle grandi
porte “Non ti potresti permettere di avere me come produttore adesso”
Dawson ride e oltrepassa una serie di telecamere e di gobbi verso una sedia
di stoffa con la scritta “Regista” “No, sono sicuro che non
potrei”
Lui si siede “Qui. Siediti, Jo” prende un’altra sedia avvicinandola
alla sua e comincia a scorrerei fogli che tiene sulle ginocchia.
Joey rimane in piedi e si guarda intorno. I suoi occhi stanno chiaramente assorbendo
i suoni e le immagini del set di “The Creek”. “Lo sai Dawson,
non mi stancherò mai di vederti circondato da tutto questo. Ogni volta
sembra essere più grande e perfino più stupefacente”. Si
siede e continua “Allora, che cosa sono tutti questi discorsi sul sesso?
Spielberg ne sarebbe sgomento”
“Lo so, lo so” Dawson scuote la testa “Tutti pensano che
una storia di adolescenti debba ruotare attorno al sesso. Sto cercando di mostrare
che si tratta di qualcosa di molto più profondo di questo. Si tratta
di mani sudate, di amore, di desiderio”
I loro occhi si incontrano e si sorridono, ma dopo poco Joey distoglie lo sguardo,
concentrando di nuovo l’attenzione sul set mentre si guarda attorno meravigliata.
È come se ogni volta che visita uno dei suoi set questo sia sempre più
grande e migliore del precedente.
Capeside, soggiorno di Jack
Fotografie di Grams, Jack, Doug, Amy e Jen sono dappertutto, sui tavoli e sulla
mensola dietro il divano su cui Grams sta dormendo con la televisione accesa.
Russa leggermente, un mezzo sorriso sulla faccia. Sta sognando i tempi felici
del passato, o forse del futuro. Ha il grembiule addosso, le braccia aperte
sul divano, come se fosse svenuta lì per la stanchezza. Il suono del
telefono rompe il silenzio e lei si stira leggermente dopo il primo squillo.
Al terzo, è sveglia e si protende verso il telefono
“Pronto?” risponde assonnata, strofinandosi gli occhi e lisciandosi
il grembiule.
“Lei è Mrs. Ryan?” dice la voce
“Si, come posso aiutarla?”, risponde del tutto sveglia ora
“Mrs Ryan, io sono GRace Brown, sono un’assistente sociale…”la
donna comincia, con un tono di importanza
“Ms. Brown, cosa posso fare per lei?” la interrompe Grams, leggermente
seccata. Questa non è la prima telefonata del genere che riceve.
“Mrs. Ryan, sto chiamando per la sua pronipote Amy Lindley”
“Ms. Brown, Amy sta bene grazie. Si comporta bene ed è molto amata
e curata” Grams parla con una punta di fastidio e si irrigidisce leggermente
sul divano.
“Mrs Ryan, sono sicura che lo è, ma voglio farle qualche altra
domanda sulla custodia di Amy” Grace riprova, un poco agitata per il tono
di Grams.
“Ms Brown apprezzo la sua chiamata ma Amy è a posto. È
accudita più che bene e non potrebbe essere più felice, nonostante
la tragica perdita di sua madre, Jennifer. Quindi, per favore mi lasci tornare
alla mia torta nel forno a ci lasci in pace. Per favore. Grazie e addio”
dice con un tono definitivo, lasciando in sospeso le ultime parole. Rimane seduta
sul divano per un momento ancora, facendo respiri profondi e guardando una foto
recente di Jack, Doug e Amy.
“Bene, questa è fatta” dice, strofinandosi le mani e andando
verso la cucina per controllare la torta.
‘Sono così stanca di questa gente, di questi assistenti sociali
che chiamano e ci infastidiscono’ rimugina, persa nei propri pensieri.
‘So che hanno buone intenzioni e che devono controllare Amy perché
Jennifer non c’è più e il padre di Amy non è nei
paraggi, ma stanno chiamando senza sosta ormai da molte settimane. Si può
definire ancora una procedura normale? Dovrei parlarne con Jack e Doug visto
che sono i suoi genitori e hanno il diritto di sapere, ma non voglio preoccuparli.
Jack soffre ancora per la perdita di Jen e tra il lavoro, Doug, la sua famiglia
e ora una nuova figlia…voglio soltanto che non debba avere ulteriori preoccupazioni.
Non sarà niente di grave giusto?’
E’ ancora immersa nei propri pensieri e quando l’allarme suona,
trasale prima di fare un profondo respiro e tirar fuori la torta appena sfornata,
relegando il pensiero della recente telefonata in un angolino. Però proprio
allora, il telefono squilla di nuovo.
Capeside, Stazione di Polizia
Jack e Pacey sono seduti uno davanti all’altro nell’ufficio di
Doug. C’è un silenzio imbarazzato tra loro, retaggio della precedente
scena con Doug. Il silenzio è rotto dal ritorno di Doug, dopo la telefonata.
Pacey e Doug esitano a rivolgersi la parola e Jack è a disagio in mezzo
a loro due.
“Senti Pacey, mi dispiace aver detto quelle cose” dice Doug alla
fine, stando con le mani sui fianchi davanti a Pacey, che si è alzato
per guardarlo faccia a faccia.
“Dougie, è tutto a posto. Sono venuto da te per un consiglio e
tu me l’hai dato” risponde accigliato.
“Pacey, tu volevi il mio consiglio e dopo aver riflettuto ulteriormente
questo è quello che posso davvero offrirti. Dimentica quello che ho detto
prima” dice Doug, appoggiando le mani sulle sue spalle “Tu devi
essere onesto con Joey e dirle la verità”
“La verità? Con quale verità devo cominciare? La parte
in cui il marito di Maddie mi sta rovinando gli affari o quella su come questa
meravigliosa offerta di lavoro mi è capitata e come io voglio accettarla
e portare lei con me?” Pacey ribatte esasperato.
“Tutto quello che hai detto a noi stanotte” dice Doug, stringendogli
le spalle.
“Dirle tutto?” chiede Pacey
“Si, se cominci a nascondere qualcosa e ad essere disonesto, sarà
sempre peggio col passare del tempo. Più avanti, quelle cose rispunteranno
fuori e tu desidererai essere stato onesto fin dal principio” Doug afferma
“Pacey, tu vuoi che le cose siano diverse questa volta tra te e Jo, giusto?”
chiede, alzando gli occhi al cielo.
“Si” risponde Pacey con un sospiro.
“Allora sii onesto e aperto con lei su tutto. Falla entrare nella tua
vita. I tuoi problemi sono anche suoi perché siete una squadra. Non escluderla,
non allontanarla. Se sarai onesto la vostra relazione può solo rafforzarsi”
Doug vede il viso di Pacey aprirsi in un sorriso sicuro.
“Bene bene, il mio fratello maggiore, Dougie, che dispensa utili consigli
sulle relazioni. Non ha altro da dispensare, Dottore?” Pacey ride, stringendo
Doug in un forte abbraccio.
“Dico sul serio, Pacey. Se cominci a nascondere qualcosa a Joey, non
potrai smettere. Se lei ti ama e vuole stare con te, voi due affronterete tutto
questo insieme. Devi soltanto aprirti con lei” Doug lo guarda direttamente
negli occhi.
Pacey distoglie lo sguardo abbassandolo verso il pavimento “Voglio crederti,
davvero, Doug…” comincia
“Fidati di me Pacey , raramente ti ho portato fuori strada con i miei
consigli in fatto d’amore. Adesso vai a casa, chiama Joey, parla con lei
e dille quello che sta succedendo” Doug va ad aprire la porta del proprio
ufficio.
Pacey fa un profondo respiro, ancora incerto sul da farsi “Ok, me ne
vado. Grazie Doug, Jack. Buona serata” dice, uscendo lentamente dalla
porta mentre Doug la chiude con decisione alle sue spalle. Perso nei suoi pensieri
Pacey si gira per tornare da Doug ma vede la porta chiusa e sospira, camminando
verso la sua auto.
L.A. interno di un ristorante
E’ un ristorante elegante. Dappertutto ci sono piccole luci. Il loro
tavolo è quasi al centro, a destra la pista da ballo dove alcune coppie
danzano un lento. La musica proviene da un quartetto d’archi. Il posto
è calmo e silenzioso, invita alle conversazioni intime e profonde.
“So che sembravo eccitato al telefono, e lo ero ma…non lo so Joey.
È solo che la mia fase Spielberg è così lontana”
Dawson dice a Joey, seduta davanti a lui dall’altra parte del tavolo rotondo
“Ho ricordi affettuosi dei suoi film che ho guardato quando eravamo più
giovani, e penso ancora che alcuni di essi siano molto buoni, ma non so. È
un sogno d’infanzia, e non sono sicuro se sia un bene per me rincorrerlo.”
“Oh, andiamo, Dawson! È proprio questo il punto” Joey obietta
eccitata “Quante persone possono dire di aver potuto avverare i loro sogni
infantili? Ma, ora, tu puoi!” Lei è in attesa di una risposta,
ma lui si limita a guardarla. Lei sospira “Inoltre, mi hai detto di essere
molto stressato dallo show. Forse hai bisogno di una pausa, di fare un passo
indietro e poi tornare con energie fresche”
Vede lo sguardo dubbioso sul viso di Dawson e stavolta è lui a sospirare,
giocando con la forchetta “Penso che sia una gran cosa che ti sia stata
offerta questa possibilità” dice lei, ora con calma “I sogni
infantili sono così difficili da realizzare. Si diventa più vecchi
e più cinici e all’improvviso un giorno ci si accorge che non ci
sono più”
La punta di amarezza nella sua voce fa si che lui alzi la testa a guardarla
“Sembra che tu stia parlando per esperienza personale. Non sei felice?
Non hai tutto quello che hai sempre sognato?”
Joey si morde le labbra e gli sorride con il suo caratteristico mezzo sorriso
“Si, beh…sto solo dicendo com’è triste quando si smette
di sognare”.
“Parlamene ancora Joey Potter” dice, sporgendosi in avanti, più
vicino a lei, ora davvero intrigato. Aveva creduto che fosse completamente felice
della vita che viveva in quel momento, ma, forse, non era così. Pensava
che parlare dei propri problemi l’avrebbe aiutata “Che cosa eri
solita sognare?”
Lei ride mentre sorseggia il suo drink e alza gli occhi al cielo, sorridendo
a metà ancora una volta “Tu eri il mio unico sogno” dice.
“Nooo, questo non è vero”. Lei lo guarda, sorpresa mentre
lui si riappoggia alla sedia “Non ti ricordi quello che mi hai detto al
concorso di bellezza? Che volevi andare in Africa, o nella giungla, o dove diavolo
era? Volevi fare cose eccitanti. Volevi cambiare il mondo”
“E’ quello che volevi fare tu con le tue canzoni dei Beatles”
Dawson ride “Si, è vero”. Beve un sorso “E guardami
adesso. Amo il mio lavoro, ma non è esattamente quello che ho sempre
sognato”
“Continua a sognare Dawson. Non smettere mai di farlo. E, ancora più
importante, il tuo lavoro fa sognare le persone. Questo è inestimabile”
fa una pausa “Ma se senti che ti manca qualcosa…forse devi provare
nuove cose. E forse questa offerta è quello che stavi aspettando”
Lui sta soppesando le sue parole e sta per dire qualcosa quando qualcuno si
avvicina al loro tavolo.
“Mr Leery?”
Guardano la sconosciuta. Joey è un po’ sorpresa, anche se ha cominciato
a capire com’è la vita di Dawson a L.A. e quello che ha detto in
auto mentre si avvicinavano alla sua casa. Dawson invece non è minimamente
stupito che qualcuno sia al loro tavolo e interrompa il loro pasto, così
sorride alla ragazza di fronte a lui.
“Si, sono io” dice educatamente
“Salve, mi chiamo Kristen. Mi dispiace di interrompervi in questo modo,
volevo soltanto congratularmi con lei per il suo show. È una storia d’amore
talmente dolce e toccante. Sam e Colby mi fanno desiderare di trovare la mia
metà là fuori e condividere tutto con lui. So che sembra stupido
ma…non so come spiegare…”
La ragazza comincia ad arrossire, consapevole di non fare una bella figura.
“Grazie, è carino da parte tua” Dawson le dice gentilmente
“Apprezzo sul serio la tua opinione”
“Grazie” lei gli sorride “Beh, è tutto. Scusate per
l’interruzione”
“Nessun problema”
“E ecco…ecco non li separi, ok? Ci dia una ragione per credere
che l’amore può superare tutti gli ostacoli. So che Sammy può
essere davvero una…persona difficile a volte” Dawson non può
fare a meno di notare che Joey si sta irrigidendo e cerca di reprimere il proprio
sorriso “Ma Colby tira fuori senza dubbio il meglio di lei. E lei lo aiuta
ad inseguire i suoi sogni. È questo che li rende così speciali.
Beh…buona notte”
Lei arrossisce di nuovo e se ne va. Dawson e Joey si guardano e sorridono.
(Il tema strumentale di D/J incomincia a suonare in sottofondo)
“Quindi, io posso essere davvero una persona difficile a volte, huh?”
lei lo fissa scherzosamente
“Dio sa che puoi” risponde Dawson ridendo. Joey lo fissa e, senza
riuscirci, tenta di soffocare un sorriso, finendo per sogghignare apertamente
e poi ridere.
“Un brindisi” dice Dawson all’improvviso, alzando il bicchiere.
Joey lo imita subito
“Che i sogni si avverino sul serio” lui sorride.
“Che ci siano amici che ci aiutino ad inseguirli” lei replica.
Bevono il loro vino e poi si sorridono, guardandosi negli occhi.
Jack e Doug camminano in strada
La strada è tranquilla e silenziosa, incrociano solo poche persone.
Doug cammina con le mani in tasca mentre Jack colpisce distrattamente dei sassolini.
“Mi domando se Pacey ha seguito il tuo consiglio e detto a Joey quello
che succede” chiede Jack, mandando uno dei sassi sul piede di Doug.
“Spero di si, ma ho questa fastidiosa sensazione che lui non lo abbia
fatto o che qualcosa gli abbia impedito di dirle tutto” risponde con un
sospiro, unendosi al gioco di Jack colpisce di rimando il sasso.
“Pensi che glielo dirà mai?” chiede abbandonando il gioco
e camminando più vicino a Doug.
“Lo spero, soprattutto se vuole avere veramente una relazione aperta
ed onesta con lei. Deve fidarsi di lei nella buona e nella cattiva sorte e crederle
quando lei gli dice che è con lui” dice Doug, strofinandosi la
fronte.
“Non sei felice di non essere più in piena, melodrammatica, melma
adolescenziale?” chiede Jack con un sorriso, accarezzando le larghe spalle
di Doug
“Non immagini quanto” ride Doug, guardandolo con amore.
“Promettimi che sari sempre onesto con me, su tutto” dice Jack
con espressione seria, spostandosi davanti a lui per guardarlo in faccia.
“Sarò sempre aperto e onesto con te, se tu lo sarai con me”
risponde Doug con un mezzo sorriso mentre riprendono a camminare.
“Bene. Perché noi siamo una famiglia ora, tu, io ed Amy. Le famiglie
devono farcela insieme”
“Non ho in mente di lasciare te o Amy. Tu significhi troppo per me”
dice Doug, prendendogli la mano.
Jack gli sorride e si baciano, raggiungendo la loro meta.
Cucina della casa di Dawson
Dawson si allunga per aprire uno scaffale e tira fuori un bicchiere “Che
ne dici di bere qualcosa?”
Joey è seduta al bancone per la colazione, il mento sulle mani e ride
“No grazie. Onestamente, non riesco a capire come puoi infilare qualcos’altro
in quello stomaco! Mangi sempre così tanto?”
“Sempre no. Se sei abbastanza coraggiosa da aprire il frigorifero ti
troverai davanti un pezzo di formaggio dall’aspetto ambiguo, un cespo
di lattuga avvizzita e una bibita svanita” Dawson apre il frigorifero
“Beh, chi l’avrebbe detto? C’è anche succo di frutta
e birra qui dentro” e versa lentamente il succo nel suo bicchiere.
“Dawson?”
“Si, Jo?”
“Come fai a sopportarlo?”
“Sopportare cosa? I fotografi accampati vicino al nostro tavolo che ci
hanno seguito fin qui dal ristorante? O le sei persone che hanno interrotto
la nostra cena solo perché io firmassi i loro tovaglioli? O il simpatico
e “così accurato” piccolo articolo sul giornale a proposito
dei miei modesti esordi?”
“Beh, tutto quanto”
“Jo, io lo odio. So che sembra egoista e presuntuoso. Dopo tutto, in
fatto di carriera sono più o meno dove ho sempre desiderato essere. So
che dovrei essere grato per il posto che occupo, però…”
Joey sorride comprensiva e cambia posizione sullo sgabello “Non significa
che tu debba amare per forza tutto quello che comporta”
“Credo che la cosa che mi provoca maggior frustrazione è che semplicemente
non riesco a capire” Dawson cammina verso il bancone a si siede su uno
sgabello accanto a Joey.
“Non capisci cosa esattamente?”
Dawson beve un lungo sorso di succo “Perché chiunque dovrebbe
trovare me o quello che faccio anche alla lontana abbastanza interessante da
lasciare una buona cena e venire a parlare con me. Voglio dire, è ridicolo.
Proprio non riesco a immaginare come qualcuno così ottuso e noioso come
me posso attrarre l’attenzione”
Joey inarca un sopracciglio e appoggia la testa sul bancone, il braccio dietro
il collo “E dai Dawson, sai che non è vero. Non sei mai stato ottuso,
soltanto noioso” Dawson la fissa fingendo di essere offeso e lei ride
“Non dimentichiamo che questo non è il tuo primo impatto con la
celebrità comunque”
“Perché guardandoti ho la sensazione che tu stia per tirare fuori
un momento che io ho sotterrato molto tempo fa?” Dawson finge una smorfia.
Joey sorride innocentemente “Beh, adesso che ne parli, stavo pensando
a tutta l’attenzione che ti ha procurato la tua fantastica e plateale
performance con Eve”
“Ecco lo vedi, questo non è giusto. Non ero io. Era un altro nel
mio corpo, un momento di pazzia” Dawson scuote la testa mentre finisce
il suo succo.
“A proposito di Eve” dice Joey “Quale dei personaggi è
potenzialmente coinvolto in quella pepata scena di sesso che tu stai cercando
di proibire?” solleva la testa, occhieggiandolo in anticipazione.
“Mmm, non so se posso parlare, Jo. Io non lascio trapelare spoilers”
Joey mette il broncio “Cosa, neanche quelli che non hanno speranza di
accadere?”
“Va bene. Quando vedo questo sguardo sono battuto. Sammy e Colby. Alcuni
degli scrittori e i dirigenti del network pensano che sia una naturale evoluzione
e che possa aumentare gli ascolti”
Joey ride “Oddio, non è mai stata un’evoluzione naturale,
no? Nella vita reale intendo”. Guarda Dawson con un barlume negli occhi
che sconfina nel corteggiamento.
Dawson sceglie di evitare la punzecchiatura “Come ti ho già detto,
semplicemente non è quello di cui voglio che parli lo show” si
ferma per un attimo e poi si gira con un sogghigno verso Joey “Però
quella ragazza, quella che ci ha importunato a cena. Lei probabilmente amerebbe
che Sammy e Colby facessero…lo sai” Dawson ammicca a Joey
“Sono sicura che una considerevole fetta dei tuoi fans amerebbero vederli
passare allo stadio successivo. Il sesso fa vendere anche i libri sai”
“E parlando di libri, sei pronta per il festival di domani?” indaga
Dawson
Joey annuisce “Veramente sono qui solo per cercare possibili nuovi talenti,
osservare le nuove tendenze di genere e incontrarmi con un paio dei nostri scrittori
che vivono in California. Un piacevole cambiamento dall’essere inchiodati
ad una scrivania”
Sono entrambi silenziosi, assorti nei propri pensieri. È evidente che
sono a loro agio in quel silenzio. Joey è la prima a parlare. Scuote
lentamente la testa stupita “Chi avrebbe mai detto che la nostra brevissima
storia d’amore sarebbe stata così interessante per la gente”
Gli occhi di Dawson le sorridono di rimando “E la gente non conosce neanche
la metà della storia”
C’è un altro silenzio ma ora l’atmosfera è pesante
per le implicazione delle sue parole.
Il telefono nella borsa di Joey suona, spezzando bruscamente l’imbarazzo.
Capeside, la barca di Pacey
Pacey è disteso sulla cuccetta. Ha ancora addosso la divisa da lavoro
ma si è tolto le scarpe: i suoi piedi coperti dai calzini penzolano dal
bordo del bracciolo. Tiene il telefono nella destra, vicino all’orecchio.
Mentre aspetta che la persona dall’altra parte della linea risponda, si
morde il pollice sinistro.
“Jo! Sono felice di averti trovato. Hai cenato?”
C’è una lunga pausa e Pacey guarda assente verso la parete “Veramente?
Potrebbe essere una ricetta da provare all’Icehouse. Lo hanno servito
con i capperi? Oh, sei ancora con Dawson”
Lo sguardo di Pacey mette a fuoco l’orologio digitale del lettore DVD
“Dawson si ricorda?”
Il tono di Pacey è sempre più brusco “Beh, è importante
per me, Jo. Questo genere di notizie sono essenziali per il mio pane quotidiano,
giochi di parole a parte”
Un’altra pausa “No, mi dispiace. Ho semplicemente avuto una giornata
troppo lunga”
“Si, il lavoro va bene. Mi dispiace averti interrotto prima. Avevo un’altra
telefonata”
“Strano che tu lo chieda. Era Danny Brecher. Si. Te lo ricordi?”
“Giusto, Civilization”
“Sembra sia in un’altra vita, no?”
“Sta bene. Pensa, a New Orleans. Gran posto, New Orleans”
“Che voleva? Solo mantenere i contatti. Aveva um, ah…” Pacey
ricomincia a mangiarsi l’unghia “Beh, un paio di suggerimenti”
“Noo, niente di importante. Sai, idee per il menu, problemi di turni”
“Oh, ha detto…non importa. Dovrei proprio lasciarti. Sta diventano
tardi lì. Buona fortuna per domani. Mi manchi”
“Ti amo anch’io”
“Ciao”
Pacey mette lentamente giù il cordless e poi all’improvviso colpisce
il cuscino con un pugno.
Capeside, Grams, Jack e Doug
Grams osserva Doug e Jack che si scambiano affettuosità e sospira. Si
sente vecchia e stanca, ma sa che deve dirlo a Jack. Meglio ora che Doug è
presente, Jack potrebbe avere bisogno di lui.
“Grams, perché così seria?”
Non è sorpresa che Jack l’abbia notato. Lui sembra trovarsi in
un perenne di stato di ansia nei suoi confronti ogni volta che è a casa.
Osserva ogni minimo cambiamento di umore o fisico che la riguarda. Si preoccupa
troppo.
Grams dà un colpetto sul divano accanto a se e Jack si siede, anche
se era sul punto di andare di sopra a controllare Amy. Anche Doug si accorge
che sta per succedere qualcosa e si siede nella poltrona accanto al divano.
“C’è qualcosa che devo dirti, Jackers”
Nonostante il tono solenne, lui non può fare a meno di sorridere. Dalla
morte di Jen, Grams ha adottato quel soprannome e lo usa ogni tanto, colmandolo
di emozione.
“Si tratta di…alcune telefonate che sto ricevendo”
“Telefonate? Da chi? Perché?” chiede Jack sorpreso.
“Assistenti sociali, che chiedono di Amy, di te…all’inizio
ho pensato che fossero telefonate di routine, e non ho detto niente. Ma nell’ultima
settimana sono diventate decisamente più frequenti e ho paura che ci
stia succedendo qualcosa”
La faccia di Jack diventa pallida e Doug si alza, appoggiandogli una mano sulla
spalla “C-c-che cosa intendi con “succedendo qualcosa”? domanda,
l’ansia dipinta su tutta la faccia.
“Grams” interviene Doug “Che cosa chiedono esattamente quando
chiamano?”
“Beh, mi chiedono se Jack è a casa, dov’è Amy in
quel momento, se è stata malata, se lei e Jack vivono ancora qui, se
Jack pensa di andarsene nel futuro e lasciarmi la bambina. La maggior parte
delle domande riguardano Jack”
Un silenzio pesante riempie la stanza, le implicazione della cosa completamente
chiare.
“Tutto perché sono gay, no?” Jack promuncia la domanda retorica
con rancore.
“Era inevitabile che succedesse Jack” gli dice Doug “Mi stupisce
anzi che non sia accaduto prima”
Jack lo guarda, ferito “Che significa era inevitabile che succedesse?
Non sono un buon padre per Amy?”
“Andiamo, mio caro, sai che non intendeva questo” Grams intercede
a favore di Doug. Ma Doug rimane calmo e non ritorce quello che Jack ha detto
contro di lui.
“Sto dicendo che siamo sempre in una città piccola con alcune
menti altrettanto piccole, e che ci sono molte persone la fuori che semplicemente
non approvano che genitori gay allevino un bambino”
“Ed è per questo che tu non hai voluto ancora venire a vivere qui
con me? Stavi aspettando che tutto questo succedesse e non volevi che appannasse
la tua brillante reputazione di poliziotto?”
Ora Doug comincia ad essere ferito “Non è questa la ragione e
lo sai. Ne abbiamo parlato migliaia di volte”
“Ok. Ho bisogno di fare una telefonata”
Con ciò Jack esce dalla stanza, Grams e Doug si guardano l’un
l’altro.
La barca di Pacey
Pacey è sull’amaca e fissa il televisore, senza prestare davvero
attenzione a quello che succede sullo schermo. Ha bisogno di pensare e il dondolio
dell’amaca lo ha sempre aiutato e trovare la soluzione dei problemi, grandi
o piccoli.
‘Questa è una grande opportunità’ dice a se stesso,
palpando qualcosa nella mano ‘Potrei andar via da Capeside e da tutto
il New England. Potrei ricominciare e ripartire da zero con Joey’
Sorride tra se, immaginando loro due insieme a New Orleans. Il suo sorriso
si allarga davanti al sogno ad occhi aperti di loro insieme in un appartamento,
che si comportano come una coppia felice innamorata pazzamente l’uno dell’altro.
‘Potremmo ricominciare, nessuno conoscerebbe noi o da dove siamo venuti.
Nessuno saprebbe delle nostre famiglie disfunzionali. Potremmo farci nuovi amici,
costruire una vita completamente nuova insieme. Senza il passato che incombe
sulle nostre teste, errori e rimpianti che ci frenano. Joey potrebbe trovare
un lavoro nell’editoria locale o lavorare al ristorante con me. Potremmo
sposarci, costruire una famiglia e forse avere un locale a conduzione familiare.
Io potrei comprarlo da Danny e gestirlo con Joey’
Il suo sorriso si spegne un pochino e uno sguardo dolce amaro compare sul suo
viso. ‘Ma lasceremmo tutto qui. Niente parenti a dispensare consigli o
supporto morale. Vedrei Doug, Jack, Amy e tutti quanti per le feste e nelle
vacanze occasionali. Joey è molto vicina ai suoi e quindi sarebbe difficile
per lei prendere e andarsene su due piedi, lasciarli qui e spostarsi con me
a New Orleans. Cambierebbe tutto con questo lavoro. Io non sarei Pacey Witter,
la pecora nera dell’orgogliosa famiglia Witter. Non sarei il solito clown
della città, il ragazzo che ha dormito con la sua insegnante d’inglese
di liceo e che si è diplomato per il rotto della cuffia. Potrei avere
un assaggio della vita fuori da qui, lontano dall’unico posto che ho mai
conosciuto. Joey è a New York, Dawson a L.A. e io sono inchiodato qui.
Forse ora è il mio momento, il momento per andare via e fare qualcosa
con le mie sole forze, per smettere di essere un provinciale e cogliere l’occasione.
Questo lavoro potrebbe essere una benedizione per tutti noi’
Sospirando si sdraia e piega le braccia dietro la testa ‘Ora…come
diavolo faccio a dirlo a Joey?’
Camera da letto di Dawson
Dawson è steso sul letto con la schiena appoggiata alla spalliera e
il portatile sulle gambe. Sta scrivendo quando Joey si affaccia dalla porta,
in pigiama. Dawson la guarda.
“Ciao” dice
“Ciao” risponde lei mentre si avvicina al letto e si siede accanto
a lui “Che stai facendo?” chiede sbirciando lo schermo.
Dawson sospira “In realtà, niente. Solo provando a scrivere. Ma
non succederà a breve”
Joey annuisce e si appoggia alla spalliera, sistemando i capelli dietro l’orecchio
“Non riesco a dormire” dice, semplicemente.
Dawson ride “Lo vedo”
Joey gli sorride e alza gli occhi. Il suo sguardo si posa sull’home theater
che sta davanti al letto di Dawson “Wow!” dice, ammirandolo “Riesci
a immaginare quello che avremmo combinato con questo nella tua stanza?”
Dawson ride mentre lei si alza e va verso il lettore DVD, afferrando il telecomando
e scorrendo la sua collezione di dischi. Sorride mentre ne prende uno e lo mostra
a lui, col sopracciglio alzato. È Indiana Jones IV. Dawson ride e scrolla
le spalle. Ride anche Joey, guarda il DVD che ha in mano e di nuovo Dawson “Io
gioco se giochi anche tu”
“Quando mai hai dovuto chiederlo?” lui scherza, appoggiando il
portatile sul pavimento.
“Che stupida” un risolino le sfugge dalle labbra. Dopo aver inserito
il DVD, prende il telecomando e si unisce a lui. Sono distesi sul letto, e guardano
attentamente l’inizio del film. Senza consultarsi hanno assunto le posizioni
familiari, Joey alla destra di Dawson.
La luce che balugina dal grande schermo al plasma ai piedi del letto è
l’unico movimento visibile nella stanza, eccetto Joey che occasionalmente
spinge una ciocca dietro l’orecchio.
“Chi l’avrebbe detto sarebbero passati 16 anni tra il III e il
IV Indiana Jones?” Joey mormora soprapensiero, dalla sua posizione a pancia
sotto sul letto.
Sdraiato nello stesso modo accanto a lei, Dawson gira la testa “Sono
dovutamente impressionato. Si, Steven ha fatto il III nel 1989 e il classico
relativamente recente che stiamo guardando è uscito nel 2005”
“Non capisco perché sei sorpreso, Dawson. Parte delle mansioni
richieste per essere tuo amico era guardare Spielberg e sapere tutto di lui
quasi come te”
“Si, bene, tu trattenevi questo genere di informazioni molto meglio di
Pacey”
“Comportati bene” Joey ribatte dando un colpetto con il piede a
quello di Dawson
“Mi sto comportando bene. Come va tutto il resto a casa?”
“Bene credo. Lui ha detto di aver appena avuto una giornata impegnata,
ma ho il sospetto che sia successo qualcos’altro. Tu conosci Pacey. A
volte è difficile per lui essere del tutto sincero quando qualcosa lo
affligge, prende tempo. Però alla fine lo è” lei aggrotta
le sopracciglia “Credo”
Dawson la guarda ma non dice niente. Poi ridacchia piano piano
“Cosa?” chiede Joey, guardandolo
“Beh, è solo che…” si alza in posizione seduta e appoggia
la schiena alla spalliera “Continuo a pensare che dovrei provare una qualche
strana forma di deja vu ma non la provo. Voglio dire, la notte del cinema era
un rituale complicato che io e te abbiamo eseguito per anni e bene, questa notte
sembra ridicolmente semplice”.
Joey sogghigna e si alza dal letto per sedersi accanto a Dawson “Mi sono
davvero interrogata a proposito dell’assenza di una diatriba sulla mancanza
di valori dei tuoi colleghi e non ho ti ancora sentito sviscerare i significati
nascosti del film”
Dawson le sorride di rimando “E anche io, noto una evidente assenza di
pungenti osservazioni a doppio taglio e di una pesante dose di plumbeo realismo”
“Dieci anni dopo siamo finalmente emersi dalla pioggia radioattiva che
l’arrivo dei nostri ormoni ha causato” risponde Joey scuotendo la
testa con sorpresa.
Dawson studia il telecomando per un momento e poi si gira verso Joey “Stiamo
facendo meglio di Spielberg. Ha impiegato 16 anni per riscoprire Indiana Jones”
“Sottotesto!” Joey si anima fingendo rabbia
Con una risata silenziosa Dawson stira un braccio dietro la testa “Sul
serio, Jo, non immagini quanto sono contento che non siamo più quindicenni.
È un privilegio conoscere la mia migliore amica Joey Potter, redattrice
straordinaria, a 25 anni”
“Lo sai Dawson” dice Joey prendendo la sua mano “Pensando
a lungo termine, credo che potremmo averlo fatto nel modo giusto”
“Sarebbe ora” dice sorridendole
Jack e Doug nella stanza di Amy
Jack entra nella stanza. È piccola, le pareti sono dipinte di un pallido
color rosa e ci sono peluche dovunque. Un paio di poster con i personaggi di
Walt Disney sono appesi al muro. È una stanza chiaramente arredata con
amore.
C’è anche una grande fotografia incorniciata di Jen ed Amy, scattata
al matrimonio di Gale. Jen tiene Amy in braccio e le dice qualcosa che la fa
ridere e strillare, mentre guarda sua madre con adorazione.
Doug entra nella stanza portando un gigantesco Winnie-the-Pooh che sistema
in un angolo accanto alla finestra.
“Grams si sente meglio?” domanda a Jack, che è in piedi
accanto al letto in cui dorme Amy.
Jack annuisce “Le ho detto di non starci male, non è colpa sua.
Lei era solo il messaggero”
Poco dopo entrambi stanno guardando Amy che dorme pacificamente nel suo lettino.
Jack si siede sul bordo del letto e le toglie i capelli dalla fronte. Biondi,
ricci e soffici. Doug si siede su una poltrona di fronte al letto.
“E la tua telefonata?”
“Lei mi ha detto di chiedere un parere. Di parlare con un avvocato. Capire
fin dove potrà arrivare. Esplorare ogni eventualità”
“Ha ragione” Doug dice con crescente tristezza.
“Lo so” l’amarezza di Jack è più che evidente.
Doug soffre a vederlo così ma in realtà non sa cosa fare per migliorare
le cose.
Dopo qualche momento di silenzio Jack parla ancora, gli occhi fissi sulla piccola
forma che giace nel letto.
“Guardala” dice, con un nodo che si forma in gola “Così
bella, così…pura. La sola idea che qualcuno stia pensando di portarmela
via mi stringe lo stomaco. Lei è l’unica cosa rimasta di un’epoca
che era finita da anni. Sua madre ed io eravamo come due complici, sempre insieme,
dovunque. Poi abbiamo iniziato le nostre vite separatamente e perso i contatti
per molto tempo. Lei è tornata nella mia vita solo per andarsene di nuovo.
Ma prima di farlo mi ha lasciato il più grande regalo possibile: questa
minuscola persona. Mi ha amato e si è fidata di me al punto di chiedermi
di prendermi cura e di crescere sua figlia” A questo punto i suoi occhi
guardano la fotografia alla parete “Dio sa che non lascerò che
nessuno me la porti via. Farò qualsiasi cosa serva. Qualsiasi cosa comporti”
Lo sguardo sul suo viso mostra a Doug che è serio e che lo farà.
Non è neanche un anno che lui e Jack stanno insieme, ma lo conosce abbastanza
bene da sapere che fa sempre quello che dice.
“Per adesso la cosa migliore che puoi fare è dormire un poco.
Hai lezione domani mattina presto, ricordi?” Doug dice dolcemente.
Jack si gira verso il suo ragazzo e gli sorride con amore. Doug ricambia il
sorriso e si alza dalla poltrona mentre Jack bacia la fronte di Amy. Camminano
mano nella mano verso la stanza accanto, quella di Jack.
“Puoi rimanere per un po’?” chiede Jack, con un tono di preghiera
mentre si toglie la giacca.
“Certo che posso”
Si levano le scarpe e salgono sul letto. Jack posa la testa sulla spalla di
Doug e si prendono per mano.
“Semplicemente non capisco” dice Jack dopo un attimo di silenzio.
“Che cosa non capisci?” chiede Doug guardandolo. I loro visi sono
ad un soffio dal toccarsi.
“Perché le persone non riescono a comprendere che l’amore
è comunque amore. Non importa da dove o da chi proviene. È sempre
bello”
Si guardano e poi Doug lo bacio leggermente sulle labbra
A nella stanza di Dawson
Dawson e Joey sono sdraiati sul letto, la stanza è quasi completamente
al buio. Sembra abbiano continuato a parlare per molte ore e anche se la conversazione
si è ormai rarefatta, Joey non è tornata nel suo letto e Dawson
non glielo ha chiesto.
Stanno uno di fronte all’altra con le gambe piegate, le ginocchia quasi
a contatto. Joey con le mani vicino al viso, Dawson con il braccio sinistro
piegato sotto la testa e l’altro disteso sul fianco.
“Non ho voglia di andare all’incontro domani” dice Joey con
tono lamentoso, fingendo un singhiozzo.
Dawson ride “Andrò al tuo incontro se tu vai agli studi. Potrai
difendere la virtù di Sammy”
“Ha ha. Divertente”
Dawson ride di nuovo e Joey sorride.
“E’ proprio così brutto?” chiede, provocando un brontolio
di protesta da parte di Dawson, che era quasi addormentato. Lei ride dolcemente
“Scusa”
“E’ così brutto cosa?” chiede lui confuso, tentando
di tenere gli occhi aperti.
“Litigare con gli scrittori”
Lui ride con amarezza “Non ne hai idea. Vogliono rovinare Sammy e Colby
per la più futile delle ragioni. Pensano che in TV una coppia felice
non solo sia noiosa, ma danneggi lo show”
“Ma tu non vuoi permetterglielo giusto? Tu non vuoi che rovinino tutto.
Ci siamo separati per ragioni del tutto inconsistenti nella vita vera. Non lasciare
che succeda nello show”
Ora sono gli occhi di Joey ad essere chiusi. È appena consapevole di
quello che sta dicendo.
“I nostri ostacoli erano sempre così…non necessari. Promettimi
che non li lascerai fare questo” chiede gli occhi, finalmente addormentata.
Dawson la guarda per un momento prima di rispondere “Non voglio”
Pacey a Capeside
È mattina presto e Pacey si sta versando una tazza di caffè prima
di andare al ristorante. I suoi occhi ritornano in continuazione al telefono.
Dopo una notte insonne, si sente uno schifo e tutto quello di cui ha bisogno
è che Joey lo rassicuri che tutto andrà bene. Che andrà
con lui a New Orleans. Perché non dovrebbe? Potrebbe aprire una propria
casa editrice lì o qualcosa del genere. È sicuro che quando conoscerà
il perché della sua decisione e la sua necessità di andare via
da Capeside, lei lo capirà e appoggerà completamente.
Si, lei vorrà. Lei lo farà.
Convinto, Pacey non può aspettare oltre, all’improvviso l’urgenza
di dirle tutto è troppo forte e lui prende il telefono e compone il numero.
Si appoggia al tavolo della cucina, in una mano il telefono nell’altra
la tazza.
“Salve, questa è la casella vocale di Josephine Potter. Lasciatemi
un messaggio con il vostro numero dopo il beep e vi richiamerò. Grazie”
Sconfitto, Pacey sospira e attacca. Guarda fisso fuori dalla finestra, il caffè
che si raffredda ancora in mano.
Il cellulare di Joey è sul comodino, vicino alla lampada. Lo ha spento
ore prima, per evitare interruzioni. Era la notte del cinema dopo tutto. Lei
dorme a qualche centimetro da Dawson, un braccio disteso, la mano sospesa oltre
il bordo del letto dalla sua parte. Sono entrambi supini e dormono pacificamente.
I respiri lievi e regolari. Leggeri sospiri riempiono di tanto in tanto la stanza
mentre cambiano posizione.
Non c’è niente al mondo che li possa toccare ora.
Titoli di coda
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